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CRONOLOGIA

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ANNO 69 d.C.

Qui il riassunto PERIODO DEI FLAVI (Vespasiano, Tito, Domiziano) 69-96 d.C.
* L'IMPERO DI VESPASIANO - LA RIVOLUZIONE GALLICA
* IL GOVERNO DI VESPASIANO-AMMINISTRAZIONE.
* LA GUERRA GIUDAICA - * TITO STERMINA GLI EBREI
* MORTE DI VESPASIANO - TITO IMPERATORE 
* L'ERUZIONE DEL VESUVIO - * MORTE DI TITO
* GOVERNO DI DOMIZIANO - * AGRICOLA IN BRITANNIA
* L'UCCISIONE DI DOMIZIANO

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L'ANNO 69
*** QUATTRO IMPERATORI A ROMA
*** GALBA - VITELLIO - OTONE - VESPASIANO
*** INIZIA LA DINASTIA DEI FLAVI

 Il 1° GENNAIO inizia molto male per il nuovo imperatore GALBA. Due legioni romane sul Reno a Magonza, chiamate a fare il solito giuramento di inizio anno, fanno una rivolta, abbattono la nuova statua dell'imperatore appena giunta da Roma,  e minacciano di scendere in Italia con un nuovo imperatore; rifiutano Galba  per il motivo che dopo aver dato l'appoggio a Vindice e ottenuto il suo scopo, molte promesse non sono state mantenute, alcune tribù romanizzate che vi avevano partecipato, i Treveri e i Lingoni del Reno, furono privati perfino del loro territorio dai sostituti subentrati a Galba. In questo malcontento generale trovarono un nuovo capo che difendeva le loro ragioni, VITELLIO, ma costui era pure lui mosso dall'idea di tentare un colpo di stato a Roma.

Dalla stessa Roma del resto giungono notizie non molto buone. Galba sta comportandosi peggio di Nerone. Non ha tatto con nessuno, nemmeno con chi lo ha favorito a prendere il potere. Quel capo dei pretoriani che aveva persuaso i soldati ad acclamare Galba imperatore, promettendo ad ognuno 30.000 sesterzi, convinto che il nuovo imperatore lo avrebbe fatto suo braccio destro, non solo viene destituito da un suo protetto, Cornelio Lacone. Infine Galba rifiuta di pagare i soldati adducendo il motivo che lui "i soldati li sceglieva, non li comprava". 
Non pensa minimamente che ora agendo così li ha tutti nemici.
 E di diplomazia e tatto Galba non ne ha nessuna quando dai cittadini esige, per riempire le casse dello stato, la restituzione delle somme che Nerone ha loro distribuito. Altri potenziali nemici!

Intanto intuito il pericolo proveniente dalla Germania, Galba (ha 73 anni) subito nomina il 10 GENNAIO suo successore, Pisone Liciniano. Deluso rimase SALVIO OTONE il governatore della Lusitania (quel marito che Nerone allontanò da Roma per avere prima come amante e poi come moglie Poppea). Per rancore personale e per vendetta postuma, Otone aveva dunque aiutato Galba nella sua impresa, sperando di essere nominato suo successore. Ora vedendosi ignorato dalla sua ingratitudine, decise di agire. Galba si è fatto così un altro nemico!

Otone trovò subito dei buoni alleati in quei pretoriani che non avevano ricevuto i soldi e che erano stati anche umiliati. Siamo così dunque al 15 GENNAIO, dove 23 pretoriani dopo aver fatto accomodare Otone nella lettiga lo portano all'accampamento fuori Roma e lo proclamano come nuovo imperatore.
Nel palazzo giunse la notizia, e Galba era ormai senza speranza, truppe a disposizione non ne aveva, la sua legione imprudentemente era stata mandata in Pannonia e i soldati che aveva maltrattato non erano certo una garanzia per affrontare il rivale. Sembrava spacciato, quando giunse la notizia che Otone era stato catturato e ucciso. Galba lo si invitò a scendere con tutti i suoi amici nel foro, dove si era radunata molta gente per festeggiare il suo scampato pericolo. Era la trappola tesa da Otone che voleva che tutta Roma vedesse cadere sotto i pugnali dei suoi soldati Galba e tutta la sua compagnia. Fu un massacro.

