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CRONOLOGIA

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ANNO 62 d.C.

QUI l'intero  riassunto: del PERIODO DI NERONE dal 54 al 68 d. C.



*** NERONE - A MORTE OTTAVIA
*** NERONE SPOSA POPPEA

NERONE manda a morte la moglie OTTAVIA Claudia con false accuse di adulterio e sposa finalmente  POPPEA SABINA. 
Avvelenato muore pure il vecchio amico consigliere, BURRO AFRANIO, prefetto del pretorio, suo complice di qualche vizio di Nerone e forse anche di qualche omicidio su commissione.  Gli succede il non meno ambiguo TIGELLINO OFONIO, un nuovo arrampicatore che come il precedente vuole guadagnarsi con ogni mezzo l'ammirazione dell'imperatore.

Non piu' ostacolato, consigliato, guidato dai suoi vecchi e falsi consiglieri; cioè da Burro che ha liquidato, e da Seneca, che perso il capo del pretorio suo potente alleato era entrato anche lui per le ragioni che abbiamo illustrate l'anno scorso in antipatia del suo ex allievo, Nerone rimpiazza come capo del pretorio proprio Tigellino uomo di umili origini, che da due anni si aggira nel palazzo tessendo la sua trama con Poppea per liquidare Ottavia, per liberarsi di alcuni consiglieri troppo vicini all'imperatore e far salire sul trono la sua protetta.

Tigellino ordisce così bene con le presunte calunnie che non risparmia nel corso dell'anno potenti generali che gli sono ostili. In Gallia, a Marsiglia fa assassinare Silla, in Asia fa avvelenare Plauto e più avanti Torquato che senza precise accuse fu costretto a suicidarsi. Ma il suo più ambiguo capolavoro fu il persuadere Nerone a liberarsi di Ottavia. Inventò adulteri a catena, portò davanti alla corte compiacenti schiavi che l'avevano sentita inveire la lesa maestà, cercò di diffamarla con mille pretesti. Le accuse erano sempre infondate, altre troppo deboli, tanto che alla fine consigliò l'imperatore di ripudiarla adducendo come pretesto la sua sterilità, all'impossibilità di dargli un erede.
L'accusa prese corpo, fu informata la corte, fu concesso il divorzio e fu mandata in esilio. A Roma non pochi parteggiavano per la povera sventurata che non aveva fatto mai nulla di condannabile, e tutti sapevano della tresca di Nerone con la bella Poppea. Voci che preoccuparono Nerone e Tigellino. Temendo qualche tumulto, dopo pochi giorni convennero che era meglio eliminarla per sempre, così si mise in atto una sceneggiata con un liberto che davanti alla corte giurò di essere stato l'amante di Ottavia. Furono così tutti convinti dell'accusa, fu condannata e si mandò un sicario a strangolarla. Dopo 12 giorni Nerone sposò Poppea e gli conferì il titolo di Augusta. 
La figlia della bella chiacchierata matrona era arrivata finalmente sul trono!
Se la plebe fu sconvolta perché amava con discrezione la sventurata Ottavia, l'aristocrazia nel vedere una popolana sul trono iniziò a entrare in fibrillazione. Lo scandalo per quanto grande in termini dinastici non era certamente il peggiore dei mali per attizzare odio e rancore, ma le motivazioni di tali sentimenti ostili erano che tutti ricordavano gli anni infausti di Agrippina, avevano conosciuto la sua più sfrenata ambizione e quest'altra donna non era certo di meno, quanto l'altra gli piaceva il lusso e la bella vita, e se per arrivare sul trono aveva tramato fino a questo punto, chissà cosa ci si poteva aspettare da lei. 
Ed ecco che in certi palazzi di alcuni nobili e case di senatori, avvengono riunioni segrete, e si comincia a essere in molti d'accordo sull'impossibilità di sopportare più a lungo il governo di Nerone, che uscito dal plagio di sua madre entrava ora in quello di questa popolana ambiziosa.

Forse qui iniziano i preliminari di quella che sarà la congiura di Pisone, un'esponente dell'antica nobiltà romana. Ne sapremo qualcosa di più nel 65.

Insomma finisce l'anno con i romani che nutrivano la speranza di un ritorno alla costituzione repubblicana. L'aristocrazia si accorgeva sempre di più che negli ultimi anni, da Augusto in poi, era stata beffata e poi anche perseguitata, mentre i senatori a loro volta  rimuginavano, che dall'inizio dell'Impero, erano stati privati di autorità e prestigio. C'erano dunque speranze e tanto desiderio di far finire questo vergognoso stato di cose.
 Molti nobili volevano sostituire Nerone con una persona piu' seria, degna e rispettosa delle tradizioni E anche  i soldati e i loro superiori (ricordiamoci di questi) disprezzavano gli oscuri uomini di umili origini che però ora comandavano in virtù dei loro sporchi favori, in quasi tutte le province, oppure occupavano i migliori posti pubblici, essi e i loro plebei parenti. 
Infine c'erano i senatori che si sentivano inutili e ricevevano dagli aristocratici e dai militari pietosi scherni. Non mancava la classe intellettuale, quella seria, non al soldo, che seppur educata a cose peggiori dallo stoicismo, aveva il culto della libertà e l'odio per la tirannia. Il terreno delle congiure era insomma fertilizzato da questi uomini e da questi sentimenti e non poteva non produrre per Roma che altre sventure.


In Giudea  l'APOSTOLO GIACOMO  vescovo della comunità di cristiani a Gerusalemme, viene arrestato e poi lapidato fino a morte per essere stato coinvolto in tumulti con ebrei e farisei. Costoro stavano diventando sempre più intolleranti e temevano la troppa popolarità di questa nuova comunità che sempre di più vuole distaccarsi dalla loro Legge. Le testimonianze di questo martirio ci vengono da Eusebio e da Giuseppe Flavio, non si conoscono invece i fatti e le testimonianze da parte ebrea.

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