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vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1774

*** MUORE LUIGI XV - LUIGI XVI SUL TRONO
*** LA INUTILE NOMINA DI TURGOT


*** Muore LUIGI XV, gli succede sul trono, il marito di Maria Antonietta, LUIGI XVI
.
 Tra i suoi primi atti, nonostante la sua giovane età, e senza avere accanto dei "giganti", il re licenzia l'ambiguo Maupeou  e conferisce al Ministro TURGOT l'incarico di risanare le disastrate finanze dello Stato.

ANNE ROBERT JACQUES TURGOT, barone di LAULNE (1727-1781). Era un noto uomo di stato ed economista di notevole levatura, oltre che filosofo. 
Molti lo ricordano solo come grande economista e politico e pochi come filosofo (alcuni con delle pruderie pari a quelle dei tanti cascamorti  puliscipiedi che bramavano le sue grazie del suo bassoventre, danno più spazio alla Pompadour)  mentre Turgot è il vero inventore della "dottrina del progresso",  e non solo con delle pagine  -tra le più interessanti di tutta la letteratura filosofica settecentesca- (Geymonat nella sua monumentale Storia del pensiero scientifico e filosofico, gli dà lo spazio che si merita) ma con le azioni, cioè l'applicazione delle sue teorie applicate già nel 1761, quando il geniale funzionario, giovanissimo fu nominato intendente a Limoges, dove non teorizzò le sua teoria (oggi detta "teoria del progresso") ma le applicò ottenendo dei grandi risultati, suscitando l'attenzione a Parigi, dove fu chiamato
da Luigi XVI, prima a fare il segretario di Stato della marina, poi lo nominò segretario generale delle finanze del regno. Il giovane re, era ben cosciente del suo valore, ed era anche cosciente che bisognava dare una drastica svolta a tutta la politica economica, e a quella delle finanze dello stato. E per prima cosa bisognava eliminare i parassiti delle finanze dello stato: gli appaltatori che riscuotevano le imposte in regime di monopolio.

Ma l'opera di Turgot, appena iniziata,  prima fu fortemente contrastate da quella casta di rapaci sovrintendenti delle finanze, poi dai perenni parassiti di corte, ed infine pur messo al vertice, fu cacciato dagli aristocratici nel 1776 (da notare che Luigi XVI, per quanto se ne dirà, che era poco intelligente, fu l'unico ad essere d'accordo con le sue idee (visto che gli affidò l'incarico, dopo aver cacciato Moupeou) ma purtroppo con attorno ancora i parassiti, commentò, quando fu costretto a licenziarlo "siamo rimasti solo io e lei a volere il bene della Francia".

Nominato ministro "Controllore Generale delle Finanze", Turgot, subito già il prossimo anno, in ottobre abolisce le dogane interne del commercio dei grani (privilegi di alcuni nobili dal medioevo ancora vigenti) e cerca di stabilire una libertà nel commercio e nell'industria; applica insomma il "liberismo economico", sopprimendo nelle grandi città le corporazioni che soffocavano alcuni settori dell'economia, ed eliminando le strozzature doganali che spesso esistevano anche nei piccoli possedimenti di piccoli nobili  che impedivano (con pesanti pedaggi)  la circolazione delle merci fra grandi territori a maggior vocazione mercantilistica.
E fu Turgot (e non la Rivoluzione, nè Napoleone) con un decreto ad abolire le corvèe feudali e il servaggio.
Ne dimentichiamo che l'economista Adam Smith, fu particolarmente influenzato dalle sue teorie dei quali vennero più tardi adottate in parte da Smith quali basi della propria, nella sua opera  Ricchezza delle nazioni, che sta scrivendo proprio ora e sarà pubblicata fra due anni; nel 1776. Un saggio il suo  che segnò l'inizio della storia dell'economia quale scienza indipendente. il primo serio tentativo nella storia del pensiero economico di separare l'economia politica dalle discipline connesse alla politologia, all'etica e al diritto. Una penetrante analisi dei processi di produzione e distribuzione della ricchezza economica, e dimostra che le fonti principali di ogni reddito, cioè le forme fondamentali nelle quali la ricchezza viene distribuita, sono la rendita, il salario e i profitti. Tesi principale della Ricchezza delle nazioni è che il capitale viene impiegato nel migliore dei modi in condizioni di non interferenza governativa e di libero scambio. Ne riparleremo  nell'anno 1776. 
 
