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MILIARDI ALL' 1 A.C. |
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 227 d.C.
QUI riassunto del PERIODO: A.
SEVERO A FILIPPO (dal 222
al 249)
*** SEVERO L' ORIENTE e I TANTI ERRORI
La situazione nello scorso anno descritta - la vittoria dei Sasanidi contro gli Arsacidi, con Ardashir assunto ora a Re dei RE (questa volta è quello vero, è lui il vero discendente di quella dinastia spazzata via da Alessandro Magno nelle guerre persiane) suscita a Roma qualche apprensione.
Il giovane Alessandro Severo, chissà se proprio lui (ha ora 18 anni) o chi comandava, vorrebbe intervenire, ma gli viene consigliato di attendere gli sviluppi; nessuno capisce che quei movimenti in Persia è solo l'inizio di un rifiuto verso tutti coloro che vogliono comandare in casa d'altri, soprattutto proprio questi (che i Romani seguitano a chiamare Parti) che sono invece gli antichi Persiani Sasanidi (dinastia Archemenidi del primo millennio a.C.) quel grande impero costituito da Ciro, Serse e Dario e che Alessandro nel 331 aveva abbattuto conquistando Persepoli, Babilonia, l'intera Persia.
Era da oltre 558 anni che gli Archemenidi aspettavano questo ritorno, figuriamoci se i romani potevano riuscire nell'impresaNon se ne afferra la portata storica. Non si trova di meglio che sguarnire le fortificazioni proprio su quel punto che sappiamo critico, cioè su quella linea (fra l'altro solo di difesa) che va dal Danubio al Reno. Si prelevano truppe su quel confine, lasciandolo quasi sguarnito, per inviarle a conquistare un territorio che ormai un antico popolo ha scelto con grande determinazione di difendere per ritornare ai grandi fasti del passato: dominare dall'Armenia fino alla Battriana.
I Romani forse temano l'invasione dell'Armenia, e vogliono correre ai ripari.Le conseguenze anche qui non si fanno attendere. Per chiudere una finestra -quella orientale- dove sarebbe più opportuno lasciare le cose come stanno (come aveva fatto Cesare Augusto) e concentrarsi sull'Europa con una politica più guardinga possibilmente anche migliore, e si lascia invece sguarnita la porta principale, dove sulla soglia o appena dietro stanno aspettando popoli interi: Allemanni, quelli non ancora chiamati Franchi, e tanti altri che stanno scendendo da nord o arrivando da est. Non aspettano altro che un momento propizio; anche una piccola debolezza dei romani per varcare quella soglia.
L'esperienza, da Alessandro Magno fino a questi anni, a tutti gli imperatori romani che hanno insistito a voler emulare il macedone, dovrebbe aver insegnato che mai questi popoli della ex civiltà mesopotamica potranno adattarsi alla cultura latina, e tanto meno alla politica -così imperialistica- romana; oltre che allo stile di vita, a quello religioso e al costume del popolo occidentale.
Bisognerebbe rimodellarli, ma come abbiamo visto fin qui, nessuno è stato all'altezza di poterlo fare -soprattutto sottomettendoli- figuriamoci ora con i soldati dell'impero diventati non più guerrieri romani, ma contadini provetti, fra l'altro prelevati nelle province dove vivono, e fra questi tanti barbari che sono stati aggregati all'impero.
Dicevamo che per chiudere questa finestra si lasciò spalancata sul Danubio e sul Reno la porta a quelle popolazioni che a differenza delle prime, quelle asiatiche, non avevano nulla da rimpiangere se non le grandi migrazioni nomade, le foreste dove c'era ancora la vita arcaica, dove le culture erano solo tradizioni consuetudinarie, senza una storia scritta, senza nulla di codificato; non esisteva neppure una scrittura primitiva, solo leggende e leggi orali del capo tribù o dei vecchi saggi.
