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20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
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ANNO 303 d.C.
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riassunto: PERIODO
DI DIOCLEZIANO dal 284 al 305 d.C.
L'ANNO 303
* DIOCLEZIANO E LA
PERSECUZIONE DEI CRISTIANI
* DIOCLEZIANO INTERROGA L'ORACOLO
IL 20 NOVEMBRE di quest'anno Diocleziano rientrava a Roma. Vi doveva celebrare il vecennalia e ricevere il tripudio della folla per i suoi successi che sembravano ridare una nuova riconquistata fiducia ai romani, che malgrado l'amarezza della sua non residenza in citta' , vedevano nuovamente sventolare i vessilli romani su tutto l'impero riconquistato; dalla Persia alla Spagna, dalla Britannia alla Grecia.
Ma questa fiducia e ritrovata tranquillità durò poco; venne turbata dall'inizio della persecuzione ai cristiani. Non c'era un vero e proprio editto, perfino negli Atti dei martiri non se ne fa alcun accenno. Comunque qualcosa di scritto per i funzionari incaricati a procedere ci doveva essere, o forse presero alla lettera quanto era già stato scritto negli anni precedenti; o forse quelli più ostili ai cristiani aggiunsero qualcosa.
Il consenso apparente di Diocleziano a chi era delegato a fare "ordine pubblico" e una certa "pulizia" fu dovuto anche a quell'incidente del sacrificio che abbiamo riportato lo scorso anno e alla sua volontà di porre il problema all'oracolo Apollo Milesio.
L'oracolo rispose che "il problema c'era ed era costituito dall'inimicizia con le divinità dell'impero". All'incirca la risposta fu quella poi data allo stesso Costantino molti anni dopo, soltanto che poteva essere interpretata sia in un modo che nell'altro, cioè a chi faceva più comodo ascoltare quello che voleva sentirsi dire (del resto questa era l'ambigua validità delle risposte dell'oracolo).
Disse infatti sia a Diocleziano che a Costantino che "I giusti erano impediti di dire la verità, a causa dei falsi oracoli ". Per Diocleziano i turbatori erano i cristiani, per Costantino invece erano i pagani. La soggettività diventava oggettività, bastava ascoltare e interpretare quello che si voleva.
Diocleziano era ansioso di assicurare le fondamenta sulle quali doveva per l'avvenire poggiare l'autorita' imperiale; egli giunse quindi alla conclusione che questa religione doveva piegarsi alla volontà della ragion di Stato. Gli dei di Roma - gli ricordavano ogni giorno quelli che lui considerava amici - avevano reso grande Roma, le insensate innovazioni avrebbero potuto attirare l'ira divina sull'impero; e il cristiano per le sue idee e per il suo comportamento sociale era un rivoluzionario che considerava tutti gli altri solo dei diavoli. Bisognava fermarli, pena la fine dell'impero.
Pressioni Diocleziano ne dovette riceverne molte sia da una fazione di romani di alcuni gruppi pagani, preoccupati per i loro dei, che dallo stesso Galerio. Infine Diocleziano diede il suo consenso alla epurazione. Si era raccomandato però senza far scorrere del sangue. Ma ormai era impotente, il volano a cui aveva dato la prima piccola spinta girò sempre più veloce e lui non poteva più fermarlo.
Chi voleva perseguire il folle progetto di estirpare il cristianesimo da Roma trovò mille pretesti e mille colpe da attribuire ai seguaci di questa dottrina. Come vedremo.Ha inizio quella che viene considerata la decima persecuzione.