| DA
20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
DA
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 435 d.C.
( QUI riassunto dell'intero periodo dal 432 al 476 ) >
*** ATTILA NUOVO CAPO DEGLI UNNI
*** GENSERICO IN AFRICA FONDA
IL SUO REGNO
A nord e a sud del Danubio (quindi nel Norico, nella Pannonia, in Ungheria, nell' Illiria (ex Iugoslavia) Re RUA aveva operato in un ambiente molto particolare.
Da anni era impegnato a plasmare delle tribù indipendenti che via via formavano poi delle unità politiche sempre più congiunte e con gli stessi obiettivi..
Era così sorta una specie di "federazione" che non aveva precisi confini nè precise strutture. Comunque abbracciavano un'estensione compresa fra il Danubio, il Caucaso e il lago d'Aral. Le popolazione coinvolte erano dunque oltre quelle unne, le gote, le erule, le gepide, le longobarde, le slave.
A queste si aggiungevano continuamente altre tribù nomade che da alcune decine di anni giungendovi continuamente modificavano sia il territorio sia le etnie, quelle antiche e le stesse che si erano già insediate da alcuni anni. Ma tutte a quel virtuale regno di re Rua facevano capo.
Stanziati quasi in mezzo ai due imperi, prima si offrirono come mercenari, poi divenuti forti pretesero territori e tributi. Alcuni di loro dentro gli stessi eserciti dei due imperi per la loro bravura salirono anche al vertice militare.
Fu proprio re Rua a riunire gran parte di queste "nazioni" nascenti su questi territori, che di volta in volta i nomadi in continue migrazioni andavano ad occupare. Sotto lo scettro di Rua uno di questi territori si distingueva: l'Ungheria. In questa troviamo riunite quasi tutte le tribù sotto il suo dominio. Unico "capo" locale, ma per il carisma che possedeva, anche riconosciuto da molte altre popolazioni, quelle che abbiamo citato sopra.
Non ne abbiamo mai parlato, ma Rua era giunto perfino a fare con i Bizantini un accordo che prevedeva una bella somma di danaro da versare ogni anno, offerta dal governo dell'impero d'Oriente. Insomma il giovane TEODOSIO II pagava, ma otteneva in cambio anche la sua tranquillità. Un compromesso venale che invece quelli della Persia purtroppo non avevano capito o fecero finta di non capire; ma poi dovettero subire le disastrose conseguenze.
Questo era lo scenario nei territori che ATTILA e suo fratello BLEDA ereditano dal padre che viene a mancare quest'anno.
Hanno in mano un popolo, che se riunito e preparato per un'invasione non conosce limite nei numeri e nella forza distruttrice; una forza e un'indole che nasce dalla loro genetica arcaica natura di nomadi e quindi necessariamente dediti alla predoneria. Erano ancora legati alle leggi della natura. Si prendono le cose dove ci sono, non interessa di chi sono. La legge della proprietà privata era una legge sconosciuta nelle steppe russe o mongole. Perfino incomprensibile.
Alle loro spalle nessuna civiltà, nessuna tradizione culturale, nessuna tecnica di stanziamento (agricoltura, urbanizzazione, utensileria), nessun nuovo deposito di informazioni nella loro corteccia cerebrale che potesse costruire la più semplice intellettuale strategia militare (fatta dall'esperienza, di ricordi nel sovracorticale) ma solo pulsioni che vengono dalla subcorteccia, quelle nozioni che ci trasportiamo nell'ipotalamo dell'encefalo fin dalla culla, con le esperienze primordiali del mondo biologico animale, che significa aggressività che scatta indipendentemente dai quei codici di comportamento (stabiliti dalle civiltà ) e che ci permettono la conquista o la difesa del proprio territorio, per la continuità e la conservazione della specie. E l'alimentazione biologica nell'organismo stimola e coordina l'azione (anche nel modo più aggressivo) per procurarsela questa alimentazione nel modo più naturale, prendendola a chi ne ha.
Tutti gli organismi, nel momento di una invasione del territorio, non conosce piu' una politica della ragione, ma fa scattare inevitabilmente le ostilità per difendere la propria territorialità, che sia questa quella del formicaio, il recinto-cortile del cane, il cortile di un condominio, un paese, una città, una nazione.
Si può riconoscere una certa tolleranza, se la razza é quasi simile, il linguaggio pure, ma quando la diversità morfologica e somatica è palese, la reazione e l'azione è istintiva, quasi immediata, saltando quelle inibizione (se esistono) di carattere intellettuale come le leggi della società che le ha emesse nell'ambito di quel gruppo che in quella società vive e in tempi più pacifici accetta, adeguandosi, per non incorrere a punizioni o sanzioni appositamente create.
I cosiddetti istinti non sono altro che i ricordi molto piu' vecchi, per lungo tempo abitatori della nostra parte piu' antica del nostro cervello e che gli uomini poi con le varie formule di politica sociale, e della convivenza pacifica, hanno via via dominato (inibito) con l'accumulo delle esperienze negative positive; l'attenta analisi di queste ci permettono poi una coabitazione pacifica con i nostri simili, una strutturazione di compiti, una subalternità codificata, gestita, quindi operante per il bene di tutti i componenti della collettività.
La Forza della natura in quei barbari, era rappresentata solo da quelle caratteristiche e quelle componenti che noi classificheremmo negative, perchè non hanno nessuna componente che possa distinguere il bene dal male come ci è stato insegnato (che in sostanza è una informazione).
