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vedi stesso periodo "RIASSUNTI STORIA D'ITALIA"

ANNO 1776

*** 4 LUGLIO 1776 - NASCONO GLI USA
(UNA DATA FAMOSA PER GLI STATI UNITI D'AMERICA >

vedi anche "PIANETA AMERICA (STATI UNITI ) > >

*** Proseguendo i fatti del 1773-1774-1775, tutti riassunti nell' ANNO 1773  (vedi) , avevamo lasciato i coloni con le armi in pugno contro la repressione effettuata dal generale Cage a Lexington, in Massachusset, dopo i fatti di Boston ("tea party"); e con l'ordine giunto l'anno dopo nel 1775 dalla Corona, ai governatori regi, di reprimere anche con la forza - e se necessario con l'esercito- le manifestazioni sediziose, di arrestare i capi che le promuovono, compresi i sostenitori considerati tutti ribelli, e di inviarli in Inghilterra in catene per essere processati come traditori (in base a una riesumata legge emanata ancora da Enrico VIII - Un salto all'indietro di due secoli! E forse Voltaire, a Ferney si mise a bruciare le sue famose "Lettere sugli inglesi".

Subito dopo a Filadelfia, il 10 maggio del 1775, si era riunito il Congresso Continentale, che alla fine dei lavori si era trasformato in Governo Rivoluzionario.
Il Generale GEORGE WASHINGTON, delegato della Virginia, venne designato comandante in capo delle truppe rivoluzionarie americane. 
Il bagno di sangue avvenne quasi subito, il 17 giugno, quando i rivoluzionari ebbero un sanguinoso scontro con le truppe imperiali a Bunker Hill nei pressi di Boston.
Nonostante questo, Dickinson e Jefferson, in Luglio, pur spiegando al Congresso che era una necessità la lotta armata, avevano ribadito,  con una petizione, di essere fedeli alla corona.

Il disinteresse che invece ha dimostrato Giorgio III, a questi drammatici momenti, è perfino inspiegabile, visto che l'Inghilterra è la patria di quelle libertà che tutta Europa da anni ammira.
Paradossalmente i coloni stanno lottando per imporre i principii liberali di quella costituzione che proprio in Inghilterra era nata su questi princìpi.
Malgrado ciò Re Giorgio III, ribadisce che sono considerati tutti ribelli, e respinge ogni ipotesi di pacificazione.

E arriviamo dunque a quest'anno, che è quello cruciale. Nel Marzo sono i ribelli che obbligano le truppe britanniche a lasciare Boston, e non l'incontrario. Poi in aprile, i rivoluzionari chiudono tutti i porti alle navi inglesi.

Il 4 LUGLIO i rappresentanti delle tredici colonie britanniche del Nord America approvano la dichiarazione di Indipendenza presentata dal 33enne Thomas Jefferson al congresso continentale di Filadelfia. 
I coloni iniziano il loro sanguinoso cammino verso l'emancipazione.

JEFFERSON al congresso ha pronunciato un discorso tagliente, pieno di tensione, contro l'oppressore britannico, il Re, con quell' implacabile "Egli";  è un discorso acre ma nello stesso tempo appassionante; che rimarrà perennemente nella Storia di tutti i popoli, e non solo quelli americani.
E' la  "Dichiarazione sulle necessità e cause di prendere le armi".
(pubblichiamo qui la pergamena originale con il famoso discorso)

Un appello all'opinione mondiale affinchè sostenesse un popolo nella sua lotta per i "diritti inalienabili", alla "vita, alla libertà e alla ricerca della felicità"

Ne riportiamo alcuni passi introduttivi e conclusivi:

"Quando, nel corso degli umani eventi, si rende necessario a un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato a un altro e assumere tra le potenze della terra quel posto distinto e uguale cui ha diritto per legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi vi sono la vita, la libertà, la ricerca della felicità".

"Che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Che ogni qualvolta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su quei princìpi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più idonea al raggiungimento della sua sicurezza e felicità." 

"La prudenza, invero, consiglierà di non modificare per cause transeunti e di poco conto Governi da lungo tempo stabiliti; e conformemente a ciò l'esperienza ha dimostrato che gli uomini sono maggiormente disposti a sopportare, finché i mali siano sopportabili, che a farsi giustizia essi stessi abolendo quelle forme di Governo cui sono avvezzi. Ma quando un lungo corteo di abusi e di usurpazioni, invariabilmente diretti allo stesso oggetto, svela il disegno di assoggettarli ( ad un duro Dispotismo - testo di Jefferson "al potere arbitrario"), è loro diritto, è loro dovere di abbattere un tale Governo e di procurarsi nuove garanzie per la loro sicurezza futura." 

