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CRONOLOGIA

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PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1740

*** FEDERICO II IL GRANDE (RE DI PRUSSIA)
(vedi anche biografia di  FEDERICO II IL GRANDE)
*** MARIA TERESA IMPERATRICE CONTESTATA
***  LA PRAMMATICA SANZIONE


*** ITALIA - Genova si riappropria della Corsica. Grazie all'aiuto della Francia, Genova riesce a riconquistare l'isola. Nel 1746 troveremo i Savoia a intralciare sia l'indipendenza dei Corsi (promettendo ambigui aiuti), sia il possesso dell'isola da parte di Genova.
 
*** PRUSSIA-GERMANIA - Dopo la morte del padre, Federico Guglielmo I, il 31 maggio 1740 FEDERICO II è incoronato Re. Malgrado la giovane età (28 anni), il nuovo sovrano dimostra di avere le idee chiare riguardo la linea politica da adottare nel governo dello Stato. Idee che nascono dalle numerose letture giovanili, tra le quali ha importanza decisiva quella del Principe di Nicolò Machiavelli. Federico lo legge nel 1938, prima di salire al trono; tuttavia, malgrado l'assenza di esperienza diretta nel governo di un regno, la sua solida e precoce cultura gli consente di muovere asperrime critiche alla scienza politica come disegnata dall'illustre fiorentino. Infatti, poco tempo dopo scrive un trattato dal titolo inequivocabile, l'Antimachiavelli (che inviò a Voltaire per sapere cosa ne pensava delle sue idee di "guerra giusta" e "ingiusta". Che però il filosofo gli stroncò. Il giovane ci rimase anche male, ma non cessò mai l'ammirazione per il grande filosofo, legandolo in un sodalizio  che durò trent'anni, non sempre idilliaco).
Tuttavia  il suo Antimachiavelli era già un testo fondamentale - in cui si articola la weltanschaunng del futuro Re di Prussia - dal quale emerge la sua avversione per il cinismo e per quell'idea secondo la quale "il fine giustifica i mezzi", luce fosca dalla quale ogni regnante non dovrebbe lasciarsi influenzare nel governo di uno Stato.
(Diversa fu il giudizio di Rousseau che lodò il Machiavelli perchè "fingendo di dare insegnamenti ai re ne ha dati in realtà ai popoli: il Principe è il libro dei repubblicani")

La figura di Cesare Borgia, cui si ispira il Machiavelli nel Principe, è agli antipodi del modello di sovrano che affascina Federico, attratto invece dall'onestà e dalla rettitudine del Telemaco di Fenelon, tra le sue prime letture. Onestà e rettitudine non escludono però la potenza e l'organizzazione militare: d'accordo - ma solo in questo - con il fiorentino, Federico illustra nel suo scritto i doveri e i diritti di un principe sotto il profilo della conduzione militare. Come scrive Teodor Schieder nella biografia Federico il Grande, "... dal sovrano Federico esigeva non soltanto le presenza fisica presso l'esercito ma la guida in battaglia: era compito suo determinarne l'andamento e con la sua sola presenza infondere nelle truppe la fiducia e l'ardore bellico. (...) Egli doveva dare loro un esempio luminoso di come si debbano disprezzare i pericoli e perfino la morte quando lo richiedano il dovere, l'onore e la gloria immortale". (ma di questo si accorse solo quando si sentì perduto- vedi dal 1757 in poi)

Ora che è Re, Federico si attiene proprio a questa ultima parte del suo scritto; fa passare solo qualche settimana, poi il Federico re dimentica subito il Federico giovanile "principe buono" quello della "guerra giusta".
 Diventa illuminato ma potente, filosofo (con i suoi 3000 libri) ma impavido guerriero (con i suoi 200.000 uomini; saggio ma ambiguo; umano ma ragioniere della guerra; capace ma cinico (vedi la spartizione con i Russi della Polonia). Questo sarà il suo motto: "Se c'è qualcosa da guadagnare ad essere benevoli ed onesti, siamolo; se è necessario essere duri o ingannare per il bene dello stato, facciamolo". Il "critico" di Machiavelli, a questo punto aveva superato il maestro, anche perchè non scriveva, ma operava, e il "Principe"  Borgia era lui in persona.
Ma in verità fa altro appena salito sul trono. Memore delle brutte esperienze vissute in gioventù (vedi la sua biografia) abolisce la tortura processuale; introduce la libertà di culto; la libertà di stampa; riorganizza l'Accademia delle Scienze di Berlino; stabilisce l'obbligo legale dell'istruzione elementare statale (ospitando tutti quei maestri che gli altri per motivi religiosi cacciavano dal loro paese; i gesuiti).

