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ANNO 336 d.C.

QUI riassunto del PERIODO di COSTANTINO  dal 306 al 337 d.C.


L'ANNO 336
*** GLI ARIANI E L'ARIANESIMO
*** I DONATISTI SI RIUNISCONO A CARTAGINE
*** GRANDI MOVIMENTI DI POPOLI


I seguaci donatisti, già conosciuti nel 314 (quando furono rivolte a loro accuse molto ambigue dal "cattolicesimo romano") e forti oppositori sia degli ariani che dei cattolici, si riunirono quest'anno a Cartagine. Vogliono imporsi sia su quelli di Nicea della prima fase (quelli del 325 - di Atanasio) che della seconda fase (quella dello scorso anno a Gerusalemme -e Costantinopoli, a favore di Ario). Sono 300 autorevoli vescovi che si ritrovano a discutere per controbattere la politica religiosa cristiana come viene intesa sia dagli ariani che dai cattolici romani.

Come abbiamo gia' letto, erano quelli che non volevano dare riconoscimento ai sacramenti impartiti da sacerdoti che si erano resi poi apostati e che avevano abiurato, e secondo loro commesso peccato mortale, dando così più valore alla qualità morale del sacerdote che alla forza oggettiva del sacramento. Se erano stati miscredenti, miscredenti dovevano rimanere, non accettavano questo voltafaccia. Non la intendevano una conversione ma lo consideravano puro opportunismo.

Non andarono pero' molto lontano. Questa "setta" che era sorta in seguito alle persecuzioni di Diocleziano, fu sciolta da S. AGOSTINO e sgominata dalle misure repressive fatte delle autorità politiche locali, sentenziando che erano dei fanatici e minavano con le loro accese dispute teologiche l'autorità e la religione di Stato.

A Roma il 18 gennaio, viene eletto a capo (non si chiama ancora Papa) della cristianita', il Vescovo MARCO. Una reggenza breve, perchè morirà a dicembre.

GLI ARIANI E L'ARIANESIMO E' qui doveroso adesso fare una precisazione su queste popolazioni che durante il nazismo presero indebitamente il termine di Ariani (nella concezione hitleriana era esatto se si usava semmai il termine Arii e non Ariani) come a indicare una razza indoeuropea da contrapporre alle altre razze, e innanzitutto a quella ebrea (cioè semitica, anche se la musulmana è anch'essa semitica). Un colossale errore nel termine etimologico.

(Ne precisiamo alcuni punti perche' si nota molta confusione sui due termini, e questo purtroppo ancora oggi. Molti me lo hanno chiesto via e-mail)

Ancora esclusa l'Italia dalle grandi invasioni di stirpe germanica, come quella dei LONGOBARDI che entreranno (nel 568) e andranno piu' tardi nella penisola italiana a modificare la popolazione locale (ma non solo la Lombardia e la "Padania" nel Nord, come afferma qualche politico di turno, ma anche nel Sud con il grande Ducato di Benevento, dove rimasero molto più a lungo che non nel nord, fino al 1051) alcuni di questi sconvolgimenti etnici sui territori germanici avvennero in questo periodo con le prime invasioni di SARMATI, GOTI e UNNI e fra poco anche VANDALI. E avvengono proprio mentre è in corso la disputa teologica fra cattolici e ariani.

Dobbiamo dunque distinguere che la razza "ariana" veniva da Est, mentre la religione "ariana" veniva da sud, e inizia in questi anni; ma uno è un termine etnico l'altro indica una religione nata in una regione semitica.

Fu quindi un puro caso che la razza indoeuropea detta Arii (quindi Ariani come razza) fosse un nome omonimo della religione di Ario detta Arianesimo (quindi detti Ariani in questo senso) . Cioe' il secondo ha tutto un altro significato dal primo, e non ha nessuna relazione. Ma ancora oggi pochi sanno distinguere fra le due cose. Gli Ariani di Hitler (Arii) non sono gli Ariani di Ario che in questo periodo (anno di cui stiamo parlando) diventarono per merito di un monaco buona parte (soprattutto i goti) seguaci dell'arianesimo.

