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1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
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ANNO 364 d.C.
QUI riassunto del PERIODO
da GIOVIANO a VALENTE dal 363 al 378 d.C.- 17 FEBBRAIO - L'imperatore GIOVIANO, firmata la pace da altri ritenuta "disonorevole" con SAPORE il re persiano. Disonorevole ma saggia perché ha salvato l'esercito dalla disfatta totale. Purtroppo come imperatore non è riuscito nemmeno ad arrivare a Costantinopoli e a godersi per un solo giorno la reggia con la porpora addosso. Durante il ritorno, a Dadastana in Bitinia, il 17, per esalazioni d'ossido di carbonio, Gioviano, è rinvenuto nella sua stanza già cadavere. Che sia stata una morte accidentale non lo sapremo mai, certo che fuori della sua stanza qualcuno avrà ambito al trono.
A Nicea subito dopo è nominato imperatore VALENTINIANO, un buon soldato, ma niente di più. Un motivo in ogni caso c'era per metterlo sul trono, si era sposato Valeria Severa, una nipote di Costantino. Appena nominato, per farsi aiutare nelle varie incombenze della carica imperiale chiamò al suo fianco il giovane fratello, VALENTE.
VALENTINIANO era un ufficiale, un soldato, ma un militare molto particolare, lui amava la cultura, e questo gli permise di continuare con alcuni buoni risultati l'opera riformatrice di Costantino, anche se la sua politica sulla questione religiosa fu poi impostata sulla tolleranza, migliore di quella di GIULIANO che l'aveva preceduto.
Tolleranza non per partito preso, ma semplicemente perché non si era mai interessato delle numerose questioni religiose degli ultimi anni e per non sbagliare volle esporsi poco nel prendere delle posizioni nette. Preferì muoversi su un terreno meno minato, quello della tolleranza, cioè accontentare tutti per non crearsi dei nemici.
A muovere le acque di questa sua poca conoscenza ci pensò però uno zelante prelato, motivando che il sapere teologico fosse una ragione di stato. Non passò molto tempo e Valentiniano cadde nella sua influenza; si trattava del vescovo EUDOSSIO, che era nonostante l'arianesimo diffuso, ancora a capo della dottrina più forte in questo periodo a Costantinopoli (Quella Nicena). I suoi seguaci possedevano chiese, i maggiori esponenti erano avveduti, e la loro dottrina non aveva perduto le proprie attrattive per chi voleva vivere tranquillo e avere un punto di riferimento ben preciso: cioè nella chiesa del Cristo.
Contemporaneamente venne fuori la figura carismatica di BASILIO ("il Grande" di Cesarea), poco più che trentenne, discepolo della scuola ateniese di Origene (il teologo che formulò la prima dogmatica cristiana nel III sec., esercitando una forte influenza su tutti i teologi greci fino al V sec.).
Basilio gran maestro di eloquenza, buon conoscitore della cultura pagana oltre che di quella cristiana, lui sa come demolire la prima dalle poche fondamenta che essa aveva; sa come renderla innocua o addirittura sbarazzarsene.
Basilio è un uomo di mondo che mette subito a posto la sistemazione dottrinale dei dogmi della Chiesa dopo aver partecipato alle dispute contro l'Arianesimo, l'Apollinarismo, il Macedonismo (diventerà uno dei tre Padri della Chiesa greca, creando con Nazieanzeno e Nisseno la cosiddetta "nuova ortodossia nicena").
Non si piegò a nessuno né con le minacce né con le lusinghe, e VALENTE che lo volle conoscere, ne rimase perfino intimidito, tanto era lo sguardo magnetico che questo gran teologo emanava e il carisma che sprigionava.
Valente affascinato da quest'uomo, si mise sotto la sua illuminata guida.
VALENTINIANO come riportato all'inizio, alla sua nomina a imperatore aveva chiamato al suo fianco il fratello VALENTE, associandolo come imperatore e affidandogli l'intero Oriente. Lui si era invece scelto l'Occidente. Conosceva benissimo la situazione che esisteva sul Danubio e sul Reno e non ignorava l'irrequietezza di queste popolazioni in continuo movimento. Vedeva anche lui, come alcuni lungimiranti imperatori del passato che il pericolo per l'impero era la minaccia dal nord, e non la sottovalutava. Anzi lo sopravvalutò, infatti, le frontiere al nord divennero (come vedremo nei prossimi anni) il suo chiodo fisso, come diventò una mania quella di costruire una rete di fortini ovunque.
