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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANNI  1730-1796 

LA CORSICA E LA FRANCIA 

PASQUALE PAOLI RITORNA IN CORSICA -- SUA PARTECIPAZIONE ALLA VITA POLITICA DELL'ISOLA - INFELICE SPEDIZIONE FRANCESE NELLA SARDEGNA - CALUNNIE CONTRO IL PAOLI - LOTTE CIVILI IN CORSICA -PASQUALE PAOLI CONTRO LA FRANCIA - GLI INGLESI IN CORSICA - CADUTA DI S. FIORENZO, BASTIA E CALVI -- LA CORSICA SI UNISCE ALL' INGHILTERRA - LA COSTITUZIONE - GLI AVVERSARI POLITICI DEL PAOLI LO METTONO IN CATTIVA LUCE PRESSO IL GOVERNO INGLESE - PASQUALE PAOLI, CHIAMATO A LONDRA, LASCIA L'ISOLA - GLI INGLESI ABBANDONANO LA CORSICA, CHE RICADE SOTTO IL DOMINIO FRANCESE - RIBELLIONE DEI CORSI CONTRO LA FRANCIA - GIUDIZI DEL MAZZINI E DI GARIBALDI SUL DESTINO DELLA CORSICA - LA CORSICA AI CORSI O ALL' ITALIA !

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IL RITORNO DI PASQUALE PAOLI IN CORSICA
( sua partecipazione alla politica dell'Isola )
INFELICE SPEDIZIONE FRANCESE IN SARDEGNA
CALUNNIE CONTRO IL PAOLI - LOTTE CIVILI
PASQUALE PAOLI CONTRO LA FRANCIA

Nel 1789 1'Assemblea Costituente francese dichiarava la Corsica parte integrante del regno di Francia, estendeva all' isola i diritti e le leggi francesi e richiamava i fuorusciti corsi vietando che fossero perseguitati.
(la precedente puntata: i rapporti Corsica-Italia-Genova-Francia -1729-1769)

Uno dei più illustri esuli era PASQUALE PAOLI, il quale, abbandonata nel 1769 la Corsica, aveva trovato onorato e ospitale asilo in Inghilterra. Dopo le note vicende della Rivoluzione (e con Luigi XVI che ha concesso la Costituzione) i rappresentanti dell'isola lo richiamarono, inviandogli due deputazioni. Convinto, il Paoli si mise in viaggio per fare il suo gran rientro. Passando dalla Francia, si fermò a Parigi, dove fu accolto con grandi onori dal re e dai principali uomini della rivoluzione, e in pubblico si disse lieto della libertà acquistata dalla patria. è giuro fedeltà alla costituzione francese.
Poi tornò in Corsica, dopo vent'anni d'esilio. Sbarcò a Macinaggio il 16 luglio del 1790 e, appena toccato terra, baciò piangendo il suolo natio, esclamando: "O, patria, ti ho lasciata schiava e ti ritrovo libera". Grandi feste furono fatte per il suo arrivo e un'infinità di manifestazioni d'affetto, di ammirazione e di stima.
Voleva ritirarsi a vita privata, ma fu creato il 3 settembre, presidente dell'assemblea di elettori convocata in Orezza per deliberare sull'ordinamento amministrativo della Corsica, generalissimo di tutte le guardie nazionali corse, capo del consiglio dei Trentasei, preposto all'amministrazione dell'isola, gli fu decretata una statua da innalzarsi a Bastia e gli fu dato un assegno di cinquantamila lire annue.

Con l'autorità che gli veniva dall'eroico passato e dalla venerazione dei suoi concittadini egli seppe mantener la tranquillità in Corsica e, quando vi fu costretto dalle intemperanze del popolo o dalle ardenti passioni degli agitatori, ricorse alle misure energiche senza spargimento di sangue, convinto che la violenza è nemica della vera libertà.

Perfino la violenza delle plebi francesi condannava, e non approvava quella "del terrore" che era diventata la politica della rivoluzione, o quella di portare le armi contro gli altri popoli con il pretesto di dare loro la libertà, che non dissimulava certo lo spirito di conquista.

PAOLI ricopriva la carica di luogotenente generale degli eserciti nell'isola, conferitagli nel luglio del 1792, quando l'ammiraglio TRUGUET partì da S. Fiorenzo con una squadra per invadere la Sardegna. Comandava le truppe da sbarco il maresciallo CASABIANCA, e commissario della repubblica presso il corpo di spedizione era BARTOLOMEO ARENA. Con la squadra del Truguet c'erano: una fanatica legione di Marsigliesi e un corpo di volontari. Erano questi Corsi comandati dal COLONNA CESARI ROCCA, nipote del Paoli, che però non vedeva di buon occhio quell'impresa, che fra l'altro non era stato neppure consultato.

