HOME PAGE
CRONOLOGIA

20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 160 d.C.

QUI  riassunto del PERIODO  ANTONINO -  M. AURELIO ( dal 138 al 180 d.C. )


*** L'OZIO DI ROMA SOTTO ANTONINO
*** INTANTO L'INFLAZIONE GALOPPA

  Continuando l'argomento dello scorso anno....In tutte le più antiche civiltà, popoli, nazioni, paesi, ma presente nel protocervello da 300 milioni di anni (vedi) e residente nell'ipotalamo di ogni essere vivente, esiste il fattore R, il responsabile di invasioni, rivolte, guerre, stragi: negli uomini, in un branco di lupi o in una colonia di ratti, e se vi fermate a vedere il fondo di un comune stagno, perfino in una colonia di holobacterium, la singolare popolazione é distribuita in specie di "polis", in ben precisi territori, con confini precisi, e guai ad avvicinarli, difendono il loro territorio.
Ma se togliete loro la luce per due tre giorni, non formandosi la vitale batteriodopsina (che è il loro "petrolio", il "mangime") non hanno riguardi, assaltano la colonia vicina per procurarsi questa proteina batterica necessaria alla loro vita.
(Una grande colonia di questi microrganismi, sta girando da qualche anno in un satellite per scoprire in assenza di gravità e senza la notte e il giorno prolungata, il loro comportamento. Hanno un grande segreto ben custodito di cui vogliamo scoprirne la struttura genetica, molecolare e... atomica visto che sono i fotoni di luce a modificare il comportamento sociale, prima ancora di quello biologico a livello molecolare e cellulare).

Durante una carestia c è nell'uomo l'alibi, una motivazione e una giustificazione all'invasione, o... per la strenua difesa di ciò che possiede se una carestia ha mosso per le stesse ragioni altri popoli contro di lui.
Purtroppo c'è la scusante nell'uomo e la discolpa anche quando nei nostri tempi moderni viene a mancare la benzina (vedi Kuwait), che non è indispensabile né necessaria all'esistenza vitale, ma mistificandola per tale (utile invece alla continuità di un benessere) non intende rinunciarvi, e spesso delega ad altri per ottenerla (ora la si chiama missione umanitaria, polizia internazionale, intervento per la difesa della democrazia di un popolo, e se ripensiamo al Kuwait, c'era il petrolio, ma non certo una democrazia messa a rischio, visto che quest'ultima, sul luogo non esisteva affatto.

Guerra non significa né ignoranza né cattive istituzioni. Non esiste nessuna correlazione positiva tra istruzione e benessere economico, sia in una società che in un singolo individuo.
Atene era istruita ed ebbe la decadenza. La Germania era la nazione più civile e colta del XX secolo e partorì Hitler. L'America ottime istituzioni, eppure s'imbarcò per il Vietnam; che per i vietcong era  come dire Hitler.

Nella deprivazione, c'è il vuoto, viene spenta la carica vitale, la chiamiamo noi umani depressione, che non è altro che astenia, fiacca, stanchezza, avvilimento dopo una sconfitta, se lotta c'è stata. Non per nulla depressione significa proprio "abbassamento". Neuroscientificamente è proprio un abbassamento del livello delle encefaline, quelle che motivano i desideri, che a livello alto (esigenza vitale) scatenano poi l'azione.
Si è soccombenti, sconfitti, depressi, quando dopo un'azione costrittiva (desiderio seguito dalla lotta) non abbiamo ottenuto nulla. Ma si è anche soccombenti quando avendo anche "tutto", sapendo di non aver conquistato "noi" nulla, siamo sconfitti con noi stessi perché abbiamo umiliato (inutile mistificare: l'impulso è più forte di ogni razionalità intellettuale) la carica vitale che è dentro di noi, che non segue una logica e la razionalità (ho i soldi quindi sto bene) entrambe recenti nella nostra corteccia, ma si nasconde latente e possente nel nostro cervello arcaico, nell'ipotalamo e chissà quale meccanismo la fa scatenare per ben altri motivi.

Nel prendere atto di questa situazione, l'uomo (con la razionalità, facendo una comparazione con i suoi simili che lo circondano - che crede combattenti vincenti e che quindi vuole emulare) perde ancor di più la fiducia in se stesso, é sconfitto psicologicamente, e cade nell'apatia completa, si sente solo, demotivato e indifeso nella folla che ritiene tutta ostile, anche e soprattutto quella che ammira che ha raggiunto quel successo conquista che lui però nella lotta non ha gustato. Ha i succedanei, si identifica in chi ha fatto quel gol alla squadra avversaria, esulta e gesticola platealmente, mette la maschera del vincente, ma non è sufficiente, la dose é troppo piccola, quell'attimo (fra l'altro non suo, se ne é solo appropriato) é poca cosa per colmare le carenze  di encefaline gratificanti, assenti per giorni e giorni interi.
L'ipotalamo, il cervello arcaico, era abituato invece nella notte dei tempi a fabbricare una buona dose di endorfine ogni mattina quando era in perpetuo e minaccioso contatto con i suoi simili, con le belve e con la natura, e non ha dimenticato affatto di produrle ancora oggi, ma non sono utilizzate ed eccoci a non spendere quello che abbiamo e che invece dovrebbe essere consumato nell'entusiasmo magari impegnandoci in altre cose che non sia necessariamente una guerra o l'assalto alla baionetta. (in proposito vedi 25.150 anni fa)

