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ANNO 331 d.C.

QUI riassunto del PERIODO di COSTANTINO  dal 306 al 337 d.C.


L'ANNO 331
* I CERIMONIALI ALLA NUOVA
CORTE COSTANTINIANA
* MA PERCHE' SI FERMO' L'INTELLETTO?

L'imperatore Costantino inaugurando la capitale diede inizio anche all'elaborazione di un preciso cerimoniale basato su una rigida classificazione delle cariche pubbliche in una forma gerarchica che teneva conto rigorosamente del loro grado. Si inizia con i nobilissimi che sono i membri della famiglia imperiale; I patrizi che sono quelli che formano il governo; I questori che amministrano la giustizia; La corte che comprende quelli che gestiscono il suo patrimonio, che accudiscono le sue sacre (!) stanze o preposti a fare i domestici per vestirlo, lavarlo ecc. I consiglieri che vengono da lui interpellati in un concistoro-riunione e che nominerà poi Principi. Vengono poi in ordine decrescenti i settabili, i chiarissimi, i perfettissimi, gli egregi. Spariscono e vengono in questo modo soppiantati tutti quei titoli che prima conoscevamo nella corte imperiale romana, cioe' Senatori, Governatori, Prefetti, Prèsidi, Consoli; Tutti questi verranno rinominati col titolo di conte dal latino comes amico, compagno, uomo di fiducia.

Come si è intuito, da questo momento si monta in carrozza e si viaggia verso lo sviluppo del sistema feudale che ci fa entrare nel MEDIOEVO, un percorso che percorreremo per 1161 anni. Ufficialmente il suo inizio è nel 476 alla caduta dell' Impero Romano, ma è in questo preciso anno che nasce e si da' il battesimo a questo periodo oscuro che sta in mezzo a due epoche di altissima civilta': l' Antichita' Classica e il Rinascimento.

C'è da fare però una considerazione non volendo ne' sottovalutare ne' sopravalutare: Costantinopoli rappresentò come abbiamo detto un baluardo inespugnabile per più di 800 anni, e l'idea originaria di Costantino, quando decise di scegliere questo luogo, era quella di fermare le conquiste che gli orientali ambivano fare sul territorio dell'impero. Qualora fosse stato così facile e non ci fosse stata questa fortezza a difenderne l'entrata, in posizione così strategica, le invasioni si sarebbero veramente verificate. La stessa Chiesa, anche se gestì in seguito l'impero in un modo molto discutibile, puo' aver contribuito a evitare la catastrofe dei "Barbari" e quella dei "Turchi", che ricordiamo erano i popoli della steppa che provenivano dall'alta Mongolia e che si fermarono (e Costantinopoli fu il baluardo) proprio in quel territorio che oggi chiamiamo Turchia.

La Chiesa sostituì con la sua perfetta organizzazione i poteri vaganti che come abbiamo visto nei decenni precedenti erano stati appannaggio di un ristretto numero di persone continuamente in lotta fra di loro, fino a scannarsi reciprocamente per poi lasciare il potere non in mano a uomini saggi ma a uomini ambiziosi o avventurieri senza scrupoli.

Certo non era più la Roma dei Cesari, quella Roma che pur non inventando nulla nel campo artistico, filosofico, scientifico, era diventata, nonostante queste modeste vocazioni un nome universale, il faro di una civilizzazione esemplare, e non esisteva una politica e un diritto migliore di quello romano.

Anche se nei vari modelli di governo che si erano succeduti vi troviamo la vecchia monarchia, la democrazia, la repubblica, tutti modelli mutuati dalla Grecia. Così quelli scientifici che venivano dall'area Mesopotamica ed Egiziana, e altrettanto quella filosofica e artistica che proveniva sempre dall'area Ellenica.

Roma aveva permesso con la sua " romanita' " e il suo "missionariato " con gli eserciti, con i mercanti, con la sua moneta di scambio, nel far diventare universale il nome di Roma nei più lontani territori. Riconosciuta "grande" - anche se la combattevano- perfino dai nemici.