""…Scrive il Fianchetti: "Non appena il Truguet ebbe fatto vela da S. Fiorenzo alla volta di Cagliari, il 21 dicembre 1793, una terribile tempesta investì e disperse il suo naviglio.
Riparati i danni, ritentò l'impresa che fu più fortunata, impadronendosi dell'isoletta di S. Pietro e della penisola di S. Antioco e gettando l'ancora nella rada di Cagliari (8, 14 e 22 gennaio 1793).
Un piccolo veliero da lui inviato per parlamentare, fu accolto a colpi di moschetto e di cannone; la vendetta del Truguet non si fece attendere: iniziò a bombardare la città (24-28 gennaio).
Dopo due settimane, avuti dei rinforzi, tentò uno sbarco e un assalto al castello di Quarto e di notte al forte di Sant' Elia; ma gli assedianti male respinti furono costretti a rimbarcarsi in tanto disordine che nel buio della notte si ammazzarono tra loro.

Pare che la spedizione sia stata condotta in un modo pessimo: indisciplina nelle ciurme e nei soldati; ruggine tra i capi; errori e avventatezze nel comando. Anche nel campo dei difensori c'era, a dire vero, tanta palese discordia, tra lo scarso esercito regio e i baroni e i miliziani di Sardegna; i secondi accusavano di tradimento la negligenza del Viceré e le tergiversazioni del generale di SAINT-AMOUR; e questi alla loro volta tacciavano i locali di codardia. Ma il vero è che se i miliziani, nei primi scontri, sostennero il fuoco male, per loro inusato, del cannone, fornirono poi molte prove di valore negli attendamenti: di Sulcis, nelle pianure di Gliuc e nella difesa della metropoli, dove gli artiglieri volontari, istruiti dal Visconte di FLUMINI, rimasero fermi al loro posto durante i ventiquattro giorni della guerra; e sopra tutti si segnalarono il Cavalier PITZOLO, membro persuasivo del contingente militare, e VINCENZO SULIS, audace popolano (questi due saranno più avanti i protagonisti di altre vicende).
Fortuna volle che anche in questa seconda offensiva, si scatenò una nuova tempesta in mare, che più della prima investì le navi francesi (17 febbraio 1793) e che liberò finalmente l'isola dalla minacciata invasione (Franchetti) ..""

Miglior successo non ebbe il tentativo di impadronirsi della Maddalena, fatto dal CESARI ROCCA. Questi sbarcò un drappello di truppe francesi e un gruppo dei suoi volontari da una corvetta sullo scoglio di Santo Stefano e, messe in posizioni le artiglierie, di cui aveva il comando il giovanissimo tenente NAPOLEONE BONAPARTE, cominciò a bombardare l'isola; ma, un manipolo di soldati e paesani sardi guidati da DOMENICO MILLELIRE, da un'altura della punta meridionale di Caprera presero a bersagliare i cannonieri nemici, che, abbandonate le artiglierie si diedero alla fuga precipitosa Prova di grande indisciplina offrirono in quell'occasione i marinai francesi, i quali messisi in salvo sulle navi, volevano prendere il largo; il Cesari-Rocca che si recò a bordo per pregarli di non lasciare a terra i volontari Corsi e centocinquanta soldati francesi regolari, corse perfino il rischio di essere impiccato.
Alcuni giorni dopo il giovane Bonaparte scriveva al Paoli e al ministro della guerra denunziando i vili e i traditori che avevano fatto fallire l'impresa.

Quest'impresa fu causa di grand'amarezza al vecchio Pasquale Paoli. Parecchi di quelli che l'avevano voluta e non avevano saputo compierla erano suoi volgari nemici; altri nemici aveva in Corsica e in Francia fra l'elemento giacobino di cui disapprova le violenze; e dai suoi stessi fiancheggiatori, divisi in consorterie, e non pochi erano i malcontenti nel vedere favoriti i loro avversari. Delle calunnie erano state lanciate contro di lui prima ancora della spedizione di Sardegna: lo si accusava di slealtà verso il governo, e le accuse avevano trovato credito presso coloro che sapevano il Paoli nemico della demagogia e delle intemperanze.