Anzi paradossalmente seguendo la paranoica logica dell'errato concetto hitleriano, i seguaci della religione ariana (un eresia cristologica introdotta a Nicea) semmai erano proprio di origine ebrea (quindi semitica) che nulla avevano a che vedere con quella di origine iranica indoeuropea (gli Arii).

Insomma un bisticcio di parole che non ha avuto termine. Hitler voleva eliminare fisicamente gli ebrei e quindi concettualmente anche gli ariani di Ario (che pur sempre popolazione semitica simile alla prima era inizialmente) e mirava a far diventare pura razza "ariana" gli Arii tedeschi. E qui c'e' da fare una considerazione. Se gli ariani Arii furono uno dei tanti gruppi in cui si dividono le popolazioni di lingua indoeuropee, le stesse popolazioni germaniche non solo non possono essere denominate tutte "ariane", cioè Arii indoeuropei, e non rappresentano neppure, dal punto di vista razziale, una unità, così come non costituiscono unità razziali le altre popolazioni di lingua europea. (come vedremo sotto)

(Fra l'altro Hitler era nativo di una zona (nel limes Austria- Germania - A Braunau) la cui presenza di ariani Arii indoeuropei era bassissima, e lui stesso  forse era di origine semitica ebrea, perche' suo padre era il figlio di una serva, che era stata messa incinta da un ricco commerciante che sappiamo era ebreo, Frankenberger o forse da suo figlio ventenne. Comunque o padre o figlio responsabili di questa indesiderata maternità si presero cura del ragazzo e pagarono una retta mensile alla loro ex serva fino a quando il frutto della colpa ebbe quattordici anni. (un comportamento che significa, sembra chiaro, che era stato uno dei due a ingravidarla). La madre (la serva Maria Anna Chicklgruber) sposò in seguito un certo Johann Georg Hiedler, quello che poi diede il suo cognome a Adolf Hitler (l'errore fu dovuto al parroco di Dollersheim, che trascrisse errato (ma un motivo c'era) il nome del padre sul registro, il 6 gennaio 1876) (ma la storia completa e nei dettagli  la riportiamo nella BIOGRAFIA DI HITLER).

Non dobbiamo però dimenticare le numerose comunità ebree che si trasferirono durante i secc. IX-X lungo il Reno e la Mosella, fondendosi con i germani. Dalla Renania poi,  a partire dal 1250 ca. ci fu una grande migrazione  verso oriente che raggiunse la Boemia, la Moravia, la Polonia, la Lituania.
Una grande fascia dunque che iniziava in Olanda e arrivava fino alla Russia, e che diede origine - fondendo elementi linguistici ebraico-aramaici con i molteplici dialetti tedeschi- alla famosa lingua Jiddish (o yiddish). Una lingua primaria con valori vitali e creativi che garantirono l'esistenza delle comunità in queste regioni.
Inoltre l'Jiddish è un gergo specifico di alcune transazioni commerciali che furono tradizionalmente peculiari degli ebrei (si pensi alla famosa borsa di diamanti di Anversa, ancora  tutt'oggi l'Jiddish vi è usato).
Lo Jiddish  se ha preso molto dai dialetti tedeschi, la stessa lingua tedesca conserva moltissime parole ebraiche; o spesso presentano una fisionomia ibrida perchè vi si aggiungono suffissi ebraici (come il classico - im per il plurale). Per di più  l'Jiddish  ha permesso paradossalmente proprio alla Germania di conservare tracce della lingua tedesca antica (per esempio la desinenza -lach  per il plurale dei diminutivi e tante altre).
(MA PRESTO APPROFONDIREMO MEGLIO L'JIDDISH)

