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CRONOLOGIA

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vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1757

*** INIZIA LA GUERRA DEI 7 ANNI
*** LA QUASI DISFATTA DEL RE DI PRUSSIA
*** LA BATTAGLIA DI ROSBACH
*** FEDERICO SULL'ORLO DEI SUICIDIO
*** VOLTAIRE CI RACCONTA.....
*** ATTENTATO A LUIGI XV.
*** IL BOIA H. SANSON INIZIA LA SUA CARRIERA


*** EUROPA - Inizia la effettiva grande guerra dei sette anni. A gennaio, dopo l'anticipo positivo a Bosloviz, e dopo aver ricevuto la formale dichiarazione di guerra dalla coalizione nemica, l'esercito prussiano di Federico, a maggio invade la Boemia, sconfiggendo Carlo di Lorena, il fratello dell'Imperatore Francesco I, ponendo d'assedio Praga. 
Ma il mese dopo, a giugno, i Prussiani subiscono un contrattacco degli austriaci a Kolim; sono costretti ad abbandonare la Boemia, obbligati a effettuare un ripiegamento.
L'aiuto degli Inglesi ai prussiani a ovest si risolve in un fallimento, infatti i Francesi nella battaglia di Hastenbeck, nell'Hannover li sconfiggono; poi sbaragliano pure l'esercito di Federico nella battaglia di Kloster Seven.
Gli inglesi - in verità pochi reparti- sono costretti a ritirarsi dall'Hannover, ma sollecitati a firmare una convenzione proposta dai francesi, rifiutano. Giorgio II sostituisce solo il comandante inglese duca di Cumberland con il tedesco Ferdinando di Brunswick. L'impegno del governo inglese con la Prussia sarà d'ora in avanti solo economico. Ma non cambia alleanze. Con lungimiranza gli inglesi individuano nella Prussia il più solido baluardo della stabilità continentale, e non gli fanno mancare i mezzi (ma non dimentichiamo che a governare si sono i wigh, tutti d'accordo a dare il necessario in termini economici, ma non a partecipare alla guerra europea; preferiscono dedicarsi alle Colonie.

L'impegno economico offerto ai Prussiani era motivato da tre ragioni;  la prima era che l'Hannover era un possesso personale del Re di Inghilterra; la seconda era  -non intervenendo direttamente nel conflitto con chissà quali duraturi impegni- che poteva concentrarsi sulle colonie di mezzo mondo; infine la terza ragione,  era di spingere la Francia in una guerra che l'avrebbe dissanguata.

 "" Ricapitoliamo cos'era avvenuto lo scorso anno. Dopo la sconfitta militare patita alle Baleari, la direzione politica della Gran Bretagna durante la Guerra dei Sette Anni viene assunta da WILLIAM PITT il Vecchio (per distinguerlo da Pitt il Giovane che guiderà la Gran Bretagna contro Napoleone) Conte di Chatham. 
Pitt rafforza la flotta e concentra gli sforzi bellici britannici sulle colonie lasciando agli alleati prussiani la conduzione delle ostilità in Europa. A questo scopo vengono concessi ai Prussiani numerose sovvenzioni in denaro. La guerra dei sette anni assume quindi per la Gran Bretagna gli aspetti di una guerra coloniale che si svolge parallelamente agli eventi europei. 

Nel corso di questa guerra - anticipiamo gli eventi - verranno poste le basi per il successivo ingrandimento dell'Impero Britannico dato che le truppe britanniche sono libere di concentrarsi solo sulle colonie. In America nel 1758 gli Inglesi conquistano Fort Louisbourg e Fort Duquesne che diventerà la città di Pittsburgh. Nel 1759, dopo un'avanzata sul Fiume San Lorenzo, gli Inglesi conquistano Quebec dopo che in battaglia sono morti entrambi i comandanti, l'inglese Wolfe ed il francese Montcalm. 
Nel 1760 a Quebec si aggiunge Montreal ed il Canada diventa parte dei domini britannici. 
Nelle Indie Occidentali vengono conquistate la Guadalupa e la Martinica oltre a numerosi possedimenti spagnoli dato che la Spagna era scesa in campo a fianco della Francia. 
In Africa Occidentale le basi francesi sulla costa del Senegal vengono conquistate dagli Inglesi. Ma è in India che si svolge un evento storico. Robert Clive organizza un esercito, riconquista Calcutta ed a Plassey, nel 1757, sconfigge un esercito di maragià filo-francese venti volte superiore e perdendo (così dicono gli aneddoti!) solo dieci uomini. Con questa battaglia ogni velleità di espansione francese in India viene bloccata e da questo evento data il dominio britannico sull'India che durerà, con diverse forme, per 190 anni fino all'indipendenza del 1947. 
La Pace di Parigi del 1763 concede alla Gran Bretagna gran parte dell'Impero coloniale francese che praticamente cessa di esistere. Si può anche dire che però la Gran Bretagna stravinse e ciò le procurò un seguito molti rancori che si videro durante la Guerra di Indipendenza Americana quando gli sconfitti della guerra coloniale anglo-francese si unirono contro la Gran Bretagna in appoggio ai nascenti Stati Uniti d'America. (By: Pier Paolo Chiapponi) ""