Otone ricevette subito buona accoglienza da chi era stato angariato e umiliato nei 7 mesi dal meschino e rozzo Galba, del resto Otone era intelligente e vantava antica nobiltà. Ma sul Danubio c'era Vitellio, gia' proclamato imperatore sia dalle sue truppe che da quelle della Germania superiore e della Rezia cui si affiancarono quelli dell'Aquitania, della Spagna e della Britannia. Tutte si erano già mosse verso l'Italia ancora prima dell'assassinio di Galba.
Otone gli inviò incontro messaggeri con proposte di pace, di accordi, qualche compromesso,  ma i 100.000 avevano in più parti varcate già le Alpi con una furia scatenata. Ai primi di MARZO erano a nord del Po a Piacenza dove incontrarono sull'altra sponda le truppe di Otone che avevano a disposizione numerosi generali, ma tutti incapaci e invidiosi l'un l'altro, non si misero nemmeno d'accordo dove attraversare il fiume da Cremona a Piacenza, punto cruciale dell'invasione.

Le truppe di Vitellio invece di affrontare le truppe di Otone che venivano da est, dalla strada Postumia cominciarono a costruire un ponte sul Po, vicino a Cremona, un ponte che avrebbe permesso di attraversare il fiume e prendere alle spalle le truppe otoniane. 
La sorpresa riuscì con la battaglia di Bedriacum (l'odierno paese di Calvatone), il 16 APRILE:  Fu sbaragliato l'esercito di Otone, che storicamente ebbe il grande torto di non essere presente di persona, non sfruttando così il grande vantaggio dell'attaccamento che le sue truppe avevano nei suoi confronti; li lasciò in mano a degli incompetenti comandanti, perfino potenziali traditori; infatti, Cecina, Valente e Paolino quando incontrarono Vitellio dissero che la battaglia era stata persa grazie al loro tradimento. Non così molti soldati di Otone che lo amavano e quando lui nella disfatta prima di essere catturato si tolse la vita, molti lo vollero seguire nella tomba.

VITELLIO che si trovava ancora in Gallia, ma sempre pronto ad una eventuale avanzata di soccorso in Italia, venne raggiunto dalla bella notizia. Ma alle truppe vittoriose che vi avevano partecipato dislocate e ora inoperose a Cremona e a Bologna, mandò a dire, umiliandole (un altro privo di tatto) di prendere piccone e badile e costruire sul posto un grande anfiteatro a suo nome. Poi commise un altro grave errore, quello di disarmare le truppe scelte di Otone, tutti pretoriani, e di congedarle. L'umiliazione per questi soldati che si consideravano parte vitale di un celebrato corpo scelto fu molto sentita. Comunque i frutti di questa amarezza li seppe poi cogliere molto bene Vespasiano.

VITELLIO scese poi in Italia, fece una frettolosa sua presenza a Cremona e Bologna per assistere più che alle feste della vittoria, al massacro dei gladiatori nelle due arene che in tempi da record aveva fatto costruire, poi con 60.000 uomini, quattro legioni, dodici distaccamenti di cavalleria e trentaquattro coorti di fanteria, marciò verso Roma, dando il permesso alla sua masnada di razziare quanto c'era di buono  lungo tutto il percorso. La marcia di questa marmaglia fu una serie di delitti e di scempi. Quando giunsero nella capitale, molti accorsero per salutare i vincitori, ma il troppo ingenuo zelo dei romani e il sangue che era arrivato alla testa di questa orda inferocita, si ritrovarono tutti con le donne stuprate e molti di loro massacrati.
Il nuovo imperatore iniziò a comportarsi come un volgare tiranno, altro che Nerone!  Attirò su di sé il disprezzo e il disgusto, e la sua insaziabile avidità costò ai romani  900 milioni di sesterzi.

