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vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1763

*** IL TRATTATO DI PARIGI - fine della guerra dei 7 anni
*** A COSA SERVI' QUESTA GUERRA? A NULLA!
*** FEDERICO II DI PRUSSIA: DOMINA
*** LA FRANCIA TENTA DI SALVARSI CON....
 "LA FISIOCRAZIA"


 IL 10-FEBBRAIO, a Parigi si firma la definitiva "Pace Europea" tra Spagna, Francia, Inghilterra .  Pochi giorni dopo segue  quella di Hubertusburg tra Austria e Prussia.
Sette anni di guerra e distruzione che non hanno portato a nessun vero cambiamento e mutamento territoriale.
A guadagnarci più di tutti e l'Inghilterra che senza nemmeno partecipare alla guerra- salvo l'impegno di alcune flotte in sporadiche battaglie navali- con le acquisizioni delle colonie si avvicina al culmine della sua potenza mondiale. I territori dove domina sovrana  sono pari a 30 volte la superficie della sua isola. I suoi mercantili percorrono in lungo e in largo tutti gli oceani con i più svariati prodotti  nazionali dei grandi monopoli nell'andata, con le più svariate mercanzie e materie prime nel ritorno.

Tutto questa "grazia di Dio" a beneficio dell'Isola che ha dato (per qualche tempo) qualche sterlina alla Prussia,  mentre la rovinosa guerra sul continente europeo è terminata  fra i belligeranti con un sostanziale ritorno allo status quo ante, ma con un costo umano ed economico molto alto.
Una guerra per alcuni fatta per nulla, per altri ha sancito il definitivo dominio coloniale, per altri ancora ha rappresentato la rovina, per la Russia un nuovo consolidamento della sua politica (soprattutto ora che inizia con Caterina II), ed infine la pace ha convalidato  solo l'esistenza di una quinta potenza europea, la Prussia.

Insomma gli alleati non sono riusciti a far tornare il Re di Prussia praticamente al rango di elettore di Brandeburgo. Anzi Maria Teresa dal Prussiano Federico ottiene solo la promessa di voto come elettore per l'elezione del figlio Giuseppe II a imperatore.
Nasce così quel dualismo crescente tra l'Austria, che non è più la potenza egemone incontrastata sul suolo germanico, e la Prussia di Federico II il Grande; un sovrano che sta assumendo un carisma ed un fascino che vanno al di là dei confini prussiani e lo faranno diventare un simbolo del sentimento nazionale tedesco.
Proprio quest'anno, Federico II, con il suo "dispotismo illuminato", istituisce l'istruzione elementare obbligatoria, anche per i contadini, dai 5 ai 13 anni, su tutto quello Stato che sta costruendo e che per i prossimi 23 anni sarà il suo nuovo "campo di battaglia", apportandovi le riforme più significative d'Europa.


Uno storico del tempo - che non aveva ancora visto i suoi risultati- così ce lo descrive: "Federico è pieno di pretese per ogni sorta di superiorità. Si crede abile ministro quanto grande generale. Operoso e impetuoso egli decide sempre da solo e spesso di punto in bianco. I generali d'armata non sono altro che aiutanti di campo, i ministri dei commessi, gli addetti alle finanze operai addetti alla riscossione di tributi, i Principi tedeschi degli impiegati. E i militari in tempo di pace anch'essi devono dare il loro contributo ai lavori agricoli o a quelli  industriali e devono anch'essi come gli altri sottoporsi ai controlli; nulla deve essere lasciato alla -spesso sconsiderata- iniziativa privata che opera solo nel suo egoistico interesse. Solo così il popolo non patirà mai la fame, non sarà mai tormentato dallo spettro della miseria, non andrà mai in rovina, e le casse  dello Stato - se non si spreca e non ci sono ladri-  potranno rimanere  sempre piene.  E chi non condivideva questi suoi punti di vista,  si insospettiva e per evitare i dubbi se era sincero o meno, preferiva sbarazzarsene subito".

