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E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1762

 *** LA MORTE DELLA ZARINA ELISABETTA
*** PACE DI FONTAINEBLEAU
(fine guerra 7 anni)
*** CATERINA II LA GRANDE SUL TRONO RUSSO
( biografia di CATERINA )
*** JEAN JAQUES ROUSSEAU "Contratto sociale"
"Uomini liberi e schiavi"


*** GUERRA DEI 7 ANNI - Se  confusione e  mancanza di iniziative c'erano sul continente (anzi l'unico ad avere iniziative è Federico pur essendo dentro una trappola), in Inghilterra dopo l'ascesa al trono di re Giorgio III con  il cambiamento del corso della linea politica tenuta fino ad ora, non è che le decisioni sono meno confusionarie. Invece di aiutare Federico che nonostante tutto ha delle buone carte ancora da giocare, l'Inghilterra si è disimpegnata in Prussia, e ha dichiarato il 2 GENNAIO guerra alla Spagna.
Come vogliono i tories, l'Inghilterra si disinteressa della situazione europea, e punta tutto sulla Spagna, per annientarla per poi prendersi le ultime colonie spagnole a Cuba, a Manila, nelle Filippine. Il Portogallo si dichiara neutrale, ma poi offre i porti agli inglesi. Per la violazione ai patti, gli spagnoli reagiscono aggredendolo, ma a questo punto correndo in loro aiuto gli inglesi palesemente appoggiano militarmente i neutrali portoghesi. Ovviamente non è che i francesi -che hanno coinvolto la Spagna nella "loro" guerra- si sono mossi per aiutare gli spagnoli, questi se la devono sbrigare da soli.

Il groviglio delle alleanze è diventato così ancora più complicato e difficile per i malumori che tutti alleati ex nemici ora amici e nemici ex amici ora alleati, hanno sui vari fronti. Un vero coordinatore manca sia in uno schieramento che nell'altro. Anche perchè nelle varie ambasciate e nelle varie corti, tutti si muovono con cautela, tutti diffidano del proprio alleato. Gli ambigui faccendieri conoscono bene gli altri faccendieri. Ma ecco la svolta!

Il 5 GENNAIO su tutti i campi di battaglia giunge la notizia della morte della zarina  ELISABETTA di Russia; che era un po' il pilastro e la forza motrice che sosteneva la coalizione antiprussiana. Questo era già qualcosa per far cessare almeno le ostilità. Ma intervenne un altro fattore: l'amicizia.

Rapporti di amicizia del nuovo zar con Federico II, l'assediato.  Perchè alla morte dell'imperatrice, salì sul trono PIETRO III, di origine tedesca, che non solo non si fidava dell'alleata Austria e detestava la Francia, ma aveva una fanatica ammirazione per il suo nemico: per Federico, con il quale fu felicissimo di incontrarlo a San Pietroburgo e di firmare la pace il 5 MAGGIO, restituendogli tutti i territori occupati dai russi. 
Il 22 MAGGIO viene firmata anche la pace di Amburgo tra Prussia e Svezia.
 Il 16 GIUGNO Pietro III,  mette perfino a disposizione di Federico alcuni reparti dell'esercito russo. 

Federico non perde tempo, disimpegnandosi a est, ne approfitta e si porta nella contesa Slesia; in LUGLIO affronta gli Austriaci nella battaglia di Burkersdorf sconfiggendoli. Poi si porta  in Sassonia e in OTTOBRE nella battaglia di  Freiberg coglie un altro successo sulle forze imperiali.
In NOVEMBRE Prussia, Sassonia e Impero Austriaco firmano l'armistizio a Huberttusburg. Le ostilità nel nord est europeo terminano.
Viene ristabilito lo status quo ante, lasciando la Slesia a Federico II.

