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MILIARDI ALL' 1 A.C. |
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
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ANNO 167 d.C.
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riassunto del PERIODO
ANTONINO - M. AURELIO ( dal 138 al 180 d.C. )
*** LA PRIMA INVASIONE BARBARICA
*** I PRIMI 6000 LONGOBARDI
>A Roma come se non bastasse la grande tragedia che stava appena iniziando, all'orizzonte ne spuntava un'altra. Due erano le calamitą che il destino di quest'anno voleva riservare a Roma. Il terrore dell'epidemia, che stava mietendo vittime in continuazione ignorando tutte le preghiere e i riti sacrificatori che i romani facevano agli dei, e l'ansietą che c'era nel Palazzo per le inquietanti notizie che arrivavano da Oltralpe, ed erano altrettanto drammatiche e piene d'incognite.
Fenomeni sconosciuti quanto la peste.I confini nel cuore dell'impero erano in serio pericolo, MARCO AURELIO se ne rese subito conto e non volle quest'altra sventura diffonderla fra i cittadini, che ormai quotidianamente erano in una perenne e cupa tristezza per il lutto nelle proprie case o in quelle dei propri parenti e amici. In cittą ogni giorno si contavano centinaia di morti, alcune volte migliaia.
MARCO AURELIO che era stato sempre restio a salire su un cavallo per andare a fare una guerra, questa volta dovette, con l'aiuto del suo vecchio maestro FRONTONE, fugare gli scrupoli che lo ossessionavano e partire a fianco di LUCIO VERO con destinazione Germania, e portarsi sulle sponde dell'alto e medio Danubio, dove i CATTI avevano creato grossi problemi alle guarnigioni di confine gią lo scorso anno. Avevano approfittato della esigua presenza di roamni - visto che in buona parte erano stati impiegati nella sfortunata guerra in Oriente - e avevano intensificato le razzie travolgendo le sguarnite milizie romane ai confini.
In queste razzie, fra gli invasori c'erano alcune tribł che nessuno conosceva ancora bene, popoli conquistatori che si stavano spingendo in avanti: erano Nordici, cioč Goti (quindi dei Mari del Nord danese-norvegese) e Vandali che premevano sul confine della Vistola, sull'Oder, sull'Elba e pur non venendo a contatto diretto con gli uomini messi nei confini dell'impero, premevano a tergo su altre popolazioni che ne erano al limite, che messe in allarme, si misero in movimento dai margini delle frontiere verso l'interno, dove i romani da anni (dai tempi di Druso) insistevano con la colonizzazione. Quindi un movimento dal nord verso il centro Europa dei primi, e dal centro verso il sud Europa quasi contemporaneo dei secondi.
Un cronista ebbe l'impressione che le tribł, dal Nord della Francia fino al Nord del Danubio, e a nord dell'Elba e del Reno, tutte insieme avevano deciso dopo anni di tranquillitą di cospirare contro Roma. Anche se c'č da dire che le popolazioni dell'Elba e dei Mari del Nord ignoravano del tutto l'esistenza dell'impero romano, e neppure conoscevano la magnificenza e l'importanza che aveva assunto Roma al centro del Mediterraneo, di cui forse ignoravano perfino l'esistenza..
Le impressioni del cronista erano dunque aleatorie. Le ragioni erano altre e nessuno le aveva intuite. Non erano invasioni occasionali e sporadiche come quelle solite degli scorsi anni o decenni, cioč il "mordi e fuggi" di alcune tribł nomadi ed erranti per l'Europa, ma erano popoli interi che si stavano muovendo per cercarsi un nuovo territorio stanziale, e gli unici territori disponibili erano quelli a sud, sui grandi fiumi, con romani o senza romani. E non si muovevano senza sapere cosa stavano facendo altre tribł barbare, ma erano in comunicazione l'una con l'altra, c'era un grande coordinamento che in oltre duecento anni era invece sempre mancato, o se vi era stato, era fallito.
Eccoci quindi ai CATTI, agli OBII e ai LONGOBARDI che lasciano l'Elba inferiore, e passano attraverso la Slesia, nella catena dei Beskid, fino al Wagg nella zona di Brigetio. Proprio i Longobardi e gli Obii attraversano quest'anno nella Pannonia superiore, il Danubio, e vanno oltre, con il permesso dei QUADI, attraverso le cui terre passarono. C'era quindi un'intesa a largo raggio. Un progetto e una strategia comune, una migrazione epocale, pił imponente di quella avvenuta cinque secoli prima a spese dei CELTI che furono assorbiti e in parte emigrarono sul Mar Nero.
