| 20
MILIARDI ALL' 1 A.C. |
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 212 d.C.
QUI riassunto
del PERIODO: di CARACALLA
- ELIOGABALO (dal 211 al 222)
* I FIGLI DI S. SEVERO - ASSASSINIO DI GETA - * GOVERNO DI CARACALLA
* GUERRE ALEMANNE-ALESSANDRINA-PARTI - * MORTE DI CARACALLA
* IL SACERDOTE DEL DIO SOLE - * LA RIVOLTA DI EMESA
* LA BATTAGLIA DI IMMO - * MORTE DI MACRINO
* ELIOGABOLO IL DIO DEL SOLE A ROMA - MORTE DI ELIOGABOLO
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CARACALLA IMPERATORE
*** L'UCCISIONE DI GETA
*** LIBERA CITTADINANZA A TUTTI
La madre Giulia Domna, si sforzò di controllare quei comportamenti di insofferenza di suo figlio CARACALLA nei confronti di suo fratello GETA; quelli che abbiamo accennato lo scorso anno; li amava tutti e due come una vera madre, e quindi cercò dei rimedi, dei compromessi, incontri per chiarire una situazione che appariva a tutti problematica conoscendo il carattere non proprio facile di Caracalla.
Geta non aveva dubbi sulle intenzioni del fratello e nel timore prendeva tutte le precauzioni per non farsi assassinare.
Accettò il 1° febbraio a casa della madre di incontrarsi con Caracalla per trovare una via di "accordo indolore" diceva lui, di "concordia" auspicava la madre stessa; ma appena Geta entrò nel palazzo i centurioni da Caracalla bene istruiti si avventarono su di lui, che si rifugiò cercando come àncora di salvezza nelle braccia di sua madre. Niente da fare il pugnale lo trafisse al cuore. Caracalla si giustificò davanti a tutti, come aveva fatto con il suocero Plauziano, dicendo "Geta mi voleva uccidere".Pochi credevano a questa messa in scena, tutti anche nelle più remote contrade dove erano stati insieme col padre per 13 anni conoscevano i caratteri di entrambi; gli stessi eserciti mugugnavano, qualche generale gli venne forse anche qualche idea di troppo.
Ma Caracalla pur avvolto nella sua pazzia, capì come doveva comportarsi per non farsi nemici; aveva ereditato un tesoro da suo padre e pochi sapevano quanto questo fosse grande; ma lo doveva proprio essere perchè aumentò del 50% la paga a tutti i militari, da 500 a 750 denari, mentre ai dissidenti fece regali aurei favolosi; a Roma distribuì a tutti i cittadini bevande, alimenti gratis e organizzò tanti giochi per farli divertire.
Per celebrare il fatto di essere scampato a questa congiura promulgò un editto clamoroso: intanto dava l'amnistia a tutti i cittadini, anche a quelli che si erano macchiati di delitti politici; poi sotto vedremo il resto di questo editto.
Ai romani infine promise le più belle TERME dell'impero (già progettate da suo padre) e mille e mille altre cose, per farsi benvolere, perdonare, farsi accettare, vivere tranquillo. O almeno cercava di riuscirci.
Il fantasma del fratello lo inseguiva; fece cancellare da tutti monumenti di Roma l'effige del fratello, dove Geta vi appariva da solo o al suo fianco. Dello sfortunato Geta non rimase più nulla."LIBERA CITTADINANZA A TUTTI gli uomini liberi viventi sotto l'impero"; era questo l'editto di Caracalla, la " Constitutio Antoniniana de Civitate" che con un po' di retorica poteva sembrare un atto liberale di profonda coscienza umanitaria, e sotto certi aspetti lo era, poteva rappresentare un punto di arrivo di una evoluzione verso l'unificazione delle varie parti dell'impero, che era già (dopo Commodo, e abbiamo già accennato questa evoluzione) una tendenza costante.
Insomma era un provvedimento di vasta portata, ma non era questo il motivo che giustificava questo editto, anche perchè gli italiani, come abbiamo già accennato Caracalla li disprezzava; il provvedimento era solo e soprattutto un espediente per allargare le entrate.