Dovremo attendere ancora 140 anni prima che i primi segni di un alfabeto compaiono in queste regioni, ad opera di WULFRID, quel monaco ariano che partito da Costantinopoli, anche lui di origine Gota, percorse in 45 anni tutte le contrade germaniche, inventandosi la lingua e compilando il primo dizionario della lingua tedesca ("gotica"); ma non solo quest'uomo solo con la sua tenacia creò quest'opera ciclopica, ma fu il promotore unico della diffusione dell'arianesimo tra i germani; che poi andò a creare quell'enorme frattura religiosa con il cristianesimo ortodosso e cattolico, che ebbe in seguito, 1200 anni dopo ancora una grande influenza su questo territorio, quando Lutero fece la grande "protesta" e la spaccatura con la Chiesa Romana; poi subito seguita anche da quella Aglicana.Ma ritorniamo a questa vita germanica di questi anni, dove la lotta per la sopravvivenza è ancora affidata all'improvvisazione, alla caccia, alla pesca, dove stanno appena scoprendo da qualche anno il comodo e vantaggioso stanziamento, le coltivazioni che permettono di rimanere su un territorio, e quindi organizzarsi in famiglie, in clan, in tribu', e - dopo una prima cellula embrionale di società - capace di dar vita a villaggi, città, piccoli regni; insomma quanto era già accaduto duemila anni prima nella piana fertile dell'Eufrate o del Nilo, e mille anni prima in Italia, ora stava accadendo in queste contrade ancora immerse in una natura ostile.
Ancora nel 1700 quando nascerà la Grande Prussia, era questo territorio - soleva affermare Federico II il Grande - il più grande deserto dopo quello del Sahara.Potevano invece con le buone, dialogare, riversare a loro le nostre culture per fare salti di qualità sostanziali. Questi popoli erano ancora plasmabili, malleabili, avevano tutte le virtù dei potenziali soggetti che nello stato di bisogno e nel disagio desiderano migliorare; avevano una accettazione fortemente motivata per evolversi. Non dovevano inventarsi nulla, dovevano solo imitare; per i romani sarebbe stato dunque un compito facilitato. Si seguì invece un'altra politica.
Se i persiani che stanno ora riemergendo, sono legati a orgogliose civiltà passate, questi nord europei hanno invece l'orgoglio dei guerrieri e dei cacciatori delle steppe e delle foreste. Hanno quell'arcaica memoria che ogni popolo selvaggio, non ancora civile, porta con sè ancora dalle notti profonde del passato, dalla preistoria umana e anche più indietro, ancora legati all'arcaica biologia evolutiva di ogni essere vivente.
Lasciate sguarnite le difese, queste tribù abbandonate le loro lotte interne, cominciano a integrarsi fra di loro, a unirsi e a organizzarsi. E conoscono già tutti la "porta"! E prima o poi -e perchè meravigliarsi tanto- anche loro vi entreranno, faranno il percorso inverso che i romani hanno fatto in trecento anni, e si prenderanno non solo i beni ma anche quello che gli imperatori romani volevano portare via a loro, la libertà.
Esprimendo un desiderio legittimo, vorrebbero sedersi a tavola con noi, a casa loro, ma non per raccogliere le briciole e fare i servi. Invece entrando nei loro territori si voleva tutto, i loro beni, i padri e i figli da deportare, e la loro intera dignità di primitivi guerrieri.
Si seguì insomma questa politica, che finora a Roma non ha mai reso nulla, e che nonostante tanti fallimenti si insiste a farla questa politica imperialistica (ora monarchica militare assolutista), pur non potendola più fare. La Britannia - dopo Settimio Severo- è ormai persa; fra non molto anche i territori germanici seguiranno la stessa sorte. Non basteranno nè le nuove idee di Diocleziano nè i suoi sei Augusti, semmai aggravò la situazione quando - proprio all'interno dell'Impero- tra gli eredi scoppiarono le guerre civili. ma questo lo vedremo in seguito....Ritorniamo all'impero che sta ora governando Alessandro Severo....