Insomma per MARCO AURELIO erano finiti i tempi felici. La sua filosofia nei riguardi della pace ad ogni costo stava fallendo proprio in questa circostanza. E il suo battesimo militare ebbe inizio con un vero disastro. Da Roma partģ il 15 maggio con un esercito che la peste gli aveva gią decimato gią alla partenza e sul percorso di avvicinamento. Arrivato sul Danubio si accorse che non vi erano abbastanza soldati perchč quelli che erano stati dislocati nella guerra Armena non erano ancora tornati, e quelli che erano in cammino verso casa, lungo il percorso, metą erano morti colpiti dall'ignota epidemia.
Fece affidamento sui soldati della Pannonia inferiore, ma qui a due passi dalle turbe che si stavano scatenando, il governatore di questa provincia che come tanti non aveva capito proprio nulla di cosa stava accadendo alle sue spalle, aveva deciso, al termine della guerra in Oriente, di mandare in congedo proprio il 5 maggio, dieci giorni prima, buona parte della guarnigione.
E infine ci fu un'altra sorpresa. Tutti i popoli germanici, dalla Saale al Danubio inferiore, da anni insediati in quei luoghi, dediti all'agricoltura e che sembravano agli occhi dei romani popoli sottomessi, pacifici contadini o innocui pastori, quando arrivņ un forte segnale di un grande capo, BALLOMAR, a risvegliare in loro tutte le nobili e ataviche virtł guerriere, tutto a un tratto si trasformarono in guerrieri aggressivi. E quando tutti decisero di unirsi, di combattere, e di aprirsi una strada puntando verso l'Italia, le sguarnite frontiere romane si sgretolarono.
Erano principalmente MARCOMANNI guidati da re BALLOMAR, assieme ai QUADI, ai VANDALI VICTUALI, alle tribł CHARRR, e da circa 6000 LONGOBARDI.
C'erano anche altri quattro gruppi, ma non sappiamo chi erano, ma sappiamo che alle trattative di pace che poi seguirono, BALLOMAR rappresentava altri dieci re di altrettante tribł che gli si erano affiancate nella spedizione.I romani i Marcomanni li conoscevano bene: un popolo germanico di origine Sveva stanziati nella zona del Lago Di Costanza. Di qui attraverso la Resia, il Norico (Danubio centrale) e la Pannonia, raccogliendo lungo la strada le altre tribł accennate sopra, dopo aver travolto i limes retici e i castri dei legionari romani, scesero in Italia attraverso i Passi alpini e invasero il territorio assediando Aquileia, che era una delle cittą pił strategiche e difensive dell'impero romano, pari a Verona e Milano, un vero baluardo della sicurezza in una zona dove non molto lontano c'erano sempre tribł e interi popoli inquieti che scalpitavano, impazienti nel cercare nuovi fertili e assolati territori dove insediarsi, oppure durante la bella stagione ne approfittavano per fare delle improvvise razzie, poi se ne tornavano sui loro territori.
E' questa la prima invasione considerata tradizionalmente BARBARICA, quella che osņ per la prima volta spingersi in Italia fino alle due cittą venete, e che Marco Aurelio e Lucio Vero riuscirono come vedremo a respingere costringendoli a ripassare le Alpi e anche il Danubio. Ma tutto questo era solo una prova generale dei barbari. Una "visita" perlustrativa.
Per come andarono poi le cose, questa veloce visita, ai 6.000 Longobardi indubbiamente rimase un buon ricordo, tale, da raccontarlo i padri alle successive dodici generazioni. Infine la tredicesima decise con il suo re Alboino, che la nuova patria era l'Italia e il 1° aprile del 568, i Longobardi vi si trasferirono in massa occupandola.
I Quadi e i Marcomanni, invece ci riprovarono subito l'anno dopo. Dopo aver attraversato i monti e le valli, a loro non sembrava vero di trovare nella pianura Padana, terre cosģ estese e paesi e cittą con tanta abbondanza.