HOME PAGE
CRONOLOGIA

20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E A TEMA
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 96 d.C.

Qui il riassunto del PERIODO DA NERVA FINO A TRAIANO dal 97 al 117 d.C.
* NERVA E IL SUO GOVERNO - ADOZIONE DI TRAIANO
* TRAIANO E IL SUO GOVERNO - TRAIANO E IL CRISTIANESIMO
* I ROMANI SULL' EUFRATE E IL TIGRI
* LA MORTE DI TRAIANO

---------------------------------------------

L'ANNO 96 
*** L'ASSASSINIO DI DOMIZIANO
*** NERVA IMPERATORE
*** NASCE L'ADOZIONE

E' il 18 settembre -Dopo averla tanto attesa, questa volta la congiura contro DOMIZIANO riesce. 
A organizzarla sembra che sia stata la stessa moglie, Domizia Longina, a eseguirla con tanta abilità e con successo un fedele servo di FLAVIA DOMITILLA, di nome Stefano, che condannato a morte  per un grave reato commesso, per vendicare il torto fatto alla sua padrona mandata lo scorso anno in esilio dall'imperatore, dopo avergli ucciso il marito Flavio Clemente, piuttosto di finire sul patibolo si offrì di morire per una causa nobile e per i posteri.
A chi venne veramente questa idea non si sa. Ma indubbiamente maturò nell'ambiente familiare.

La trappola scattò a meraviglia; non c'era scampo ne' per il servo ne' per Domiziano. Liberato dalla prigione dove era rinchiuso, fu chiamato in casa dalla moglie dell'imperatore. Domiziano non dubita di nulla perchè per prima cosa, non è a conoscenza del reato del servo; seconda  lo conosce bene perchè prima si aggirava in casa. 
Costui -conosciuto anche dalle guardie- senza destare sospetti entra nel palazzo, fa vedere che deve consegnare un pacchetto alla moglie, supera lo sbarramento dei fedeli pretoriani che proteggono Domiziano sempre sospettoso di tutti,  poi arrivato accanto all'imperatore, estrae dell'involucro un affilato coltello e con precisione mortale lo infila nel cuore di Domiziano. Aggredito dai pretoriani non ebbe scampo fu ucciso anche lui, ma è lui che ha posto fine non solo a Domiziano ma a tutta la dinastia dei FLAVI che non lascia eredi, mentre ai posteri va', Stefano, un oscuro servo.

Il Senato memore del terrore, tira finalmente un sospiro di sollievo e con una vendetta covata chissà da quanto tempo, non solo gli nega gli onori divini ma lo bolla con la scritta "damnatio memoriae", che è una condanna infame per i posteri. Poi con l' Infaustum vocabolum ordina di cancellare da ogni edificio pubblico il suo nome e di abbattere tutte le statue che lo ricordano.

Moriva cosi la dinastia del Flavi che aveva avuto il non facile compito di provvedere alla difesa dell'impero, dopo che per duecento anni le conquiste si erano succedute in maniera vertiginosa, sottomettendo quelle che erano fino allora popolazioni barbariche, sparse in piccole tribù, quasi arcaiche, non ancora organizzate ai grandi scontri con gli eserciti romani.

Diventati gli stessi barbari coordinati, imparando come abbiamo visto le strategie di guerra dagli stessi romani, queste popolazioni stavano mettendo a dura prova le difese dei confini che i romani avevano continuamente allargato a spese di queste in molti casi inerti e pacifiche popolazioni, che al massimo cercavano di accaparrarsi qualche capo di bestiame, visto che lo stesso ormai iniziava a scarseggiare.

Roma abituata e con la vocazione a fare solo conquiste non aveva valutato che oltre questi confini si andavano raccogliendo forze che prima o poi avrebbero imposto una battuta d'arresto alla sua espansione. L'impero era vastissimo e una tale estensione richiedeva un'opera di consolidamento piuttosto che di conquista. Lo abbiamo visto anche negli ultimi tempi; mentre l'esercito combatteva in una provincia, un'altra ne approfittava per ribellarsi.

L'abilità dei Flavi, cioè di Vespasiano, di Tito e di Domiziano, in questo anni era consistita nell'aver dedicata particolare attenzione alle frontiere, nell'aver approntato le difese, i famosi limes, costruito strade di comunicazioni veloci per intervenire all'istante nelle rivolte con truppe efficienti, e farle comandare da altrettanto capaci generali. 

Ma per far tutto questo i Flavi dovettero adoperarsi anche ad accrescere prima di tutto la stabilità interna, non dimenticando che questa poteva venire solo se si organizzava  tutto l'apparato finanziario e amministrativo dell'impero. Anche non impiegando necessariamente funzionari di quella aristocrazia romana superstite del vecchio regime repubblicano. Infatti per la prima volta da Vespasiano in poi (del resto lui non apparteneva all'aristocrazia romana ma era un plebo sabino di umili origini) furono reclutati elementi tra le migliore famiglie italiche e provinciali, tra i barbari in Gallia, in Germania, in Pannonia e persino in Africa e in Oriente furono impiegati indigeni, infatti molti generali guidavano le truppe nel proprio paese di origine, come Traiano in Spagna.