Ma nel fare questa scelta e nel dare la giusta importanza al problema, ritenendolo prioritario, cadde nell'errore di sottovalutare l'Oriente dove anche se esistevano emergenze militari con i persiani ma in ogni modo con un certo equilibrio di forze sostenibili, il problema più grande a Costantinopoli era quello religioso. In sostanza si preoccupò sempre meno della situazione religiosa che però aveva non poche influenze su quella politica.
La libertà concessa ai seguaci cristiani pari agli aderenti di altre religioni, ha portato i primi ultimamente a prevaricare sui secondi. Tutto quello che rappresentava il paganesimo, i riti e tutta la cultura pagana (filosofia, arte, letteratura ecc), il clero in virtù di alcune concessioni date a loro ancora da Costantino, furono relegate, confinate, in molti casi distrutte, fu fatto terra bruciata.
In modo particolare questo avveniva nella grande Costantinopoli che come popolazione ormai contava abitanti quanto Roma, circa un milione. Operazioni di epurazioni fatte solo in città perché era difficile un'opera di penetrazione nelle valli, nelle sperdute campagne e nei piccoli villaggi, in altre parole nei pagos, dove tutto rimase come prima.
Solo da questo momento storico, infatti, prende il nome di religione "PAGANA" non prima, infatti, va a identificarsi da questo momento in "religione di villaggio", e "pagano" significa appunto in latino "pagus". Riti e culti che indenni rimarranno in certi paesi fino ad oggi come tutti possiamo vedere anche se molti non conoscono le origini né quando sono nati certi rituali, che affondano nella notte dei tempi.
Frazer nella sua straordinaria opera "Il ramo d'Oro" ne fa quasi una monumentale enciclopedia, molto dettagliata dopo aver studiato e osservato per oltre venti anni e poi riportato e descritto, il mondo pagus. Un'opera unica, nel campo dell'antropologia, etnologia e del folklore mondiale, uscita dopo infaticabili ricerche. Unica per la gran ricchezza di contenuti. E' un mondo visto e poi rivelato nei suoi aspetti più misteriosi e inquietanti, quali appunto le credenze e le superstizioni, alla cui natura si rifanno fin dalle epoche più remote, le istituzioni, i miti, le leggende, le religioni di tutto il mondo, sia nei popoli selvaggi sia nei popoli più civili. Un opera straordinaria, per nulla soggettiva; Frazier non aggiunge proprio nulla, non fa nessuna considerazione di carattere speculativo filosofico-psicologico-teologico, riporta semplicemente i fatti. Un'opera da possedere e leggere. Da non perdere assolutamente.
Ma se esistevano e seguiteranno ad esistere queste forme rituali arcaiche, che hanno molti legami con le superstizioni e la magia, a queste furono accomunate (nel farne un fascio e chiamandole tutte "pagane") tutte quelle forme di pensiero religioso che negli ultimi mille anni si era imposto nella speculazione filosofica del mondo ateniese, o nelle religioni indiane dove c'erano molti contenuti spirituali, pari, simili e uguali a quelli del cristianesimo siriaco, non di meno a quelli ebraici, altrettanto millenari. E lo stesso cristianesimo da quelle radici partiva, modificando, adattando e inserendosi in una speculazione teologica sulla "rivelazione", sull'"avvento", e sulla stessa "scrittura", che dividerà (con animosità e spesso traumaticamente) per secoli le due religioni monoteistiche.
Insomma si fece di tutto un fascio, e l'autorità politica avallando in crescendo e allargando il potere amministrativo e organizzativo dei teologi cristiani, questi alla fine imposero questa nuova religione su tutte le altre, nobili o meno nobili.
Eratostene, Euclide, Ippocrate, Democrito, Eraclito, Aristotele, Platone ecc. ecc. ecc. e tutte le espressioni quali la Logica, l'Estetica, l'Etica, la Politica, per non parlare delle forze espressive dell'arte e della poetica, furono messi tutti sullo stesso livello di uno stregone di villaggio, di un pagus arcaico. Spazzati via! Tutto ciò che non era cristiano era pagano. Punto e basta!
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