Ma durò poco, 75 giorni! Gli insulti che avevano ricevuto gli altri soldati, sia i pretoriani che i germani che erano stati rimandati anche loro a casa a mani vuote, fomentò la vendetta. E questo malcontento camminò lungo tutto il Danubio, fino in Asia, fino all'Eufrate, fino in Egitto. Crebbe l'intolleranza, e proprio dal governatore d'Egitto, Giulio Alessandro, giunse l'appoggio di quattordici legioni che si mettevano a disposizione per un nuovo candidato imperatore, che venne indicato dal governatore della Siria, Muciano con VESPASIANO comandante dell'esercito in Galilea.
Messosi in marcia sia Muciano che Vespasiano fulmineamente risalirono l'Asia minore, via terra tutta la Dalmazia ed entrarono in Italia ad Aquileia, dove dalla Postumia raggiunsero prima Ostiglia, poi Cremona. Qui trovarono l'esercito di Vitellio sfaldato e demotivato ancora con i calli nelle mani per i lavori umili cui erano stati costretti a fare, per di più questi erano originari della Pannonia e della Dalmazia. Non ci volle molto per aggregarli.

Vitellio a Roma non trovò altro buon generale che quel Cecina chese prima aveva tradito Otone a Cremona, ora già meditava un altro tradimento. Lo scoprirono i suoi stessi subalterni a Ostiglia mettendo nello sconforto i pochi soldati ancora fedeli. Alcuni disertando, altri riunendosi con quelli di Cremona, aprirono proprio ad Ostiglia la prima falla dentro l'esercito di Vitellio,  che permise a Vespasiano di passare il Po, mettere in trappola i riottosi, vincere per poi proseguire su Bologna quindi verso Roma.

Nel frattempo ANTONIO PRIMO con le sue fresche truppe dalla Dalmazia entrava in SETTEMBRE a Padova, proseguiva per Verona e mise lo sbarramento alla Val d'Adige che portava al Brennero per prevenire una eventuale discesa dei Germani ancora fedeli a Vitellio, poi si diresse a Cremona. Una città che era stata invasa in un anno due volte, che aveva dovuto sopportare abusi, razzie e stupri per dare il vitto e i piaceri a 100.000 soldati. Poi questi  irriconoscenti, per essere stati derisi quando costruivano il teatro, la rasero persino al suolo.

Era il 18 OTTOBRE e a Roma Vitellio e i suoi uomini cercarono di preparare la difesa della capitale, mentre le truppe di Antonio ormai camminavano spedite sugli Appennini senza incontrare resistenza. Il 18 DICEMBRE raggiunsero i Saxa Rubra, al di là del ponte Milvio. Il 20 DICEMBRE entrarono nella città. Lo spettacolo per i romani fu assicurato non più nelle arene ma sulle pubbliche strade e piazze affollate di spettatori. Il culmine lo si raggiunse quando catturato Vitellio, portato nello stesso foro dove era stato ucciso Galba, fu ucciso tra le urla della folla delirante, beffarda e inferocita nello stesso tempo.
Con l'appoggio del Senato il 22 DICEMBRE fu nominato ufficialmente Imperatore VESPASIANO che si trovava però ancora in Egitto.  Inizia così la dinastia del FLAVI (gli seguiranno TITO e DOMIZIANO). A guidare il governo fino a al suo arrivo a Roma assumono il potere il figlio DOMIZIANO e MUCIANO.

Roma chiude così uno dei suoi più movimentati anni della sua storia, vissuti dal primo all'ultimo giorno pieno di colpi di scena. Anni drammatici come mai accaduti in passato, anche se non furono gli ultimi, infatti accadrà qualcosa di simile nel 193.

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In Grecia si svolgono i CCXII giochi delle OLIMPIADI

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