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CRONOLOGIA

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(QUI TUTTI I RIASSUNTI)    RIASSUNTO ANNI dal 41 al 54 d.C.

TUTTO IL PERIODO DI CLAUDIO dal 41 al 54   d.C.

(Seconda Parte) LE GUERRE DI CLAUDIO - LA BRITANNIA PROVINCIA R.
I LIBERTI PADRONI - LE MOGLI DI CLAUDIO - MESSALINA-AGRIPPINA - BRITANNICO E NERONE
LA MORTE DI CLAUDIO
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LE GUERRE  DI CLAUDIO


Fra le cose buone del suo governo sono da porsi l'amministrazione delle province e la politica che egli seguì perché queste si romanizzassero e fossero legate da rapporti sempre più stretti all' Italia.
Leggi severe fece per impedire e punire le prevaricazioni dei governatori, accordò il diritto di cittadinanza a Spagnoli, a Galli e a Greci, ma volle che essi si rendessero degni dell'onore e del beneficio ricevuto imparando la lingua e i costumi di Roma : a un personaggio ragguardevole della Grecia che non sapeva il latino fu tolta la cittadinanza e il suo nome venne cancellato dall'albo. Ammise nel 48 i nobili della Gallià Chiomata alle magistrature, nel 46 generosamente confermò agli Anauni il diritto di cittadinanza che avevano usurpato, ma fu inflessibile con altri che fece decapitare nel campo Esquilino ; proibì inoltre che i forestieri assumessero nomi di famiglie patrizie romane e tolse i tributi ai Troiani perché consanguinei del popolo romano.

Durante il principato di Claudio la pace dell' impero fu turbata da più di una guerra in cui le legioni romane ebbero la ventura di esser comandate da valorosi capi tani come Svetonio Paulino, Osidio Geta, Aulo Plauzio e Domizio Corbulone.
Nella Mauritania, dopo l'assassinio del re Tolomeo, la popolazione si era ribellata ed aveva proclamato re un liberto dell'ucciso, per nome Edemone. Contro i ribelli Claudio mandò Marco Licinio Crasso al quale furono concesse le insegne trionfali. A Crasso seguì Svetonio Paulino che battè gli insorti e riconquistò il paese fino all'Atlante (nel 41) ; l'anno dopo (42) Osidio Geta sconfisse ancora i ribelli e li inseguì fino al Sahara, dove però il suo esercito sarebbe perito per la sete se non fosse venuta una provvidenziale pioggia a salvarlo.
Terminata vittoriosamente la guerra, la Mauritania fu divisa in due province, che ebbero per confine comune il corso del Maluchath : la Tingitana con capitale Tingi (Tangeri) ad Occidente e la Cesariense con capitale Cesarea (Scherschel) ad Oriente. A ciascuna di esse fu preposto un procuratore imperiale.

Parecchi furono gli avvenimenti dell'oriente europeo ed asiatico. In Tracia, essendo stato ucciso il re Remetalce III, le tribù si sollevarono, ma furono tosto ridotte all'obbedienza e la regione venne costituita in provincia sotto il governo d'un procuratore imperiale. Torbidi, presto sedati dal Governatore della Siria Ummidio Quadrato, ebbero luogo nella Palestina tra Samaritani e Giudei. Morto Soemo, re dell' Iturea, questo paese venne incorporato alla Siria ; alla morte di Erode Agrippa (44) la Giudea fu ridotta a provincia, il resto del regno, comprendente la tetrarchia della Traconitide, Batanea, Gaulonitide ed Abilene, fu data al figlio Agrippa II ; Antioco riebbe da Claudio la Commagene. I Parti che avevano occupata l'Armenia vennero cacciati dalle legioni romane col concorso di Farasmane re degli Iberi e sul trono armonico venne rimesso Mitridate. Ma questi regnò poco ; lo uccise il nipote Radamisto, che fu poi scacciato dai Parti. Sul trono d'Armenia venne posto l'ars acide Tiridate. Il regno del Bosforo, da cui era stato cacciato Mitridate II, era stato dato a Cotys, suo fratello : Mitridate però alla testa di un esercito di Sarmati tentò di ritornare sul trono, ma fu sconfitto dalle milizie romane comandate da Giulio Aquila ed aiutate da Cotys e da Gunones, re degli Aorsi, che si spinsero nella Sarmazia, occuparono le città di Soza ed Upse e fecero prigioniero Mitridate II.