Quando in questi anni gli altri Stati soprattutto asbugici cacciarono i gesuiti, Federico che ne conosceva la colta preparazione ed esperienza  nell'istruzione, ne approfittò per procacciarsi -invitandoli in Prussia- ottimi professori a basso costo; cioè quelli che più nessuno voleva, procurandosi  il meglio nelle sue scuole e anche a poco prezzo, conducendo così in Europa, la prima vera grande lotta all'analfabetismo, che di lì a pochi anni diede successivamente poi un grande impulso all'istruzione di grado superiore. Quando morì Federico, la Prussia aveva il 90 per cento della popolazione alfabetizzata, l'Inghilterra ci arrivò 125 anni dopo, nel 1900; l'Italia e la Francia e perfino gli USA, dopo 180 anni, solo nel 1950-60.
In tutta la storia, nessun uomo al mondo nella sua vita è riuscito a tanto; ad alfabetizzare in pochissimo tempo un intero popolo.

Questo profondo mutamento avvenuto in pochi anni, nel nuovo panorama politico europeo, crearono le basi della futura potenza tedesca, quella che avrebbe di lì a un secolo, scalzato dal suo territorio  l'autorità austriaca, raccogliendo in un unico grande stato tutti i piccoli stati tedeschi. 

 Tutto questo mentre in Francia aumentano le critiche all'Ancien Regime per tanti motivi validi: per il fatale rovesciamento delle alleanze; per non aver vinto una guerra che a Rosbach sembrava ormai già vinta; per aver perso le colonie; per aver indebitato la Francia; per il lassismo dei suoi incapaci governanti; per aver perso i commerci europei; ma soprattutto per non essere capace ad applicare quelle teorie mercantilistiche che nella stessa Francia nascono, si elaborano, e in alcune regioni si applicano con notevoli risultati, come quelli che sta applicando il geniale intendente Turgot in piccolo, a Limoges, e che sono già non solo una teoria economica, ma una "teoria del progresso" piuttosto pragmatica. Proprio per questi risultati Turgot fu chiamato da Luigi XVI a Parigi prima a fare il segretario di Stato della marina, poi lo nominò segretario generale delle finanze del regno. 

Turgot improntò tutto il suo programma politico a un graduale riformismo economico. Con una visione non solo tipicamente economica e politica; ma anche straordinariamente filosofica e tuttavia erano assenti certi concetti utopistici o astratti.  Le sue rappresentazioni mentali si concretizzavano nel suo lavoro.
Per questo fu inviso ai grandi finanzieri e ai privilegiati, soprattutto quando propose l'abolizione della fermè general (Fermiers generaux), fu costretto a dimettersi. La Francia fin dal 1681 era stata messa in mano agli appaltatori che riscuotevano le imposte in regime di monopolio. Dovevano cambiare ogni 6 anni, ma col tempo e il lassismo i fermier rimasero sempre gli stessi, creando così un gruppo estremamente influente dell'alta finanza. Ci volle la Rivoluzione per rimuoverli o per tagliargli la testa. Turgot non poteva farlo solo con delle leggi e delle proposte, soprattutto dovendo farle queste proposte in un assemblea dove erano presenti proprio questi privilegiati e i mantenuti nobili della corte. Un po' meno Luigi XV, e anche lo stesso Luigi XVI che odiavano questi "pescecani" della finanza pubblica, ma entrambi erano troppo deboli per intervenire. I  fermier erano capaci di ritardare anche di anni i versamenti, e impunemente facevano prestiti ad alti interessi allo Stato con gli stessi soldi che dovevano invece allo Stato versare. 

LA FISIOCRAZIA

Quest'anno, finita la guerra, in Francia  si seguono invece le teorie fisiocratiche; viene liberalizzato il commercio interno dei grani; una specie di autarchia nazionale (Subito l'anno dopo imitata dalla Spagna). Poteva andar bene se non si abbatteva una carestia, una siccità, un cattivo raccolto, ma in caso di queste calamità i prezzi raddoppiavano, oppure in caso di calmiere i produttori andavano a vendere il loro prodotto alle province "estere" che pagavano di più. Procurando così il "doppio danno": a)carenza di derrate alimentari per le calamità;  b)carenza delle stesse per la speculazione. Questa liberalizzazione, nel 1776 fu abolita dopo appena due anni perchè proprio un raccolto disastroso in alcune regioni, provocò il doppio danno.  Saltò la valvola della grande pentola a pressione del regime vincolistico che premeva e condannava la teoria liberista perchè faceva comodo. Accadde questo: che chi aveva avuto danni si trovò a pagare caro il prodotto importato, mentre chi non aveva avuto danni speculando lo forniva, ma ad alto costo; con questo risultato che anche le province che non avevano avuto danni non solo pagava caro il prodotto, ma veniva a trovarsi di averne meno di quelli che erano stati danneggiati. Del resto come poteva giustificare l'alto prezzo, il produttore di una regione non danneggiata se questa aveva avuto un raccolto abbondante?  quindi preferiva andarlo a vendere altrove, in certi casi a prezzi raddoppiati.