I principi illuministici, con Federico si affermano in Prussia alcuni decenni prima che altrove. Con tanti atti di umanità decisamente all'avanguardia rispetto ad altri Stati. Federico tuttavia non si sgancerà mai dalla concezione della sovranità di derivazione divina anziché popolare.
La sua reggia la costruisce spendendo un patrimonio;  sembrò un capriccio ma divenne un tempio dell'arte- (oltre che il suo archivio su tutto e su tutti) Federico fece capire che era un affare di Stato, che bisognava pur dare l'impressione che il paese per vivere non  raccoglieva solo gli... stracci (vedi in biografia la singolare ma anche furbesca iniziativa per far pagare le tasse ai ricchi) e che se il suo re si permetteva simili lussi -una reggia degna di Versailles- voleva anche dire che le finanze erano solide e prima di attaccare la Prussia, gli altri paesi dovevano pensarci non una volta ma due volte.

Affascinato dalla figura di Voltaire (fin da giovinetto era in corrispondenza con lui) nel quale vede l'uomo che egli avrebbe voluto essere, lo vuole accanto.  (Voltaire sarà suo ospite dal 1750 al 1753 al castello di Sans Souci, a Potsdam - sarà un sodalizio che durerà trent'anni fino alla morte del filosofo).
Ma dietro questa ammirazione a Voltaire si cela anche un preciso disegno politico, quello di cavalcare il credito culturale di cui Voltaire gode presso l'opinione pubblica francese per far sentire la propria voce sul piano diplomatico (in effetti Voltaire divenne un intermediario di Luigi XV)
E anche Voltaire, da par suo, non vuol perdere l'occasione di veder realizzate, attraverso l'opera politica di Federico, le sue idee politiche.
Entrambi anche se avevano una vera affinità elettiva, erano due personaggi "forti", e ovviamente i rapporti furono di forti contrasti; di attrazione e repulsione; insofferenza reciproca di un Re con un altro  "Re". Uno per il suo ostentato potere, l'altro per il suo ostentato sapere.
Proprio per l'invasione e l'annessione della Slesia, per il trattato di pace con l'Austria e la rottura dell'intesa con la Francia (quella che Federico stipulerà il prossimo anno, per poi averla contro nel 1756), Voltaire diventò furibondo. 

 Ma purtroppo davanti a lui c'era veramente un grande personaggio, e Voltaire dovette più volte uscire perdente da certi fieri scontri. Molti progetti di Voltaire fatti in Prussia rimasero solo sulla sua carta.


Del resto lui era "il Grande" Federico, il motore della riorganizzazione politica e soprattutto militare che porterà lo stato prussiano tra le potenze europee dei secoli XVIII e XIX e che inizierà quella tradizione di grandezza che anche al giorno d'oggi richiama tutto quel che riguarda la Germania. Attraverso tutto il Settecento, la Prussia crescerà sino a coprire praticamente l'intero nord-est europeo: nel 1786, quando raggiunge la sua massima espansione, il regno circoscrive una zona costituita da Brandeburgo, Boemia, Pomerania, Slesia, Prussia, Hannover e parte dell'Austria... Vienna inclusa (quando Guglielmo d'Asburgo sarà costretto a chiedere l'appoggio prussiano per mantenere la sua autorità).
Nel bene e nel male lo seguiremo nei sui prossimi 46 anni di regno; 23 anni guerreggiando (in una occasione al limite della disfatta), 23 anni in pace, impegnatissimo in un metodico lavoro di sviluppo, di organizzazione e di riforme del Paese, occupandosi dei minimi particolari. Dalla mattina alla sera quando non viaggiava per esaminare di persona quello che era stato realizzato, esaminava montagne di relazioni che gli giungevano dal più remoto angolo del paese  con le più insolite richieste.
Ma anche quando viaggiava, fermava e ascoltava anche il più rozzo contadino con la massima attenzione, non sottovalutando nulla.