L'avvenimento più importante, del principato di Claudio fu la Guerra Britannica. Novantotto anni prima Giulio Cesare aveva messo il piede - primo fra gli uomini civili- nella Britannia e ai popoli di quell' isola aveva fatto sentire la forza delle legioni romane. Proposito del grande capitano era di isolare i Celti della Gallià dal loro parenti d'oltremare che costituivano un serio pericolo per la sicurezza delle nuove conquiste, ma la guerra gallica prima, la civile poi e la sua immatura morte non gli ave vano permesso che quel proposito fosse attuato. Per la Gallia il pericolo britannico non era scomparso e dopo circa un secolo il Fretum Gallicum, di cui la flotta romana non aveva il dominio, rappresentava ancora per l' impero il punto vulnerabile dei con fini settentrionali.

Augusto, malgrado le esortazioni di poeti del suo tempo, non aveva potuto prima e voluto poi continuare l'impresa di Cesare occupato com'era nelle guerre d'oltre Reno ; Tiberio aveva dovuto fermare la propria attenzione sull'Oriente ; Caligola aveva pen- sato ad una spedizione britannica ma aveva fatto fermar l'esercito a raccoglier conchi glie sulla spiaggia della Manica. Doveva toccare a Claudio l'onore di portare a compi- mento l'opera iniziata da Cesare. Diedero occasione alla guerra di Britannia le intestine discordie delle tribù di questa isola. Un principe di nome Borico, scacciato dai Britanni, era andato a Roma e, desideroso di vendetta, aveva persuaso Claudio a fare una spedi zione oltre la Manica. L'imperatore diede il governo della guerra al legato Aulo Plau zio, che si trovava nella Pannonia. Questi, raccolto un esercito di circa settantamila uomini, sbarcò nella Britannia e con l'aiuto di un principe della regione, Claudio Eogidunno, pose il campo nel paese dei Regni (Chichester nel Sussex), che diventò la base d'operazione dell'esercito romano.

Le ostilità furono iniziate in due punti diversi ; a sud parte dell'esercito, comandato dal luogotenente Vespasiano, investì ed espugnò Clausentum (Southampton) e con quistò l' isola di Vectis (Wight) ; Plauzio, col rimanente delle truppe, attaccò i Trino vanti, si spinse fino alla Tamesa (Tamigi) e presso la foce di questo fiume ingaggiò una  battaglia con le milizie di Cataracato a Togoduno, figli del re Cunobellino, a cui toccarono una grande sconfitta (nel 43). '
Nel frattempo Claudio s' imbarcava ad Ostia per recarsi sul teatro della guerra, ma presso le coste della Liguria un impetuosissimo vento lo costrinse a riparare nelle isole Stecadi. Sbarcato poi a Massilia, l'imperatore proseguì il viaggio per via di terra fino a Gesoriacum donde passò la Manica e arrivò in tempo ad assistere alle operazioni più importanti che culminarono con la presa di Camulodunum (Gloucester), capitale dei Trinovanti (nel 44).

Claudio rimase diciassette giorni in Britannia, poi fece ritorno a Roma; vi era stato assente sei mesi. Il Senato gli conferì il titolo di Britannico ma l' imperatore lo rifiutò e lo diede al figlio ; volle invece celebrare uno splendido trionfo, al quale permise che assistessero i governatori delle province ed alcuni reduci. Sulla sommità del suo palazzo, accanto alla corona civica, fece collocare una corona navale, quasi monumento della vittoria riportata oltre l'oceano. Sua moglie Messalina seguì in un cocchio il carro del trionfatore ; molti Romani che avevano meritato le insegne trionfali lo accompagnarono a cavallo. Fra questi era Marco Grasso Fruge, il quale, essendo quella la seconda volta che riceveva gli onori militari, montava un cavallo magnificamente bardato e portava una veste fregiata di palme. In quell'occasione, come più su abbiamo detto, diede in Campo Marzio uno spettacolo in cui era rappresentata la presa di una città britannica ed elargì doni al popolo. A perpetuare il ricordo dell' impresa vittoriosa fece erigere un arco trionfale i cui resti anche oggi si conservano.