Nello stesso NOVEMBRE a Fontainebleau, Francia, Spagna e Inghilterra firmano i preliminare di pace e concertano le spartizioni. L'Inghilterra fa la parte del leone; ottiene il Canadà, il Senegal in Africa, Minorca nelle Baleari, Cap Breton, Tobago e altre isole delle Indie occidentali, tutti ex possedimenti francesi. La Spagna torna a Cuba e nelle Filippine, scambia la Florida con la Luisiana francese. La Francia si deve accontentare di Martinica, Guadalupe, e alcuni porti in India.
Sette anni di guerra, 50.000 morti, 350 milioni di franchi spesi, quasi mezzo continente e colonie perse, sono il risultato del "rovesciamento delle alleanze". 

Alleanze che come vedremo nei prossimi anni, saranno nuovamente rovesciate.
Ma già quest'anno c'è una svolta, un altro cambiamento di direzione della politica dentro una grande potenza. Ed è già avvenuto prima ancora delle firme dei due trattati di pace.

A gennaio come abbiamo già letto, morta la zarina Elisabetta II, era salito sul trono Pietro III. Lui si era sposato nel '45 con Sofia Amalia Federica (tedesca come la madre di Pietro) nata a Stettino il 2 maggio del 1729, dal principe Cristiano Augusto di Anhalt Zerbst e da Giovanna di Holstein-Gottorp. Convertendosi perfino all'ortodossia russa, assunse così il nome di Ekaterina Alekseevna. (la futura CATERINA II (poi la GRANDE). L'unione non fu felice e probabilmente non fu mai consumata. Pietro oltre ad essere brutto, col volto devastato dal vaiolo, era maniaco brutale e quasi certamente impotente, e inoltre cominciò a mostrare un'inspiegabile avversione per la moglie. La trascurava e si circondava pubblicamente di donne di ogni sorta, volgari e poco avvenenti, umiliandola ogni volta che gli si presentava l'occasione propizia.

Caterina non si perse d'animo, trovò il modo per colmare il vuoto che le si era creato intorno. Si dedicò intensamente alla cultura, lesse Voltaire, Montesquieu, Machiavelli; ma gli annali di Tacito destarono in lei più interesse delle altre letture, perchè le rivelarono una realtà nuova, quella della Roma imperiale intrisa di congiure e tradimenti, dove i deboli venivano eliminati mentre i forti riuscivano a sopravvivere: aveva imparato una grande verità e il contenuto di quel libro appariva, alla sua mente acuta, come un monito.

Pietro a gennaio era stato ben felice di prendere il posto di Elisabetta, aveva trascorso troppi anni sotto il dispotismo della zia. Appena salito sul trono oltre fare quanto abbiamo visto sopra (magnanimità con Federico, quindi la pace) incominciò a tiranneggiare tutti quelli che gli capitavano a tiro, compresa la moglie, della quale aveva intenzione di liberarsi, ripudiandola. Gli eventi dunque stavano precipitando e Caterina capì che era il momento di agire, la Russia in un momento che era critico per tutti, non poteva essere governata da quell'incapace. Approfittando del malcontento che serpeggiava nella Guardia e nei circoli di corte, ma anche per le idee filo-prussiane che Pietro ostentava, Caterina capeggiò la congiura dell'estate, e con l'aiuto dei fratelli Orlov e altri, detronizzò il consorte. Questi fu imprigionato e morì strangolato in carcere. Non si può credere che sia stata lei la mandante dell'assassinio, ma certamente non impedì che ciò avvenisse, né punì i colpevoli.
Il 22 SETTEBRE Caterina fu incoronata imperatrice, a Mosca: ormai era lei la padrona assoluta del campo. E la Russia tornò subito ad essere quella di Pietro il Grande.
Caterina II mirò subito ad aggiungere al suo nome "la Grande";  ad ampliare i già vasti  confini dell'impero, a sfruttare preziose alleanze con altri stati, come la Prussia e l'Austria ed escludendo  quelli che non le potevano servire: Inghilterra e Svezia.
A dispetto di ogni merito o demerito che le si voglia attribuire, resta una figura incisiva ed emblematica della storia, che visse con grande disinvoltura le contraddizioni scaturite dal suo essere imperatrice e le simpatie per il "secolo dei lumi". 
(UNA SUA PIU' DETTAGLIATA  BIOGRAFIA QUI)

*** In America settentrionali, i soldati inglesi proseguendo la loro offensiva sulle colonie, dopo aver vinto e occupate quelle francesi in Canadà, attaccano quelle spagnole, portoghesi e olandesi.

