HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1726

*** FRANCIA - FLEURY PRIMO MINISTRO
*** VOLTAIRE - FUGA (provvidenziale e utile) A LONDRA


*** FRANCIA - Pur sempre reggente di Luigi XV Fillippo d'Orleans, il governo della Francia era nella mani di Luigi di Borbone, che però quest'anno cade in disgrazia. A prendere il suo posto di primo ministro viene nominato il 73 enne cardinale ANDRE' HERCULE DE FLEURY (1653-1743), già precettore dello stesso infante Luigi XV.

Anche quando governerà lo stesso Luigi XV (piuttosto indolente negli affari di stato), sarà sempre il cardinale  a tenere ben salde per 17 anni le redini del governo, sia nella politica interna attuando un nuovo risanamento monetario e uno nuovo sviluppo economico, sia nella politica estera abbastanza complessa negli anni dello scoppio della guerra della successione polacca, e altrettanto intricata in quella della successione austriaca, che purtroppo non seppe evitare, pur perseguendo il mantenimento dell'equilibrio europeo con abili interventi diplomatici pari a quelli dei suoi due predecessori Richelieu e Mazzarino, dalla cui scuola proveniva.

Quando morirà nel 1743 (mentre si stava svolgendo la sciagurata guerra), Luigi XV avocherà a sè la carica di primo ministro (sentendosi grande,  Luigi XV commetterà lo stesso errore fatto da Luigi XIV quando alla morte dell'abile Mazzarino aveva abrogato la carica e riunito su di sé tutti i poteri).
La politica estera subì grandi cambiamenti, fino a giungere - durante il suo regno, governato dalle "madame" "favorite") al paradossale "rovesciamento delle alleanze" nella guerra dei Sette anni, con la conseguenza di far perdere alla Francia definitivamente non solo l'egemonia politica in Europa, ma anche - per le conseguenze sociali ed economiche, oltre che di prestigio, che la sciagurata guerra aveva provocato- ad avviarla per quella pericolosa china che la porterà dopo pochi anni alla Rivoluzione francese.

*** PRUSSIA - Con un improvviso mutamento di rotta nella sua politica, la Prussia inizia le trattative con l'Impero asburgico per il trattato di Wusterhausen (firmato poi il prossimo anno). Abbandona così l'Alleanza di Hannover fatta con la Francia e l'Inghilterra contro la Prammatica Sanzione. 
La Prussia invece di opporsi approva la successione di Maria Teresa, e si impegna ad aiutare militarmente l'Austria in caso di ostilità da parte di altre monarchie.

***  SWIFT, pubblica i "Viaggi di Gulliver" (una satira sull'umanità), ma  "viaggia" anche un certo FRANCOIS MARIE AROUET verso Londra dopo aver provato il carcere della Bastiglia ed essere stato cacciato dalla Francia per suoi caustici e satirici libelli che spesso firmava  con il nome VOLTAIRE. E proprio per questo motivo, era scoppiato un clamoroso incidente verbale con il cavaliere di Rohan un borioso libertino uomo di corte che dileggiandolo come plebeo dissacratore gli disse. "Insomma Lei non ha un nome", e l'altro caustico gli rispose "Lei ce l'ha blasonato ma lo disonora". Offeso non si volle battere con il "plebeo", ma il giorno dopo Voltaire fu rinchiuso alla Bastiglia, poi espulso dalla Francia.

Voltaire soggiorna a Londra per quasi due anni. Sono anni preziosi; vi scopre il liberismo dove in Inghilterra é già una realtà consolidata. Il filosofo francese non resta indifferente a quella libertà di pensiero che l'Inghilterra sta offrendo agli uomini di cultura, mentre contemporaneamente nel resto d'Europa, ma soprattutto in Francia, la stessa é criminalizzata. 
(Voltaire non era stato l'unico ospite alla Bastiglia, Diderot pure lui per aver scritto Lettere sul cieco,  Buffon per le sue Teorie sull'età della Terra, Freret per aver parlato male sulle origini del potere regio, ecc. ecc).
E' meraviglioso con quanta rapidità Voltaire assorbì quasi tutto ciò che l'Inghilterra poteva insegnargli di letteratura, di scienze, di filosofia; prese tutti questi vari elementi, li passò attraverso il fuoco della cultura e dello spirito francese, e li tramutò nell'oro della genialità e dell'eloquenza gallica. Quando nei due anni innondò i suoi amici con le proprie impressioni con le Lettere sugli inglesi (che fece circolare manoscritte per non correre rischi) esse paragonavano la libertà politica degli inglesi e l'indipendenza intellettuale di quel popolo con la tirannia e la schiavitù francese; condannavano la oziosa aristocrazia e il clero di Francia, che esigeva la decima, mentre l'una e l'altro ricorrevano sempre alla Bastiglia in risposta ad ogni problema e ad ogni dubbio. 
"Ero -scriverà nelle sue memorie- un grande ammiratore di Locke: lo consideravo il solo metafisico ragionevole; ammiravo soprattutto quel ritegno così nuovo, così saggio, e nello stesso tempo così ardito, con il quale egli dice che non ne sapremo mai abbastanza, con i lumi della nostra ragione, per affermare che Dio non può concedere il dono del sentimento e del pensiero all'essere chiamato materia" 