Quando una persona fa del male senza rendersene conto perche' non sa che quella azione è male, la definiamo "amorale", che non segue le regole imposte dall'ambiente in cui vive. Non ha la facoltà cognitiva di distinguere; agisce senza codici e regole di comportamento, che canonicamente per altri sono invece diventate con la cultura universali e dogmatici. Non ha dunque la percezione di una morale vigente nel proprio tempo e nel proprio spazio. Farne una critica sarebbe oggettivamente errata perchè sappiamo benissimo che anche i codici morali cambiano a secondo dei governanti, dei territori, e moltissime volte anche nello stesso territorio, a distanza di poco tempo, alle volte avanzando, altre volte retrocedendo.
I comportamenti degli uomini di ATTILA , erano quindi questi, non avevano tempo e spazio e non ancora un autoritario governante che fabbricava una morale a sua immagine e somiglianza. Agivano come la natura li aveva fatti. Poche le regole, ancora meno i codici morali fabbricati a tavolino (spesso) con ben altri scopi
Con l'avvento della società organizzata ma pur sempre controllata dal potere di questo o quell'imperatore, gli ordinamenti, le leggi, le istituzioni e gli insegnamenti e le regole di comportamento imposte stravolgono sempre l'ordine naturale delle cose e della società umana. Un ordine antico dove ci sono i segni di una manifestazione biologica universale alle quali si deve guardare con una spontanea commozione naturalistica e una prospettiva antropocentrica.
Giustiniano come vedremo più avanti, trovò una legge scritta che impediva l'unione con le abominevoli donne di piacere, ballerine e attrici; poi lui si innammorò di una di queste, e per unirsi a lei cambiò le leggi ! (lui lo poteva fare, era un potente). Da allora non è più immorale sposare un attrice.
Ma ne vedremo prestissimo subito un'altra di queste legge infrante per comodità del potente, quella legge che era stata sempre ritenuta anche dai "pagani" immorale, e dai cristiani un ripugnante peccato mortale: cioè l'unione fra consanguinei. Fu proibita ai miseri mortali ma consentita ai nobili per poter far conservare i benefici ereditari ai propri congiunti. Con le conoscenze che abbiamo oggi più che un privilegio fu una punizione anche a carattere letale (vedi comunque l'anno 437)
GENSERICO IN AFRICA CREA IL SUO REGNO - Dopo averlo lasciato in Africa impegnato a conquistarsi l'ultimo baluardo che gli resisteva, Ippona, il capo dei Vandali ha preso definitivamente possesso del territorio e lo troviamo a dettare già le sue leggi in zona. Suo primo grande impegno è quello eliminare gli ultimi romani dalla zona, i cristiani, e gli stessi bizantini che da anni erano subentrati ai romani. Perfino quel FELICE che contrastò BONIFACIO, anche lui si deve dare alla fuga, risalire in Italia, presentarsi a Ravenna con accorati appelli di intervenire in Africa.
EZIO mette a posto ogni cosa nel suo solito sistema che conosciamo, "E' ora di finirla anche in Africa, non possiamo mantenere i confini sotto queste continue usurpazioni di poteri, non abbiamo nè la forza politica, nè abbiamo gli uomini, capaci di correre qui e là, lasciando vuoto il territorio che abitiamo, oltre che le casse dello stato. Facciamo anche dell'Africa uno stato "federale", autonomo, e il potere centrale per tutte le altre questioni sempre Ravenna".
Il generale FELICE quasi si ribella, ma la visione lucida della situazione Ezio la vede molto chiara e non sbaglia. Se l'avessero avuta questa concezione i precedenti imperatori romani, l'impero romano non avrebbe mai conosciuta la sua decadenza. In questo modo - con una federazione di stati - avrebbero potuto forse autonomamente latinizzare l'intera Africa, l'Intera Europa e forse anche l'intero Medioriente.
GENSERICO quindi si vide offrire in Africa la Mauritania, la Numidia (cioè il Marocco, l'Algeria, la Tunisia e la Libia ) e questo non poteva che renderlo "felice", anche se desidererebbe essere non un governatore ma un vero e proprio sultano d'Africa. Non solo, ma dato che lui è nato Vandalo, se un Vandalo non fa ogni tanto una conquista non è appagato. Una volta ottenuto quello che si desidera scompare la soddisfazione. E quest'ultima è proporzionata sempre al forte desiderio che nasce quando si vuole ottenere qualcosa; e se per ottenerla serve l' azione, più l'azione è complessa e più aumenta la soddisfazione nel conquistare qualcosa.
GENSERICO spinto da queste ambizioni e da queste pulsioni genetiche, già quest'anno salpando da una città vicina a Cartagine (che non ha ancora conquistato) e dove ha la sua base navale e il comando, compie una visita in Sicilia e in Calabria. Palermo é però ben difesa, ma lui l'assedia, pretende un bel bottino, ma deve andarsene di corsa perche' dall'oriente TEODOSIO II invia una flotta in soccorso dei siciliani. Intervento minaccioso che fanno desistere Genserico che riprende il mare verso la sua Africa.
Porta comunque con sè oro e argento che si è fatto comunque consegnare da altre più deboli città. In Africa con questi due metalli non è che gli siano molto utile, ma li usa solo per consolidare le sue conquiste; manda migliaia di libbre d'oro ai capi Unni che vivono sul Danubio, sul Reno, in Gallia, cerca insomma di allargare il suo dominio con il denaro, farsi amici i guerriglieri del nord. Ha l'ambiziosa intenzione di mettere in moto una efficiente macchina militare a tenaglia sincronizzata; da nord stringere per stritolare l'impero d'Occidente con il nordici che scendono, e da sud stringere per stritolare l'impero d'Oriente con lui che sale.Quasi ci riesce.....ma andiamo per ordine