JEAN JAQUES ROUSSEAU

*** JEAN JACQUES  ROUSSEAU scrive e pubblica "Il Contratto sociale", Amsterdam, Rey, 1762.
L''opera politica di  Rousseau più famosa del Settecento basata
sull'individualismo e sulla concezione della volontà generale del popolo. In questo documento Rousseau espone e nel contempo sostiene la tesi della democrazia diretta contro la pratica della democrazia parlamentare in uso in Inghilterra. 
Fu uno dei più importanti (e vietati) libri del '700. Il più "democratico" e antimonarchico tra tutti gli scritti del '700. 
Finì subito all'Indice dei Libri Proibiti, come opera empia: che citandola  scrive: "...vi è risancita la dottrina della religione puramente naturale insieme all'umanitarismo e alla campagna contro gli abusi della società. La dottrina del Patto Sociale arbitraria affatto, si oppone direttamente alla dottina cristiana che sancisce il retto diritto naturale, il principio d'autorità derivante non dall'uomo , ma da Dio, l'ordine sociale, la legge naturale, la proprietà privata, la naturale disuguaglianza degli uomini, la carità. Teorico perciò della sovranità popolare, delle basi scientifiche, o meglio storiche, del potere, sul presupposto della bontà della natura e della collettività degli individui, etica in se stessa, diventata contrattualmente legale."

Contemporaneamente Rosseau pubblica L’Emilio; che dá inizio alla corrente del naturalismo pedagogico che invade l’Europa moderna tramite i sovrani più illuminati (fra questi, FedericoII, Maria Teresa d'Austria, in seguito la zarina Caterina II). Ma anche questa finisce all'Indice:  "...quello di Rousseau è un sistema basato sul principio che "tutto ciò che procede dall'Autore delle cose è bene; ma tutto degenera nelle mani dell'uomo"; distingue perciò l'uomo naturale dall'uomo civile, e anche nel bambino naturale si foggia una progressione di coscienza, per piani staccati, scindendo l'unità di spitito. A parte buoni rilievim a parte l'utilità di un maggior accostamento, nell'educazione, all'ordine della natura, il sistema di Rousseau appare per troppi capi falso; ereticale poi è la professione di una religione puramente naturale." 

Secondo Rousseau l'uomo è nato libero ma è anche in catene e i  molti che si ritengono padroni di altri  in realtà sono più schiavi di questi. 

(Più tardi scriverà Nietzsche """.... Sono tutti soltanto degli schiavi i quali per una eterna necessità, non lavorano affatto per sè. Mai vi furono schiavi senza padroni. In un secolo venturo si avrà senz'altro lo sguardo educato a questo spettacolo che oggi appare indiscernibile. Ma ricordate questo enorme sforzo, questo sudore, questa polvere, questo strepito di lavoro della civiltà sono al servizio esclusivamente di coloro che sanno utilizzare tutto ciò senza partecipare al lavoro,  appartengono a loro stessi, mentre gli altri devono essere esclusivamente degli accessori adibiti al loro superfluo. Anche i dirigenti, i funzionari, gli impiegati, i commercianti, gli artigiani, gli stessi imprenditori, nelle loro mansioni, lavorano senza saperlo per questi padroni occulti, dunque per la casta contemplativa che forma continuamente i "valori"  e il senso della vita  degli schiavi verso una totale pianificazione a gestione planetaria" (Nietzsche, Frammenti del periodo della Gaia scienza" , - Sils Maria, 1881-1882)

Rousseau afferma pure che non riesce a spiegarsi il perchè di tutto ciò, ma ritiene di avere la risposta a questo problema. Sostiene infatti che è bene che un popolo, costretto ad obbedire, obbedisca, ma è ancor meglio che questo, non appena ne abbia la possibilità, recuperi la sua libertà con lo stesso diritto con cui gli è stata tolta.