Dai popoli conquistati in Africa, Europa, Asia, con le spedizione militari e con i suoi intraprendenti commerci, trattando affari nelle piu' lontane contrade del mondo, Roma direttamente e indirettamente travasava la sua cultura, ma raccoglieva anche e assorbiva splendidi patrimoni culturali delle civiltà del passato, oltre quella contemporanea, che metteva insieme, rielaborava e diffondeva poi in ogni paese fino allora conosciuto. Aveva diffuso la visione politica universale di Cesare, Traiano, Marco Aurelio, Diocleziano e aveva diffuso tutte quelle arti che a sua volta mutuava dai greci, creando il suo quasi autonomo stile letterario, poetico, artistico, architettonico. Ma soprattutto aveva scoperto e assorbito la filosofia e le religioni monoteistiche e politeistiche di tre continenti. Abbiamo infatti visto negli scorsi anni approdare a Roma gli ebrei mosaici, gli egiziani con il culto del sole, i persiani con la spiritualità del zoroastrismo, e dalla Palestina giunse prima l'ebraismo poi il cristianesimo ebraico, poi il cristianesimo "pagano" "eretico" (lo chiamarono così quello praticato dai donatisti) infine il cristianesimo evangelico di Paolo. Un Pantheon vasto e affollato.

Roma modificò, civilizzò, anche se con molto spirito colonialistico spesse volte con atteggiamenti imperialistici,  vasti territori ancora arcaici, e qui basterebbe ricordare le grandi città sorte dal nulla, Londra, Parigi, Colonia, Berlino, Belgrado, Vienna, Zurigo e altre 1700 citta' minori non meno importanti; dall'oceano Atlantico fin quasi in India, dalle coste africane a quelle britanniche. 

Perchè sia avvenuta poi la crisi è un interrogativo che si sono posti in molti in questi 2000 anni; e ognuno ha una sua soggettiva e alle volte anche suggestiva idea, pronta ad essere smantellata da un altro studioso più cervellotico che trova appoggi in altre testimonianze che alle volte non sono solo suggestive ma spesso banali, e che possono contenere le ipotesi di un germe dell'autodistruzione, metaforicamente o no; un morbo endemico sotterraneo e oscuro che si è annidato lentamente in qualche neurone cerebrale degli uomini, si è trasmesso geneticamente nelle successive generazioni e che infine progressivamente ha iniziato da una forma latente a quella patologica a distruggere sempre di più e in forma esponenziale i centri più vitali della ragione (o meglio della logica razionale) umana.

Dall'ordinamento fisico di una primaria ancora modesta scienza e fino a sui albori, ci si incamminò verso l'astratto della metafisica, verso il ragionamento artificioso, fuori da ogni realtà. Dottrine che ognuno interpretava a suo modo, modificando quelle del suo predecessore, che a sua volta ne aveva create delle altre e poi imposte, prescindendo da ogni suggerimento originato dall'esperienza. E di esperienze e conoscenze della realtà del mondo fisico da alcuni secoli se n'erano fatte parecchie. Eppure la mente degli uomini si incamminò nelle strade più buie, nei vicoli ciechi delle dispute teologiche, dove trionfò quella che aveva dalla sua parte non la ragione, la razionalità, ma la forza e l'arte della persuasione per stroncare i deboli e i dissidenti;  deboli anch'essi di vitalità. In ogni strato sociale. Una rassegnazione accettata per scelta o per destino?

I motivi di questo epocale cambiamento ci sfuggono ancora. Ultimamente la più singolare e la più banale è quella del danno fisico-biologico avvenuta nella classe dirigente. Che spiazza tante dispute di genere intellettualistico.

Analizzando il modo di vita di questi anni, essenzialmente quello alimentare e comparando l'evoluzione demografica delle diverse classi sociali dell'epoca, alcuni neuroscienziati hanno constatato che il piombo ha svolto un ruolo determinante nella caduta dell'impero romano, diminuendo non solo la fertlità ma facendo aumentare le encefalopatie della classe dirigente, quella opulenta, molto più esposta delle altre paradossalmente proprio per quel lusso che praticavano. Sembra proprio che le famiglie patrizie siano state decimate dalle intossicazioni di piombo. Rianalizzando la letteratura dell'epoca sotto questa luce, molti scrittori ci hanno lasciato le testimonianze di certe malattie i cui sintomi (che collimano anche con le analisi dei resti inumati) oggi ci appaiono chiari quando prendiamo in mano un trattato moderno di sintomatologia.

Ed erano i casi di saturnismo dovuti a una eccessiva abbondanza di oggetti di piombo e stagno, come stoviglie, bicchieri, pentole, terraglie colorate con smalti al piombo (e più ricche erano più concentrazione di piombo avevano- se poi alcuni le avevano d'oro, oggi sappiamo che un piatto d'oro è un potente portatore di neurotossicità (non invidiate dunque chi ha i rubinetti d'oro), ma soprattutto recipienti di puro piombo fra l'altro martellato, dove tenevano il vino che le dava dopo un certo periodo quel sapore caratteristico che tanto piaceva ai romani, cioè il maderato. (alcuni per fare in fretta e per dargli quel caratteristico  sapore di Porto, che artificialmente prendeva solo dopo una lunga conservazione nei recipienti di piombo, senza tanti scrupoli mettevano nel vino giovane polvere di piombo per accelerare l'ossidazione e quindi il sapore). Da Pompei, dagli scavi abbiamo queste testimonianze e sono state osservate nelle ossa reperite negli scavi archeologici, con presenza di grandi, enormi concentrazioni di piombo. Oltre che di rame, ancora più micidiale.

