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CRONOLOGIA

20 MILIARDI
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ANNO 14 d.C.

SULLE GUERRE, LA POLITICA  E L' OPERA DI AUGUSTO VEDI QUI RIASSUNTO DAL 29 a.C. 14 d.C. 

*** MORTE DI AUGUSTO a Nola.

Nel 13 d.C. Tiberio celebrò a Roma il suo trionfo sui Pannoni. Augusto gli rinnovò per un tempo indefinito la potestas tribunicia  e concesse al figlio di lui Druso la facoltà di chiedere il consolato prima della pretura.
Augusto toccava il settantacinquesimo anno di età. Sentendosi vicino a morire scrisse le sue memorie esponendo i casi della sua vita, elencando gli onori ricevuti e le cariche e le spese fatte per l'amministrazione dello Stato, le enumerazioni da lui compiute in guerra e in pace (Index rerum gestarum)
Nell'estate del 14 d.C., dovendo Tiberio compiere un viaggio nell'Illiria, decise di accompagnarlo fino a Benevento. Molti che avevano cause in corso cercarono di trattenerlo affinché pronunziasse le sentenze; ma Augusto volle partire ad ogni costo.
Recatosi ad Astura, ne ripartì di notte per approfittare del vento. Sulla nave fu colto da disturbi di ventre. Per quattro giorni dimorò a Capri, poi partì alla volta di Napoli tormentato sempre da dolori intestinali, che però non gli impedirono di assistere ai ludi istituiti in onor suo. Da Napoli andò con Tiberio a Benevento e qui di divise dal figliastro
Durante il viaggio di ritorno la sua malattia si aggravò ed egli fu costretto a fermarsi a Nola. Alcuni cronisti dicono che fece chiamare Tiberio d'urgenza e che si intrattenne con lui segretamente a colloquio; mentre altri scrissero che Tiberio giunse dopo la morte di Augusto.

Scrive SVETONIO: " Il giorno della sua morte chiese più volte se, per causa sua, ci fosse tanta agitazione tra il popolo, si fece dare uno specchio, accomodare i capelli e sostenere le mascelle che già cadevano. Fatti entrare gli amici, chiese loro se credessero che egli avesse rappresentata bene la commedia della vita, e aggiunse in greco: "se siete contenti applaudite battendo le mani" poscia, licenziati tutti, mentre chiedeva ad alcuni, venuti da Roma, notizie della figlia di Druso, ammalata, improvvisamente spirò tra le braccia di Livia mormorando: "Livia, vivi ricordando la nostra unione; addio!". Mor^ dolcemente come aveva sempre desiderato".
Causa della malattia che condusse Augusto al sepolcro fu -secondo alcuni- Livia Drusilla, la quale sospettando che il marito volesse richiamare Agrippa Postumo dall'esilio, avrebbe dato da mangiare al principe dei fichi avvelenati.

Augusto morì il 19 agosto del 14 d. C.. La salma fu trasportata dai soldati a Boville donde i cavalieri la portarono a Roma e la collocarono nel vestibolo della sua casa.
Augusto aveva fatto il testamento il 3 aprile dell'anno prima e lo aveva depositato presso le vestali. 
Venne letto in Senato. Augusto lasciava un terzo delle sue sostanze a Tiberio, un terzo a Livia, un terzo a Druso figlio di Tiberio e il resto a Germanico e ai tre figli maschi di lui. Lasciava inoltre quaranta milioni di sesterzi al popolo romano, tre milioni e cinquecentomila sesterzi alle tribù latine, mille a testa ai pretoriani, cinquecento ai soldati delle coorti urbane, trecento ai legionari. Queste somme dovevano essere pagate subito avendole il testatore messe da parte.
Altri legati, alcuni dei quali dell'importo di venti sesterzi, dovevano essere pagati entro un anno. Vietava infine che le due Giulie, morendo, venissero sepolte nel suo mausoleo.

letto il testamento, si pensò ai funerali. Alcuni volevano che il corteo funebre, preceduto dalla statua della Vittoria che era al Senato, passasse dalla porta trionfale , seguito dai giovani nobili di ambo i sessi che dovevano cantare inni; altri volevano che nel giorno dei funerali si portassero anelli di ferro anzichè d'oro; altri infine che le sue ossa fossero raccolte dai pontefici dei collegi superiori. Alcuni proposero che si desse il nome di Augusto anche al mese di settembre in cui il principe era nato (che allora era il settimo mese, oltre aver già dato nome di Agosto al sesto mese).  E altri proposero che fosse chiamato secolo di Augusto tutto il tempo trascorso dalla nascita alla morte di lui e con tale nome consacrato nei Fasti.

Ma fu messo un limite agli onori. L'elogio dell'estinto fu fatto da Tiberio davanti al tempio del Divo Giulio e da Druso davanti ai rostri del Foro. La salma fu portata nel Campo Marzio e qui venne arsa, poi le ceneri furono raccolte dai cavalieri e deposte nel mausoleo, che Augusto, durante il suo sesto consolato, aveva fatto costruire tra la via Flaminia e il Tevere.

Dopo la sua morte, poeti, eruditi, oratori, declamatori e gli storici esaltarono con le loro odi e le loro storie lo splendore e la grandezza universale di Augusto e la Città Eterna che aveva creato.

Nessuno pensò minimamente di ripristinare il governo repubblicano. la Repubblica era morta per sempre, e il Principato ormai aveva per sempre posto salde radici.
Nè vi fu alcuno che non pensasse a Tiberio come successore di Augusto. Anche se Tiberio aveva non pochi nemici in Roma.
Tiberio aveva 56 anni, e anche lui quando ci fu l'assemblea per la proclamazione ufficiale, si lasciò pregare dagli amici, e dall'insistenza dei senatori, prima di accettare, che era -disse- quella di Imperatore una carica gravosa, e quasi lagnandosi della carica che gli veniva imposta, la accettò, ma aggiunse che era una carica dura e che l'Impero era una cattiva bestia.

E non aveva torto. Appena eletto fra le truppe stanziate ai confini ebbero luogo gravissime sedizioni che misero in serio pericolo il principato.

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