Quello che ai tempi di Augusto era un esercito di spedizione (per fare una campagna militare) andava trasformandosi in un esercito di guarnigione e gradualmente sotto i Flavi si diffuse l'uso di inviare in altre province non intere legioni, come al tempo di Augusto, Druso, Tiberio ecc, ma un distaccamento fisso dell'esercito; non in accampamenti precari fatte di colonie dove  si concentrava o sostava brevemente qualche legione di passaggio, ma veri e proprie fortezze stabili fatte in muratura,  dove non vi erano come nel periodo augusteo soldati venuti da un arruolamento occasionale, ma sempre di più professionisti, ben pagati, vissuti sul posto, che avevano la possibilità di conoscere le problematiche dei luoghi e le esperienze che vi si facevano.

In definitiva la guerra richiedeva sempre di più delle operazioni a carattere difensivo più che offensivo. Ed era importante conoscere sia il territorio che gli abitanti che vi abitavano. Vespasiano aveva una buona esperienza militare che trasmise ai figli,  e i figli indirettamente ai successori che erano esperti di cose militari come Traiano, poi Adriano, che proseguirono le riforme e mutarono radicalmente l'esercito.

Certo che l'ambiente conservatore, la vecchia aristocrazia  che si era crogiolata negli ultimi anni -fino a Tiberio- nel lusso che le province portavano senza tanta fatica nella capitale, tardavano a capire i nuovi tempi e i "problemi nuovi"; che era finita l'economia  silvo pastorale, che l'impero stava diventando sempre di più commerciale, industriale e militare. Che stava come diremmo oggi globalizzandosi. Avanzava una nuova categoria di uomini capaci di modificare non solo l'economia e la politica,  ma gli eserciti e tutta la vecchia amministrazione dello stato con un ottica completamente diversa.

Gli ambienti conservatori  non avevano gradito questi cambiamenti, né volevano o forse non  potevano capire cosa stava accadendo non solo a Roma ma in ogni angolo dell'impero. Nelle province le popolazioni, sempre di più abbandonando le liti tribali, stavano prendendo coscienza di essere in grado di creare delle grosse unità capaci di contrastare il dominio dei romani. Con i romani se venivano a patti, o anche senza i romani. Lo abbiamo visto ultimamente con i Daci e con i Catti. 

Insomma l'impero per dover difendere i confini delle varie province  avevano bisogno di uomini, di mezzi per tenerli efficienti, di ottimi amministratori e di ottimi generali che dovevano insegnare innanzitutto la disciplina. E i due Flavi (Vespasiano e Domiziano) contribuirono molto a questa trasformazione, scegliendo ottimi generali e ottimi funzionari nelle province, quando finì la loro dinastia, rimasero proprio questi uomini in grado di salire essi stessi uno dopo l'altro sul trono; tutti strumenti usciti da questo lento processo di trasformazione, continuato e poi sviluppato dai successivi imperatori che si ispirarono infatti più al periodo dei Flavi che non al periodo Augusteo  (in seguito ivi compreso Napoleone, uomo del popolo).

Riassumendo fu questa eredità, che i Flavi  lasciarono  in buone mani ai successori, anche se non avevano nulla a che vedere con la dinastia.
Infatti subito dopo l'assassinio di Domiziano, il settantenne COCCEIO NERVA  fu acclamato imperatore dai Senatori, solo perchè era un loro autorevole collega, un uomo retto e alieno da ogni eccesso. Era andato d'accordo quel tanto che bastava con Nerone, poi con Vespasiano collega console nel 71), e anche con Domiziano (collega console nel 91) . Senza mai compromettersi. 

  Nerva  (essendo così anziano) si trovò subito a dover risolvere il grave problema della successione. Ed escogitò una nuova procedura: l'adozione. Ossia con la designazione da parte dell'imperatore di un collaboratore particolarmente capace, non necessariamente appartenente alla famiglia imperiale, destinato a raccogliere l'eredità politica dell'imperatore uscente e accolto a corte come figlio adottivo dell'imperatore stesso.

Nerva ovviamente avendola concepita, fu il primo a far uso di questa procedura, che per lungo tempo favorì l'assunzione al trono dei migliori cittadini.
Nerva adotterà il prossimo anno appunto uno di questi, che abbiamo già conosciuto come valido generale accanto a Domiziano: ULPIO TRAIANO

Se Vespasiano era stato il primo plebeo salito al trono imperiale, Traiano sarà il primo provinciale.

 In trent'anni due mutamenti epocali.
 L'impero si è democratizzato e si è anche "globalizzato" diremmo oggi.
E naturalmente nascono "problemi nuovi", come dirà tra poco Nerva

PROSEGUI NELL'ANNO 97 >