Per risanare le finanze statali Turgot crea l'Imposta Fondiaria Unica. Ma già all'inizio di questa riforma, incontra delle serie opposizioni dentro i ceti privilegiati, la nobiltà e il clero. Sono del resto loro a detenere la maggior parte dei terreni, e quindi ad essere colpiti dalla riforma. Buona parte di loro hanno il diffuso privilegio di non pagare le tasse o pagarne poche, mentre il clero ne è del tutto esente. Ovvio che si oppongono con fermezza a ogni tentativo riformatore.
Ma soprattutto Turgot cerca di riprendere in mano le attività dei sovraintendenti, degli appaltatori, che ormai da quasi un secolo non sono stati più sostituiti, anche se una norma regia di Luigi XIV del 1681(con Colbert alle finanze!)  stabiliva la sostituzione ogni sei anni.


Fu quindi subito inviso ai grandi finanzieri e ai privilegiati. Poi quando propose l'abolizione della fermè general (Fermiers generaux), fu poi costretto a dimettersi. 
La Francia fin dal 1681 era stata messa in mano agli appaltatori.  Da tempo questi erano una vera piaga della Francia, con il lassismo di corte o al massimo attivi solo dentro le alcove delle "madame" di corte protettrici (in cambio queste ricevono castelli e proprietà terriere). 
Una piaga perché  non solo rimasero sempre gli stessi, ma resero ereditaria anche la loro carica; fino a costituire una potente lobby finanziaria, che riscuoteva le imposte in regime di monopolio, e che si prendeva anche il lusso di versare in ritardo di anni all'erario le somme incassate. Anzi con gli stessi denari ricevuti in pagamento facevano prestiti alla corona a tassi di interesse che arrivavano al 30/40%, indebitando così esponenzialmente lo stato; interessi sugli interessi. 
Non meraviglia quindi la vicenda di quei due gioiellieri che consegnarono una collana (vedi la storia nel 1785) da 1.600.000 lire francesi "a credito" (una cifra che era pari a 3500 stipendi annui di un operaio!). Era per alcuni nobili usuale prendere a credito, e i fornitori erano purtroppo costretti a fare debiti se volevano proseguire le attività. Una situazione quindi ambientale, un abituale tran tran.

Estispare queste lobby all'esterno, o i loschi avventurieri e avventuriere all'interno delle corte, non era facile. Dentro c'erano cavalieri e madame serventi meschine, degli ininfluenti anodini, ma c'erano anche quelli che tramavano e istigavano dentro la stessa corte dove "mangiavano" e si "sollazzavano" e alla corte -gli ingrati- dovevano il loro tenore di vita.


In questo periodo il Parlamento di Parigi, era composto da 164 membri, tutti dotati di cospicue rendite, ma tutti (gli ingrati!) particolarmente ostili al re ed in netto contrasto con la Corte in generale, rifiutando sovente la registrazione dei provvedimenti della Corona. L'avidità sempre in crescendo, e facevano ormai quello che volevano!
 Perchè nel discutere i provvedimenti, che di volta in volta qualche Controllore alle Finanze, come Turgot ora, poi  Necker, Calonne, De Brienne ecc,  voleva proporre ed applicare, c'erano proprio "quelli" nel consiglio della corona, o nei Parlamenti. Era insomma un circolo vizioso che mai nessuno sarebbe riuscito a interrompere.
L'ultimo che abbiamo citato, De Brienne, non fu da meno dal comportarsi come quelli che lui voleva tassare. Rimase a far chiacchiere per 18 mesi, poi anche lui costretto ad abbandonare l'incarico, se ne andò, ma prima si fece liquidare con quasi un milione di lire. 

Di Turgot parleremo ancora il prossimo anno. Al suo licenziamento, dopo la grave crisi causata da un disastroso raccolto; i nemici trovarono un pretesto per dare le colpe tutte a Turgot e alle sue teorie del libero commercio. 

Solo un autoritario sovrano con una buona milizia e buoni comandanti ai suoi ordini poteva applicare i metodi drastici. Ma Luigi XVI non era uno di questi, era un brav'uomo, generoso, pio e modesto, perfino operoso in cento mestieri; ma queste erano qualità apprezzabili in un uomo comune, che non doveva esercitare una forte autorità sugli "squali"; a un sovrano occorreva ben altro per governare. Ci voleva un Federico II in questa Francia dove la corte era alla mercè di avventurieri e avventuriere, che da figlie di macellaio, in pochi anni possedevano castelli e proprietà immense; e non certo li ricevevano perchè aiutavano i filosofi, gli enciclopedisti, i poeti e gli artisti. Le loro risorse erano altre. Non cambiamo - con i panegiristi ruffiani- le carte in tavola!!