Il suo ministro delle finanze, -perche' certamente quest'editto non poteva essere un "frutto" del cervello di Caracalla - doveva essere un diabolico funzionario che dopo aver studiato bene la situazione e dovendo mettere a posto le finanze ormai quasi alla bancarotta dopo tutte quelle spese, trovò la via di "uscita" per far entrare le "entrate".
L'estensione di questi diritti volevano dire anche l'estensione dei doveri. Infatti se prima pagavano le varie tasse (terreni, case, successioni, noli, commerci ecc. ecc. ) solo i cittadini con i beni, d'ora in avanti le avrebbero pagate anche gli altri, i liberti. E i liberti non erano più quelli che vivevano nella Roma pre-augustea. I senatori, l'aristocrazia era ancora legata alla proprietà di grandi latifondi (ancora permeata di cultura ellenica platonica- dove era il possesso delle terre che li faceva sentire ricchi) e disdegnavano i lavori di commercio, le professioni, le attività manuali artigianali; un cittadino romano non era certamente quello che doveva lavorare. I liberti invece, con il vento favorevole di quel benessere che soffiava dai tempi di Augusto avevano fatto mutare la banderuola della loro condizioni sociali.
La società romana esigeva sempre più da loro alcuni servizi e i liberti divennero proprio con questi sempre più numerosamente impiegati in tutte quelle attività che erano diventate altamente remunerative; intrapresero quindi attività commerciali, professionali, artigianali che voleva dire essere bottegai, medici, maestri, architetti, contabili, capi miniere, capi cantieri, amministratori; tutte attività aborrite dai cittadini romani.
Non si erano ancora resi conto i romani che quando un comparto economico diventa complesso, richiede una grande integrazione per il suo funzionamento, necessitano interscambi di attività dove molte volte, le più umili, se assenti portano alla vulnerabilità la società stessa, ricca e opulenta.
Avevano in mano i liberti, sotto certi aspetti tutta la piccola economia indotta dell'impero, ma non erano liberi cittadini, ma liberti, una condizione di inferiorità sociale ma non economica; infatti nonostante questa subordinazione alcuni liberti diventavano sempre più ricchi dei nobili stessi, ma non contribuivano alle spese. Esistevano ormai caste di commercianti e di mercanti che potevano ammettere tranquillamente di guadagnare con un solo carico di cereali dall' Egitto a Roma quanto 1000 proprietari terrieri che avevano terreni ma non ne ricavavano nulla.
Bastava loro fare arrivare al porto di Ostia la nave e dovevano solo attendere gli acquirenti, non muovevano un dito, ci pensavano le corporazioni dei facchini, dei trasportatori, e soprattutto gli speculatori che mettevano in moto il meccanismo dei prezzi, la domanda-offerta, ritardando alle volte le distribuzioni quando sapevano di uno sciopero in Egitto o uno sciopero dei facchini o quando pareva loro comodo con mille altre scuse. Aggiottavano così le merci e facevano affari d'oro con l'aumento dei prezzi ingiustificati.Quell'anonimo funzionario di Caracalla, trovò la via d'uscita al problema o come abbiamo già parafrasato trovò la sua via d'uscita per fare entrare le "entrate". Per secoli il merito lo prese CARACALLA che si ritrovò le casse piene. Ma lui non ci teneva a essere ricordato con un atto come questo, dalle apparenze umanitarie. Nella storia civile, la sua ambizione era di ritagliarsi uno spazio con la gloria militare, essere come e anche di più di Alessandro Magno. Era la sua ossessione. Diventò sempre più pazzo, e il gesto fratricida, lui che era religioso, lo rese ancor più consapevole della sua mostruosità, che l'ossessionò sempre di piu', terrore, superstiziosi e castighi divini lo affliggevano. Attorno aveva sempre quel fantasma del fratello, gli faceva più paura ora che non quando era vivo.
Ma come abbiamo già accennato era anche uno sbruffone, ogni mattina voleva appena alzato misurarsi nella lotta con un orso, voleva oscurare Commodo nell'immaginario collettivo; mangiava a tavola con a fianco una tigre addomesticata, e dormiva in mezzo alle gambe di un leone.
Per il momento lasciamolo riposare con le sue megalomanie per ancora 5 anni in mezzo ai vari eventi.........