Con questa dottrina economica -quale era la FISIOCRAZIA- che si sta affermando in Francia in questi anni (diffondendosi pure presso quegli stati che insieme con la Francia per un altro secolo perderanno il treno della storia, insistendo come in Italia in una civiltà tipicamente contadina) i suoi seguaci si opponevano al mercantilismo che individuava nel commercio internazionale la fonte della ricchezza dello stato (Come in Inghilterra). Per i fisiocratici , invece, la fonte era la terra, dal momento che essa era l'unico  fattore di produzione in grado di generare  valori aggiunti. Affermavano che solo la terra era capace di fornire un prodotto netto, un surplus rispetto agli investimenti apportati (sempre restii a farli però, tanto c'era la gleba disponibile in abbondanza. Ndr.). Solo l'agricoltura , era quindi in grado di produrre, mentre l'artigianato e la manifattura trasformavano soltanto.

Per i fisiocratici solo la classe agricola era produttiva. Mentre artigiani, commercianti, industriali e liberi professionisti, costituivano la classe "sterile".

I fisiocratici erano quindi favorevoli al libero commercio (purtroppo solo dentro i loro confini, dentro i propri "cortlii") dei prodotti agricoli e particolarmente interessati allo sviluppo intenso dell'agricoltura. Era insomma la continuazione di una mentalità arcaica, quando proprio in Inghilterra si erano liberalizzate le importazioni di grano per dedicarsi meglio al mercantilismo e all'industria, nonostante l'alto costo degli investimenti, che in breve tempo generarono (e generano ancora) altissimi valori aggiunti.

Nella fisiocrazia c'era una parte buona (il liberismo, il vero libero mercato) e una parte cattiva (il voler circoscrivere la libertà dei commerci solo all'interno del proprio stato) che provocava il doppio danno.
Anche in Italia la dottrina fisiocratica convinse i proprietari terrieri, ma rimasero chiusi (barricati) dentro i loro "stati fazzoletto", "libero mercato" (in effetti era un'autarchia), ma solo dentro i propri "cortili".
Ci vollero altri cento e più anni (all'Unità) prima che il Piemonte, la Toscana, gli stati Pontifici e altri abbattessero i muri doganali dei vari "cortili". E questo non era liberismo, ma gretto protezionismo. Il Piemonte aveva innalzato una vera e propria fortezza attorno al suo "cortile" all'export-import.
Quando venne la peronospera che distrusse il 50% della produzione vinicola (una delle sue più importanti risorse) non volle nemmeno importare gli anticrittogamici, i solfati, ma preferì fare le processioni di santi e madonne; nel frattempo i parassiti che non erano diavoli da cacciare  ma solo parassiti da combattere, distruggevano le viti.
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*** POLONIA - Nel concludere la panoramica di questo importante anno, di pacificazione, di spartizioni e di nuove potenze venute con la guerra dei sette anni, alla ribalta, e che condizioneranno non poco la politica dei prossimi decenni, un accenno anche alla Polonia.
Nel corso dell'anno muore Federico Augusto III che oltre che essere elettore della Sassonia era anche il contestato re Polacco (origine di tanti guai). Iniziano subito (un'altra volta) una serie di lotte interne  per la successione.
Vi rimandiamo all'inizio del prossimo anno, quando salirà sul trono il nuovo re, che appoggiato dalla zarina  Caterina II, governerà per 31 anni. Ma non potrà evitare (o forse contribuirà lui stesso) lo smembramento dello stato polacco. A quella Finis poloniae che accenneremo il prossimo anno.

*** VOLTAIRE pubblica  il Trattato sulla tolleranza. Il filosofo prende posizione  contro l'intolleranza e i fanatismo religioso. L'uomo del resto è celebre soprattutto per la sua filosofia religiosa o più precisamente irreligiosa. Nessuna delle sue opere è assente dall'Indice dei libri proibiti.
Addirittura dal suo nome se n'è tratto un sostantivo: volterianesimo che i dizionari definiscono: "atteggiamento di incredulità beffarda a riguardo delle religioni". Tuttavia se Voltaire si fece beffe delle superstizioni, delle religioni stabilite, i problemi religiosi lo preoccupavano tanto che vi consacrò gran parte della sua opera.

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