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CRONOLOGIA

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 L'ARTE A ROMA
dalle origini al  periodo di Cesare 

segue poi: LETTERATURA
DALLE ORIGINI ALL'ETÀ DI CESARE - ETÀ DI AUGUSTO - ETÀ IMPERIALE 



Se incerte sono le origini di Roma, perchè la sua storia dei primi tempi è avvolta nel mistero, non meno incerte sono le origini della sua attività artistica e letteraria.
Quel che però è certo è che i romani, popolo di pastori e di agricoltori prima e di di guerrieri poi, costretti a lottare continuamente per l'esistenza con gli altri popoli, non poterono presto dedicarsi all'arte e, quando poterono dedicarvi solo il tempo che avanzava tra il travaglio interno ed esterno, si trovarono davanti a forme d'arte straniera già sviluppate, le quali fornirono modelli copiosi e sicuri.
 
Fino al QUARTO SECOLO l'arte romana, pittura, scultura, architettura- risente moltissimo dell'influenza degli Etruschi e dei Greci del mezzogiorno d'Italia; ma non è una vera e propria servile imitazione, bensì un felice connubio di elementi italici e forestieri nel quale Roma mostra una grande capacità di fondere diverse forme e di dare ad esse la sua impronta (e quest'ultima soprattutto per la grande espansione che poi Roma ebbe nel Mediterraneo prima, e al di là delle Alpi poi. Nelle conquiste, spesso dietro le legioni, c'erano al seguito reggimenti di architetti, scalpellini, edili, agronomi, artigiani di ogni mestiere. Quando fondarono Aquileia nel 181, il Senato inviò un triunviro di tecnici, Caius Flaminius, Lucius Manlius Acidinus, Publio Cornelio Scipio Nasica. E con gli "ingegneri" scesero da Roma 3000 "coloni latini" e altri 1500 ne scesero nell'anno 169 a.C. - Vedi la lapide in STORIA DI VENEZIA E di... Aquileia)

Sono di questo tempo (IV sec) le pitture sepolcrali di cui qualcuna è giunta fino a noi, i quadri del tempio della Salute, opera di Fabio Pittore, che Dionigi D'Alicarnasso chiama notevoli per disegno, armonici di colorito, e pieni di vita, le statue di dei e di re in cui l'idealismo etrusco è temprato dal sano realismo greco, le opere architettoniche, che vanno dalla casa privata al tempio, dal ponte all'acquedotto, in cui sono notevoli la sobrietà e la robustezza veramente "romane".

Con l'estendersi delle conquiste nuovi orizzonti s'aprono all'arte di Roma: la Grecia indica nuove vie da percorrere mostrando le meraviglie del suo Olimpo; e l'Asia abbaglia con la vivezza dei suoi colori e con la pompa e la dovizia delle sue opere.
Roma si abbellisce di edifici magnifici e questi si arricchiscono di tesori d'arte portati dai conquistatori dalle città, prima dalla Sicilia, poi dalla Grecia, infine dall'Oriente.
La Grecia dà i modelli e fornisce anche numerosi artisti; ma se ciò è innegabile è anche fuor di dubbio che non tutto è imitazione. Parecchio di originale c'è in Roma e non pochi sono gli artisti romani che gareggiano coi greci come CAPONIO che scolpisce le statue raffiguranti le quattordici nazioni asiatiche debellate da Pompeo.

La metropoli d'Italia e del mondo, man mano che i gusti si affinano e le ricchezze affluiscono, s'ingrandisce, s'adorna e diventa veramente degna di un impero così vasto.

I Templi si moltiplicano con il moltiplicarsi delle divinità; accanto ai piccoli, severi e disadorni templi dedicati ai pochi ed austeri numi indigeni sorgono templi grandiosi dai colonnati superbi, ricchi di sculture e di pitture; le modeste case, fornite di atrii, cedono il posto ai palazzi marmorei dai peristilii adorni di statue, dalle pareti dipinte, dai pavimenti a mosaici di squisita fattura, palazzi che, come quello dell'oratore Crasso, costavano sei milioni di sesterzi e, come quello di Clodio, quindici; alle povere case di campagna, in cui vivevano parcatamente i Cincinnati, succedono superbe ville di  Ortensio, di Lucullo, di Sallustio in mezzo a giardini verdi e profumati, allietate da parchi pieni di selvaggina e dal gorgoglio di cento fontane zampillanti.