Aulo Plauzio rimase ancora tre anni nella Britannia per rendere più salda la conquista. Il territorio occupato fu dichiarato provincia romana e di esso Plauzio medesimo fu il primo governatore. Il limite della nuova provincia, nel 47, andava da Acquae Salis (Bath) a Londinum (Londra) e a Camulodunum. Ad Aulo Plauzio successe nel governo della Britannia Astorio Scapula, il quale cominciò a costruire alcune fortificazioni ed ordinò ai popoli vinti la consegna delle armi. Ma essi si ribellarono e con loro fecero causa comune gli Iceni che si erano all'inizio dichiarati alleati dei Romani.
Ricominciò così la guerra. Una prima vittoria di Scapula, che circondò e conqui stò un campo nemico trincerato, non valse a domare la rivolta. Le operazioni guerre sche si estesero contro le regioni, dei Ceangi, dei Briganti, degli Ordovici e dei Siluri.
Questi ultimi opposero una fierissima resistenza. Li comandava quello stesso Cataracato che Plauzio aveva sconfitto sul Tamigi. Il bellicoso principe, conoscendo per prova il valore del nemico e non osando affrontarlo in campo aperto, si trincerò in un luogo diffi cile ; ma i Romani attaccarono vigorosamente il campo dei Siluri, inflissero a questi una sanguinosa sconfitta (nel 60) e catturarono la moglie e a figlio di Cataracato. Questi trovò scampo presso i Briganti ed ottenne ospitalità dalla regina, ma per breve tempo, tradito dalla stessa, venne consegnato ai Romani e condotto a Roma.
Sebbene fossero rimasti senza capo, i Siluri non cedettero, ma cambiarono metodo di guerra. Questa si mutò in guerriglia accanita e senza tregua nei boschi e tra le paludi che costò ai Romani non poche perdite. Due coorti, sorprese mentre erano impegnate a far bottino, furono sbaragliate ; altre popolazioni presero le armi e misero in serio pericolo la nuova provincia.
Nel 52 Ostorio Scapula morì e gli successe Didio Gallo. Questi condusse le operazioni con maggiore energia e riuscì a cacciare dai confini della provincia i Siluri.

Mentre Aulo Plauzio si trovava in Britannia, avvenimenti di non lieve entità ac cadevano in Germania provocando l'intervento dei Romani.
Un certo Gannasco, capo della tribù dei Canninefati, che era stato nell'esercito ro mano, con una flottiglia armata si era messo a molestare le coste settentrionali della Gallia. Delle tribù germaniche il primato era dai Cherusci passato ai Catti e ai Chauci. Questi, nel 41, avevano tentato d'invadere la zona romana del basso Reno, ma erano stati respinti da Severo Sulpicio Galba e P. Gabinio Secondo. 
Nel 47, i Cherusci man darono ambasciatori a Claudio a chiedere che fosse loro concesso come re Italico fi glio di Flavo fratello di Arminio, che era stato educato a Roma. Italico si recò in mezzo al suo popolo mentre era travagliato da gravi discordie e riuscì a metter la pace ; ma questa ebbe breve durata quando, parte della popolazione ribellatasi al nuovo re, Italico dovette ricorrere alle armi. La sorte lo favorì, ma la sua superbia fece schierare contro di lui lo stesso partito che l'aveva favorito. Cacciato dal regno, egli chiese l'aiuto dei Lango bardi ed alla testa di numerose milizie riuscì a rioccupare il territorio Cherusco.

Era stato mandato in quel tempo a governare la Germania inferiore Domizio Corbulone. Generale risoluto ed energico, egli iniziò il suo governo con una lotta spietata contro Gannasco, che ebbe distrutta la flotta e si rifugiò tra i Chauci. Corbulone entrò in trattative coi Chauci : egli chiedeva la loro sottomissione e la consegna o l'uccisione di Gannasco. Nello stesso tempo Domizio invase il paese dei Frisii, li battè più volte si fece dare ostaggi e pose un forte presidio nella regione.
A questo punto pareva che le trattative coi Chauci dovessero dare ottimi risultati - Gannasco difatti era stato ucciso- quando a Corbulone giunse da Roma l'ordine di ritirarsi con tutte le sue truppe sulla sinistra del Reno. Ancora una volta un imperatore si rifiutava di sfruttare le vittorie dei suoi generali e ne troncava le imprese. E pensare che i tempi erano propizi alla conquista della Germania fino al corso, almeno, dell' Elba, dove le più gravi discordie regnavano tra le tribù e da un re dell' interno, Vannio, - il quale era amico dei Romani, che lo avevano aiutato ad acquistare il regno dei Suebi- giungevano a Claudio richieste di soccorsi. Vannio insidiato dai due suoi nipoti, Sidone e Vangione, ed assalito dai Tuegi e dagli Ermunduri, si era ritirato in certe località fortificate ed avrebbe visto volentieri i Romani venire m un suo aiuto. Una duplice azione degli eserciti romani del Reno e della Pannonia avrebbe avuto ragione senza tante difficoltà degli Ermunduri e dei Tuegi, avrebbe liberato Vannio consolidandone il potere ed avrebbe dato forse il colpo decisivo all' indipendenza germanica.

Claudio non volle tentar l'avventura. A Palpellio Isto, governatore della Pannonia si comandò di rafforzare la frontiera del Danubio e rimanere spettatore degli avvenimenti. Questi precipitarono : data battaglia, Vannio fu sconfitto e, ferito, dovette cercare riparo con molti dei suoi in Pannonia, mentre il regno dei Suebi veniva diviso fra Sidone e Vengione.
Costretto a ritirarsi, Corbulone impiegò il tempo facendo scavare dai suoi soldati un canale tra il Reno e la Mosa. Per ricompensarlo degli utili servigi  Claudio gli concesse le insegne trionfali.

