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ANNO 196 d.C.

QUI riassunto del PERIODO: di SETTIMIO SEVERO (dal 193 al 211)


*** CONTESA SETTIMIO SEVERO-CLODIO ALBINO
*** INCERTEZZA SULLO SCONTRO
*** LIU-HUNG scopre che l'anno è di  365 gg, 5 ore, 49 minuti. 

 Sono passati pochi mesi dall'ambigua  sottomissione a Settimio Severo, e Clodio Albino (che aveva già tentato alla morte di Commodo di farsi incoronare imperatore dalle sue legioni in Britannia) crede già che sia giunto il suo momento per tentare il grande colpo: di scendere in campo, affrontare e spodestare con le sue legioni il rivale.

La divisione dell'impero a Clodio non gli era piaciuta, ma non era piaciuta nemmeno a Severo. Il primo credeva che gli aveva concesso il titolo di co-imperatore perchè aveva paura di lui e del suo esercito, mentre il secondo aveva proposto al Senato questa decisione come un espediente per porsi al sicuro da un attacco a occidente mentre lui conduceva la sue campagna in Oriente contro l'altro usurpatore in Siria, Prescennio Nigro. 

A Roma la posizione di entrambi era però vista con molte riserve;  riuscirono a spaccare il senato, come al solito in due fazioni, una favorevole e una contraria a entrambi.

Del resto erano i due uomini per Roma degli stranieri, degli africani; ma mentre SEVERO apparteneva a una famiglia di rango equestre, l'altro, ALBINO apparteneva per nascita alla nobiltà senatoria. Il primo pur mantenendo buoni relazioni con il senato era considerato un uomo con un brutto carattere e poco arrendevole, mentre il secondo appartenendo al senato stesso, da lui ci si poteva attendere più riguardo, più sottomissione agli anziani.

Era il solito ordine di cose mantenute con il ripetitivo conservatorismo; reciproci favori tra i loro discendenti; era una consuetudine già rigida, ma che in questo periodo sparita quella che dicevano essere la tirannia di Commodo si era andata a ricostituire più forte. Nel vuoto di potere a risollevare la testa sono sempre i numerosi inetti, quelli che normalmente non hanno il coraggio di opporsi, aspettano solo il momento critico o meglio la caduta e la disgrazia del potente di turno (che prima lodavano)  per farsi avanti, dicendo come fanno tutti di solito, "io lo avevo detto, io lo pensavo". Come al solito diventano sempre giudici dopo, quando invece sono loro ad essere i colpevoli di incapacità politica o di agire. Lo abbiamo visto con Commodo; a morto ancora caldo, già tutto il Senato lo rinnegava, e ripudiava ogni cosa che era stata con lui fatta.

Inoltre giocava a favore di ALBINO il fatto che comandasse proprio quelle legioni che avevano dato l'impressione ultimamente di essere in grado, o di avere la forza di sostenere il loro candidato fino alle estreme conseguenze, cioè una vera e propria guerra  in un eventuale scontro con Severo.

Eccoci quindi che troviamo una fazione senatoria schierarsi a favore di Albino; ma non per le capacità, ma per la paura:  se vinceva, i favorevoli a Severo avrebbero certamente fatto una brutta fine, o minimo esautorati, mandati a casa. Più abili quelli che non presero nessuna posizione: gli attendisti, i più ambigui, i più furbi. Non esprimendosi non correvano nessun rischio. Sono quelli che salgono sul carro di uno dei due vincitori, ma  solo a battaglia vinta.

Ma avevano sottovalutato SETTIMIO SEVERO che non doveva essere del tutto male informato delle intenzioni e dei rapporti che mantenevano alcuni importanti senatori con il suo, ormai considerato a tutti gli effetti nemico, e prende le prime misure per dichiarare aperte le ostilità contro Albino, facendolo proclamare nemico pubblico dal suo esercito in Mesopotamia.

ALBINO sentendosi forte dell'appoggio senatorile, anche lui forse sottovalutando l'avversario, con tutte le truppe, della Britannia, Spagna e della Gallia inizia a fare la marcia di avvicinamento contro Roma, contro Settimio Severo, che informato riunisce l'esercito e gli va incontro deciso a stroncare quella minaccia col sangue.

Rincuorato da una capitolazione di Bisanzio, che "per tre anni interi aveva resistito alle armi di quasi tutto il mondo" scrive Cassio, disimpegnando quindi una buona parte del suo esercito in questo territorio, negli ultimi mesi di questo 195, sale verso il nord dove va a formare un suo esercito particolare. Severo è meticoloso nei preparativi,  assegna lui stesso i vari compiti ai soldati e ai graduati. Non lascia nulla al caso. 
Il 15 dicembre a Roma si da' per scontato l'esito dello scontro memorabile e alcuni hanno gia' proclamato Albino imperatore.

Severo organizza anche il ramo dinastico, ricorda  a tutti di essere stato adottato sul Danubio da Marco Aurelio, e di aver servito come un fratello Commodo mantenendo in quei luoghi la pace per dodici anni.
Il Senato pur riconoscendo grandi qualità al figlio adottivo di Marco Aurelio, non è favorevole (una parte, 29 senatori) alle rimembranze di Commodo (che Severo vorrebbe anche commemorare e divinizzare) è ancora viva l'animosità verso questo recente imperatore che -secondo alcuni senatori- aveva sminuito l'importanza del Senato, in certi casi l'aveva ridicolizzato e umiliato. Ma Settimio Severo va avanti per la sua strada;
si considera legittimo erede; non solo, ma formalmente prima di partire nomina il figlio suo successore, Bassiano (Caracalla) che ha ora otto anni..

Non rimane ora che lo scontro........................

 

IN CINA un astronomo LIU-HUNG rileva che i punti solstiziali non sono fissi come li avevano attribuiti gli egiziani, costruendoci l'anno solare, che  Giulio Cesare fece adottare anche a Roma (Anno Giuliano). Il cinese afferma che l'anno non è di 365,25 ( 365 giorni e 6 ore) che comporta una sfasamento di 11 minuti circa all'anno, ma è di giorni 365, 5 ore, 49 minuti. Gregorio XIII dopo che una commissione di matematici confermarono questi valori,  nel 1582 modificherà il calendario con quello che porta il suo nome (Gregoriano), quando ci si accorse che l'anno era sfasato già di 10 giorni.  Il cinese sbagliò solo di 11 secondi l'anno, rispetto all'anno tropico esatto che conosciamo oggi.

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