 Secondo il pensiero di Rousseau l'ordine sociale non viene dalla natura,  ma è fondato su delle convenzioni. Il problema politico è per Rousseau quello di trovare una forma di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascuno e per la quale ciascuno, unendosi con tutti, non ubbidisca che a se stesso.....Ciò è raggiungibile mediante un contratto (un "patto") con il quale ciascun individuo affida i suoi diritti al corpo politico, espressione della volontà generale.

 Lo Stato, da quanto afferma Rousseau, è prossimo alla rovina non appena cessa l'interesse del cittadino per il servizio verso la comunità. Rousseau combatte con fermezza contro la pigrizia e il denaro affermando per esempio che se bisogna andare a combattere, alcuni cittadini pagano delle truppe e rimangono a casa.....date denaro e ben presto avrete catene. Il filosofo afferma ancora che la parola finanza, che è una parola da schiavo, non esiste in uno stato autentico perchè i cittadini fanno tutto da soli senza l'aiuto del denaro. In uno Stato ben governato tutti vogliono recarsi alle assemblee. Legge dello stato è la volontà generale che mira al benessere comune e che non va quindi confusa con la volontà di tutti che altro non è se non la mera somma delle particolari e perciò egoiste volontà dei singoli. Forma ideale dello Stato costituitosi sulla base della volontà generale, secondo Rousseau, è la repubblica democratica, alla cui futura realizzazione l'umanità deve continuamente tendere attuandola progressivamente.

I deputati del popolo non sono nè possono essere suoi rappresentanti; ogni  legge che non sia stata ratificata direttamente dal popolo è nulla cioè non è una legge. Alla domanda " La libertà si mantiene soltanto con l'appoggio della schiavitù?" Rousseau risponde che tutto ciò che non è nella natura ha i suoi inconvenienti. Ci sono condizioni in cui non si può conservare la propria libertà se non a spese di quella altrui e il cittadino non può essere perfettamente libero se lo schiavo non è estremamente schiavo. Comunque sia, nel momento in cui un popolo si dà dei rappresentanti non è più libero"

Da Il contratto sociale (1762) di Jean-Jacques Rousseau , riportiamo, oltre ad un passo iniziale, il capitolo XV del libro III, intitolato "Dei deputati o rappresentanti", in cui Rousseau sostiene la tesi della democrazia diretta contro la pratica della democrazia parlamentare e o rappresentativa in uso in Inghilterra. 

Uomini liberi e schiavi

" L'uomo è nato libero, e dovunque è in catene. C'è chi si crede padrone di altri, ma è più schiavo di loro. Come è avvenuto questo cambiamento? Lo ignoro. Che cosa può renderlo legittimo? Ritengo di poter risolvere questo problema. Se non considerassi che la forza e l'effetto che ne deriva, direi: "Finché un popolo è costretto ad obbedire ed obbedisce, fa bene; non appena può scuotere il gioco e lo scuote, fa ancor meglio: perché, recuperando la sua libertà con lo stesso diritto con cui gli è stata tolta, o è giusto che egli la riprenda, o non era nemmeno giusto che altri gliela togliesse". Ma l'ordine sociale è un diritto sacro che serve di base a tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non viene dalla natura, è dunque fondato su delle convenzioni. Si tratta di sapere quali siano. Ma prima di arrivare a ciò, devo dimostrare quanto ho ora affermato [ ... ]. Prima di tutti Aristotele aveva detto che gli uomini non sono uguali per natura, ma che gli uni nascono per essere schiavi, e gli altri per comandare. Aristotele aveva ragione, ma prendeva l'effetto per la causa. Ogni uomo nato in schiavitù nasce per la schiavitù; nulla di più certo. Gli schiavi perdono tutto nelle loro catene, persino il desiderio di liberarsene; essi amano la loro servitù come i compagni di Uisse amavano il loro abbrutimento. Se vi sono dunque degli schiavi per natura, è perché vi sono stati degli schiavi contro natura. La forza ha fatto i primi schiavi, la loro viltà li ha perpetuati...."