Le guerre di conquista di Claudio erano finite e cominciavano i lavori di fortificazione delle frontiere del nord. A renderle più salde furono fondate parecchie colonie militari : sul Reno Augusta Treverorum (Treviri) e Colonia Agrippina (Colonia), nella Pannonia Claudia Savaria (Stein) e Scarbandia (Odenburgo). Altre colonie vennero istituite nell'Oriente, nella penisola balcanica e nella Mauritania.

I LIBERTI CESAREI - LE MOGLI DI CLAUDIO - MESSALINA - AGRIPPINA

Col principato di Claudio cominciarono ad avere nella vita dell'impero parte importantissima i liberti. Sotto gli altri imperatori, se si eccettui di questi Ottaviano Augusto che, un liberto, Mena, lo creò ammiraglio e un altro liberto, Licinio, lo mandò procuratore in Gallia, i liberti non erano stati impiegati che nella corte, mentre ai senatori e ai cavalieri erano affidate l'amministrazione dello stato e l'ufficio di consiglieri e ministri del principe. Sospettoso per natura e ammaestrato dalle vicende dei suoi predecessori che fra i più pericolosi nemici avevano avuto i loro stessi ministri, Claudio ai senatori e ai cavalieri, di cui sempre diffidò, preferì i liberti. L' impiego di costoro sarebbe stato di grande utilità al principato perché avrebbe rafforzato il regime monarchico se colui che se ne serviva fosse stato un uomo di provata energia e di forte volontà. A Claudio invece facevano difetto l'una e l'altra qualità e fu perciò che, sotto il suo governo, i liberti diventarono potentis simi e furono in realtà i veri padroni dell' impero. Anziché essere gli strumenti docili e laboriosi dell' imperatore, i liberti cesarei si servirono del principe per i loro disegni e gli fecero fare tutto quello che vollero. 
" Onori cariche, grazie, castighi, - sono parole di SVETONIO- tutto dipendeva da essi, tutto era fatto per loro capriccio e per loro vantaggio, spesso senza che Claudio ne sapesse nulla.... I suoi atti erano revocati, i suoi giudizi erano cancellati, e si inventarono e si cambiarono lettere sue con cui venivano concessi pubblici uffici.... Claudio così firmò la condanna capitale di trentacinque senatori e di oltre trecento cavalieri con sì grande leggerezza che, essendo un centurione venuto ad annun ziargli la morte di un consolare e dicendogli di avere eseguito i suoi comandi, egli ri spose di non aver dato nessun ordine , tuttavia approvò questo omicidio perché dai liberti fu assicurato che i soldati, vendicando spontaneamente imperatore, avevano fatto il loro dovere».

I più potenti liberti erano NARCISSO, PALLANTE, CALLISTO, POLIBIO, Antonio Felice, Arpocrate e Pasides. Narcisso aveva la funzione di primo ministro e dirigeva l'ufficio di corrispondenza. Egli aveva saputo costituirsi un patrimonio ingentissimo che era valutato ad alcune centinaia di milioni di lire. Pallante presiedeva al fisco ed aveva accumulato una ricchezza di trecento milioni di sesterzi. Era venuto in tanta superbia che osava affermare di esser discendente di Evandro, re degli Arcadi, stabilitesi nel Lazio, secondo la leggenda, settant'anni prima della guerra di Troia. Era tale la sua faccia to sta che giunse a rifiutare parecchi milioni offertigli in dono dal Senato, dicendo di voler viver nella sua povertà! Lagnandosi Claudio una volta delle tristi condizioni in cui versava l'erario, gli fu argutamente risposto che l'erario se voleva esser ricco doveva far società con Narcisso e Pallante. 

Callisto era maestro delle cerimonie ; Polibio era bibliotecario e aveva tanta influenza  sull' imperatore, di cui era stato amico di scuola, che Seneca, esiliato in Corsica, per ottenere la grazia dovette ricorrere a lui. Spesso egli fu visto camminare per le vie di Roma in mezzo dei consoli che si tenevano altamente onorati della sua compagnia. Antonio Felice era fratello di Pallante e solo perché tale fu nominato procuratore imperiale della Giudea, della Samaria e della Galilea. In origine umile liberto, salì a tale potenza da sposare successivamente tre regine ! Grandi onori  ebbe pure Arpocrate al quale Claudio concesse di andare per le vie di Roma in lettiga e di dare spettacoli. Non minori onori ottenne l'eunuco Pasides che in occasione del trionfo sui Britanni ricevette dall' imperatore un'asta.

