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CRONOLOGIA

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ANNO 135 d.C.

QUI il riassunto del   PERIODO DI ADRIANO - dal 117 al 138 d.C. 


*** ADRIANO - LA STRAGE DEGLI EBREI
*** NASCE LA PALESTINA - GERUSALEMME OLTRAGGIATA
*** LA MALEDIZIONE DEGLI EBREI
*** NASCE IL "MURO DEL PIANTO"
*** Muore  GIOVENALE GIUNIO

 Adriano, giunto in GIUDEA col proposito di fare terra bruciata su tutto il territorio e di sterminare gli Ebrei, riuscì purtroppo nel suo intento. Le sue legioni conquistarono e rasero al suolo 985 villaggi ebrei di una certa importanza e si impossessarono e distrussero 50 fortezze che gli Ebrei avevano costruito sui passi e nelle gole delle montagne. Poi iniziarono la strage, una vera e propria "pulizia etnica".
I morti furono 580.000 ai quali vanno aggiunti quelli che morirono di fame, dopo la distruzione di tutti i raccolti, che rimasero bruciati nei villaggi assediati e incendiati, e quelli che morirono dopo, in seguito alle epidemie. Fu in questa circostanza che Gerusalemme perse il significato di città sacra degli Ebrei. 

A Bethar Adriano stesso, seduto sulla cima di una collina, con poco celata soddisfazione seguì le operazioni della sconfitta totale del popolo giudeo. Davanti a lui furono portati in catene uno a uno i dieci eroi che avevano guidato gli ebrei. Prima delle esecuzioni volle guardare in viso i fanatici che -secondo lui-  avevano condotto il loro popolo alla rovina; voleva capire da dove veniva la loro grande forza interiore che li rendeva impavidi fino alla morte.

Ben Kisma il più carismatico, il nuovo messia, il capo degli ebrei, persa tragicamente la sua battaglia fu portato davanti ad Adriano; ma in modo sprezzante e con uno sguardo agghiacciante, quest'uomo lo fissò negli occhi con solennità, profetizzandogli che un giorno i Parti avrebbero distrutto tutto il suo impero e che la maledizione divina l'avrebbe raggiunto ovunque, in qualsiasi suo rifugio per farlo sprofondare nell'inferno. 

Adriano, turbato dall' episodio, quasi temendo la profezia, rispose con leggi severe. Proibì su tutto il territorio lo studio della legge ebraica. Impedì ad ogni Ebreo di abitare su quei cumuli di macerie. Poi impose la vendita come schiavi di tutti quelli che si erano salvati e che erano stati catturati. Anche qui, nei pressi del pozzo di Abramo, Adriano volle -cinicamente- essere presente di persona alle trattative dei mercanti locali o di quelli fatti giungere dall'Oriente; vide sfilare quella moltitudine di gente vinta, smunta, lacera, contusa, fatta di giovani e vecchi, talvolta contesa ma spesso anche rifiutata perchè erano ormai ruderi di uomini, scarni dalla fame, febbricitanti di malattie, o perchè vecchi.

Adriano, con sadica magnanimità, concesse una singolare punizione a quegli ebrei che accettando il peggio (o perchè catturati) pur di aver salva la vita rimasero sul posto come schiavi. Adriano accordava loro il diritto di poter piangere i loro cari davanti il muro in rovina del tempio distrutto, un giorno all'anno, il nove del mese di Ab. Questo ordine era stato concepito come un monito, per far ricordare loro la disfatta, la carneficina dei loro padri, ma si trasformò in seguito per tutti gli Ebrei in un culto, un luogo simbolico dove piangere, pregare, ma soprattutto attendere il giorno del castigo divino su chi aveva oppresso e cancellato  dalla loro terra un popolo. 

Molti devoti scampati alla morte e alla schiavitù si rifiutarono di abbandonare la terra natia e nonostante l'editto di espulsione si rifugiarono, per sfuggire alla cattura, come animali nei posti più infami. Altri, più ragionevoli, emigrarono ad Antiochia, ad Alessandria, a Pergamo. I più scaltri raggiunsero l'Italia e Roma, dove in seguito prosperarono e si diffusero per tutto il mondo. Sempre rimanendo fedeli alla loro fede, furono tutti accomunati da un unico ideale, ritornare alla Terra Promessa e costituire uno Stato ebraico. Dovranno aspettare 1813 anni!!

