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CRONOLOGIA

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ANNO 143 d.C.

QUI  riassunto del PERIODO  ANTONINO -  M. AURELIO ( dal 138 al 180 d.C. )


*** IL VALLO ANTONINO IN BRITANNIA

 A Roma sono  nominati consoli CLAUDIO ATTICO ERODE, un uomo di grande cultura e con la  fama di grande mecenate, e CORNELIO FRONTONE, il precettore dei due giovani consoli ora ventenni: MARCO AURELIO e LUCIO VERO che diventeranno entrambi imperatori.

BRITANNIA - L'intervento semplicemente epistolare di ANTONINO, soddisfacendo le richieste di LOLLIO URBICO, diede l'avvio al progetto e quindi alla costruzione del Vallo che porta il suo nome, che questa volta rispetto a quello di Adriano, era più a nord dell'isola, una linea di 59 chilometri da mare a mare, esattamente da Clota a Bodotria;  che risultò essere tempestivo per come si stavano mettendo le cose, ma non risolutivo, anche perché ridistribuendo i contingenti già presenti sull'isola, si rendevano critiche entrambe le due linee difensive.

Non era infatti la soluzione definitiva, anzi restava piena di incognite; infatti, nell'arco di dieci anni la nuova linea si rivelò anch'essa debole come era del resto stata in precedenza quella a sud: la linea di Adriano.
 Infatti vi scoppiò una rivolta e questa volta molto grave, e come vedremo nel 150-153 mise in crisi i presidi che erano normalmente fatti con una forza mobile carente, perchè venivano utilizzate e si muovevano le legioni stanziali prelevandole dalla linea sud, che rimaneva però così sguarnita. 

I Briganti riorganizzatisi, capirono la situazione, si erano evoluti militarmente, non erano più tribù arcaiche, usavano ora le stesse strategie militari degli invasori, e con queste diedero scacco ai romani, distruggendo tutto, compresi i due Valli.

Mancando la volontà di adottare una politica confederativa, con le carenze che emergevano di volta in volta in ogni piccola o grande rivolta, il dominio militare doveva per forza fallire. Roma del resto non aveva i contingenti e le legioni da buttare allo sbaraglio in Britannia, un territorio che costava molto e non rendeva in termini economici nulla. 
Roma non seppe escogitare un nuovo sistema; che non poteva essere il solito; come quello adottato dai predecessori, con l'imperialismo, la colonizzazione, la convivenza coatta. Con questa mentalità non si poteva certo esercitare l'arte del dominio militare su popoli e terre di natura diversa, come cultura, tradizioni, lingua, religioni e soprattutto come carattere, impossibile da uniformare o livellare solo con le armi. Questo tipo di egemonia era destinata purtroppo a fallire.

Vedremo in futuro interventi di MARCO AURELIO che vinse e ristabilì i valli, i fortini, ma non modificò la situazione. Non passò molto tempo, e si fu alle solite schermaglie, ai soliti attacchi, e alle solite invasioni; spesso condotte da locali capi tribù allo sbaraglio.
 Roma non aveva progetti, era rigida, ripeteva e ripeterà gli errori di Cesare, Claudio, Tiberio, Traiano e non smise di farli anche Antonino e poi Marco Aurelio.
Si parlava di unità, di pace, di giustizia, di mitezza;  di buone intenzioni e di prendere in considerazione quei popoli; di offrire a loro prosperità, felicità, sicurezza, e tanti bellissimi altri discorsi, ma intanto di fatto si assalivano popolazioni inermi, si deportavano intere popolazioni, si costruivano valli, e si seminava solo il terrore; infatti  il terrore cresceva, dilagava in quelle contrade, ma fin dalla culla s'insegnava ai propri figli a odiare i romani. L'odio più che passeggero cominciava ad essere congenito, ereditario, costantemente presente. 

Nelle popolazioni vinte si volevano imporre gli ideali greco-romani imperialisti, sempre con l'ambizioso sogno di creare una grande unità latina europea. 
Alcune tribù per brevi periodi si lasciarono anche pacificamente livellare in un unico sistema di vita, quello latino-romano, ma  poi "evoluto" dentro le stesse tribù, mutuando perfino l'arroganza, e ripetendo in certi casi anche gli errori, si trovarono essi stessi a dilaniarsi, e quindi poi più tardi, queste stesse tribù furono impossibilitate a difendersi dalle valanghe nordiche che fra poco approderanno e a seminare altro terrore.
Insomma i romani furono spazzati via, e con tutti i residui di quegli ideali augustei che a Roma si coltivavano da sempre;  ci si era illusi di poter trasferire questi ideali in altre regioni imponendoli con le armi. Una romanità di tipo colonialista che non fu in grado, pur con grandi progetti politici, di conservare l'equilibrio delle forze sempre in tensione sull'isola. Lo fece solo puntando al buon ordine con le armi, non usando la comprensione verso alcune locali esigenze. Un grave errore questo; e in seguito furono questi errori  la causa principale per essere Roma sradicata dall'isola. Si era coltivata nei territori tanti potenziali nemici, e nel migliore dei casi dei popoli indifferenti alla sua sorte e al suo impero. Infatti quando poi i romani  ebbero bisogno di alleanze, non trovarono amici disposti, ma solo nemici. Che non vinsero neppure loro, a loro volta furono travolti. Gli errori dunque li commisero entrambi: gli indigeni quando ogni tribù pretese di fare da sola, e i romani quando non riuscirono a comprendere gli indigeni. Sarebbe bastato poco.

Ma ne riparleremo nei prossimi anni......

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