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ANNO 315 d.C.

QUI riassunto del PERIODO di COSTANTINO  dal 306 al 337 d.C.


L'ANNO 315
* A ROMA L'ARCO DI COSTANTINO
* IL CRISTIANESIMO SI AVVICINA AL POTERE

IL 25 LUGLIO - Costantino dopo la conquista della Pannonia, l'Illiria, la Macedonia, la Mesia, la Grecia e dopo aver stipulato una pace con il ribelle Licinio che uscito sconfitto è rimasto solo con la Tracia, ottiene un tripudio e grandi feste al ritorno a Roma dove si celebrano i fasti e contemporaneamente i suoi decennalia.

Gli viene dedicato nell'occasione l'Arco che porta il suo nome e che troviamo oggi vicino al Colosseo, ai Fori. E' un arco a tre fornici, ma la curiosità più singolare sono le scene illustrative in bassorilievo della sua battaglia a Ponte Milvio contro Massenzio.  E proprio nello stesso giorno viene pure inaugurata sulla Via Sacra la grandiosa Basilica. Gli viene data il nome di Costantino (è stata costruita quasi tutta durante il suo impero) ma inutilmente, perchè i romani l'hanno già battezzata con il nome di chi l'aveva progettata, appunto Massenzio, che nonostante lui sia una figura perdente in quel bassorilievo "viene fuori"  a tutto tondo, lasciando ai posteri il ricordo imperituro. Per quanto fosse stato odiato, verrà così ricordato dai romani per sempre, fino a che l'ultimo mattone della sua imponente costruzione non andrà in briciole. Il destino volle così; la sua battaglia a Ponte Milvio la perse militarmente, ma sulla Via Sacra ci ha lasciato una grande vittoria dell'arte.

Le altre opere di questo periodo di Costantino a Roma sono moltissime. Anche se non direttamente fatte costruire da lui; dopo il suo editto di tolleranza ai cristiani, questi hanno iniziato a edificare grandi basiliche in ogni zona di Roma, spesso adattando quelle romane già esistenti. Lo storico Ottato (anche se posteriormente) scriveva che in questo periodo esistevano a Roma oltre quaranta basiliche, tutte aperte ai cristiani, ma non ai Donatisti. La discriminazione, l'intolleranza verso questi cristiani che abbiamo accennato nello scorso anno, a Roma quindi esisteva ancora dopo 50 anni dopo il Concilio di Arles.

Questo non significa che in questi cinquant'anni l'opera della comunità cristiana sempre più in espansione non assolvesse al suo compito di alto impegno sociale. Roma in pochi anni non aveva più quella moltitudine oziosa di individui, aveva restituito onorabilità al lavoro, quello che era stato degradato dalla schiavitù o dai corrotti funzionari, o che era stato sempre dai benestanti disprezzato. Venne proposto l'esempio del Cristo e dei suoi apostoli, tutti lavoratori. Orate et labora, "fai preghiera e opera" era gia' un concetto divulgato. Quasi (come vedremo) si rimproverò perfino gli asceti, i primi monaci africani che intendevano vivere solo di preghiera. Agostino che presto apparirà sulla scena, questo rimprovero lo fece proprio a quei monaci che si erano rinchiusi nei primi conventi, vivendo pregando ma in piena pigrizia, cosa che trovò non essere sempre utile o razionale e non sempre la si poteva considerare una vita "spesa bene".

Grazie a un'amministrazione sempre più oculata e ramificata, e ai continui donativi dei fedeli, si riuscì a disporre di somme che venivano impiegate per far sorgere istituzioni caritatevoli, orfanotrofi, ospizi per poveri, nosocomi, gerentocomi, brefotrofi. Esempi questi non piccoli, che il mondo ha poi preso dal cristianesimo di questo periodo e che spronò poi i seguaci a moltiplicare in forma esponenziale.

C'era fervore, c'era moderatezza nel quotidiano, nel mangiare, nel bere, nel vestire, sembrava che tutti fossero degni di questa spiritualità che stava trasformando perfino i ricchi in filantropi disinteressati. La forma di "comunismo" documentata negli Atti degli Apostoli sembrò quasi attuabile.

All'inizio nel cristianesimo i suoi aderenti nella stragrande maggioranza dei suoi convertiti erano quelli della classe povera, gli schiavi, i liberti, i contadini. Predicavano i cristiani l'iniqua condizione sociale additando con disprezzo il lusso, la vita oziosa e opulenta, le ingiustizie che ricevevano i deboli, esclusi dalla proprietà e dai mezzi di lavoro.