Molte volte la folla (anche nel benessere) è sola e indifesa, perché é fatta di tanti singoli uomini, uguali, apatici, con il germe che rode (nonostante le apparenze). E il germe della deprivazione che porta alla distruzione il singolo e poi l'intero gruppo, accomunati senza saperlo della stessa "malattia".

E' la fase di quando una intera civiltà scompare! Alle volte si autodistrugge perfino. Se invece un potente la arma e gli da' una direzione, il gruppo di individui si scatena. E anche se le motivazioni e le ragioni di quella guerra che combattono non la capiscono, vi partecipano con entusiasmo, perfino teorizzandola e spesso in prima fila ci sono gli intellettuali a giustificarla. Metà di ogni popolo è quasi sempre interventista, l'alta metà pacifista.  Tutta la storia ne è piena. 27.450 guerre che si sono svolte nel mondo ci confermano questa tesi.

Ritornando a Roma non sappiamo nulla di questi 3 anni, sappiamo solo che fu un ozio non speso bene, un periodo con originalità di idee zero, un periodo che non tornerà più, il periodo che coincide e non a caso, con l'inizio della decadenza dell'Impero Romano; che deve ancora venire, ma che parte proprio di qui, da questi precedenti, da questi tre anni, dove vi troviamo lo stadio più acuto, il vuoto totale, che nessuno ha saputo riempire con un evento degno di nota.

Sappiamo poco, ma abbiamo amare riflessioni di Plinio, anche se di qualche anno prima, dove scrive: "perchè le nostre dame possano ammantare la loro bellezza con veli trasparenti di seta, le nostre importazioni creano un deficit pubblico nella bilancia dei pagamenti ogni anno di cento milioni di sesterzi, tanto paghiamo per il lusso delle nostre dame, ben presto andremo in rovina tutti". Stava accadendo quello che accade quando si spende più di quanto si guadagna: il deficit della bilancia dei pagamenti, la bancarotta dello Stato, di uno Stato cieco e imprevidente; allo sbando per l'incapacità politica di capire gli eventi traumatici, individuarne le cause e prevenirne le conseguenze.

Cieco, perché ai gioielli, sete e primizie si aggiunsero poi le importazioni delle produzioni agricole, i cereali, il vino, l'olio, addirittura il pesce e perfino il vasellame. Alcune industrie romane, sempre più tassate da mille gabelle dai funzionari rapaci per far quadrare i bilanci, si ribellarono alla Roma ladrona, fecero la rivolta fiscale, minacciarono di andarsene all'estero. Roma in queste circostanze non fu solo cieca ma anche sorda a quelle minacce, e le aziende veramente sane, le più produttive, smobilitarono, si trasferirono in Marocco, in Spagna, in Gallia, in Germania, in Egitto dove c'era non solo il mercato potenziale, ma anche la manodopera a buon mercato, visto che a Roma un semplice facchino era carissimo per chi lo utilizzava e lui stesso doveva pagare una forte tassa.

I mercanti orientali facevano arrivare una enorme quantità di merci sulla penisola, ma loro a Ostia, dai magazzini nel Porto di Roma, non acquistavano né importavano nulla, perché in Italia non c'era più nulla, non si produceva più nulla, e c'erano i funzionari dello Stato che non capivano nulla, capaci però solo di taglieggiare con tante gabelle chi produceva, vendeva, o aveva una mansione umile, come ad esempio un facchino o le prostitute (tassate pure queste).

La moneta romana circolante era molto diffusa in tutte le più lontane province, ma a Roma, era in tasca solo ai ricchi, che la tesaurizzavano. E comportandosi così crearono loro stessi il grande squilibrio, un vero e proprio suicidio economico.
L'inflazione galoppante porterà a vedere sfumare grandi fortune accumulate negli anni d'oro. Un pollo, nell'anno 150, costava 2 dracme (mezza giornata di lavoro di un facchino), nel 158 costava 15 dracme, l'anno dopo nel 159 costava 40 dracme, in questo160 ha già raggiunto le 100 dracme (che ora erano tre giornate di lavoro). Ma non è ancora nulla, nel 280 sotto Diocleziano raggiungerà le 30.000 dracme (8 giornate di lavoro per un pollo!! - ovviamente chi aveva ancora un lavoro!)

Questa era la Roma di questi ultimi tre anni. Con una malattia irreversibile.

PROSEGUI NELL'ANNO 161 >