Non uccideva subito, le manifestazioni cliniche di questi tre minerali -veri killer- sono moderate e poco caratterizzanti; ma la lenta assunzione porta alle encefalopatie, alla lenta irreversibile distruzione delle cellule neurali che non avendo alcun potere di divisione e rigenerazione (sono sempre quelle fin dalla nascita) accumulano piombo e stagno sotto forma di fosfati. Questi ioni liberati a partire da substrati biologici quali ATP vanno a operare una distruzione irreversibile e in una forma esponenziale. Tutte le reazioni enzimatiche dipendenti dall'ATP hanno una necessità assoluta di enzimi nel metabolismo glucidico, lipidico, nucleico e protidico delle cellule. E gli acidi nucleici formano complessi che agiscono nel nucleo cellulare, che sono poi quelli necessari all'integrità fisica della doppia elica del DNA, il portatore dell'informazione genetica. Piu' distruzioni avvengono e più l'integrità delle cellule vicine sono a rischio in un tempo più o meno breve.

Quindi le lesioni non furono solo temporanee per i soggetti colpiti, ma gli stessi soggetti trasmisero alle generazioni successive le lesioni che si erano prodotte nel nucleo delle cellule neurali, le più delicate e sofisticate fra tutte le cellule del nostro organismo; le trasmettevano quindi in eredità, e i neuroblasti erano già minati prima ancora della nascita, e fin dalla nascita iniziava l'opera distruttrice.

Sorge subito la domanda, fino a quando questo accadde.

Alcuni aminoacidi, alcune vitamine sono importanti per il metabolismo, soprattutto la E che ha un effetto antiossidante e cattura i radicali liberi, cioè protegge la perossidazione a livello di membrana neuronica. In caso contrario prematuramente accelera, e spesso anzi provoca l'invecchiamento. La E ha pure una grande importanza nel periodo giovanile del soggetto perchè favorisce la fecondità e sostiene la virilità. (non per nulla che la vitamina E è chiamata proprio tocoferolo (da tocos = discendenza e ferein = portare).

Il tutto è legato alla catena alimentare di alcuni prodotti che sono ricche di queste sostanze o ne hanno altre che distruggono le micidiali tossine. Alcuni aminoacidi che l'organismo non produce (cinque su venti) si trovano solo per assunzione negli alimenti. E questi alimenti che hanno in grande abbondanza questi aminoacidi crescono solo nelle regioni del basso mediterraneo (pensate alla vitamina C). Quando i romani iniziarono a perdere i contatti (e i traffici) con l'Africa, il Medio Oriente e con tutte quelle zone da dove si importavano alcuni prodotti (lo stesso grano egiziano era molto più ricco di proteine e di amidi (quindi di zuccheri essenziali) di quello italico) l'alimentazione non solo si impoverì di aminoacidi, ma permise (non avendo antiossidanti) ai radicali liberi di allargare la loro azione devastatrice sia nella demografia (meno fertilità e virilità) e sia  nelle encefalopatie saturnine nei vari stadi (rincretinimento, cefalee, turbe della memoria, difficoltà di concentrazione, diminuzione della libido, danni muscolari fin dalla nascita (miopatia), turbe del sonno, e... deliranti visioni. Alcune tossine agiscono infatti come (e infatti sono) alcaloidi, alias narcotici.

Ricordiamoci che l'assunzione di questi importanti alimenti ricchi di aminoacidi, vitamine e zuccheri ripresero e si diffusero nuovamente in Italia e nel centro Europa quando furono ripresi i commerci con gli Arabi. E solo quando i crociati dal 1000 al 1200 scoprirono in oriente non solo la carta, la bussola, la seta, il vetro soffiato, i pastifici, ma anche alcune importanti coltivazioni come gli agrumi e altri tipi di frutta con alte concentrazioni zuccherine e verdure ad alta concentrazione di vitamine; si ritornò insomma a una ricca alimentazione. 
Ancora più ricca quando nel 1090 i mercanti europei scoprirono in Siria la canna da zucchero. Un alimento carissimo, venduto dagli speziali e acquistato solo dai ricchi, conti, marchesi e principi. Furono infatti loro, i privilegiati, a riprendere per primi il lume della ragione; a ridiventare attivi, desiderosi di conoscere, di indagare, di discutere, e con la forza di combattere per essere autonomi. (i Comuni, le Signorie ecc) 