"Tale è stata la paziente sopportazione di queste colonie; e tale è ora la necessità che le costringe ad alterare i loro antichi sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute offese ed usurpazioni aventi tutte come obiettivo immediato l'instaurazione di una Tirannide assoluta su questi Stati. A prova di ciò, esponiamo i fatti al giudizio di un mondo imparziale. (Segue l'elenco delle usurpazioni del re Giorgio III). Egli ha rifiutato di dare il suo assenso alle leggi più opportune e necessarie al bene pubblico [...]. "

"Egli ha ripetutamente disciolto Assemblee rappresentative che si erano riunite allo scopo di opporsi con virile fermezza alle sue violazioni del diritto del popolo [...]. 

Egli ha reso i Giudici dipendenti dal suo esclusivo arbitrio [...]. 

Egli ha mantenuto fra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dei nostri Corpi legislativi. 

Egli ha ostentato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile e ad esso superiore. 

Egli si è accordato con altri allo scopo di assoggettarci ad una giurisdizione estranea alla nostra costituzione e sconosciuta alle nostre leggi (si allude al parlamento inglese), dando il suo assenso alle loro presunte disposizioni legislative, vale a dire: [...] ad interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo; ad imporre su di noi tributi senza il nostro consenso [...].

 Egli ha fomentato la rivolta al nostro interno ed ha tentato di far marciare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera gli spietati indiani selvaggi, il cui ben noto metodo di guerra consiste nel massacro indiscriminato della gente di ogni età, sesso e condizione. (Capoverso di Jefferson soppresso) 

Egli ha intrapreso una guerra crudele contro la stessa natura umana, violando i suoi più sacri diritti alla vita e alla libertà nelle persone di una gente remota che mai gli aveva recato offesa, facendola catturare e trasportare in schiavitù in un altro emisfero o mandandola incontro ad una morte miserevole durante il suo trasporto colà [...]. Deciso a conservare aperto un mercato in cui si vendono e si comprano uomini, egli ha prostituito il suo diritto di veto al fine di votare al fallimento ogni tentativo di proibire o limitare per via legislativa questo esecrando commercio. E acciocchè non mancasse a questo corteo di orrori nulla di infame, Egli sta ora incitando proprio quella gente a prendere le armi contro di noi [...]").

"Noi pertanto, rappresentanti degli Stati d'America, riuniti in Congresso generale, appellandoci al Supremo Giudice dell'universo quanto alla rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente dichiariamo e proclamiamo, in nome e per autorità dei buoni popoli di queste Colonie, che queste Colonie Unite sono e devono di diritto essere Stati liberi ed indipendenti".

"Noi investiti della grande responsabilità nel firmare questa Dichiarazione ci impegniamo con le nostre vite, le nostre fortune, e il nostro sacro onore"
Thomas Jefferson

Give Me Liberty or Give Me Death

Given by Patrick Henry, March 23, 1775.

No man thinks more highly than I do of the patriotism, as well as abilities, of the very worthy gentlemen who have just addressed the House. But different men often see the same subject in different lights; and, therefore, I hope it will not be thought disrespectful to those gentlemen if, entertaining as I do opinions of a character very opposite to theirs, I shall speak forth my sentiments freely and without reserve. This is no time for ceremony. The questing before the House is one of awful moment to this country. For my own part, I consider it as nothing less than a question of freedom or slavery; and in proportion to the magnitude of the subject ought to be the freedom of the debate. It is only in this way that we can hope to arrive at truth, and fulfill the great responsibility which we hold to God and our country. Should I keep back my opinions at such a time, through fear of giving offense, I should consider myself as guilty of treason towards my country, and of an act of disloyalty toward the Majesty of Heaven, which I revere above all earthly kings. Mr. President, it is natural to man to indulge in the illusions of hope. We are apt to shut our eyes against a painful truth, and listen to the song of that siren till she transforms us into beasts. Is this the part of wise men, engaged in a great and arduous struggle for liberty? Are we disposed to be of the number of those who, having eyes, see not, and, having ears, hear not, the things which so nearly concern their temporal salvation? For my part, whatever anguish of spirit it may cost, I am willing to know the whole truth; to know the worst, and to provide for it.