Ritorniamo ai Germani. Tutto il mondo germanico di questo secolo è ormai in pieno caos. Di quella popolazione menzionata da Plinio e da Tacito è rimasto ben poco. Ci sono i Cauci provenienti dal Mare del Nord che prendono il nome di Sassoni. Quelli della Germania centrale si sono invece raggruppati in Alamanni. Oltre il Reno e la Mosa si sono formati quelli che prenderanno il nome di Franchi (=liberi, dopo l'intervento di Costante) e in questi anni si stanno unendo a loro altre tribù che andranno a formare i Turingi che si sostituiranno agli Ermonduri, e fra non molto si formeranno anche i Bavari. Un territorio germanico quest'ultimo che solo ora va popolandosi, con una costante alta natalità. Tutto questo territorio ha quasi triplicato la popolazione dai tempi di Tacito (che era stata allora calcolata in un milione) e nell'arco dei prossimi cinquant'anni triplicherà ancora. Circa dieci milioni; all'incirca come la popolazione italiana di questi anni che non doveva essere appunto superiore ai dieci-undici milioni.

Tacito  commise l'errore di chiamare tutte le tribù che i romani incontravano (si calcolano circa 100) con un unico nome, Germani, mentre questo era semplicemente il nome di una delle tante tribù che si erano mosse dall'Elba. Altrettanto grosso errore quando si iniziò a chiamarli Teutoni; anche questo nome era quello di una piccola tribù proveniente dall'Elba.

Quindi in questo periodo tutte le popolazioni germaniche sono in movimento: a nord, la migrazione gotica; a nord est i Germani del Mare del Nord e quelli dell'Elba, dall'est gli Unni. Mentre dal sud ormai di romani non se ne vedono più arrivare. E' fallito il grande ambizioso piano di Marco Aurelio, dei suoi predecessori e dei suoi successori, che erano intenzionati a romanizzare tutto il territorio oltre le Alpi, trasferendovi le popolazioni latine. E più che romanizzare volevano (perché altri seguirono questa politica colonialistica) latinizzare i territori come popolazione, lingua, costumi, cultura. Fecero solo gli imperialisti, seguitarono sempre a seminare vento, e per trecento anni (prima di Marco, con Marco e dopo Marco) raccolsero sempre e solo tempesta. Lo abbiamo già letto quali erano i metodi usati.
I motivi erano per fermare le invasioni in Italia, e quindi i romani li anticipavano con una invasione preventiva. Ma a loro volta anche le varie tribù germaniche non volendo invasioni nel loro territorio pure loro si muovevano con invasioni preventive, ovviamente in senso contrario.

Dai primi tentativi di invasione di Cesare, Augusto, Germanico, Druso ci furono tanti fallimenti,  anche perché se c'era già un caos di tribù oltre le Alpi, non era di meno il caos al di qua delle Alpi. Con una differenza però, che a nord il caos stava riunendo dei popoli ( i primi furono i Franchi), mentre a sud delle Alpi era in atto una disgregazione totale per tanti motivi. Tutte le legioni romane ora e da alcuni decenni si stanno sfasciando o si sono già smembrate, cioè non sono più romane; nelle proprie file ci sono spesso soltanto Germani occidentali detti Franchi, o Germani orientali Pannoni e poi anche Slavi. In piu' da questo momento come abbiamo visto stanno avvenendo le pressioni dei Sarmati e i primi Unni nel basso Danubio sono già nelle città greche del Ponto; alcune tribù stanno già risalendo il grande fiume attraverso i Balcani. Ma non basta, saranno seguiti poi dai Vandali (Visigoti) che inizieranno a infiltrarsi tra l'Austria e la Romania e quasi saltata l'Italia, vanno a insediarsi in Spagna creando il regno Visigoto fino al VI secolo.

Fra le leggende e le ricostruzioni storiche sappiamo ancora ben poco chi erano effettivamente i Goti,   i Sarmati, gli Unni e i Vandali. Anche perchè si spostavano con una velocità fulminea. Ricostruendo gli antichi insediamenti, si scoprono con quelli già conosciuti  sempre altri insediamenti che erano già avvenuti  in precedenza.