(Ma ne parleremo quando arriveremo a quelle date, con gli arabi in Sicilia, poi fino alla fine delle crociate, e poi molto piu' avanti, quando in Europa dal 1750 (ma solo nel 1814 se ne acconsentì la vendita) si diffuse il piu' importante degli alimenti della storia dell'umanità, lo zucchero a buon mercato con il procedimento della barbabietola, che fu, si ritiene (neuroscientificamente) quello che rivoluzionò totalmente la mente dell'uomo. Un alimento non solo fortemente energetico e intensa soddisfazione psicologica, ma il più importante ed essenziale "alimento" per il cervello. Mi sembra che sia stato Claude Levi Strauss che disse che dal momento che nella nutrizione europea comparve lo zucchero si passò "dalla natura alla cultura". Ma oggi ogni scienziato dell'alimentazione sa perfettamente che è così. 

Ecco quindi spiegate tre scientifiche motivazioni ben precise che hanno determinato nei paesi europei uno stravolgimento e un cambiamento intellettuale prima e dopo: la caduta dell'impero romano poi nel 1090 quando ci fu la ripresa dei commerci quindi la riscoperta degli alimenti psico-fisici-morfologici essenziali all'uomo per architettare delle "logiche" e non l'"astrazione"; infine dal 1750 in poi il decollo dell'ingegnoso uomo tecnologico tramite un tubero (la banale rapa o barbabietola) che questa volta non veniva dal sud ma dal nord, dalle steppe russe orientali di cui tutti i "barbari" si nutrivano da secoli ma che il popolo latino aborriva. (Ne scopriremo molte altre in seguito, come il lattosio (ancora ricchissimi zuccheri), il burro (vitamine), la cipolla, l'aglio ecc. (i potenti antisettici, immunologici). 
Sembrano delle banalità, ma hanno contribuito allo sviluppo intellettuale molto di più di tutti i filosofi messi insieme che hanno speculato sulle attività mentali umana.

Ecco spiegata quindi anche in questa circostanza il perchè mentre il mondo romano accusava queste carenze, nel nord Europa tale carenze non vennero mai meno. Anzi come vedremo in seguito le grandi pandemie furono quasi trascurabili come mortalità nei paesi "barbari"; loro non ebbero mai un epicentro. E questo grazie a quel piccolo tubero che Tacito non sopportava: "hanno sempre l'alito puzzolente".

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Ma ne scopriremo molti altri di questi "miracolosi" alimenti "barbari" nei prossimi anni. O quelli arabi, con la vitamina C negli agrumi, e altri, che permise loro di non fare conoscenza di malattie micidiali ben note al mondo romano e anche dopo nel mondo italico, come lo scorbuto, il beri beri, la pellagra)))

Chi legge gli autori greci o latini, o ammira le statue del Pergamo o al Museo d'Atene, e poi.....prende da una biblioteca un libro scritto nel medioevo oppure osserva una opera d'arte  non prova solo costernazione, ma avvilimento, afflizione, sgomento, cui segue sempre un perchè, come è stato possibile ignorare per mille anni così tante opere dell'ingegno umano e così tante bellezze; che tipo di follia, durata quaranta generazioni era quella che si impossessò della mente degli uomini. Che dire poi di alcune scoperte scientifiche quasi a un passo dal loro impiego rivoluzionario, ma che si fermarono lì, e le prime intuizioni per svilupparle vennero sepolte nella polvere.

Un perchè che nessuno è mai stato capace di spiegare razionalmente.
E' il "mistero" di questo millennio che andremo a percorrere, molto buio, ma con tanti sprazzi di luce che molti non vollero vedere, o forse con tutta la buona volontà non potevano vedere. E' l'interesse che crea l'attenzione e non l'incontrario.
Un esempio classico e banale. Un contadino crociato nel 1200 in Siria scoprì che un suo collega nel tagliare il grano o il fieno, al suo falcetto  aveva applicato una lunga asta, che gli permetteva di falciare stando in piedi e non chino. Era la banale falce, che in un lampo si diffuse in tutta Europa.
Chissà quanti dotti, principi, generali avevano visto quell'attrezzo, ma nessuno ne aveva capito l'importanza. Bastò l'occhio di un contadino, per eliminare il mal di schiena a milioni di suoi colleghi.
Altrettanto quell'altro contadino crociato che scoprì, sempre in Siria, il mulino ad acqua che rivoluzionò fino all'avvento delle turbine elettriche l'energia idraulica.
Mentre il suo collega crociato olandese rientrò nella sua patria ventosa e acquitrinosa, con un'altra scoperta, come far girare i mulini con il vento e come bonificare i terreni.

