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ANNO 313 d.C.

QUI riassunto del PERIODO di COSTANTINO  dal 306 al 337 d.C.


L'ANNO 313
* L'ANNO DELL'INDIZIONE
* SPARTIZIONE  COSTANTINO-LICINIO


Inizia l'anno con il nuovo editto emanato da Costantino riguardante le imposizione delle tasse. Detto dell'Indizione. Ogni cinque anni si stabilivano le nuove verifiche a scopo fiscale per il pagamento delle tasse. L'unita' fiscale soggetto a verifica era la superficie di terreno agricolo. L'unità di misura era lo igum. Una quantita' di terreno che poteva essere lavorata da un singolo uomo e sufficiente a fornirgli i mezzi di sussistenza per un anno.

La precedente riforma di Diocleziano non aveva dato molti frutti. Lo aveva del resto previsto Lattanzio criticando la sua legge: "Se i contadini verranno troppo tassati abbandoneranno la terra". E questo accadeva soprattutto quando si avvicinava il periodo di revisione; prevedendo più pesanti tasse, ancora prima della scadenza molti si preparavano ad abbandonarla e quindi trascuravano il podere..

Se i campi dunque venivano abbandonati nel periodo di revisione ovvio che non venivano pagate le imposte. Ma per legge era stato deciso che venivano assegnati subito ad altri che diventavano così i nuovi tassati. Ma se questi si comportavano come i primi si finiva che nessuno non solo non pagava le tasse ma i terreni proprio perchè trascurati i subentranti ci producevano poco.

Questo dette origine a far applicare quel principio dell'ereditarietà, in modo più ampio e completo, cioè all'asservimento obbligatorio alla terra onde poter applicare sia il sistema fiscale che obbligava di rifornire lo stato con una percentuale fissa dei prodotti ricavati per l'ammasso e sia nel riscuotere una tassa sull'altra parte di terreno che il proprietario coltivava per se' o per gli altri.

Non essendoci ancora un grado di stabilita' della moneta, l'Annona provvedeva a pagare gli stipendi sia a militari che a civili con i prodotti portati all'ammasso. E se questi avanzavano li metteva sul mercato e li convertiva in denaro naturalmente a basso prezzo, in modo da poter calmierare quello che i contadini facendo la cresta all'ammasso vendevano di nascosto a borsa nera.

L'annona -e l'ereditarieta' a svolgere un certo mestiere- non fu soltanto applicata alla terra ma anche alle corporazioni commerciali. Quasi tutte furono costrette ad accollarsi delle incombenze verso lo stato, e anche queste come nei lavoranti della terra si trasmettevano da padre in figlio.

Con questi provvedimenti l'organizzazione imperiale diventò anche logisticamente complessa, ed alcuni componenti delle corporazioni dovettero provvedere anche a fornire uomini per i trasporti e la distribuzione, soprattutto quando Costantino decise di mettere la capitale a Costantinopoli. L'annona quindi gestì anche le maestranze una volta autonome che invece avevano ora l'obbligo di prestare il servizio. In pochi anni la grande piovra del governo centrale costantiniano si estese e la restrizione alle libertà delle corporazioni diventarono opprimenti. In pratica tutti servi, ne' piu' nè meno come gli stessi contadini obbligati a produrre.
A svolgere questi compiti di misurazione erano i censitor, alle esazioni erano incaricati i comes, il funzionario che distribuiva le razioni di prodotti rationalis (che divenne poi il nostro attuale ragioniere). Chi invece provvedeva a "conteggiare" il dare e l'avere dentro il palazzo imperiale (con le sue terre Dominium= Demanio) o in un preciso territorio a lui affidato per provvedere alle entrate in denaro in natura o in braccia per i vari servizi e per conto dell'imperatore fu chiamato, comte (derivato da comes) che diede vita poi a quella casta feudale del Conte nella sua Contea.