Era questo atteggiamento che l'aveva portato a essere un "partito" antisociale (!), attirandosi l'ira dei governanti e dei nobili che a quelle ricchezze non volevano di certo rinunciare, ne volevano rinunciare  a comandare. 

Poi venne anche una nuova fase, che nei cambiamenti coinvolse pure il mondo femminile romano; le donne, le figlie, le sorelle e le mogli dei potenti, fino allora frustrate dalla loro condizione quasi di serve della casa, riusciranno a conquistare un po' di dignità (sarà proprio Costantino a ridare  considerazione ad esse, con leggi speciali).

Non di rado in questi ultimi decenni, troviamo infatti le mogli dei maggiori persecutori a simpatizzare per i cristiani, a trovare in loro conforto delle ingiustizie che subivano; le umiliazioni che ricevevano in casa con le concubine, l'impotenza a difendere la loro moralità dalle violenze e dagli stupri.

Nelle cronache di questi anni, troviamo perfino in mezzo ai cristiani  le stesse mogli di Galerio e di Licinio.

Poi venne la terza fase, si convertirono persone di ogni condizione sociale; i casi tragici che abbiamo letto, avevano scosso un po' tutti. Le circostanze vollero che proprio quei potenti che avevano perseguitato i cristiani morirono in un modo penoso, e questo  fu un argomento che turbò molte coscienze, e che i cristiani seppero opportunisticamente sfruttare. (Lattanzio, come abbiamo letto, ne fu il principe).

Il disprezzo e lo scherno cedettero ai sentimenti di tolleranza, di ammirazione, infine all'adesione quando quegli atteggiamenti antisociali iniziarono a essere più sfumati, e al disprezzo della ricchezza si sostituì il disprezzo di una giustizia che stava come abbiamo visto colpendo tutti i ceti sociali anche e soprattutto quelli alti. E su questo malcontento generale (diremmo oggi della classe media) non fu difficile trovare consensi.

Era un periodo favorevole. Ma già nel 384 alcune cose cambiarono. Con l'affermarsi di una organizzazione superiore, l'antico spirito di carità scomparve. La carità divenne meno oculata e la vita del clero cominciò a comportarsi come quella pagana di un tempo. Mutuando perfino gli usi e i costumi nei riti. La stola, i copricapi, le vesti, i colori, l'uso dell'incenso, l'aspersorio, l'ostensorio, le candele accese davanti all'altare, le genuflessioni ecc, e infine la stessa architettura delle basiliche dove all'interno si eseguivano i riti in pompa magna, e non piu' con degli stracci addosso; infine alcune cerimonie e liturgie si celebrarono  in quegli  stessi giorni che in precedenza  erano importanti appuntamenti per far feste e ricorrenze pagane (fra poco infatti vedremo quella del Sole Invicto (nascita del sole)  trasformarsi in Natale, nascita del Signore).

Lusso, tendenza all'ostentazione dei paramenti, delle chiese, vasellame d'oro e d'argento, la magnificenza dei riti, la pompa magna, la stravaganza episcopale, l'autocrazia in aumento, fecero dimenticare in pochi anni la loro commovente semplicità e la modestia che avevano prima predicato. Iniziarono a interessarsi più del culto che dei poveri. A fare più opinione politica che non pensiero religioso. Il germe della teoria medievale della chiesa stava insinuandosi. A scrivere queste amarezze è proprio sant'Ambrogio, quando permutò (e fu accusato di sacrilegio) il "vasellame senza vita e il ricco ornamento dei sacramenti" per "salvare anime viventi e riscatto di prigionieri".

La chiesa dopo Costantino con i privilegi e le donazioni giunse a possedere in pochi anni grandi patrimoni e immense proprietà, e già nel V secolo era già il più grande proprietario terriero dell'impero. Diventare vescovo significava andare incontro a una grande fortuna. Pretestaso, pagano già nel 389 lo aveva capito e a papa Damaso così si espresse nel sollecitare la sua nomina "Fammi vescovo di Roma e diverrò cristiano".

La chiesa con il precedente stato che era andato alla deriva, si appropriò di tutta l'intelaiatura amministrativa dell'Impero che aveva accuratamente creato Diocleziano, e la ricalcarono istituendo, o meglio sostituendo ogni governatore di provincia con un arcivescovo, ogni prefetto con un vescovo, e ogni comunità di quartiere diventò una diocesi.