Le sue "Lettere" che giungevano in Francia,  incitavano la classe media ad occupare il suo posto nello Stato, come aveva fatto la medesima classe in Inghilterra. E senza saperlo nè prevederlo, queste "lettere" furono il primo "canto del gallo". 
Ma il reggente di Francia, Filippo d'Orleans, non sapeva nulla di questo primo "canto del gallo" della futura Rivoluzione, e nel 1729 permise a Voltaire di tornare in Francia. Ma ci rimase poco, perché un editore gli fece un "brutto scherzo": diede alle stampe le "Lettere" senza il suo permesso, vendendo il libello a decine di migliaia di copie a destra e a sinistra, con orrore di ogni "buon francese",
attirandosi così Voltaire l' ignominia dei benpensanti e degli uomini di governo.

Il Parlamento di Parigi ordinò subito di bruciarle pubblicamente perchè "scandalose, contrarie alla religione, alla morale, al rispetto per l'autorità". Voltaire capì che si stava aprendo un'altra volta la porta della Bastiglia; se la diede a gambe. Inizia così il "vagabondaggio illuminato"  nelle varie corti d'Europa. Rapporti non sempre idilliaci (come quelli di Federico II), alle volte con vere affinità elettiva, ma in altri con forti contrasti. Voltaire dove andava, non accettava il ruolo di semplice "camerlano". Lui bramava sempre un rapporto alla pari; a corte egli è il centro del mondo, che a lui deve sottomettersi, incluso il Re che lo ha scelto come guida spirituale, come consulente politico nelle sue scelte di governo, oppure come conversatore dei suoi interessi culturali.  

Sempre incolpato di sobillare il popolo, le istituzioni, lo stato, quella sua nazione che sempre di più sta traballando da sola con il vento tempestoso che soffia dagli "spiriti", VOLTAIRE più tardi, sempre diffidente della sua Francia, che ama e odia ("stanco di quella folla di saputelli, dei cattivi libri stampati sotto l'approvazione e il privilegio regali, delle cabale degli uomini di lettere, delle bassezze e del brigantaggio dei miserabili che disonoravano la letteratura" dalle memorie)  acquisterà  una grande tenuta a Ferney a cavallo sul confine Svizzera-Francia, in modo che "all'arrivo degli sbirri francesi- attraversando il giardino poteva rifugiarmi nella ospitale Svizzera, o all'incontrario quando gli sbirri erano gli elvetici". Ma non andò a fare il "padrone"; ai contadini dei suoi 26 bellissimi poderi di questa proprietà, concesse invece che l'affitto il riscatto. Fu il primo proprietario terriero a farlo in Europa. Una concezione  nuova.
Gli atti sono a Ferney, nella casa di Voltaire e nella biblioteca di Ginevra. Una soluzione la sua che avrà una grande influenza su Maria Teresa (vedi 1771). Mentre in Francia non fu nemmeno sufficiente una Rivoluzione, ce ne vollero due.

Una singolare iniziativa questa di Voltaire, raramente riportata nei saggi politico-economici. E cosa molto strana, spesso ignorata da moltissimi studiosi italiani. Infatti, l'autore che qui scrive, ospite nel 1980 nella villa di Voltaire, a Ferney, chiedendo di visionare il carteggio (e viene registrato a chi lo chiede) ha scoperto, che nessun italiano ha mai chiesto di vedere questa documentazione così interessante. Molti ricordano di lui che a Ferney "mise a dimora nel suo grande parco, 4000 alberi", mentre il fiore all'occhiello di Voltaire erano queste sue tenute date a riscatto; e,  appena all'entrata del suo parco, un altro fiore:  la "sua" emblematica "Chiesa" che l'ateo filosofo fece costruire, mettendovi una lapide con una frase altrettanto lapidaria che racchiude tutto il suo pensiero illuminista: "Dio volle, Voltaire eresse".
"Quando tornai dall'Inghilterra e iniziai a fare gli elogi di Locke, si gridò contro di lui e contro di me. I poveri uomini che s'intrufolavano, non sapevano nè che cosa è la materia né che cosa è lo spirito. Locke è stato molto saggio nel riconoscere che non sta a noi decidere quel che l'Onnipotente non può fare". (dalle Memorie di Voltaire)

 CONTINUA ANNO 1727 >