Un'altra grave sconfitta per i Prussiani, dopo la precipitosa ritirata in Boemia incalzati dagli austriaci, viene da est, da parte dei Russi, che a Gross Jagerndorf sconfiggono i prussiani, poi avanzano e iniziano ad occupare una parte della Prussia orientale. Mentre a ovest i Francesi con 60 mila uomini stanno già per entrare in una parte, e con altri 30 mila da un'altra parte della Sassonia.

Sembra già in questi primi mesi di guerra condannata la sorte della Prussia, che dai vari fronti è quasi accerchiata. Non ha scampo. Per il 45 enne Federico II (non ancora "il Grande") c'è solo più la disperazione. Non ha più fede in se stesso, né nel suo esercito pur essendo questo una sua creatura, una manifestazione esteriore del suo carattere.
Lasciamo raccontare questi drammatici attimi a un altro protagonista: a VOLTAIRE.

*** Ecco cosa scrisse Voltaire nelle sua Memorie: "...la perdita di una battaglia (quella il Boemia il 18 giugno, con l'arretramento - Ndr.) pareva dovesse schiacciare quel monarca: pressato da tutti i lati dai russi, dagli austriaci e dai francesi, lui stesso si credette perduto. Il maresciallo di Richelieu aveva appena concluso a Stade un trattato con gli esponenti di Hannover e della Hesse, trattato che somigliava a quello delle forche caudine. Il loro esercito non doveva più combattere; il maresciallo stava per entrare in Sassonia con 60.000 uomini; il principe di Soubise stava per entrarvi da un'altra parte con più di 30.000, ed era assecondato dall'armata delle circoscrizioni imperiali; da lì poi si marciava su Berlino. Gli austriaci avevano vinto una seconda battaglia, ed erano già a Breslau; uno dei loro generali era persino arrivato a Berlino, e l'aveva messa a tributo; il tesoro del re di Prussia era quasi esaurito, e presto non gli sarebbe più rimasto neppure un villaggio; ci si accingeva a mettere Federico al bando dall'impero; il processo contro di lui era già incominciato; veniva dichiarato ribelle; e se fosse stato catturato, tutto lasciava prevedere avrebbe subito la condanna alla pena capitale".

"In tale strettezze -prosegue Voltaire-  gli venne in mente di uccidersi. Scrisse alla sorella, la margravia di Baireuth, che aveva intenzione di porre fine ai suoi giorni: non volle tuttavia concludere la commedia senza qualche verso: la passione per la poesia era ancora più forte, in lui, dell'odio per la vita. Indirizzò dunque al marchese d'Argens una lunga epistola in versi, nella quale lo metteva al corrente della propria decisione, e gli diceva addio concludendo "...e in primavera quando fioriranno mirti e rose, rammentati di ornare il mio sepolcro". 
Egli mi mandò questa epistola scritta di suo pugno. Contiene diversi emistichi presi in prestito dall'abate di Chaulieu e da me. Le idee sono incoerenti, i versi generalmente mal fatti; ma ve ne sono anche di buoni; ed è tanto per un re riuscire a comporre un'epistola di duecento cattivi versi, nello stato in cui si trovava. Voleva che si dicesse di lui che aveva conservato tutta la sua presenza e libertà di spirito, in un momento in cui gli altri uomini non ne hanno più. La lettera che invece scrisse a me, testimoniava gli stessi sentimenti; ma conteneva meno mirti e rose, meno Issioni e dolori profondi. Contrastai in prosa la decisione di morire, che diceva di aver preso; e non ci volle molto per persuaderlo a vivere. Gli consigliai d'intavolare un negoziato con il maresciallo di Richelieu, d'imitare il duca di Cumberlandia; mi presi infine tutte le libertà che ci si può prendere con un poeta disperato, in preda alla voglia di non essere più re.
In risposta, mi comunicò che aveva preso la soluzione di battersi, che andava a far guerra al principe di Soubise; chiudeva la lettera con versi più degni della sua posizione, della sua dignità, del suo coraggio di spirito: "Quando si è vicini al naufragio, occorre, affrontando la bufera, pensare, vivere e morire da re".