Il Foro ben presto diventa una intera galleria d'arte, in cui s'ammirano statue, edifici, portici e gradinate, magnifiche colonne dai capitelli corinzi, meravigliosi bassorilievi, architravi superbi, marmi di Pario e di Lumi, porfidi e basalti d'Africa, graniti di Sardegna e d'Egitto finemente lavorati.

I vecchi teatri di legno sono stati messi da parte, anche perché gli angusti palchi non sono più degni dello sviluppo preso dalle rappresentazioni sceniche delle nuove opere. Nei primi tempi il popolo di Roma andava in baracconi, e lì applaudiva le prime opere di ANDRONICO (Taranto 284 - Roma 204 a.C. - il primo poeta di cui si abbia notizia - autore di otto tragedie e tre commedie - e fu lui a tradurre per la prima volta in versi saturni l'Odissea di Omero); opere di Nevio, di Terenzio e di Plauto. C. Curione di teatri ancora in legno a Roma ne fa costruire due,  artisticamente lavorati, che girando su se stessi, possono unirsi a formare un anfiteatro per i primi spettacoli di gladiatori e le cacce alle belve. Nel 58 a.C. Emilio Scauro ne fa edificare uno grandioso, adorno di trecentosessanta colonne di marmo, di tremila statue di bronzo, con i primi mosaici parietali; e subito dopo Pompeo, sempre in muratura, con una cavea e una gradinata monumentale con il tempio di Venere collocato al sommo; un unico complesso concepito quindi per una destinazione sia sacra che profana. Ed è il primo teatro stabile di Roma.

Dal tempo che Roma era un misero raggruppamento di capanne, dal giorno in cui venivano erette le mura della città quadrata e i primi rozzi templi sul Palatino e sul Campidoglio, e sul Tevere si gettavano i ponti di legno e s'innalzavano le statue di Clelia e di Coclite dai lineamenti rozzi ed angolosi, al tempo in cui Roma è tutta una meraviglia di marmi e Cesare fabbrica i templi della Felicità e della Concordia e archi imponenti di pietra cavalcano i fiumi e giganteschi acquedotti traversano le campagne, l'arte ha fatto enormi progressi. Anche se non c'è proprio la purezza che contraddistingue l'arte ellenica e non vi sono le caratteristiche originali di un popolo.
 Ma Roma non è Atene, non è Alessandria,  non è il Pergamo, non è Selucia; questo perché Roma non comanda a un popolo di una sola stirpe, essa è ormai la capitale del mondo, è una metropoli cosmopolita, che tutto accoglie in sé dai paesi vinti, e con gli uomini, costumi, ricchezze, religioni, dottrine, arte, letteratura, filosofia; Roma è un gigantesco museo, un emporio immenso, una enorme officina, un asilo universale di uomini, di scuole, di tendenze, di gusti; la sua arte è un insieme di stili, ed è l'arte di tutti i popoli conquistati. Tutto diventa universale a Roma, ma Roma su tutto ciò ha saputo però soffiarvi il genio della sua potenza, infondervi l'energia della sua anima, imprimervi il marchio inconfondibile e incancellabile della sua forza.

Quando un italiano oggi oggi percorre le coste africane, dall'Atlantico al Nilo, o quando si avventura nel centro Europa, dalla Spagna alla Romania, o a nord dalle Alpi alla Britannia, ha sempre un tuffo al cuore quando in un angolo delle grandi e piccole capitali (Vienna, Bonn, Colonia, Londra, Parigi, , intravede un teatro, un arco, o un semplice rudere di una colonna. Lo stile è romano, e non è difficile scorgervi anche l'anima del popolo latino.

Fonti: 
APPIANO - BELL. CIV. 
CASSIO DIONE - STORIA ROMANA 
PLUTARCO - VITA DI BRUTO 
SVETONIO - VITE DEI CESARI 
SPINOSA - GIULIO CESARE
PAOLO GIUDICI - STORIA D'ITALIA 
UTET - CRONOLOGIA UNIVERSALE
STORIA DELLA LETTERATURA LATINA, 
Nuova Accademia Editrice, Milano 1962).
+ BIBLIOTECA DELL'AUTORE  

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