I have but one lamp by which my feet are guided, and that is the lamp of experience. I know of no way of judging of the future but by the past. And judging by the past, I wish to know what there has been in the conduct of the British ministry for the last ten years to justify those hopes with which gentlemen have been pleased to solace themselves and the House. Is it that insidious smile with which our petition has been lately received? Trust it not, sir; it will prove a snare to your feet. Suffer not yourselves to be betrayed with a kiss. Ask yourselves how this gracious reception of our petition comports with those warlike preparations which cover our waters and darken our land. Are fleets and armies necessary to a work of love and reconciliation? Have we shown ourselves so unwilling to be reconciled that force must be called in to win back our love? Let us not deceive ourselves, sir. These are the implements of war and subjugation; the last arguments to which kings resort. I ask gentlemen, sir, what means this martial array, if its purpose be not to force us to submission? Can gentlemen assign any other possible motive for it? Has Great Britain any enemy, in this quarter of the world, to call for all this accumulation of navies and armies? No, sir, she has none. They are meant for us: they can be meant for no other. They are sent over to bind and rivet upon us those chains which the British ministry have been so long forging. And what have we to oppose to them? Shall we try argument? Sir, we have been trying that for the last ten years. Have we anything new to offer upon the subject? Nothing. We have held the subject up in every light of which it is capable; but it has been all in vain. Shall we resort to entreaty and humble supplication? What terms shall we find which have not been already exhausted? Let us not, I beseech you, sir, deceive ourselves. Sir, we have done everything that could be done to avert the storm which is now coming on. We have petitioned; we have remonstrated; we have supplicated; we have prostrated ourselves before the throne, and have implored its interposition to arrest the tyrannical hands of the ministry and Parliament. Our petitions have been slighted; our remonstrances have produced additional violence and insult; our supplications have been disregarded; and we have been spurned, with contempt, from the foot of the throne! In vain, after these things, may we indulge the fond hope of peace and reconciliation. There is no longer any room for hope. If we wish to be free-- if we mean to preserve inviolate those inestimable privileges for which we have been so long contending--if we mean not basely to abandon the noble struggle in which we have been so long engaged, and which we have pledged ourselves never to abandon until the glorious object of our contest shall be obtained--we must fight! I repeat it, sir, we must fight! An appeal to arms and to the God of hosts is all that is left us!

They tell us, sir, that we are weak; unable to cope with so formidable an adversary. But when shall we be stronger? Will it be the next week, or the next year? Will it be when we are totally disarmed, and when a British guard shall be stationed in every house? Shall we gather strength by irresolution and inaction? Shall we acquire the means of effectual resistance by lying supinely on our backs and hugging the delusive phantom of hope, until our enemies shall have bound us hand and foot? Sir, we are not weak if we make a proper use of those means which the God of nature hath placed in our power. The millions of people, armed in the holy cause of liberty, and in such a country as that which we possess, are invincible by any force which our enemy can send against us. Besides, sir, we shall not fight our battles alone. There is a just God who presides over the destinies of nations, and who will raise up friends to fight our battles for us. The battle, sir, is not to the strong alone; it is to the vigilant, the active, the brave. Besides, sir, we have no election. If we were base enough to desire it, it is now too late to retire from the contest. There is no retreat but in submission and slavery! Our chains are forged! Their clanking may be heard on the plains of Boston! The war is inevitable--and let it come! I repeat it, sir, let it come.

It is in vain, sir, to extenuate the matter. Gentlemen may cry, Peace, Peace-- but there is no peace. The war is actually begun! The next gale that sweeps from the north will bring to our ears the clash of resounding arms! Our brethren are already in the field! Why stand we here idle? What is it that gentlemen wish? What would they have? Is life so dear, or peace so sweet, as to be purchased at the price of chains and slavery? Forbid it, Almighty God! I know not what course others may take; but as for me, give me liberty or give me death!


In agosto, vite, fortune e onore sono già messe a dura prova. Dopo alcune vittorie iniziali contro le truppe lealiste a Moore's Creek Bridge, e dopo aver fatto evacuare  le truppe da Boston, l'esercito rivoluzionario nella battaglia di Long Island viene sconfitto. Washington è costretto a ritirarsi all'interno oltre il Delaware. Ma in dicembre sferra una offensiva nel New Jersey, catturando mille mercenari tedeschi al servizio degli inglesi.
Nel successivo gennaio 1777 sconfiggono gli inglesi a Princeton, poi a Bennington, in agosto nel Vermont.
(Sulla Guerra d'Indipendenza  prosegui poi con l'ANNO  1779
  

*** In FRANCIA nell'amministrazione statale, il ministro Turgot è costretto a dimettersi dal suo incarico  per la grande ostilita' con la quale nobilta' e clero hanno accolto la sua Imposta Fondiaria Unica. D'altro canto queste ostilità erano prevedibile: la nobiltà e il clero (circa il 2% della popolazione francese) detenevano circa il 66% di tutte le terre del paese. Inoltre il clero era sempre stato esente da qualsiasi tipo di imposta.

 CONTINUA ANNO 1777  >