"Marciando contro i francesi e gli imperiali scrisse anche alla sorella, che si sarebbe fatto uccidere pittosto di capitolare; ma fu più fortunato di quanto non dicesse e credesse.
Il 5 novembre 1757, attese l'esercito nemico in un luogo a lui molto favorevole, a Rosbach, ai confini della Sassonia; e poiché aveva sempre sostenuto di volersi fare uccidere, volle che suo fratello, il principe Enrico, gli fosse solidale in questa promessa alla testa di cinque battaglioni prussiani che dovevano sostenete il primo scontro con le armate nemiche, mentre l'artiglieria le avrebbe fulminate, e la cavalleria avrebbe attaccato quella avversaria. In effetti, il principe Enrico fu leggermente ferito alla gola da una fucilata; e si trattò, credo, del solo prussiano ferito in tutta la giornata.
I Francesi e gli Austriaci si dispersero alla prima carica. Fu la rotta più inaudita e completa di cui la Storia abbia mai parlato. La battaglia di Rosbach rimarrà celebre a lungo. Trentamila francesi e ventimila imperiali fuggirono vergognosamente a precipitosamente davanti a cinque battaglioni e ad alcuni squadroni. Le disfatte di Azincourt, di Crecy, di Poitiers, non furono così umilianti"

Cos'era accaduto?
 Prosegue Voltaire: "La disciplina e l'esercizio militari che il padre aveva istituito, e che il figlio aveva rafforzato, furono la vera causa di quella strana vittoria. Per cinquant'anni l'esercito prussiano non aveva fatto che perfezionarsi. In Francia - come in tutti gli altri stati- non si era certo riusciti a realizzare in tre o quattro anni, con dei francesi poco disciplinati, quel che era stato realizzato lungo l'arco di cinquant'anni con dei prussiani; in Francia si era perfino arrivati a cambiare le manovre quasi ad ogni addestramento, con il risultato che gli ufficiali e i soldati, avendo male appreso degli esercizi nuovi e sempre diversi gli uni dagli altri, non avevano assimilato niente del tutto, e non avevano realmente alcuna disciplina e alcun addestramento. In breve, alla sola vista dei prussiani tutto l'apparato andò in frantumi, e la fortuna fece passare Federico, in un quarto d'ora, dal colmo della disperazione all'apice della felicità e della gloria".
"La funesta giornata di Rosbach induceva tutta la Francia a mormorare contro il trattato stipulato dall'abate di Bernis con la corte di Vienna (la Pompadour non era assente in questa manovra). Ma Federico voleva negoziare. Il cardinale di Tencin, arcivescovo di Lione, che era stato sempre contrario come nessuno all'alleanza con la corte austriaca, chiese a me di fare da intermediario con la margravia di Baieruth per un negoziato con il fratello. Tutte le lettere tra i due passarono per le mie mani, e provai la segreta soddisfazione di essere l'intermediario. Bernis dette però a Tencin la risposta ufficiale da dare a Federico in persona, che consisteva in un netto rifiuto a entrare in negoziati di pace (*). 
C'era una certa "qual grandezza" (!) , nel gabinetto francese, a rifiutare la pace al re di Prussia, dopo essere stato da lui battuto e umiliato....[...]. 
Federico rispose all'inviato di Bernis, seccamente, che sarebbe stato il suo segretario di Stato a informare la Francia cosa avrebbe fatto la Prussia e che quindi non dovevano scrivere a lui. Ma su altri canali le trattative le condussi io, anche perchè avevo capito che il cardinale si accingeva ad andare incontro a una grande delusione. Inoltre fors'anche provavo un gran piacere nella intermediazione di quel grande affare, volevo prendermi gioco di Bernis.

"Tutti gli altri (Hannoveriani, Hessiani, Brusnwichiani) si erano già messo d'accordo. Ruppero il vecchio trattato "delle forche caudine" quando capirono che saremmo stati battuti a Rosbach e chissà dove ancora. L'indisciplina, la diserzione, le malattie avevano distrutto il nostro esercito, e il risultato di tutto fu, nella primavera del 1758, di perdere in Germania, per Maria Teresa, 350 milioni di franchi e 50.000 uomini, come avevamo già fatto nella guerra del 1741, ma combattendo contro di lei".