dei deputati o dei rappresentanti

 Non appena il servizio a favore della comunità cessa di essere l'interesse primo dei cittadini, ed essi preferiscono servire con la loro borsa anzichè con la loro persona, lo Stato è già prossimo alla rovina. Se bisogna andare a combattere bagano delle truppe e restano a casa; se bisogna andare al consiglio, nominano dei deputati e restano a casa. A forza di pigrizia e di denaro essi hanno infine soldati per asservire la patria e rappresentanti per venderla. Sono le preoccupazioni del commercio e delle arti, è l'avido interesse del guadagno, è la mollezza e l'amore delle comodità a cambiare in denaro i servizi personali. Si cede una parte del proprio guadagno per poterlo aumentare più comodamente. Date denaro e ben presto avrete catene. La parola finanza è una parola da schiavo, e nel vero Stato è sconosciuta. In un paese veramente libero i cittadini fanno tutto con le loro braccia, e niente con il denaro; nonché pagare per esentarsi dai loro doveri, essi pagherebbero per adempierli da se stessi. Io sono ben lontano dalle idee correnti; io credo le corvées meno contrarie alla libertà che le tasse. Quanto meglio lo Stato è costituito, tanto più gli affari pubblici prevalgono su quelli privati nello spirito dei cittadini. Vi sono anzi molto meno affari privati, perché una volta che la somma della felicità comune costituisce la parte più considerevole della felicità di ciascun individuo, a costui ne rimane meno da cercare nell'ambito delle sue attività particolari. In uno Stato ben governato ciascuno corre alle assemblee; sotto un cattivo governo nessuno vuol fare un passo per recarvisi, perché nessuno prende interesse a quello che vi si fa, perché si prevede che la volontà generale non vi predominerà, e perché infine le cure domestiche assorbono completamente.
Le buone leggi ne fanno fare dei migliori, le cattive ne portano di peggiori. Non appena qualcuno dice della cosa pubblica: "Che me ne importa?" lo Stato deve considerarsi perduto. L' intiepidimento dell'amor di patria, l'attività dell'interesse privato, l'immensa estensione degli Stati, le conquiste, l'abuso del governo, hanno fatto escogitare l'espediente dei deputati o rappresentanti del popolo nelle assemblee della nazione. E' ciò che in certi paesi si osa chiamare il terzo stato. Così l'interesse particolare di due ordini è messo al primo e al secondo posto; l'interesse pubblico non è che al terzo.

La sovranità non può essere rappresentata, per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è quella stessa, o è un'altra; non c'è via di mezzo. I deputati del popolo non sono dunque né possono essere suoi rappresentanti; non sono che i suoi commissari: non possono concludere nulla in modo definitivo. Ogni legge che non sia stata ratificata direttamente dal popolo è nulla; non è una legge. Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l'elezione dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso diventa schiavo, non è più niente. Nei brevi momenti della sua libertà, l'uso che ne fa merita di fargliela perdere. L'idea dei rappresentanti è moderna: essa ci deriva dal governo feudale, da questo iniquo e assurdo governo, nel quale la specie umana è degradata e il nome di uomo è disonorato. Nelle antiche repubbliche ed anche nelle monarchie, mai il popolo ebbe rappresentanti; questa parola non si conosceva.

E' molto singolare che a Roma, dove i tribuni erano così sacri, non si sia neanche immaginato che essi potessero usurpare le funzioni del popolo, e che in mezzo ad una così grande moltitudine essi non abbiano mai tentato di far passare di testa loro un solo plebiscito [ ... ]. Presso i Greci, tutto quello che il popolo doveva fare lo faceva da sé; esso era continuamente adunato nella piazza. Abitava in un clima dolce; non era avido; gli schiavi facevano i suoi lavori; il suo grande problema era la sua libertà. Non avendo più gli stessi vantaggi, come conservare gli stessi diritti? I vostri climi più rigidi creano più bisogni: per sei mesi dell'anno non è possibile trattenersi sulla pubblica piazza; le vostre lingue sorde non possono farsi udire all'aria aperta; vi occupate più dei vostro guadagno che della vostra libertà, e temete molto meno la schiavitù che la miseria.