Fu compiuta insomma una frantumazione di una intera società dove fu impossibile al singolo individuo sfuggire a quelle condizioni di vita nella quale era nato: navicularii (marinai con barca), frumentari (fornitori di grano), olearii (produttori d'olio), boarii (allevatori di bestiame), mercatoris (commercianti) suarii (porcai), pecuraii (pastori di caprini e ovini), pistores (fornai), porcinarii (pizzicagnoli) ecc ecc.

E' il proto-feudalesimo, un rapporto di produzione intermedio fra lo schiavismo dei cittadini e il capitalismo di stato, che poi l'epoca carolingia estese e diffuse quando i vari signori poterono considerarsi i possessori a tutti gli effetti dei territori; che prima solo controllavano poi cominciarono ad esercitare i propri diritti sulla popolazione che li abitava facendo le veci del principe, re, imperatore; infine diventarono loro i padroni delle contee.

Questi ultimi al contrario di questo sistema autocratico che sta iniziando ora ad accentrare, nacque  in seguito al dissolversi del potere politico centrale; andò a formarsi sulle ceneri di quel potere imperiale che aveva in precedenza distribuito queste terre a caste di funzionari e che avevano dato origine  alle classi nobili del "palazzo".

La chiesa contribuì in maniera determinante da Costantino in poi all'affermazione del feudalesimo, al quale tentò di dare anche una giustificazione morale. Fino al punto che portò il dibattito sul diritto della chiesa stessa alla designazione dei feudi. Fu così infuocato questo dibattito che si scontrò proprio con quel potere imperiale che prima le aveva dato la forza, la delega e i mezzi per esercitarlo.

Lo vedremo nel corso di questi secoli.....

SPARTIZIONE DEI POTERI FRA COSTANTINO E LICINIO
 Finite le ostilità i due vincitori riunendosi a Milano si accordano e si spartiscono l'impero.

A COSTANTINO l'Occidente, a LICINIO l'Oriente.

A Milano contemporaneamente promulgano anche il famoso editto, denominato "Editto di Milano" che in parte abbiamo riportato sopra nell'anno 311, ma che alcuni storici moderni attribuiscono solo a LICINIO e non a COSTANTINO. 
E' quello che abolisce ogni discriminazione religiosa e quindi concede libertà al culto cristiano ma anche a tutti gli altri culti.

Non sarà proprio così in seguito, quando l'intolleranza verso altre religioni diventerà fanatismo e violenza. Entrambe queste due deviazioni umane erano uscite dalla porta e rientravano dalla finestra. Le persecuzioni verso altre religioni diventarono una norma, che prosegui poi nei secoli. I cristiani le avevano subite solo per 300 anni, altri le subiranno per quasi duemila anni.

(Nel 2000 queste dispute, queste intolleranze non sono ancora terminate, vedi Irlanda del Nord)

Intolleranze e persecuzioni perfino dentro le stesse correnti religiose cristiane, come vedremo il prossimo anno: cioè la prima persecuzioni di cristiani contro cristiani.

Costantino si intromise in questioni teologiche di cui non aveva la minima conoscenza, e il suo maestro Eusebio nonostante avesse scritto dieci volumi sul cristianesimo sappiamo che fu molto superficiale, un encomiastico, figuriamoci l'allievo.

Costantino era convinto di essere impegnato in una missione grandiosa, universale. Adottando una politica ecclesiastica nella politica di governo non faceva altro che perseguire questo, a un impero universale ci voleva una religione universale. Oltre non andava. Le discussioni fra le correnti religiose gli importavano poco, nè volle mai approfondirle. Lui era e rimarrà sempre un pagano fino alla morte.

Talmente convinto di poter dettare legge, che con una vera e propria ingerenza negli affari della chiesa, dai vescovi ottenne l'adozione di un suo Credo; dovevano accettarlo senza discuterlo, pur senza voler dare una intepretazione ufficiale del significato di questo Credo. Del resto non avrebbe potuto, ne' era in grado di farlo.  Le contraddizioni del suo operato ce lo dimostrano.

Troveremo piu' avanti alcune di queste dispute, e alcune interpretazioni molto singolari, date dal nostro "uomo" (e non dio) Costantino.

In Grecia si svolgono i CCLXXII Giochi Olimpici

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