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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 405 d.C.

(QUI riassunto dell'intero periodo dal 395 al 431)

*** I VANDALI INVADONO L' ITALIA

Dell'imperatore Onorio per il momento non  ne parliamo  perchè  ci interessa poco conoscere  le continue fughe del ragazzino da una città all'altra; prima a Ravenna, poi a Roma, poi a Bologna, poi ancora a Ravenna. E' un bamboccio e per il momento lasciamolo crescere, anche se in un ambiente infido come quello della capitale, che è la sede della vecchia alta aristocrazia e dei vecchi senatori; tutti accaniti conservatori e nostalgici dei grandi imperatori. 
Si cullano tutti nel glorioso passato perdendo di vista il critico presente che sta a loro riservando delle brutte sorprese.

Per le ultime fortune dell'impero,  in Italia c'é ora solo la presenza del suocero di Onorio, STILICONE, che non è un avventato generale; per 23 anni farà onestamente e molto bene il suo dovere; ma l'ingratitudine verrà anche per lui, l'aristocrazia romana non sopporta proprio che a capo del glorioso e millenario esercito romano ci sia - affermano tutti in coro - un "barbaro" fra l'altro  "calcolatore" e "arrivista"; oltre aver lui sposato una nipote di Teodosio, ha sposato sua figlia al figlio dell'imperatore, Onorio; mettendo così una grossa ipoteca nella successione dinastica dell'impero d'occidente; e visto che si muove anche contro Arcadio, qualora arrivasse ad esautorarlo, questa ipoteca è valida anche sulla successione dell'impero d'oriente. Significherebbe la riunione di un unico impero.

Nel frattempo dai vari passi di confine  RADAGAISO con i suoi Vandali e Alani si è deciso a varcarli per invadere l'Italia. Si narra di 100.000 uomini che scesero dal Friuli e dal Brennero, razziando Bolzano, Trento, Verona, ma sempre di corsa, poi con la rincorsa e con la bella pianura che si spianò davanti a loro dopo Verona, arrivarono fino a Bologna. Una frettolosa visita anche qui, e poi via, la loro meta era Roma, la leggendaria Roma.
Tutti i Germani parlavano  di questa città imperiale, che possedeva palazzi d'oro, che c'erano le donne più belle del mondo e che in questo luogo esistevano tutte le meraviglie dell'universo; i Germani odiavano Roma, ma quando si trattò di togliersi dai piedi i predoni Vandali e Unni dalle loro terre - non risparmiate da queste "cavallette" - misero in giro la voce che non c'era al mondo città più bella, ricca e più felice del mondo, e che era sufficiente dare una spallata ai vecchi aristocratici che l'abitavano,  anche perchè un esercito a Roma non esisteva più.

"Giù al sud, andate a sud!" dicevano. Del resto della capitale - anche se non lo era più -  era rimasta in giro la nomea della potenza, della ricchezza e della bellezza. Roma era al centro del mondo, e nell'immaginario dei barbari questa fama era come un campo magnetico; queste menti ancora semplici e arcaiche erano attirate verso la grande città anche se non sapevano esattamente dove si trovava, e forse proprio per questo, per questa loro ingenuità, nonostante il numero, andarono incontro a un disastro.

Arrivati a Bologna invece di prendere all'altezza della odierna Sasso Marconi la strada Porrettana (che sembra tornare verso nord)  che porta a Marzabotto e poi senza salite a Pistoia e poi con un largo giro a Firenze; presero la strada che va diritta, che sembra, in apparenza la piu' logica, ma che poi sale sale e va ad attraversare gli appennini (quella strada quasi parallela che vediamo sulla nostra destra in certi punti quando percorriamo l' Autostrada del Sole).
Un esercito di 100.000 persone in quel quasi sentiero, con i continui "sali e scendi", in mezzo a campagne che non potrebbero dare da mangiare nemmeno oggi ad una moltitudine di gente così  numerosa, figuriamoci allora con un'agricoltura arcaica ed eroica. La fame e l'impervio percorso stroncò le gambe  ai nomadi delle steppe, o almeno fecero ritardare enormemente l'uscita  nella pianura di Firenze, quasi davanti a Fiesole. Questo ritardo e la fatica causò un dramma.

Il  bravo generale STILICONE con tre eserciti, preparò una grande trappola, senza via di scampo, proprio lì, in quella gola dove oggi sbuchiamo a Firenze con l'ultima galleria della Autostrada. Era lì ad attenderli, e non gli fu difficile annientarli quasi tutti, pochi riuscirono a mettersi in fuga; catturò RADAGAISO, i figli,  i capi branco, e li mise a morte tutti. La battaglia finì con una strepitosa vittoria. Ma non solo per i meriti di Stilicone.

Indoviniamo chi c'era a capo dei due eserciti vincitori di Stilicone? Uno era quel principe Goto di Alarico, SARO, l'altro era ULDIN pure lui a capo di un reggimento,  anche lui UNNO! Stilicone non potendo contare più su un esercito composto da autentici romani, che non esistevano più, di loro doveva servirsi. Quindi una lotta di ex "barbari" contro nuovi "barbari".
Schiavi Roma non ne aveva quasi più,  gladiatori neppure più l'ombra (è proprio di quest'anno il divieto imperiale dei combattimenti e lo scioglimento delle varie scuole); la demografia italiana era a zero; Roma si era spopolata; e le campagne - la grande riserva dell'esercito romano di una volta -  non possedevano più contadini.
Stilicone, anche lui come Uldin e Saro "straniero",  fu costretto ad organizzarsi adoperando gli stessi ex nemici che di volta in volta combatteva e sconfiggeva. Più che nemici erano suoi consimili, rozzi e ignoranti, ma sempre con l'ambizione della conquista senza possedere forza, strategie e mezzi.

Si poteva andare avanti cosi?----------

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