E GERUSALEMME? Questa distruzione ebbe un grande significato epocale anche per un'altra religione. Quella cristiana. Da questo momento le comunità che vivevano qui attribuirono il significato di città sacra solo per i cristiani. E per un motivo ben preciso: gli Ebrei cristianizzati (non dimentichiamo che Gesù Cristo era un Giudeo) che serbavano rancore verso gli altri Ebrei che avevano perseguitato e fatto condannare alla croce il loro profeta, il loro Messia, scorsero nei Romani e in Adriano gli strumenti della collera divina del loro Cristo, si dissociarono e si prestarono anzi a riferire i nomi degli elementi ebrei più sovversivi, con delazioni e precise informazioni; fecero insomma catturare i capi, i fanatici e i seguaci ebrei.  Grazie a questi servigi non furono molestati, e una volta che gli Ebrei furono sterminati, schiavizzati e messi al bando (La Diaspora già iniziata con Tito nel 70, divenne così totale) ebbero la loro rivincita religiosa sulla nuova città che stava sorgendo sulle rovine della biblica Gerusalemme ebraica.
Nacque così e si formò quest'anno la prima cellula della Gerusalemme cristiana che poi Costantino favorì con vari editti, costruendovi - per volontà di sua madre Elena- il Santo Sepolcro. 

Ma la città conoscerà un'altra data fatidica, il 637, quando con l'irruzione dell'Islam divenne (con La Mecca e Medina) la città sacra maomettana. Quindi la città divenne il crocevia delle tre grandi religioni monoteistiche rivelate.

Quanto ad Adriano, presto vedremo cosa gli riserverà la vita. La profezia di Ben Kisma l'attende.
Vedi gli anni seguenti.

(Un grazie a Manuela Caniato, per avermi curato la pagina)

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Muore nel corso dell'anno GIOVENALE GIUNIO; un fecondo scrittore di satire. Legato a degli ideali tradizionali della repubblica romana, viveva nella caotica capitale di un impero cosmopolita, in cui quegli ideali erano costantemente smentiti sia sul piano politico del regime assolutistico, sia sul piano del costume della libertà e dalla rilassatezza morale della vita cittadina. 

Giovenale  non vi si era mai inserito né gli apparivano i suoi tempi "felici". La società contemporanea gli appariva semmai perversa e pur non predicando con una fede filosofica capace di influire su questi comportamenti, Giovenale fa delle amare pitture del vizio, con immagini drammatiche, realismo crudele a volte brutale che non ha paragone con altri antichi. L'ironia diventa sarcasmo, ma denuncia con chiarezza alcune delle più gravi contraddizioni della società romana, la prepotenza dei ricchi, le vessazioni patite dai provinciali, la miseria morale e materiale della plebe. Non solo, ma dipinge le perversioni del costume, la inutile letteratura dei suoi miserabili colleghi che scrivono seguendo la moda; costretti a "prostituirsi" con la loro arte  (nelle umilianti cene dei clienti) o altrimenti rimanere affamati.

Se disegna dei ritratti foschi (come quella di Messalina nei postriboli), singolarmente disegna anche certe figure tipiche, i clienti asserviti, il greco immigrato, l'adulatore intrigante, il marito compiacente con i ricchi amanti della moglie, l'arricchito volgare e arrogante.

Fu quest'opera molto utilizzata dalle nascenti comunità cristiane (e per tutto il successivo medioevo), per storicamente fornire una testimonianza che Roma e i suoi imperatori con le loro nefandezze e immoralità erano stati castigati dal giudizio divino; e che l'umanità si apprestava a vivere un "radioso" nuovo periodo senza oppressi e oppressori. (Anche se dietro l'angolo, pur ancora molto lontano,  stava spuntando il medioevo, che di radioso aveva poco, di buio molto, e di oppressori tanti !)

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