Insomma questo ipotetico morbo cerebrale  fa ripiombare secolo dopo secolo nella ignoranza e nell'arcaico l'uomo che aveva fatto una Venere di Milo, aveva scritto La Repubblica, costruito un Pantheon, dipinto come Eufronio, scolpito come Prassitele, calcolato la circonferenza di una Terra sbagliando di soli pochi chilometri, applicato l'anno solare errando soli di 11" secondi, scoperta la circolazione sanguigna del corpo umano, già fabbricato la carta, inventato una turbina a vapore, andato e ritornato dalla Cina, visto le biblioteche dei Babilonesi o studiato in quella di Alessandria di Egitto, conversato con Cicerone, poetato con Saffo, previsto le eclissi di Sole, usato il petrolio, visitato le già bimillenarie Piramidi, classificato le piante, studiato la zoologia, l'agronomia, l'oceanografia, l'astronomia, risolto equazioni complesse, già immaginato la teoria atomistica, fatto una colata di ghisa, scoperta l'energia idraulica e quella eolica ecc ecc. Era gia' avvenuto tutto questo prima di questo anno che stiamo raccontando. Poi si fermò tutto.

Dovranno passare 1300 anni in certi casi 1600, prima che altri uomini rimontino sul treno della Storia. Un treno che nel frattempo sui tre continenti aveva continuato a percorrere (con tutto quel bagaglio) il suo viaggio a vuoto, senza che nessuno vi montasse sopra e utilizzasse i 3000 anni di scienza, cultura ed arte che già questo treno trasportava, ed era scritta su carta, su papiro o su tavolette.

Si sono attribuite in occidente a delle motivazioni religiose, all'avvento dell'oscurantismo voluto e praticato dal cristianesimo. Ma sembra proprio che la volontà dei singoli uomini e quindi gli avvenimenti che ne sono scaturiti abbiano inciso molto poco. Finora si sono sempre cercate delle motivazioni oziose e inconcludenti, e la prima che è sembrava la più plausibile agli storici, questi  ce l'hanno raccontata, codificandola nei testi; oppure hanno trovato il o i responsabili di quanto avvenuto. E questo soltanto perchè non ne avevano (o non ne abbiamo) approfondite altre.

Ora ci sta venendo ora in soccorso il DNA, le analisi dei reperti ci stanno rivelando scenari completamente diversi. Mancano ancora alcuni tasselli e poi forse potremo rivisitare tutta la storia sotto un'altra luce. Cioè in parole povere cosa c'era o non c'era dentro il cervello dei nostri progenitori. Com'era formato il nucleo di quelle cellule. Che tipo di endorfine erano presenti. Quali i danni a livello molecolare. Quale carenze di aminoacidi avevano. Cosa determinò questa "deprivazione psicologica". Questa "rassegnazione" di vivere dentro un "nulla".

Finora dai monumenti, o dai tanti codici e testi, anch'essi fatti diventare dei monumenti (come gli autori che li hanno scritti) si sono cercate le tracce di questa "apatia", e hanno estrapolato tutti delle dotte motivazioni; spesso gli studiosi del passato  hanno scritto e detto tacitamente cose diverse da quello che dicono invece  esplicitamente certi monumenti e certi testi. Anche l'archeologia ha fatto parlare i monumenti con tante interpretazioni quanti sono gli archeologi, e anche gli storici dai codici e dagli antichi testi hanno tirato fuori ciò che interpretano e non quello che c'e' veramente scritto, oppure spesso trattano solo i grandi avvenimenti, e non quelli secondari. Tutti si sono proposti sempre per trovare delle relazioni tra personaggi e avvenimenti, per poi costruire una serie di rapporti e per formulare delle leggi . Una sequenza di leggi, un carosello di leggi, ed ognuno una sua legge. Spesso campata in aria. 

Oggi sembra che dalle relazioni da oggetti muti e da testi inerti non si vada molto lontano come credibilità; ci si può accontentare di fare solo un pezzo di strada, capire il particolare ma non il generale. Molto resta da scoprire. Ma queste scoperte non verranno dai testi fino ad oggi scritti (sempre quelli, maniacalmente sempre riproposti) nè dai monumenti archeologici. Verrà da un laboratorio di analisi chimica o da un laboratorio di fisica e forse anche da uno di astrofisica.

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