Stanco di esser calunniato, il 28 gennaio del 1793 il Paoli scrisse al Ministro della guerra comunicandogli che si dimetteva dalla carica di luogotenente generale, ma il 19 febbraio il Consiglio del dipartimento della Corsica lo scongiurò dal proposito, e il 9 marzo i deputati dichiararono che le sue innegabili virtù avrebbero avuto ragione sia delle calunnie sia dei calunniatori.
La Convenzione mandò in Corsica tre Commissari per un'inchiesta, ma intanto i nemici del Paoli si accanivano maggiormente contro di lui: BARTOLOMEO ARENA lo denunciava alla Convenzione, al Consiglio esecutivo e alle associazioni popolari e Luciano Bonaparte, fratello minore di Napoleone, istigava il circolo democratico di Tolone ad accusarlo presso la Convenzione.

Questa, senza aspettar l'esito dell'inchiesta, il 2 aprile del 1793 decretò che il Paoli fosse arrestato. Sorse allora, in difesa del vecchio patriota, NAPOLEONE BONAPARTE, il quale fece sì che la "Società degli amici del popolo" di Aiaccio inviasse una petizione alla municipalità per esortare i cittadini alla concordia, ed una alla Convenzione esaltando il patriottismo del Paoli e invocando l'abrogazione del decreto.
Pasquale Paoli scrisse il 26 aprile una dignitosa lettera alla Convenzione, difendendo la sua condotta con molta serenità, che rivelava la coscienza tranquilla, ma nello stesso tempo aggiungeva parole che suonavano come un'esplicita accusa ai fanatici rivoluzionari. Questa lettera, le manifestazioni d'affetto dei Corsi verso il loro gran concittadino e le pratiche di due deputati straordinari del dipartimento fecero sì che la Convenzione sospendesse il decreto e inviasse (5 giugno 1793) due altri Commissari.
Questi però non giunsero in Corsica, perchè ad Aix furono arrestati dai realisti che si erano sollevati ed allora i due primi Commissari destituirono i capi del dipartimento accusandoli di fomentare la ribellione e ne nominarono altri. Il provvedimento riuscì dannoso perché gli odi aumentarono e invece di uno si ebbero due governi. Le lotte civili, inasprite dall'intervento dei Marsigliesi, raggiunsero una grande intensità e parecchie case furono saccheggiate e danneggiate, fra cui quelle degli ARENA, dei MALTEDO e dei BONAPARTE. Lo stesso Napoleone con i familiari, rifugiatosi prima a Bastia, dovette poi (11 giugno) emigrare con la famiglia in Francia.

Il 27 maggio, a Corte, una consulta di mille e nove deputati dichiarò benemeriti della Corsica gli antichi membri del Consiglio generale e del Direttorio e li riconfermò in carica, acclamò Pasquale Paoli padre della patria, revocò il mandato di deputato ai suoi avversari e additò al pubblico disprezzo le famiglie degli Arena e dei Bonaparte. La consulta inoltre dichiarò di non volere ubbidire ai Commissari, ma di voler dipendere direttamente dalla Convenzione alla quale sottoponeva per l'approvazione tutti i suoi atti.
I Commissari a loro volta dichiararono nulli i decreti della consulta e ribelle chiunque aderiva alla stessa, quindi, lasciato in Corsica come loro rappresentante il deputato LACOMBE S. MICHEL, partirono per Parigi per informare dei fatti la Convenzione la quale il 17 luglio del 1793, pose il Paoli fuori legge come traditore della patria e in stato di accusa più di venti isolani tra cui il Galeazzi, il Ferrandi, il Colonna e il procuratore generale sindaco Pozzo di Borgo.

La rottura tra la Corsica e la Francia fu completa. Tutti gli isolani si dichiararono sostenitori del Paoli e ai Francesi non rimasero che le piazzeforti di Bastia, di Calvi e di S. Fiorenzo. Il Paoli, ritrovata l'antica energia, sebbene carico di anni, con gran dinamismo si diede da fare per organizzare la milizia e per governare il paese con fermezza e saggezza, facendo anche tentativi per cacciare gli stranieri.
Questi però resistevano straordinariamente bene nelle loro fortezze, mentre ai corsi iniziava a scarseggiare il denaro, le armi e gli uomini. In queste condizioni, Pasquale Paoli capì che da solo non avrebbe mai potuto scacciare dall'isola i Francesi, ma che neppure avrebbe potuto opporre efficace e lunga resistenza ai rinforzi dei suoi nemici che dalla Francia sarebbero senza dubbio venuti prima o poi.
Non c'era che solo un partito cui appigliarsi: mettersi sotto la protezione dell'Inghilterra.
E all'Inghilterra il Paoli si rivolse.