In nome di Cristo nasceva un altro impero. Di quello romano non c'era rimasto quasi più nulla. Con le ultime persone autorevole  iniziarono le prime dispute per sostituire nelle città delle proprie autorità locali, e quella centrale che creava questi domini, iniziò a intervenire, a dettare regole, e a dire cosa era giusto e cosa era sbagliato in ogni angolo dell'impero. 
Qualcuno molto legato alle origini del cristianesimo, propose come capitale Gerusalemme, ma altri dissero che il mondo come era sempre avvenuto da mille anni si dominava da Roma. E a Roma esistevano le strutture amministrative già fatte, i funzionari già addestrati,  che conoscevano solo loro ogni angolo remoto dell'impero, bastava affiancarsi a loro, imparare da loro, impossessarsi del loro sistema burocratico, ereditarne le mansioni e la tecnica e poi da qui, da Roma dominare, ordinare, e illuminare il mondo.

Se Valentiniano II poi nel 384, aveva promulgato un editto contro il diffuso accattonaggio che era diventata una piaga sociale, è perchè ai suoi tempi era gia' finita un'epoca; e proprio sotto questo imperatore aveva nuovamente ripreso vigore il partito pagano che assisteva sconcertato a questa vera e propria rivoluzione, chiedendosi dov'era più quel puritanesimo iniziale.

Il paganesimo non era quello così retrivo come quello poi entrato con una storia di parte nell'immaginario collettivo, ma era una straordinaria mescolanza di filosofia e religione, non priva di grandezza e di nobiltà di pensiero. C'erano oltre quelle greche, quelle egiziane, quelle indo-iraniche, le divinità delle religioni orientali, anch'esse altamente spirituali. Infine c'era quella Ebrea.

Alcune di queste religioni avevano una sostanziale affinità con quella cristiana, l'aspirazione cosciente alla comunione con il Dio unico. Ne furono affascinati molt, e tra le menti piu' acute e tra gli spiriti piu' elevati del tempo. Non erano turbe di fanatici senza Dio che ci è stata sempre raccontata. Queste religioni furono accumunate alle innumevoli credenze e riti campestri dei villaggi (i pagos)  e a questi fecero riferimento per infamarle chiamandole tutte pagane.

Il Senato, anzi Roma stessa, supplicava che si conservasse l'Altare della Vittoria che stava per essere con un sotterfugio ceduto ai cristiani. Roma rifiutava di cedere il simbolo venerato della propria grandezza, dove avevano giurato la propria fede quelle generazioni che avevano fatto di Roma e dei romani i padroni del mondo. Mentre quello che ora stavano vedendo i romani era tutto un mondo che si stava richiudendo su di loro. E lo sapremo presto perchè, da questo 316 dove siamo ora, fino al 384 sopra citato cominciarono molti a interrogarsi...

ma troppo tardi........l' autocrazia ecclesiastica sia bizantina (iniziò prima questa)  che romana, aveva già preso il volo......era ormai una potenza.

Costantino aveva delegato ai vescovi la competenza di giudici, aveva esentato i beni della Chiesa dalle tasse, aveva riconosciuto le associazioni dei fedeli come "persone giuridiche", e con un tocco finale che cambiava tutto il panorama religioso dell'impero, aveva cancellato il suo editto di tolleranza di tutte le religioni, cioè riconosceva il primato solo a quella cristiana, che trasformò in religione di stato e rese obbligatorio per tutti cittadini il cristianesimo.

Con questa posizione la Chiesa aveva davanti a sè tutto il terreno spianato a qualsiasi difficoltà. Le difficoltà semmai le crearono agli altri, non fermandosi più. Anche se con questo rigorismo (ed ognuno si creò il suo) perse poi molti pezzi per strada.

L'elezione di Papa MARCO, romano (336-336) (vedi 336)

Durante l'impero di Costantino in pratica, non vi furono pontefici ma un imperatore che si arrogò anche la carica papale. Altro che il benefattore dei cristiani! Il popolo di professione religiosa cristiana fu solamente usato "pro domo sua".
La dimostrazione definitiva avvenne sotto il pontificato di Marco, quando Atanasio (vescovo di Alessandria d'Egitto), per protestare contro la propria deposizione dall'incarico, si recò direttamente a Costantinopoli dall'imperatore il quale, per tutta risposta lo esiliò a Treviri, accordando invece ad Ario la riamissione al clero di Alessandria, il quale però risultò essere morto lo stesso giorno dell'incontro tra Costantino ed Atanasio.
Marco fu papa dal 18 gennaio al 7 ottobre del 336. A questo pontefice venne attribuita l'inizio della costruzione della basilica Juxta Pallacinis, dedicata a San Marco evangelista.
Dopo la morte fu sepolto nel cimitero di Santa Balbina sulla via Ardeatina, durante il papato di Gregorio IV le spoglie furono traslate nella basilica voluta da Marco stesso.
San Marco papa ancora oggi risulta nel calendario universale dei santi e festeggiato il 7 ottobre, in commemorazione della sua morte.

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