Chi ci ha seguiti fino qui e ha letto i vari stanziamenti pre-barbari, avra' capito che le stesse popolazioni germaniche non erano nella loro grande maggioranza un popolo nato e residente sul luogo, ma un insieme di insediamenti di numerose tribù, gruppi, clan che provenivano da varie zone circostanti, alle volte molto lontane (questo lo si pensava fino a poco tempo fa), anch'esse indo-iraniche, come i Goti di origine scandinava; popoli nomadi le cui prime tracce le troviamo sulla Vistola russa e sul Mar Nero provenienti anche questi dagli altopiani indo-iranici, e che a secondo del loro successivo (e piu' tardo) stanziamento nelle zone europee identificheremo in gruppi di VISIGOTI quelli che si stanziarono in Occidente, OSTROGOTI quelli che invece rimasero in Oriente (o nelle steppe russe meridionali).

Da questi territori alcuni gruppi poi avanzavano ogni tanto sull'Europa centrale, zone che dovevano conoscere bene i loro nonni bisnonni e avi. Erano nomi diversi appioppati per distinguere gli uni dagli altri ma sempre legati a una stessa origine. Una origine (ecco la scoperta recente) che alcuni studiosi di preistoria polacchi, sconvolgendo tutte le ipotesi formulate fino ad oggi, ritengono essere iniziata da un unico focolaio germanico preistorico, e che quindi le migrazioni si erano verificate già molte migliaia di anni prima, ma nel senso opposto, e che in questo periodo ritornavano semplicemente sui loro passi per l'effetto della desertificazione a sud provocata dall'arretramento della glaciazione.

Una agricoltura già scarsa per i sistemi arcaici di coltivazione, aggiunte le ricorrenti siccità, misero le ali ai piedi e li fecero ritornare a nord da dove erano partiti circa diecimila anni prima, quando allora, spinti dai ghiacciai, cercarono più a sud zone più temperate.

A gruppi (o orde) di 300.000/500.000 alla volta, penetrarono, si insediarono e si fusero con le piccole e grandi tribù celtiche e poi germaniche, che all'epoca di Tacito erano state calcolate nel numero di cento quelle residenti dal Reno all'Elba (la stessa Italia, fu in seguito invasa nel 568 dai 500.000 Longobardi di Alboino, una delle tante tribù che si stanno muovendo proprio ora dall'Elba, dal Baltico- Ma già alcuni gruppi erano stati segnalati da Druso Germanico nel 16 d.C. nei pressi di Colonia sulla sponda destra del Reno).

I Celti, i Vestici, i Sassoni-Frisoni, i Tracio-Frigi, già insediati sono invece solo antiche tribù di una Europa centrale, e si racconta che frenarono per un certo periodo l'espansione dei nuovi arrivati, ma non sappiamo ancora perché negli ultimi secoli (dal IV a.C. al III d. C.) si disgregano, si lasciano sopraffare, scompaiono. O forse perchè no? si stanno ricomponendo dopo diecimila anni come razza, stando alle ultime scoperte polacche.
Del resto sappiamo che molti Celti combatterono a Troia.

Oggi con la comparazione delle grammatiche, dei testi antichi, con gli incroci, gli accostamenti, la ricerca velocissima di uno e mille vocaboli uguali o quasi simili, si possono ricostruire alcune divisioni linguistiche avvenute in varie fasi e nel tempo imbastardite; sembrano diverse, ma poi si scopre che molte sono comuni o hanno una stessa radice etimologica molto antica, quasi preistorica.

Anche l'archeologia da' una mano, la ricca catalogazione dei reperti nei vari luoghi (anche oggetti banalissimi di uso comune) ha permesso agli studiosi nel frequentare oggi questi grandi depositi di oggetti del passato e di scoprire delle affinità. Alle volte sorprendenti anche quegli oggetti non solo di valore artistico-archeologico ma di uso comune nella vita quotidiana ancora attuale. Alle volte lo studioso non ha badato alle cose più banali. L'uso ad esempio di raccogliere il fieno nella zona feltrina (covoni riuniti in specie di pagodine - un sistema che non è in uso in nessuna altra parte d'Italia) porta a scoprire che è una usanza che viene dalla lontana mongolia. Alle volte basta all'occhio vigile di uno studioso, e  scopre da un giornale e da una foto turistica, una relazione di fatti che prima sembrava invece a molti non avere nessun legame; insomma si fanno scoperte straordinarie.