GLI INGLESI IN CORSICA - INTENZIONI: UNIRLA ALL' INGHILTERRA
COSTITUZIONE - PASQUALE PAOLI, RICHIAMATO A LONDRA, LASCIA L' ISOLA

Nel giugno del 1793 Pasquale Paoli inviò l'abate LECCA a chieder soccorso al DRAKE, ministro britannico a Genova; nell'ottobre, con lo stesso incarico mandò il MASSERIA. Gli aiuti non giunsero che il 7 febbraio del 1794: erano quattromila uomini comandati dal generale DUNDAS che, sbarcati ad Agriate, si unirono alle milizie isolane e subito attaccarono violentemente S. Fiorenzo. I Francesi opposero viva resistenza, ma sgominati dall'artiglieria inglese, dovettero abbandonare in fretta e furia la città e la fortezza.

Più a lungo resistettero Bastia e Calvi, ma alla fine entrambe furono costrette a capitolare dalla fame. La prima il 21 maggio all'ammiraglio britannico HOOD, che concesse alla guarnigione comandata dal generale GENTILI gli onori militari; la seconda, comandata dal maresciallo CASABIANCA, capitolò il 10 agosto del 1794; ed anche questo presidio ebbe gli onori di guerra. Un mese prima, mentre contro Calvi dirigeva le artiglierie, Orazio Nelson, allora capitano dell' Agamennone, aveva perduto l'occhio destro.

Mentre duravano le operazioni di guerra, Pasquale Paoli attendeva infaticabilmente al governo civile e militare dell'isola, per la quale aveva adottato la bandiera bianca con la testa di moro, e conduceva colloqui con l'ammiraglio Hood e col cavaliere Elliot per l'unione della Corsica all'Inghilterra. Re GIORGIO III si mostrò favorevole all'unione ma desiderava un voto del popolo. Allora il Paoli indisse le elezioni per una Consulta. Questa riunitasi il 10 giugno, acclamò il vecchio patriota presidente e, approvata la sua opera, dichiarò ufficialmente sciolta la Corsica dalla Francia e nominò una giunta affinché mettesse a punto una costituzione, che fu poi approvata nove giorni dopo.

Secondo il modello approvato, il regno era monarchico parlamentare; il parlamento votava i tributi e le leggi; il sovrano le sanciva e le promulgava; un viceré doveva rappresentare il re e risiedere in Corsica; gli uffici dell'amministrazione e della magistratura dovevano essere tenuti da Corsi e nell'isola dovevano giudicarsi tutte le cause; garantite erano la libertà e la proprietà personale; sancita l'onesta, libertà di stampa e il diritto di petizione rispetto al viceré e alla camera, la quale poteva chiedere al sovrano la rimozione del rappresentante regio; la religione dello Stato era la cattolica, ma tollerati erano tutti gli altri culti; sovrano dell'isola era GIORGIO III, che, per bocca del viceré, doveva, giurare di mantenere la libertà del popolo corso secondo la costituzione e le leggi.

Quattrocento deputati firmarono il documento e sir GILBERTO ELLIOT, che fu il viceré, lo ricevette e giurò lo statuto. Non tenendo conto delle proteste di Genova che vantava diritti di alta sovranità sull'isola, l'Elliot iniziò il suo governo formando un Consiglio di Stato, di cui diede la presidenza al POZZO di Borgo, riordinò l'esercito e nel febbraio del 1795 aprì a Bastia il parlamento, il quale cominciò i suoi atti eleggendo presidente proprio il PAOLI, inaugurandogli perfino un busto marmoreo, che, dall'epigrafe, era, chiamato "il fondatore della patria libertà, il genio tutelare della Corsica"

. Pasquale Paoli, che si era ritirato nella sua casa di Monticello di Balagna, rifiutò la carica di presidente a causa dell'età e della sua salute; ma questo rifiuto fece dire ai suoi maligni avversari che con esso tradiva il suo malcontento per non essere stato, come sperava, eletto viceré.