  *** AUSTRIA - Muore l'imperatore Carlo VI d' Asburgo. Sale sul trono l' imperatrice MARIA TERESA, 23 enne. Incoronazione che non ha rispettato la consuetudinaria Legge Salica,  ma ha seguito una nuova norma: quella contenuta nella Prammatica Sanzione, emanata da Carlo VI d'Asburgo (vedi 1713) che aveva stabilito che la successione al trono d'Austria potesse avvenire anche per linea femminile. 
Ora contestata da più corti europee, ma anche accettata lungo il corso di questi tre decenni quando (come se fosse un ricatto) fu comodo fare alleanze.

Ma non fu questa incoronazione solo contrastata dalle corti europee, ma dagli stessi principi elettori tedeschi. Volevano avanzare la loro candidatura  Carlo Alberto di Baviera, Federico Augusto di Sassonia (entrambi avevano sposato due figlie del precedente imperatore Giuseppe I). Infine, terzo pretendente all'eredita della corona asburgica, Filippo V di Spagna (il D'Angiò che era salito sul trono di Spagna con l'appoggio di Luigi di Luigi XIV). 
Lui e la Francia borbonica erano interessate alla successione, dato che si presentava l'occasione per infliggere all'impero un duro colpo. Per rivalersi di quella guerra durata quattordici anni che aveva prostrato la Francia.
La Russia resta neutrale, mentre l'Inghilterra e Olanda appoggiano Maria Teresa.
Si apre così la cosiddetta "guerra di successione austriaca" fra le grandi potenze europee, che ha praticamente inizio in dicembre con l'invasione della Slesia da parte delle truppe di Federico II di Prussia (appena salito sul trono) che accampa numerose pretese legali sui principati della regione. 
Abilità di Federico - oltre quella militare- fu sempre quella di trovare il più piccolo spiraglio per far apparire ogni sua mossa un diritto, avvalendosi di cavilli legali, diplomatici, formali, che spesso erano pretestuosi, ma utili per compiere il suo raggiro, tenendo fede  ad uno dei suoi tanti motti (che abbiamo letto sopra)  

E' guerra e si sta ripetendo la stessa situazione che si era creata con la successione spagnola. Le varie dinastie, più che far guerra a Maria Teresa come donna,  vorrebbero approfittare dei contrasti interni per iniziare un conflitto, quindi per spartirsi i territori austriaci;  altrettanto i principi tedeschi ostinati a difendere la legge salica per salire loro sul trono asburgico (elezione solo a figli  maschi o mariti di figlie femmine, infatti i due principi di Baviera e Sassonia avevano sposato due figlie del precedente imperatore Giuseppe I)

Nel mese di dicembre FEDERICO II, re di Prussia (aveva appena ricevuto la corona dal padre) approfitta subito della crisi interna;  invade la Slesia, posta in territorio boemo e di proprietà degli Asburgo, dando inizio alla guerra guerreggiata della successione austriaca;  ma dopo una serie di iniziali sconfitte, l'impero asburgico riesce, anche grazie all'intervento dell'Inghilterra, a raddrizzare le sorti del conflitto.
Intanto Federico II, già pago della conquista della Slesia, si ritira dalla guerra, mentre il re di Sardegna si schiera a fianco dell'Austria, convinto di poter ottenere qualcosa in più che non con la coalizione antiaustriaca. Ha insomma cambiato improvvisamente bandiera.

La Francia ne approfitta per dichiarare guerra all'Inghilterra, ma gli scontri non portano a nulla di fatto.
Come vedremo più avanti, solo nel mese di ottobre del 1748, le grandi potenze s'incontreranno ad Aquisgrana per firmare la pace. Federico otterrà definitivamente la Slesia, e Maria Teresa sarà riconosciuta legittima erede del trono asburgico, anche se sarà costretta a cedere a Filippo V re di Spagna il ducato di Parma e Piacenza. Non otterrà invece nessun vantaggio territoriale la Francia e questo contribuirà a far perdere all'interno la popolarità e il prestigio di Luigi XV.
L'Inghilterra otterrà riconosciuti e rafforzati i propri domini coloniale soprattutto nell'America Settentrionale.
I Savoia per il "passaggio di campo", otterranno Vigevano, l'Oltrepò pavese e la contea di Anghiera fino a Bobbio.

 CONTINUA ANNO 1741 >