 Oppure per cambiare bisognava fare una Rivoluzione, quella della nuova borghesia nascente (non parliamo di popolo, questo fu utilizzato da una parte e dall'altra; e con il popolo non ci vuole molto per farlo scendere in piazza, basta un, uno solo, demagogo. Dunque una borghesia  sempre più numerosa, agguerrita, determinata a cambiare la politica, oltre che a eliminare gli abusi e i parassiti privilegi (per costruirsene dei propri). Famiglia reale compresa, che indifferente ai debiti, spendevano e spandevano, mentre lui poverino, il Re, fortemente influenzato dalla moglie Maria Antonietta, donna frivola, passava le ore a fare il falegname, il meccanico, il giardiniere, e perfino a dare consigli a Sanson, il boia, come bisognava fare la lama della ghigliottina: obbliqua, per tagliare meglio. Fu uno dei primi a sperimentarla.

Il 1° aprile 1790 quando fu poi reso di pubblico dominio il "Libro Rosso" con la lista  dei trattamenti di favore elargiti dal re.
Ecco alcune cifre rilevate nel "Libro Rosso": - a favore dei fratelli del re: 28 milioni - doni e gratificazioni a terzi: 6 milioni
- pensioni e trattamenti di favore: 2 milioni - elemosine: 254.000 lire -  acquisizioni, contributi: 21 milioni  - prestiti, anticipi: 15 milioni - interessi finanziari: 6 milioni  (da notare interessi pari al 40% - Ndr.)- contatti con l'estero (altre corti?) e posta: 136 milioni (gli intrallazzi esteri costavano!)
- spese varie: 2 milioni - spese personali del re e della regina: 11,5 milioni
Il totale e' di circa 230 milioni. Il salario ANNUALE di un operaio parigino era di circa 450 lire.
(re e regina spendevano in un anno pari alle paghe annue di 25.555 operai)

Quando NECKER, nel 1781 si dimise dall'incarico, da buon banchiere, svizzero e pragmatico, ebbe l'ardire, tra le altre cose, di criticare, con il suo documento Compte Rendu, le spese folli e gli incredibili sprechi della Corte, che ammontavano già allora ad oltre 200 milioni di lire. Alcune cifre largamente indicative del Paese: - Il Debito Pubblico ammontava a circa lire 2.340.000.000 - Gli interessi annui dovuti sul Debito Pubblico erano di circa Lire 425.000.000 - Spesa pubblica corrente annuale circa lire 360.000.000 - Spese della corte lire 200.000.000.
A fronte di una uscita annuale fissa di circa lire 985.000.000 le entrate correnti per imposte, tasse, ecc. ammontavano a circa lire 600.000.000. La cifra relativa alle entrate e' molto incerta in quanto la maggior parte dei nobili versava acconti sulle imposte dovute con ritardo di anni.
(ADOLPH THIERS - Storia della Rivoluzione Francese - Un opera, completa ed esaustiva -10 Volumi)
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*** RUSSIA -  """" Il Trattato di Kuciuk Qainargi pone fine alla Prima Guerra Russo-Turca che era scoppiata in seguito agli intrighi per la successione al trono di Polonia. Nel corso delle operazioni militari la Russia aveva occupato la Moldavia e la Valacchia mentre l'Austria si era schierata per la Turchia. La Russia, la cui politica estera è guidata in questi anni dal Conte Panin, gode dell'appoggio dell'Inghilterra grazie alla quale la Russia vince la fondamentale battaglia navale di Cesmè (1770). In seguito alla mediazione prussiana era stato stipulato il trattato con il quale la Russia ottiene Azov ed il patronato di tutti i Cristiani dell'Impero Ottomano. Nove anni dopo (1783) la Russia si annetterà anche la Crimea che viene governata come governatore dal Principe Potemkin che allestisce una flotta nel Mar Nero e fonda le città di Cherson (1778) e Sebastopoli (1784). (By: Pier Paolo Chiapponi""""

*** PRIESTLEY isola l'ossigeno, ma sarà poi LAVOISIER a darci in seguito maggior chiarezza in proposito

 CONTINUA ANNO 1775  >