I liberti furono la piaga più terribile del principato di Claudio e a questi vanno aggiunte le ultime due mogli dell imperatore, le quali comandarono insieme con i liberti e con essi si resero colpevoli di tutte le scelleratezza commesse sotto il governo dello zio di Caligola.
Claudio ebbe due fidanzate e quattro mogli. Le fidanzate furono Emilia Lepida, pronipote di Augusto, la quale fu abbandonata per offese recate dalla famiglia di Lepido alla casa imperiale, e Livia Medullina, discendente del dittatore Marco Furio Camillo, che morì il giorno stesso che era stato fissato per le nozze. La prima moglie fu Plauzia Urgulanilla la quale fu ripudiata per sospetto di omicidio e per la sua infedeltà coniugale. Da Plauzia ebbe due figli : Druso, che fu fidanzato alla figlia di Seiano ed ancor giovinetto morì, si dice, soffocato da una pera o come altri vuole per volontà del futuro suocero, e Claudia che nacque cinque mesi prima del divorzio della madre e che l'imperatore, sospettandola frutto degli amori della moglie col liberto Botere, non volle riconoscere e la fece esporre ignuda davanti alla porta della suocera. La seconda moglie fu Elia Petina che lo fece padre di Antonia e fu anch'essa ripudiata. Antonia fu poi sposa a Gneo Pompeo ed ebbe in seconde nozze Fausto Silla.

La terza moglie fu Valeria MESSALINA. Era, questa, figlia di Valerio Messalla Barbato, cugino dell' imperatore, e discendeva, per parte della madre Domizia, da Ottavia e Marc'Antonio. Messalina fu una delle donne più corrotte del suo tempo. Amante degli spettacoli e dei divertimenti, si dilettava di correre sul cocchio nel Circo e in una delle sue pazze corse, rovesciatesi il cocchio, essa cadde. Priva di pudore, sensualissima, insaziabile, essa passava con estrema facilità da un amore all'altro senza far mistero della sua turpe condotta, girava per le vie di notte, in cerca di avventure, non disdegnava di concedersi ai suoi liberti, dei quali si era accaparrato il silenzio e la complicità, innalzava i suoi amanti o si vendicava ferocemente di coloro che osavano rifiutarsi alle insane sue voglie.
Al marito essa diede due figli : Ottavia e Britannico. Quest'ultimo nacque venti giorni dopo che Claudio ebbe il principato e fu molto amato dal popolo, il quale, vedendolo spesso nei teatri sulle ginocchia dell' imperatore, applaudiva freneticamente il piccino e faceva voti per lui.
Per la sua libidine sfrenata e per la ferocia del suo animo Messalina si macchiò dei più truci delitti. Guai a colui che osasse attraversare i disegni di lei o mostrasse il proposito di denunziarne al marito le colpe o ne suscitasse la gelosia ! Catorio Giusto, prefetto del pretorio, che aveva minacciato di svelar le tresche dell' imperatrice, venne ucciso. Vittime della gelosia della funesta donna furono la bellissima Giulia, figlia di Germanico e l'altra Giulia, figlia di Druso e moglie di un figlio di Germanico. Entrambe rivaleggiavano in bellezza con Messalina e non volevano esser guardate come inferiori a lei. Contro di loro venne mossa accusa di adulterio e senza che fossero invitate a discolparsi furono mandate in esilio e poi uccise. Seneca, il filosofo, accusato di tresca con una delle due Giulie, venne confinato in Corsica.
Vittima di Messalina fu anche il patrizio Appio Silano, che dicesi di aver rifiutato di diventar l'amante della crudele imperatrice e ne aveva sposata la madre Domizia. 

«Messalina e Narcisso, che avevano stabilito di sopprimerlo - così narra SVETONIO- si divisero le parti : questi allarmato entrò prima dell'alba nella camera di Claudio, con aria spaventata dicendo di aver sentito che Appio voleva attentare alla vita dell' imperatore, Messalina, fingendosi agitata e sorpresa, aggiunse che lei faceva da parecchi giorni lo stesso sogno. Poco dopo fu annunziato l'arrivo Appio, il quale, il giorno prima, aveva ricevuto l'ordine proprio da Messalina di recarsi da loro. Claudio che non sapeva nulla, convinto che egli venisse per tradurre in realtà il sogno, lo fece arrestare e mettere a morte. L'indomani narrò in Senato il fatto e ringraziò il liberto che, anche nel sonno, vegliava sulla salvezza del padrone».

