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CRONOLOGIA

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ANNO 254 d.C.

QUI  riassunto  PERIODO: 
DECIO- RIDDA DI IMPERATORI FINO A CLAUDIO  (dal 249 al 270)


L'ANNO 254
*** I MARCOMANNI IN ITALIA
*** PRIMI GOTI IN GRECIA E IN PERSIA

Quel 10 Ottobre dell'anno 251, avevamo constato, segnava il giorno della presa di coscienza dei "barbari" della propria forza;  mentre quest'anno questa forza diventava operativa. Varcati Muri e Valli, sbaragliati i pochi romani che controllavano i limes, che cedevano uno dopo l'altro, i Germani oltrepassano il Danubio sia a nord, al centro e nel basso e scendono in Italia impunemente arrivando a compiere scorrerie fino a Ravenna.

Vi troviamo i Quadi unitisi ai Sarmati Iagizi; ci sono poi alcuni Marcomanni e, provenienti dal basso Danubio i Daci che non aspettavano altro che un progressivo indebolimento dell'impero romano. Arrivato ora a queste dimensioni sono pronti a sferrare quella vendetta che covavano da decenni; ancora da Traiano. 
Da quando Traiano invase l'intera Tracia e si impossessò della lucrose miniere di oro e di altri minerali, i Traci non avevano dimenticato i romani; quando i Marcomanni offrirono loro di fare una spedizione in Italia non si fecero certo pregare, covavano la vendetta da tre generazioni. I romani erano diventati ricchi con l'oro della Tracia, era quindi legittimo venirselo a riprendere quell'oro.

Traci e Marcomanni e altri tribù alleate, forse per la prima volta videro l'Italia con le sue città, e apprezzarono oltre che le lussureggianti pianure anche i congrui bottini. Tutto questo  -mentre se ne ritornavano oltre la frontiera- fece loro decidere, che prima o poi un'altra visita l'avrebbero fatta a breve termine, magari andando più ad ovest o più a sud: infatti con questa loro prima "visita" sono venuti a sapere che in queste due direzioni ci sono città molto grandi, con palazzi e negozi piene di mercanzie, anche se non sanno nemmeno di che generi si tratti. 

Tutto viene vissuto nell'immaginario del sentito dire; come quando i romani partivano per l'Oriente, considerati sempre territori da favola. Ma Roma in quanto a immaginario collettivo non scherzava, era il centro del mondo, e chi vi era stato o aveva sentito solo raccontare non credeva ai suoi occhi ne' alle sue orecchie. Chiunque -romano o barbaro- se doveva descrivere ad altri una città abitata da un milione di abitanti, quando Zurigo ne aveva poche centinaia, Colonia 2000, Vienna 1000, ecc o doveva descrivere quanto era grande il Colosseo, i Mercati Traiani, le Terme di Caracalla e il porto di Ostia, faceva fatica a essere creduto. 
C'erano numeri e misure che andavano oltre la credibilità, in alcuni casi perfino oltre la comprensione. Roma aveva infatti in questo periodo 46.000 case, 1800 palazzi, basiliche immense, arene da 100.000 spettatori e mille altri edifici pubblici.  Impossibile averne una realistica rappresentazione anche con l'immaginazione più fervida.

*** Intanto in PERSIA,  SAPORE I -che già abbiamo conosciuto nel fare razzie ai confini dell'impero romano - arriva con i suoi uomini ad occupare NISIBI. Purtroppo anche lui per la prima volta incomincia a vedere i " barbari " che scendono attraverso la Tracia, lambiscono il Mar Nero,  attraversano il Ponto (Turchia)  si affacciano nel suo nuovo regno sulle entrambe sponde dell'Eufrate e del Tigri.
Insomma prima i romani di Nisibi poi i persiani da poco giunti, fanno entrambi conoscenza di alcuni primi gruppi di Goti in esplorazione;  come hanno fatto in Italia i Marcomanni arrivando fino a Ravenna. 
Questi in oriente dalla Tracia dopo aver sfiorato la imprendibile "murata" di Bizanzio (già allora esistevano delle poderose mura), stanno marciando verso Tessalonicco e Nicomedia. Hanno qui scoperto le navi, le catturano e iniziano ad usarle per  compiere spedizioni in Asia Minore.
Tutto il resto verra' dopo....

A ROMA viene eletto PAPA STEFANO I, romano. Vi rimarra' fino al 257.

Appartenente ad una nobilte famiglia romana da tempo convertita al cristianesimo, preposto ad una delle sette diaconie create da papa Fabiano, fu eletto il 12 maggio, presso il cimitero di San Callisto, da presuli e diaconi che ne "avevano titolo", in rappresentanza di tutti i fedeli. Il suo papato, nei primi due anni trascorse relativamente tranquillo dal punto di vista dei rapporti stato-chiesa. Non fu così durante l'ultimo anno quando l'imperatore Valeriano, sobillato da un suo famigliare, si convinse che i cristianI stavano tentando di accapparrarsi beni dell'impero. Il senato emanò un editto imperiale di persecuzione contro tutte le gerarchie eclesiastiche imponendo alla cittadinanza di riconoscere tutte le divinità pagane e di poter eventualmente esercitare anche il culto cristiano solo in privato. Mentre sul fronte interno, Stefano si dovette scontrare sul terreno del diritto canonico, a proposito di un nuovo battesimo per coloro i quali a seguito di adesioni a dottrine diverse o a "eresie", fossero stati messi al bando dalle comunità cristiane aderenti alla dottrina di Roma.
Mentre Stefano e la chiesa romana asserivano la benevolenza di Cristo, il vescovo Cipriano di Cartagine asseriva esattamente l'opposto. Il papa morì il 2 agosto del 257 mentre stava officiando la messa, decapitato dai pretoriani dell'imperatore. Le spoglie furono dapprima sepolte nella cripta dei papi del cimitero di San Callisto, nel 761 traslate a San Sivestro in Capite ed infine, nel 1682, definitivamente deposte presso la chiesa dei cavalieri Stefanini in Pisa, non senza che molte reliqui siano andate in molte altre chiese. Festeggiato il 26 dicembre come protomartire.

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