In Val Tesino nel trentino in questa comunità si scopre che gli abitanti (solo loro e non quelli in una valle vicina pochi chilometri) usano particolari oggetti utensili che hanno le stesse forme e caratteristiche di quelle di un villaggio che si trova a duemila chilometri sul lago di Costanza.

Sueboz era un vocabolo comune al tempo di Tacito, dal Reno all'Elba, dalla Scandinavia ai Burgundi, e lo usavano fra di loro nell'indicare gli altri della stessa etnia; lo usavano i Celti, lo usavano i Germani dell'Elba e i Vestici (Franchi, Alamanni, Bavaresi, Longobardi, Angli, Sassoni, Frisoni) gli Scandinavi (Nordici e Ostici) e significava -ma Tacito, Plinio, Livio, Strabone, Pitea, Cesare, Polibio ecc. non lo sapevano- significava quelli della stessa razza.

Ecco perche' tutti i nuovi arrivati si amalgamarono. E assecondandosi a vicenda non solo riuscirono - pagando tributi di sangue - a eliminare dalle loro terre i romani, ma nei casi meno traumatici, facendo buon viso a cattiva sorte, si ritrovarono a far la guardia ai confini proprio per conto dei romani quando Diocleziano diede l'avvio alla rivoluzione nell'esercito per i motivi che abbiamo già letto, cioe' prima per la bassa demografia in Italia, poi per motivi economici. Fu questa l'occasione propizia e con due motivi latenti in più per i germani, per unificarsi nella lotta e dare origine in seguito a un vero e proprio Paese, visto che ne erano stati non per scelta ma per destino (voluto dai romani) le sentinelle.

Dal punto di vista di unità razziale dunque, lasciando da parte quella linguistica e religiosa (creata questa dai potenti) diventò in 16 secoli di scambi culturali e di tradizioni ataviche (leggi consuetudinarie che resistono ancora oggi nell'era moderna, come la Salica) un'unica popolazione, cioè una precisa etnia in senso più ampio, diciamo genetico, viste le ultime analisi del DNA di queste popolazioni, sia francesi che tedesche. (Per la Spagna invece ne riparleremo molto più avanti; comunque in questo periodo è ancora un paese in via di formazione, ma domina incontrastato un popolo qui giunto (DNA conferma) circa 30.000 anni fa: i Baschi. Il piu' antico popolo europeo, con nessun legame con quelli che abbiamo conosciuto finora e pochissimi con quelli che fra non molto arriveranno nella penisola iberica, come i Vandali).

Queste unioni non avvennero invece nel mondo latino-greco mediterraneo: non avvenne in Italia, nell'intera Illiria, in Grecia, in Turchia, sulle coste mediterranee africane, pur così tanto vicine e con una cultura già millenaria in comune (ma forse proprio per questo) che avrebbe potuto scavalcare le incomprensioni territoriali religiose e politiche, e quindi riuscire a formare nazioni con popolazioni culturalmente omogenee.

La formazione di una nazione, la nascita di un forte nazionalismo sulle sponde del Mediterraneo, rimase sempre allo stato progettuale, e quando avvenne qualcosa, fu sempre di breve durata. L'Italia poi, fu quella che si giocò più di una volta l'unità.
  Non ci fu mai una autorità con progetti  geopolitici in grado di unificare la penisola, che fra poco si trasformerà in un campo di battaglia sul quale  transiteranno prima tutti i barbari poi tutti gli eserciti imperiali o mercenari dei principali paesi europei. Anche dopo mentre si formavano le principali nazioni europee, la penisola stentava a riconoscersi in un’unica realtà politica e culturale e continuarono -dall'invasione longobarda in poi- a persistere le rivalità tra i principali duchi e principi italiani, sempre più spesso ricorrendo agli stranieri; e questo fino all'Unità..