Sorte uguale ebbe Gneo Pompeo, marito di Antonia figlia di Claudio. Istigato da Messalina, l'imperatore fece uccidere il genero e i genitori di lui.
Volendo venire in possesso dei magnifici giardini luculliani, di cui era padrone il console Valerio Asiatico, Messalina lo fece accusare di tresca con la bella Poppea Sabina e di aver tentato di amicarsi le truppe. Invano Valerio si difese e addusse in suo favore le imprese compiute in Britannia. Fu condannato alla pena capitale e ottenne solo di morire facendosi tagliare le vene. Si narra che, prima di morire, Valerio Asiatico visitasse il rogo su cui il suo corpo doveva essere arso ed ordinasse di farlo innalzare in altro punto affinché le piante non fossero danneggiate dalle fiamme. In un tempo di tanta corruzione e decadimento morale piace vedere come qualche romano desse prova di saper morire con stoica indifferenza. 

Poppea Sabina fu sacrificata alla gelosia dell'imperatrice ed anche lei venne messa a morte. Pure a morte fu messo il liberto Polibio pur avendo goduto i favori di Messalina.
Un po' di tregua ebbero le crudeltà dell'imperatrice solo quando fu presa da morbosa passione per Cajo Silio. Era considerato questi il più bell'uomo di Roma e seppe ispirare tanta simpatia nell'animo di Messalina da farle perder la testa. Come tutti gli altri amori della malvagia donna anche questo era conosciuto dalla cittadinanza : solo Claudio non sapeva nulla. Ma di informarlo si incaricarono i suoi liberti. Questi temevano le conseguenze della funesta passione, temevano che Messalina si sbarazzasse del marito, ne facesse perire i consiglieri e, sposato Silio, lo innalzasse all' impero.
Narrano gli storici che, trovandosi l'imperatore ad Ostia, Messalina contrasse pubblico matrimonio con l'amante dando feste magnifiche nei giardini luculliani ; ma questo racconto forse è solo una favola. Può darsi che gli storici abbiano ritenuto per vero quello che i liberti si inventarono a Claudio per far decidere Claudio a disfarsi sia di Silio che della moglie.
È certo che ad Ostia si recarono le cortigiane Cleopatra e Calpurnia e il ministro Narcisso e resero edotto Claudio della turpe condotta di Messalina. Claudio fu talmente spaventato da chiedere - secondo quel che si narra- se lui o Silio fosse l'imperatore.

In questa circostanza Narcisso diede mirabile prova di avvedutezza e di energia. Sapendo quanto peso contassero nelle cose dell' impero i pretoriani e quanto ascendente avesse Messalina sull'animo del marito, stabilì di assicurarsi la fedeltà delle milizie e di non dar tempo all'adultera di parlarne all'imperatore.  Chiese pertanto a Claudio che gli si desse per poco tempo il comando delle coorti pretorie, poi condusse l'imperatore in casa di Silio e gli mostrò gli oggetti di valore che Messalina aveva sottratti dalla casa imperiale e regalati al suo amante, infine condusse Claudio al campo dei pretoriani.
Qui l'imperatore radunò le truppe e pronunziò, dietro suggerimento di Narcisso, un discorso col quale informò i pretoriani della condotta della moglie e giurò loro che non avrebbe più sposato nessuna donna, aggiungendo che autorizzava i soldati ad ucciderlo se avesse violato il giuramento.
I pretoriani chiesero a gran voce la punizioe dei colpevoli e vennero ordinati dei processi immediati e sommari a carico di Messalina e di tutti i suoi amanti.

Cajo Silio venne portato davanti ai tribunali. Era inutile scusarsi e difendersi ; la sua sorte era decisa. Egli chiese soltanto che lo facessero morire senza indugio.
Come lui furono condannati alla pena di morte il senatore Giunco Virgiliano, Sau rello Trogo, Sulpizio Rufo, Decio Calpurniano, Tazio Proculo, Pompeo Urbico e Vezio Valente, i quali ascoltarono la sentenza senza batter ciglio. Solo il mimo Mnestere volle difendersi : egli disse di avere eseguito gli ordini dell' imperatore cedendo a Messalina ; e Claudio, difatti, pregato da lei, aveva comandato al mimo che obbedisse in tutto alla imperatrice !
Convinto da queste ragioni Claudio stava per perdonare a Mnestere. Narcisso però gli fece notare che non era giusto che un istrione fosse risparmiato quando tanti ca valieri venivano uccisi ; e Mnestere seguì la sorte degli altri.

