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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
Da 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 434 d.C.

( QUI riassunto dell'intero periodo dal 432 al 476 ) >

*** COMPARE ATTILA
*** FALSE LEGGENDE

(VEDI ANCHE SCHEDA BIOGRAFICA)

Dopo la cronaca degli avvenimenti militari dello scorso anno, che si sono conclusi a favore di Ezio, lo stesso Ezio a Ravenna nominato patrizio romano, inizia a dominare la politica dell'impero; del resto è lui  il primo responsabile dell'esercito dopo la nomina a magister militum.
Tutto lasciava intendere che un periodo di pace avrebbe accompagnato il futuro di questa nuova epoca imperiale, con la reggente Galla Placidia (in attesa della maggiore età di suo figlio Valentiniano III) e il suo valoroso generale. 
Sia lei che lui hanno rispettivamente 44 anni, un avvenire di pace sembrava quindi assicurato.

Ma sullo scenario, prima italiano poi in quello europeo comparve un grande personaggio. Non è ancora noto, ma nelle file degli Unni di Re Rua quando scese in Italia per aiutare Ezio contro il ribelle Bonifacio, c'erano due suoi figli.  Uno era BLEDA, l'altro che poi "lasciò il segno" sull'intera Europa, ed entrò nella leggenda di tutti i tempi: era ATTILA.

Quest'ultimo, la storiografia italiana ce lo dipinge in un modo, quella d'oltralpe in un altro. Quella cristiana per secoli dominante, circondò Attila di una terribilità sovrumana, definendolo "flagello di Dio". Ma ricondotta alla sue effettive proporzioni storiche, la figura di Attila si ripropone come quella di un uomo politico abile e un condottiero di grande valore, ben diverso dal feroce barbaro della leggenda ricamata su di lui. Molto diversa invece la leggenda germanica.

Rispolverando la biografia che ne fece a suo tempo Prisco, che non era certo di parte e conobbe da vicino  Attila  in Grecia e fu anche ospite nella sua capitale-accampamento nella piana pannonica (centro politico e diplomatico d'importanza non minore di Roma e Costantinopoli), la figura di Attila è descritta in ben altri modi: era un uomo colto malgrado fosse analfabeta, faceva largo uso delle armi diplomatiche, era duro ma non malvagio; e capace anche di grande generosità non solo con i suoi uomini e con gli amici, ma anche con i nemici. Sprezzante con i sovrani ipocriti e traditori.
Avremo modo di scoprire nei prossimi anni, molti difetti ma anche molti pregi di quest'uomo.

Non dimentichiamo che ATTILA (Etzel) con sua moglie HILDE (la famosa Crimilde, prima moglie di Sigfrido) sono i due eroi del famoso leggendario "Canto dei Nibelunghi", il grande poema epico tedesco. Contrariamente alla nostra cultura e la leggenda dispregiativa italiana, la figura di Attila è invece assunta in Germania a eroe, modello di re pacifico e di grande saggezza; con i suoi eroi Sigfrido, Brunilde, dio Vottan etc. questa saga germanica è ancora oggi il piu' grande poema della leggenda tedesca che ispirò poi anche la Tetralogia Wagneriana. "L' Anello dei Nibelunghi".

Qui si puo' fare subito un piccolo RITRATTO DI ATTILA visto che incidera' enormemente sugli eventi che andremo a narrare e che gli stessi influenzeranno non poco i destini dell'Europa per secoli e secoli, passati presenti e futuri. 
Attila era un giovane poco più che trentenne quando comparve in Italia al fianco di Ezio. Dov'era nato non lo sappiamo. Era un uomo brutto a vedersi, piccolo piccolo, con spalle larghe e testa grossa, un naso piatto, poca barba. Era audace ma anche vanitoso nelle battaglie,  sempre attento a conservare il prestigio che via via si conquistava con il suo coraggio. 

Era superstizioso, analfabeta, ma dotato di intelligenza acuta; era astuto, audace e un abilissimo diplomatico. Era mongolo anche lui,  ma non aveva il carattere di un Genghiz Khan che comparirà nella pianura russa fra non molto; ma come lui era pero' un grande conquistatore, preoccupato solo di saccheggiare per compensare bene i suoi soldati. Del resto da dove venivano non conoscevano altri tipi di economia, se non quella di "prendere dove le cose c'erano in grande quantità"; era pertanto non in uso il diritto di proprietà privata.