 Diventò, da questo preciso momento in avanti, solo una terra di conquista, frazionandosi, scannandosi nelle varie regioni e persino nelle piccole città a vicenda. Località che cambiavano "padrone" di frequente e sempre con il popolo ignorante che applaudiva e moriva ora per uno ora per l'altro, senza capire perché doveva combattere o morire; spesso contro quelli che erano stati a fianco di suo padre solo pochi anni prima. Sempre bene manovrati, sempre bene indottrinati, sempre bene plagiati, e sempre pronti  a barcamenarsi con questo o quell'altro per avere un tozzo di pane da mangiare. Spesso non capaci di soffrire insieme. Appena una zona riceveva benefici si dimenticavano subito gli ex vicini anche se erano dello stesso sangue, e insieme fino a pochi decenni prima. (le lotte fra i Comuni ne è un esempio, ma anche dopo. Proviamo a pensare ai veneti della ex Serenissima, quando nella Grande Guerra dovettero guerreggiare contro i secolari parenti che avevano in Friuli, nella Giulia, e nell'Istria da circa 700 anni).

E sembra che questa situazione non sia ancora finita, visto che si parla alle soglie del Duemila ancora di divisioni, di secessione, di più o meno mistificato federalismo, che non è altro che un ritorno ai Comuni medievali, o nel migliore dei casi alla più recente (egoistica) espressione politica economica di questi ultimi cinquanta anni, cioè la "razza padrona" del collegio elettorale con il "potente" di turno. Con un unico sbocco: quando un paese diventa potente, fagocita prima o poi quello vicino, e se è povero, prima lo disprezza, poi lo utilizza come "schiavo", lo emargina (oggi lo schiavismo sono le paghe basse) e se ha risorse locali trova un pretesto per invaderlo, per annetterselo o per chiedere l'indipendenza.

Ma ritorniamo ai Goti, e al popolo germanico.

Furono proprio i Goti arruolati nelle armate imperiali che diffusero sul loro territorio in questo periodo quella religione che dal 335 e fino al 380 (Editto di Teodosio) veniva osservata a Costantinopoli, cioe' quell'Arianesimo voluto e scelto ma poi rinnegato da Costantino a Nicea. Di questa diffusione, sul territorio germanico, il merito va a un unico monaco, WULFILA , un ecclesiastico goto di padre, greco di madre, uscito dal cenacolo ariano di Costantinopoli.

Wulfila quindi era anche lui un goto, figlio di un prigioniero di guerra in Cappadocia. Diventato ancora giovanissimo prete, verra' nominato Vescovo  fra cinque anni, nel 341, a Nicomedia, proprio da quell'Eusebio che abbiamo già citato nel fatidico Concilio del 335, quello dove venne allontanato Atanasio e tutti i suoi vescovi esponenti della corrente cristiano cattolica, antiariana.

Questo prete Visigoto lo abbiamo già citato numerose volte, lo ritroveremo nell'anno 377, quando la sua opera di evangelizzazione ariana era già diventata dopo 40 anni di viaggi, a diffusione continentale. Vale la pena di sapere qualcosa di questo leggendario monaco che percorrendo l'intera Europa centrale fece più lui da solo che tutte le legioni romane in trecentocinquant'anni.

Per quasi quarant'anni, percorse le contrade dei territori dei Goti. E se il suo nome era Wulfila che significa in tedesco lupetto, proprio come un lupo fece la sua comparsa in ogni luogo, in città e villaggi, nuovi o ancora arcaici; col sole o con la pioggia, col vento o con la neve; camminò ininterrottamente fra la sua gente gota, lo abbiamo detto  per quarant'anni.

Ma parleremo nel 377 di quest'uomo che per via diretta e indiretta esercitò una grandissima, enorme influenza religiosa-culturale su quasi tutta la gente germanica, anzi anticipiamo, fu lui a inventarsi a codificare e a dare a loro una lingua scritta, il Tedesco (il "gotico", per essere precisi. Infatti Wulfila dentro questa lingua scritta germanica, ci mise un po' di tutto, vocaboli gotici (runici), celti, latini, greci, egiziani e perfino mesopotamici.

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