Aveva Messalina cercato di salvarsi mandando da Claudio i figlii, Ottavia e Bri tannico, e la più vecchia delle Vestali, Vibidià affinchè ottenessero da lui di potersi difendere ; ma Narcisso aveva fatto allontanare i figli dell' imperatore e la Vestale.
Claudio, fatta tacere l'ira, dopo tutte quelle condanne, disse a tavola : " fate sapere a quella disgraziata che venga domani a scolparsi".
A quelle parole Narcisso si vide perduto. Egli sapeva che Messalina sarebbe stata perdonata se fosse riuscita a parlare all' imperatore. Bisognava impedire ad ogni costo che Claudio la vedesse.
Narcisso uscì e diede ordine a un tribuno e ad alcuni centurioni di recarsi da Mes salina e di ucciderla. Credendo che quell'ordine fosse partito dall'imperatore, il tri buno ubbidì e si recò coi centurioni negli orti luculliani. Trovarono qui la perfida im peratrice, in compagnia della madre Domizia Lepida la quale consigliava la figlia di prevenire la condanna togliendosi la vita.  Messalina però era una donna vile e non osava mettere in pratica il consiglio della madre; ma quando, visti i centurioni, comprese che non c'era più scampo per lei, impugnò il ferro che la madre le porgeva e si vibrò con mano tremante alcuni colpi i quali non produssero che lievissime ferite. Allora il tribuno rivolse contro di lei la spada e la finì (Ottobre del 48).
A Claudio, ch'era ancora a tavola, fu portata la notizia della morte di Messa lina. L'imperatore rimase calmo, quasi indifferente ; ma si dice che alcuni giorni dopo, trovandosi a cena, domandasse ai servi perché la loro padrona fosse assente.
Il Senato, per ricompensare Narcisso, gli decretò le insegne questorie.

AGRIPPINA - FINE DI CLAUDIO

Claudio aveva giurato ai pretoriani che non si sarebbe più sposato ; ma ben presto dimenticò il giuramento e manifestò il proposito di prendere una quarta moglie.
I liberti avrebbero preferito che lui rimanesse vedovo, ma, visto l'imperatore risoluto a contrarre un nuovo matrimonio, fecero a gara per trovargli una sposa. Narcisso gli proponeva di riprendere Elia Retina ; Callisto sosteneva Lollia Paulina, che era stata moglie di Cajo Cesare; Fallante gli consigliava Agrippina. Era, quest'ultima, figlia di Germanico e perciò nipote di Claudio. Essa era nata a Colonia, era bellissima, intelligente, colta ed avida di «denaro e di onori. Come abbiamo detto, era stata l'amante del fratello Caligola ; sposa di Gneo Domizio Enobardo ne aveva avuto un figlio cui aveva posto nome Domizio ; rimaritatasi con Crispo Passiono, presto era rimasta vedova e ricca ; accusata di aver tramato contro il fratello, era stata mandata in esilio e soltanto quando Claudio era stato eletto imperatore aveva potuto fare ritorno a Roma.

Non era sfrenatamente lussuriosa come Messalina, ma neppure pudica. La sua scaltrezza la fece essere vittoriosa delle sue competitrici. Frequentando come parente la casa imperiale, seppe con le sue seduzioni ammaliare Claudio che ben presto acquistò su di lui un grande ascendente.
Giunse perfino a persuaderlo perché desse la figlia Qttavia in sposa a Domizio, figlio del primo marito. Ottavia era già fidanzata al giovane pretore Lucio Giuno Silano. Questi fu accusato d'immoralità, il censore Vitellio gli ordinò di dimettersi dalla carica di pretore prima del 29 dicembre del 48 e il fidanzamento fu rotto. Nei primi giorni dell'anno seguente Silano si diede la morte.
Lo stesso giorno in cui l'infelice giovane si toglieva la vita, Claudio sposava Agrip pina. L'unica difficoltà che si opponeva al matrimonio era stata facilmente superata.
La legge considerava come incestuose le nozze tra zio e nipote, ma fu riunito un senato consulto e il divieto fu abrogato
Con Agrippina più che una moglie Claudio veniva ad avere un collega nell'impero.
Fredda, calcolatrice, ambiziosissima, fu lei dal primo giorno del matrimonio la padrona di Roma. Si ebbe il titolo di Augusta, partecipò attivamente alla vita politica ed eser citò il comando insieme al marito. Assisteva alle udienze imperiali, riceveva gli amba sciatori, assisteva ai giuochi pubblici, saliva al Campidoglio in vettura; un diritto questo esclusivamente riservato alle Vestali ed ai sacerdoti, e discuteva coi ministri ed i se natori intorno alle faccende dello Stato.

Anche, lei, al pari di Messalina, salita in potenza non conobbe freni ; ebbe amanti sebbene non ostentasse le sue tresche, si vendicò delle rivali e tolse di mezzo quanti - uomini e donne- le facevano ombra. Lollia Paulina, che aveva aspirato alla mano di Claudio, venne prima mandata in esilio e poi uccisa ; la nobile e bella Calpurnia le cui grazie erano state lodate dall'imperatore con un pretesto venne  messa a morte; la stessa sorte, toccò a Lepida e a tutte quelle matrone che primeggiavano per bellezza e che proprio per questo rappresentavano un pericolo. Tutti coloro invece che as secondavano i suoi capricci e si prestavano ai suoi intrighi ricevettero onori e favori
Narcisso e Callisto che l'avevano osteggiata prima del matrimonio, pur rima nendo alla corte, non vi ebbero più quella posizione potente che si erano acquistata. Al contrario, Pallante salì in altissima considerazione, divenne anche l'amante dell' im- peratrice e si guadagnò dal Senato le insegne pretorie.