"Il re di Prussia invece dopo Rosbach, rinfrancato, andò a combattere  l'esercito nemico a sessanta leghe da quella località. I francesi potevano ancora entrare in Sassonia, i vincitori erano impegnati altrove; niente avrebbe potuto arrestarli; ma avevano a Rosbach buttato via le armi, perduto i cannoni, le munizioni, i viveri, e soprattutto la testa. Si sparpagliarono. I loro cocci furono raccolti a stento. In capo a un mese Federico riportò una nuova vittoria, più notevole e contrastata della prima, sull'esercito austriaco; si riprese Breslau, vi fece 15 mila prigionieri, il resto della Slesia rientrò sotto il suo dominio: Gustavo Adolfo non aveva fatto cose così grandi. - Bisognò allora, perdonargli i suoi versi, le sue battute di spirito, le sue piccole malizie, e anche i suoi peccati contro il sesso femminile. Tutti i difetti dell'uomo, scomparvero davanti alla gloria dell'eroe."
(*) "Quando poi con la pace si pose fine a tutto; l'abate ne morì di dispiacere nel giro di quindici giorni. Non ho mai potuto capire come si possa morire di dispiacere, e come dei ministri e dei cardinali, dal cuore tanto duro, possano avere una così grande sensibilità da restare feriti a morte a causa di una piccola delusione;  il mio disegno era di prendermi gioco di lui, di mortificarlo, non già di farlo morire". (Voltaire, Memorie, Sellerio ed. Palermo, 1980)

Dunque a novembre sono i Prussiani a sconfiggere i Francesi a Rosbach, mentre questi marciavano su Lipsia. Federico ha vinto una sola battaglia per quanto singolare, ma in effetti ha vinto la guerra. Se non ancora quella sul campo, quella dentro di sè, l'ha vinta di sicuro. Inoltre ha già allarmato i suoi nemici. Il suo nome è sulla bocca di tutti. Le sue gesta fanno il giro degli eserciti. Lo si comincia insomma a temere. Chi vince una battaglia con il rapporto 1 a 1 è già grande, ma chi la vince con un rapporto di 1 contro 4, non è solo grande ma fa impressione, suscita sgomento ai soldati come ai generali. Inoltre Federico agisce fuori dagli usuali schemi. Ogni battaglia è un avvenimento nuovo. Sconcerta a travolge, affascina perfino i nemici.

***  FRANCIA - Indubbiamente qualcuno non era d'accordo con il "rovesciamento delle alleanze", cioè il singolare patto con l'Austria di Maria Teresa. (Proviamo a pensare a tutti i parenti dei morti (50.000)  nella non lontana guerra di successione, oppure a chi ancora nei ranghi dell'esercito aveva combattuto contro gli austriaci pochi anni prima; odiati da sempre.).
C'è un tentativo di assassinare Luigi XV il rersponsabile di queste sciagure.  Ma l'atto terroristico fallisce; Damiens  l'attentatore, viene catturato, processato, giustiziato, e trattandosi di un tentativo di reicidio, la pena riservata a questi criminali, non era il solito ceppo o la forca, ma lo squartamento sulla pubblica piazza.
Si legavano i quattro arti del condannato alle cavezze di quattro cavalli si spronavano per farli galoppare in quattro direzioni diverse e il condannato veniva squartato in quattro pezzi, in una scena rivoltante.
Ad aiutare il boia in carica quest'anno, in questa particolare operazione, c'era un giovane 18 enne, suo aiutante, che diventerà molto famoso in seguito: Henry Sanson. L'uomo che manovrerà la famigerata ghigliottina della Rivoluzione; e diventerà proprio lui un reicida, tagliando la testa a Luigi XVI e ad altri  2800 malcapitati; in un modo meno rivoltante, ma più "scientifico".

*** AUSTRIA - Torniamo a inizio anno. Il "dado era tratto". L'impero a gennaio aveva dichiarato guerra alla Prussia. E nel farlo si era schierata con l'Austria anche la Russia, subito seguita dalla Polonia (che sta preparandosi a suicidarsi) e la Svezia.  Già a febbraio, formalmente la Russia e l'Impero avevano firmato un patto di reciproco aiuto e si impegnarono a non apporre la propria firma in nessuna pace separata con i prussiani.

Formalmente era stata posta a Versailles, anche la firma  in maggio sul patto fra Russia e Francia, compreso il trattato (erano dunque ottimisti a Parigi, vendevano la "pelle dell'orso" prima di abbatterlo) di una futura spartizione dei territori prussiani.

A fine anno, dopo Rosbach, tutti gli ottimismi erano già scomparsi, e la guerra non era poi così tanto facile da vincere e tanto meno -molti lo capirono- non sarebbe stata a breve termine. Cioè un'altra sciagurata avventura.


*** INGHILTERRA - Si costruisce il primo impianto per fabbricare il CEMENTO.

*** A Lucca viene data alle stampe L'ENCYCLOPEDIE (di Diderot ), la Chiesa polemizza, la mette all’"INDICE"; vi resterà fino alla ultima edizione del 1939- curato dal Cardin. Figini.)

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