Pareva che la Corsica avesse alla fine ricevuto la sua pace e invece ricominciavano le discordie mentre occorreva l'unione degli spiriti per risollevare l'isola e prepararla a difendersi da un'immancabile assalto dei Francesi, contro cui sarebbero state insufficienti le sedici vecchie navi inglesi dell'Hotham e i tremilacinquecento soldati che formavano l'esercito.
Il Pozzo di Borgo, ambizioso ed interessato, riusciva a far sì che il Parlamento confiscasse i beni ai fuorusciti corsi dichiarandoli traditori della patria; i sostenitori del partito realista, tra cui erano i Buttafuoco, i Baciocchi e i Gaffori, calunniavano il Paoli presso il Viceré e, non osando offenderlo personalmente, sfregiarono (agosto del 1795) la statua. L'Elliot prestava volentieri orecchio alle calunnie e, credendo che il Paoli volesse mettersi alla testa dei malcontenti per accrescere la propria autorità e diminuire quella del governo, scriveva a Londra chiedendo o il proprio richiamo o quello del Paoli.

Il NORTH, segretario di Stato di re Giorgio, non tenendo conto delle numerose lettere che gli arrivavano dalla Corsica, con le quali si venerava la lealtà del Paoli, nell'ottobre del 1795 gli consegnò una lettera del sovrano in cui era scritto: "La vostra presenza in Corsica rende arditi i vostri amici e inquieti i vostri nemici: venite a Londra e noi vi ricompenseremo la vostra fedeltà, mettendovi a parte della nostra famiglia ".
Pasquale Paoli accolse serenamente l'ordine di abbandonare l'isola. Verso il 10 ottobre scriveva così all'Arrighi: "Fra due giorni lascerò la Corsica. Continuate a servire l'Inghilterra con la lealtà che vi distingue. Pochi meritano da parte mia questa onorevole testimonianza. Io mi sono accorto che parecchi di quelli che dicono esagerata la mia influenza per all'allontanarmi dall'isola tengono più "aux guinées qu'aux franchises" della costituzione. Realisti e sedicenti patrioti, entrambi si contendono con la stessa avidità questa curée. Che si affrettino ad approfittarne, perché la Tesoreria non tarderà ad aprire gli occhi. Conviene, nell'interesse dell'isola, non lasciare il governo nell'errore sugli uomini e sui sistemi. Il re di tre regni è buono e giusto, ma è ingannato. Io sono vecchio e comincio a sentire il peso dei miei settant'anni. Tuttavia non preoccupatevi della mia salute. Sapete che sono abituato al rude clima di Londra. Quel che mi affligge è la vista di queste montagne e gli amici che vi lascio".

PASQUALE PAOLI partì per l'ultimo esilio il 13 ottobre del 1795, all'arrivo riverito dalle autorità inglesi ma sconsolatamente salutato alla partenza da tutti coloro che con lui avevano lottato per l'indipendenza della Corsica
Partiva chi avrebbe saputo con la sola presenza mantenere la pace nell'isola, colui che più di ogni altro voleva una salda unione della Corsica alla Gran Bretagna e sarebbe forse stato capace di rafforzare l'autorità inglese, la quale quell'anno stesso dovette lottare non poco per soffocare vari tumulti scoppiati qua e là nell'isola.

GLI INGLESI ABBANDONANO LA CORSICA CHE RICADE SOTTO IL DOMINIO FRANCESE RIBELLIONI DEI CORSI CONTRO LA FRANCIA GIUDIZI DEL MAZZINI E DI GARIBALDI SUL DESTINO DELLA CORSICA "LA CORSICA AI CORSI O ALL'ITALIA"

La Corsica rimase unita all'Inghilterra, un solo anno, fino all'estate del 1796. Napoleone Buonaparte, che non aveva mai cessato di pensare alla sua isola natia, impadronitosi - come altrove diremo - nel giugno di quell'anno, a Livorno, chiamò tutti i fuorusciti corsi ponendoli sotto il comando del GENTILI GRANA e ordinando loro di tenersi pronti per una spedizione in Corsica.
Sull'Isola, dopo la partenza del Paoli, erano continuati i tumulti e, nel sopprimerli l'ELLIOT aveva sempre dimostrato grande debolezza; ma anche se fosse stato più energico e i repubblicani fossero stati in minor numero, non avrebbe potuto tenere più a lungo l'isola; la Francia era vittoriosa e l'Inghilterra rimasta sola a lottare nel Mediterraneo, non avrebbe avuto modo né di vettovagliare la sua flotta né di soccorrere la Corsica.

Avuto ordine dal suo governo di abbandonare l'isola, l'Elliot concentrava i suoi uomini a Bastia e a S. Fiorenzo, quindi, nell'ottobre del 1796, saputo che il generale CASALTA era sbarcato con truppe francesi a Macinaggio e che i fuorusciti del GENTILI GRANA erano già entrati in Corsica, si imbarcava frettolosamente coi suoi e prendeva il largo alla volta di Portoferraio.