Ma non pensò Agrippina a render salda la sua posizione soltanto : le premeva anche l'avvenire del figlio e per poter continuare a regnare dopo la morte del marito faceva di tutto per assicurare la successione al figlio Domizio.
Un ostacolo si opponeva ai suoi ambiziosi disegni : Britannico, che nel popolo aveva una forte corrente favorevole. Per guadagnarsi l'appoggio dei pretoriani fece destituire il loro prefetto Lucio Gota e in sua vece fece nominare Afranio Geta. Ma prima di far passare il comando delle coorti pretorie nelle mani di un suo fedele, ottenne con l'aiuto di Pallante che Domizio venisse adottato da Claudio. L'adozione ebbe luogo il 26 febbraio del 50 e poiché questa, rendendo Domizio fratello di Ottavia, veniva ad ostacolare il loro futuro matrimonio, Ottavia venne adottata da un altro famiglia. DOMIZIO -che era entrato nella casa imperiale col nome di NERONE- quando prese la toga virile fu designato console dal Senato col diritto di entrare in carica appena compiuti vent'anni; ricevette il titolo di principe della gioventù, l'impero proconsolare fuori di Roma e fu ammesso nei collegi dei sacerdoti. In quell'occasione, per guadagnare al figlio la popolarità e la simpatia dei soldati, Agrippina distribuì premi ai pretoriani e denari al popolo.

All'adozione di Domizio(Nerone) si era opposto Narcisso, che godeva sempre la fiducia di Claudio ; ma vana fu la sua opposizione ; anzi aveva danneggiato la posizione del vero erede, Britannico. Agrippina infatti per isolare il giovane e togliergli gli amici che ancora gli rimanevano, fece mandare in esilio i precettori di lui e metterne a morte uno, Sosibio, poi gli diede come educatori persone di sua fiducia.
Narcisso però non era uomo da abbandonare la lotta. Valendosi del favore che godeva presso l'imperatore, cominciò a perorare la causa di Britannico e tanto seppe fare che Claudio, riconoscendo i suoi torti verso il vero figlio, mostrò il desiderio di ripararli.

Da SVETONIO sappiamo che l'imperatore fece capire di essersi pentito del matrimonio con Agrippina e dell'adozione di Domizio( Nerone) e che, rispondendo un giorno ai liberti, -i quali lo lodavano di avere condannato una donna impudica, disse esser suo destino aver mogli colpevoli ma impunite. -
Lo stesso storico ci informa che una volta, abbracciato teneramente Britannico, Claudio gli dicesse in greco : « colui che ha ferito guarirà la piaga » e che si proponesse di dargli prima dell'età stabilita la toga virile «affinchè il popolo romano avesse finalmente il vero Cesare».

Ma Agrippina vegliava ; dalle numerose spie che aveva a corte seppe dei mutati sentimenti del marito in favore di Britannico e si preparò alla lotta contro Narcisso. La salute del liberto la aiutò. Narcisso si era ammalato e, proprio quando la sua presenza era indispensabile a corte per il trionfo di Britannico, fu costretto a recarsi ai bagni di Sinuessa.
Agrippina approfittò dell'assenza del suo nemico per disfarsi finalmente di Claudio. 
Questi venne a morte il 13 ottobre del 54.

Fu detto da alcuni che egli venne avvelenato dall'eunuco Aiolo mentre banchet- tava con i pontefici in Campidoglio. Secondo altri, Agrippina somministrò al marito in un piatto di funghi, di cui egli era ghiottissimo, un potentissimo veleno preparato da una certa Locusta, e poiché l'effetto tardava a prodursi chiamò il fido medico Senofonte che, fingendo di voler dare all'imperatore una medicina, gli fece ingoiare un altro veleno.
Claudio aveva sessantaquattro anni ed era nel quattordicesimo del suo principato.



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Fonti: 
PAOLO GIUDICI - STORIA D'ITALIA 
APPIANO - BELL. CIV. STORIA ROMANA
CASSIO DIONE - STORIA ROMANA 
PLUTARCO - VITA DI BRUTO 
SVETONIO - VITE DEI CESARI 
SPINOSA - GIULIO CESARE
UTET - CRONOLOGIA UNIVERSALE
I. CAZZANIGA , ST. LETT. LATINA, 
+ BIBLIOTECA DELL'AUTORE 

vedi anche TABELLA ANNI E TEMATICA


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