Come? La libertà si mantiene soltanto con l'appoggio della schiavitù? Può darsi. I due estremi si toccano. Tutto ciò che non è nella natura ha i suoi inconvenienti, e la società civile più di tutto il resto. Vi sono certe condizioni disgraziate in cui non si può conservare la propria libertà se non a spese di quella altrui, e il cittadino non può essere perfettamente libero se lo schiavo non sia estremamente schiavo. Tale era la condizione di Sparta. Quanto a voi, popoli moderni, non avete schiavi, ma lo siete voi stessi; voi pagate la loro libertà con la vostra. Avete un bel vantare questa preferenza; trovo in voi più vigliaccheria che umanità. Non intendo dire affatto con tutto ciò che occorra avere schiavi, né che il diritto di schiavitù sia legittimo, poiché ho dimostrato il contrario: dico soltanto le ragioni per cui i popoli moderni che si credono liberi hanno rappresentanti e i popoli antichi non ne avevano.

Comunque sia, nel momento in cui un popolo si dà dei rappresentanti, non è più libero; esso non esiste più. Considerata attentamente ogni cosa, non vedo ormai come sia possibile al corpo sovrano conservare da noi l'esercizio dei suoi diritti, se lo Stato non è molto piccolo. Ma se è molto piccolo, non sarà soggiogato? No. Farò vedere più avanti come si possa riunire la potenza esterna di un grande popolo con la semplice costituzione politica e il buon ordine di un piccolo Stato.(Rousseau, da Il contratto sociale)

vedi anche    ROUSSEAU - CONTRATTO SOCIALE 

*** FRANCIA - E' di questo periodo la pubblicazione del Testamento de Jean Meslier, riscoperto da Voltaire. (vi rimandiamo QUEL RIVOLUZIONARIO PRETE.
Voltaire ne fa una bandiera, anche se proprio rivoluzionario Voltaire non era. Lui al patibolo non ci avrebbe mandato nessuno, e tanto meno il monarca.

*** A Parigi, o meglio a Versailles, nonostante la crisi, si fanno spese pazze. A parte la sistemazione di Place de la Concorde e la Scuola Militare, l'architetto ANGE JAQUES GABRIEL inizia grandi lavori al Petit Trianon della reggia.
Nella reggia stessa Luigi XV modifica l'architettura interna, fa moltiplicare gli appartamenti per il re e la regina, fa costruire alloggi pittoreschi, mezzanini, scale, giardini pensili, i vari  "nidi di topo" che Luigi usa per i vari hobby; a fare marmellate, a distillare liquori, ad allevare colombi, per conservare i "suoi" libri, le conchiglie.  E negli intervalli lavora nel fare "pulizia".  I mobili del Re Sole vengono distrutti o relegati in soffitta. Non esisteva ancora l'antiquariato dei mobili a Parigi, e i mobili antichi erano i mobili "vecchi", si buttavano via.  Nasce così lo stile Luigi XV, nei mobili, nelle pareti, negli oggetti d'arte. Nelle decorazioni si scatena la fantasia dei falegnami, scultori, doratori e pittori. E l'era della rocaille,  che verrà definita fuori di Francia, il rococò, come termine però peggiorativo.

Anche Luigi XV spende un patrimonio per Versailles, e dicono che per modificarne l'architettura interna abbia speso somme enormi, pari a quelle spese da Luigi XIV per costruirlo.
Si fa ricavare mezzanini, piccoli appartamenti dove il re dà le sue festicciole, non disdegnando di preparare egli  stesso i cibi, in una attrezzatissima cucina; dove da prova di una immaginazione e di una perizia che non sempre dimostra nella guida degli affari di Stato.

E se Luigi XIV era elegante, lui il libertino Luigi XV è raffinato; il lussuoso bagno che il primo aveva installato a Versailles, usandolo - pare - una sola volta, il secondo non solo lo usa quotidianamente ma vi mette la stessa raffinatezza che l'altro metteva nei suoi migliori salotti.

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