Così la Corsica tornava ancora una volta sotto la Francia e Pasquale Paoli - che doveva morire a Londra nel l807, e solo da morto poteva tornare nella sua patria, dove fu sepolto (a Merusaglia di Rostino) il 9 settembre del 1889 - non se ne lagnava. Egli, infatti, scriveva nel l802: "…La libertà fu l'oggetto delle nostre rivoluzioni; questa ora in realtà si gode nell'isola: che importa da quali mani ci sia data? Ma noi abbiamo la fortuna di averla ottenuta da un nostro compatriota, che con tanto amore e gloria ha vendicato la patria dalle ingiurie che quasi tutte le nazioni le avevano fatte..."

Ma gli isolani, eccettuati quelli che vivevano con gli stipendi francesi, i veri Corsi non amavano la Francia e sognavano la loro indipendenza. Due anni dopo la caduta del governo britannico, nel 1798, si ribellarono ai loro odiati padroni e impugnarono le armi per combattere quella che fu detta la "guerra della Crocetta". Loro capo fu il vecchio AGOSTINO GIAFFERRI di Talasani, che, caduto in mano dei francesi, fu condotto a Bastia e ai soldati che stavano per fucilarlo, il 21 febbraio del 1799 gridò: ""Evviva la Corsica ! Evviva Paoli ! Sarò vendicato !""

Si ribellarono ancora per l'ultima volta, nel 1816 a Fiumorbo; soffrirono persecuzioni nel 1870, ma non si diedero per vinti. Il 29 aprile del 1871 l'avvocato SANTELLI di Corte, inviò a Bordeaux una petizione all'Assemblea Nazionale, domandando a nome di numerosissimi isolani, la separazione della Corsica dalla Francia; più tardi fu fondato il partito autonomista e si deve ad esso se il 3 agosto del 1925 l'isola, memore dei suoi martiri e con l'anima ancora protesa verso l'indipendenza nazionale, inaugurò a Pontenuovo la "Croce del Ricordo".

Per la Corsica sono sempre andate tutte le simpatie degli Italiani; per quest'isola che fu ed è italiana, per la nobile e generosa terra che parla la nostra dolce lingua, ed è fiera di discendere non dal ceppo celtico ma dai Liguri (VI sec. a.C.) e politicamente dalla stirpe di Roma (dal 259 a.C., fino al 533 d.C. poi (dolorosamente) Bizantina e Papale (1057). - Dal 1284 fu Genovese fino al 1769 quando la "vendette" ai Francesi)
Simpatia italiana per questo popolo che ha sempre lottato per scuotersi di dosso il giogo straniero per poter vivere felice e indipendente.

Chiudiamo questo capitolo della storia di Corsica, riportando due brani di una lettera del Mazzini e un'altra di Garibaldi. Il primo così scriveva nel dicembre del 1871 ad un repubblicano romano: " ....La Francia è la nazione più cinica d'Europa. Incredula, protegge il Papa; predicatrice di libertà, vota per il 2 dicembre. Si vanta unica come nazioni checombattere per un'idea ed esige denaro e terre non sue, senza restituirci la Corsica che sarà la sua rovina, per nostra fortuna, in un dì non lontano .... ".
Il Garibaldi, da Caprera (mirandone le coste) il 19 maggio del 1882, indirizzava alla gioventù italiana le seguenti parole: " ....La Corsica e Nizza non debbono appartenere alla Francia; e verrà un giorno in cui l'Italia, conscia del suo valore, reclamerà a ponente e a levante le sue province, che vergognosamente languono sotto la dominazione straniera .... "

Rivendicazioni italiane furono sollevate anche durante il regime fascista nel 1938, e nel 1942-1943 l'isola fu occupata dalle truppe italo-tedesche, presto sconfitte però dai francesi. Il movimento indipendentista non ha però mai cessato la sua attività; tornato a svilupparsi nella seconda metà degli anni Settanta, nel 1982 riuscì ad ottenere la concessione di una relativa autonomia regionale, senza però che venissero meno le attività, anche terroristiche, di gruppi di separatisti.

Lasciamo ora la Corsica e occupiamoci dell'occupazione francese
della Savoia e di Nizza, e quindi la guerra tra Vittorio Amedeo III e la Francia
(prima delle imprese di Napoleone)

ed è il periodo che va dal 1792 al 1795 > > >

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