La sua leggendaria ventennale supremazia -dicono alcuni storici- fu dovuta soltanto a quell'effetto distruttivo che come un tornado si abbatteva dove lui passava. Ma non dimentichiamo che i suoi uomini avevano i migliori cavalli, e inoltre quando si muovevano erano decine di migliaia.
  In effetti distrusse solo Aquileia, Altino e Concordia. Ma questi erano dei precisi simboli del potere imperiale (la prima era inoltre una potente base militare - primo obiettivo di ogni stratega) che andavano cancellati per sempre. La ragione quindi era puramente militare e ampiamente giustificata. Le altre città non subirono nessuna distruzione.

Non fece insomma come il crudele e violento mongolo, terra bruciata (quella dell'erba che non cresceva più quando lui passava ha una spiegazione molto meno fantastica - la leggeremo in seguito), rispettava spesso le leggi delle nazioni vinte e seppe anche essere con i nemici magnanimo. Solo quando l'impero d'occidente e l'impero d'oriente (entrambi inetti visto che erano stati costretti a pagare) di comune accordo cessarono di versare i tributi, Attila rispose  con una violenta scorreria; in poco tempo infranse le frontiere, dilagò fino ad Atene, poi in Italia, e infine raggiunse la Loira.
Ezio - si è scritto- venne a diverbio con Attila e lo affrontò nel 451 a Campi Catalaunici (a Troyes) procurandogli una (poco veritiera) grave sconfitta. Tanto grave non doveva poi essere visto che Attila l'anno dopo, nel 452, dilagò in Italia, e proprio quasi sulla soglia della casa di Ezio.

Ma Ezio come vedremo in altre occasioni, era già avvezzo a comportarsi in un modo anomalo quando doveva scontrarsi con Attila. Tanto che questa simpatia-odio  Ezio la pagò con la vita: fu infatti fatto assassinare da Valentiniano III, perchè accusato più tardi di essere troppo amico di Attila.
Anche bizzarra è la storia sul ponte  Mincio, dove Attila incontrò Papa Leone I (secondo la leggenda facendogli apparire gli apostoli minacciosi)  che lo invitò ad abbandonare l'idea di scendere a Roma e nel sud d'Italia. Questa storia  è tutta da riscrivere.  Le ragioni dell'abbandono erano altre, ed innanzitutto erano dovute a una strategia militare di Attila  ben precisa, oltre che essere quello un periodo di grave pestilenza e di grave carestia; non era certo l'ambiente ideale per condurre una lunga campagna militare nel centro e nel sud della penisola.

Attila conduceva una vita molto semplice, mai partecipava a una baldoria di gruppo.  EZIO che lo troverà sempre sulla sua strada a ostacolargli i suoi progetti ne diventerà amico rispettoso (pagò con la vita questa amicizia)  anche perchè -lo abbiamo letto-  EZIO non era uno stupido, e come accade in ogni campo, quando due uomini sono - o hanno la percezione e prendono coscienza di essere -  entrambi grandi, si rispettano; solo un frustrato con la sua palese debolezza si scaglia irrazionalmente contro l'avversario (abbiamo appena visto che fine ha fatto Bonifacio).

Seguiremo d'ora in avanti nel corso degli anni le sue gesta, scoprendo alcuni aneddoti  che sono stati riportati dal meticoloso storico Prisco. La ferocia di Attila ne esce molto ridimensionata. 

Era più o meno come uno dei tanti potenti della terra, di allora, di quelli che seguirono (anche non "barbari"), e come quelli contemporanei, e alla luce degli ultimi fatti questi ultimi anche peggiori. A Hiroshima l'erba non crescerà per i prossimi 30.000/40.000 anni, e in America gli Europei cancellarono dalla faccia della terra intere civiltà, non solo la semplice erba! 
Eppure ci furono i Te Deum di ringraziamento.

CONTINUA CON L'ANNO 435 >