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CRONOLOGIA

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( QUI TUTTI I RIASSUNTI )  RIASSUNTO ANN0 36 a.C.

LO SCONTRO OTTAVIANO-POMPEO - MORTE DI POMPEO

BATTAGIA DI NAULOCO -  MORTE DI POMPEO
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E' l'anno in cui si riaprono le ostilità contro Sesto Pompeo.
La guerra contro di lui, dopo i falliti tentativi dell'anno precedente  fu ripresa da Ottaviano nell'estate.

Il 1° luglio Emilio Lepido dall'Africa, Ottaviano dal porto Giulio, e Statilio Tauro da Taranto presero il mare alla volta della Sicilia.
La fortuna si mostrò subito favorevole a Pompeo: una furiosa tempesta colse le flotte triumvirali; Ottaviano perdette circa cinquanta navi e dovette ritornare a Porto Giulio; Statilio fu costretto a volger le prore verso Taranto; solo Lepido, malgrado i gravi danni anche lui patiti, riuscì a prender terra con dodici legioni e cinquemila cavalli presso Lilibeo, dove si trovava Plennio, luogotenente di Sesto Pompeo, che fu assediato.
Per riparare i danni Ottaviano impiegò tutto il mese di luglio, poi Statilio Tauro si trasferì con la sua flotta nelle acque di Squillace, dove lo raggiunse con tre legioni Ottaviano, mentre Vipsanio Agrippa si recò a Stromboli.
Il piano di Ottaviano era questo: Agrippa doveva sbarcare a Tindari sulla costa settentrionale della Sicilia, il triumviro doveva occupare Tauromenio, protetto nelle operazioni di sbarco da Statilio: Le truppe sbarcate, congiuntesi, dovevano tagliare le comunicazioni di Pompeo, che stava a Messina, con l'interno dell'isola.
A protezione della costa settentrionale, Pompeo aveva mandato in crociera nelle acque da Tindari a Mile una numerosa squadra. Con questa Agrippa venne a battaglia.
I pompeiani perdettero trenta navi, sei soltanto la flotta del triumviro; Agrippa, sbarcate alcune legioni, assalì Tindari, accanitamente difesa dal presidio di Sesto e la espugnò.

Nel frattempo Ottaviano da Schillace faceva vela per Tauromenio e riusciva a sbarcare le sue truppe a sud della città; ma la sua presenza era sta segnalata al nemico che da terra accorse con fanti e cavalli e con numerosi legni dal mare. Pompeo stesso comandava la flotta.
Ottaviano lasciate le truppe sotto il comando di Cornificio, che stimò opportuno di dirigersi verso Tindari per unirsi ad Agrippa, prese il mare e fece vela per Schillace, ma Pompeo gli fu addosso e gli distrusse la squadra e a stento Ottaviano poté salvarsi nella penisola.
Conoscendo ormai le intenzioni del nemico, Sesto scaglionò le sue truppe tra Mile e Tauromenio e fortificò questa linea con salde opere di difesa; ma queste a nulla valsero. Agrippa al quale si era intanto congiunto Lepido, occupò Mile. Pompeo vedendo che era difficile tenere l'ultimo lembo che gli rimaneva della Sicilia, mise le sue speranze nella flotta. 

la battaglia decisiva  fu combattuta il 3 settembre tra Mile e Nauloco. Quasi pari erano le forze e per parecchio tempo incerto fu l'esito della lotta. Quando questa cominciò a volgere in favore di Ottaviano, Sesto Pompeo con diciassette navi abbandonò al nemico il resto della flotta e, recatosi a Messina, prese con sè i tesori e la famiglia e si diresse alla volta dell'Asia nella speranza di potere indurre Antonio ad aiutarlo.
Le navi pompeiane, rimaste prive di Pompeo e di Democare che si era ucciso, furono sbaragliate; quelle che non andarono a picco si arresero e lo stesso fecero le truppe di terra. Messina, assediata dalle legioni di Emilio Lepido, capitolò:

La guerra contro Sesto Pompeo era finita due mesi dopo che erano state iniziate le operazioni, ma non erano finite le vicende di Pompeo: Egli, con diciassette navi che gli erano rimaste, si era recato a Mitilene ed aveva spedito messi ad Antonio. Questi a tutt'altro pensava che a mettersi in urto con Ottaviano per aiutare un vinto. Partito da Taranto dopo aver concluso col collega il trattato, si era recato ad Antiochia e qui, in attesa che si facessero i preparativi della guerra contro i Parti, aveva ricevuto con grandi onori Cleopatra e si era trattenuto con lei, lasciandosi sfuggire una occasione propizia che non doveva ripresentarsi più. Il regno partico era allora in subbuglio. Il re Orode era stato ucciso dal figlio di Fraate IV, che aveva soppresso anche i fratelli e si era proclamato re, suscitando coi suoi assassinii, malcontenti e rivolte.
Antonio avrebbe potuto invadere senza troppe difficoltà il territorio nemico, ma aveva preferito di rimanere per tutto l'inverno tra le braccia di Cleopatra, offrendo a Fraate una pace che era stata rifiutata.
L'anno seguente Antonio, raggiunto da P. Canidio Crasso, con un esercito di circa centomila uomini, fra cui erano sedicimila cavalieri di Artavasde, re d'Armenia, aveva invaso la Media Atropatene che parteggiava per Fraate ed aveva posto l'assedio a Fraaspa, capitale di quel regno. Qui aveva però trovato una resistenza accanita e per giunta due legioni comandate da Oppio Stratiano, rimaste indietro con i bagagli, erano state colte di sorpresa e sconfitte dai Parti, e il re d'Armenia se n'era tornato nel suo regno con i suoi cavalieri.

Disperando di espugnare Fraaspa e avvicinandosi l'inverno, Marc'Antonio aveva levato l'assedio e, per l'Armenia, era tornato in Siria, perdendo durante la ritirata ventottomila fanti e quattromila cavalieri, periti tutte per le fatiche, il freddo e la fame.
A Leucopoli Cleopatra era andata incontro al vinto Antonio e con le sue festose accoglienze gli aveva alleviata l'amarezza della disastrosa spedizione.

Nelle condizioni in cui si trovava non poteva certo Antonio porgere orecchio a Sesto Pompeo. Questi d'altro canto saputo dell'infelice risultato della guerra contro i Parti, pensò di trarne vantaggio e, per impadronirsi delle province d'Asia, mandò messi al re Fraate offrendosi di aiutarlo nella guerra contro Antonio.

I messi però non giunsero a destinazione. Caduti nelle mani di ufficiali di Antonio, svelarono le intenzioni di Sesto a Cajo Furnio che governava la provincia.
Questi temendo un colpo di mano da parte di Pompeo e non avendo truppe sufficienti per respingere un eventuale assalto del nemico, chiese l'aiuto di Aminta e di Domizio Enobarbo che avevano il governo l'uno della Galazia, l'altro della Bitinia.

Allosa Sestodecise di agire:a tradimento si impossessò di Lampsaco, si impadronì in seguito di Nicea e Nicomedia e sconfisse Cajo Furnio.
Ma la fortuna non era dalla sua parte. Molti patrizi romani che lo avevano seguito in Asia dopo la giornata di Nauloco, conosciuti i rapporti che Sesto aveva stretti con Fraate, nemico della loro patria, indignati abbandonarono la causa di lui. A rendere più grave la situazione di Pompeo dopo l'inverno, giunsero nella primavera del successivo anno, settanta navi dalla Sicilia, e dalla Siria un luogotenente di Antonio, Marco Tizio, con parecchie legioni e centoventi navi.

Non avendo forze da contrapporre ai nemici, malgrado qualche successo conseguito mentre fuggiva, Sesto Pompeo si arrese ad Aminta. COnsegnato a Marco Tizio, Pompeo venne condotto a Mileto e qui fu messo a morte.
Così, oscuramente, in età di quarant'anni, terminava la vita piene di vicende del figlio del Grande Pompeo, il quale, se avesse avuto maggiore energia, carattere meno volubile e più accorgimento politico, avrebbe potuto forse impedire la disfatta di Bruto e di Cassio o, approfittando dei dissidi dei triumviri, rialzare le sorti dei repubblicani e far prendere una piega diversa agli avvenimenti che dovevano svolgersi.

la successiva puntata dall'anno 35 all'anno 32 a.C.

L'ULTIMA GUERRA CIVILE

Fonti: 
APPIANO - BELL. CIV. STORIA ROMANA
CASSIO DIONE - STORIA ROMANA 
PLUTARCO - VITA DI BRUTO 
SVETONIO - VITE DEI CESARI 
SPINOSA - GIULIO CESARE
PAOLO GIUDICI - STORIA D'ITALIA 
UTET - CRONOLOGIA UNIVERSALE
I. CAZZANIGA , ST. LETT. LATINA, 
+ BIBLIOTECA DELL'AUTORE 


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