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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 442 d.C.

( QUI riassunto dell'intero periodo dal 432 al 476 ) >

***  ATTILA e BLEDA ATTACCANO BISANZIO
*** ATTILA IN GRECIA, STUPEFATTO


Nell'imbarazzo della scelta, forse per non far torto a EZIO, rifiutando il suo invito ad allearsi, e nello stesso tempo respingendo anche quello di Genserico che li invitava a invadere l'Italia dal Friuli, i barbari della Pannonia, al comando dei fratelli ATTILA e BLEDA, preferiscono scendere attraverso il Danubio verso la Grecia, deviano poi a sinistra a Tessalonicco, attaccando il Bosforo, fin sotto le mura di Costantinopoli, dove TEODOSIO, molto preoccupato non potendo reagire militarmente,  viene subito a patti poco onorevoli per un imperatore di un "impero".
Un tentativo lo aveva fatto, ma si era subito ritirato dentro le mura di fronte a una marea di invasori; poi mandò ai due fratelli un ambasciata per trattare. Fu un armistizio con delle condizioni molto gravose per la corte bizantina, che non fece altro che mettere in evidenza la propria debolezza.
Dovette versare agli assedianti la bella somma di 2000 libbre d' oro per conquistarsi la tranquillità dentro la sua città dorata. Ma non basta; questa somma non era una tantum ma un vero e proprio tributo annuo che TEODOSIO d' ora in avanti dovrà versare ad ATTILA .

 In pratica il nostro imperatore dovendo seguitare a pagare questo tributo ogni anno si trasforma di fatto in un vero e proprio vassallo di ATTILA. 
Attila non sappiamo per quale motivo (forse qualche ritardo nei pagamenti), nei suoi ritagli di tempo libero, troverà l'occasione di invadere nuovamente il territorio nel 447 dopo essersi presa l'intera Tracia; un'altra invasione la farà ancora nel 448, questa volta  spingendosi a "visitare" 70 città della Grecia, fino alle Termopoli. 

Di quest'ultima spedizione ne abbiamo un resoconto eccezionale con Prisco. Costui ambasciatore di entrambi i due rivali ATTILA e TEODOSIO,  più che come storico - ma non mancano i dettagli sulle imprese - ci narra nei suoi libri i tipi caratteriali di entrambi; vengono fuori le loro caratteristiche spiccatamente umane, in particolare quella di ATTILA.

Quella di Prisco resta forse l'unica veritiera biografia del capo degli Unni, senza pregiudizi. In certi passi Prisco nutre perfino dell'ammirazione verso Attila.
Passaggi dove troviamo ATTILA (lui rozzo, piccolo, brutto e analfabeta come abbiamo detto sopra) restare affascinato e impietrito di fronte alle statue elleniche, di fronte ai colonnati della città di Dio.

 ((Dio (Dion) in Tessaglia sotto il Monte Olimpo, una città ancora oscura, sepolta, grande come Atene, dove ancora oggi non troviamo la sua storia in nessun libro. Salvo una citazione in Omero, e in  un altro storico; quando Alessandro Magno preparò il suo grande esercito, fece i sacrifici prima di partire per la sua grande missione in Asia proprio a Dio.
 Una città ancora avvolta nel mistero, ma avendola l'autore che scrive personalmente visitata quasi come un clandestino (perchè ancora top-secret nell'archeologia mondiale e superprotetta dagli sguardi indiscreti; ci stanno lavorando attualmente più di mille archeologi) può assicurare che ne è rimasto rimasto affascinato e turbato anche lui, pur abituato a visitare le grandi città dell'antichità, le millenarie province che trasudano Storia in ogni pietra. Come un Vandalo - perchè è inaccessibile- ha anche lui "rapinato" tre fotografie di altrettante tre vedute di questa città che ha 8 chilometri di ciclopiche mura, e un viale interno come i Champ Elise di Parigi, lungo 2 chilometri, con ai lati basiliche, fori, palazzi, ecc. Tutto finora era sepolto nella singolare finissima polvere di Magnesia, non molto lontana.
Nè si conoscono i motivi dell'abbandono di una grande città come Dio)).

Prisco riporta nelle sue note, quello che abbiamo già detto sopra di Attila e di Genserico. Uomini nati e destinati ad essere "capo branco";  non per procurarsi il necessario per vivere, ma il necessario per esistere; e per esistere a loro era necessario essere "capi branco". Sono quegli uomini che Nietzsche affermava, nascono e compiono opere o incidono sulla storia al di là di se stessi. 

Infatti "andavano dicendo i due che questa impresa era loro suggerita piuttosto da un irresistibile impulso che dal loro desiderio. Queste reclute del Dio degli eserciti non erano altro che ciechi esecutori di un eterno disegno: donde quel furore di distruzione e sete di sangue; quella meravigliosa combinazione di ogni cosa per mutare il destinato evento: viltà fra gli uomini, deficienza di coraggio, di virtù, di intelligenza, di genio" (Prisco).

Non sapremo mai quali furono le impressioni di questo uomo rozzo e analfabeta davanti a quelle meraviglie, sappiamo solo che dopo la morte di Teodosio nel 450, il suo successore si rifiutò decisamente di pagare il tributo delle 2000 libbre d'oro. 

Inavvedutamente forse lo fece, e conoscendo il carattere che poi apprenderà tutta Europa e particolarmente l'Italia, c'era da aspettarsi la collera di ATTILA, che avrebbe potuto dare sfogo distruggendo e incenerendo la Grecia, Costantinopoli e tutto l'impero d' Oriente. 
Invece Attila non solo abbandonò la zona, ma non riprese più quella strada verso Tessalonicco, che aveva fatto ben tre volte. In Grecia non si vide più un Unno, un Vandalo, un Ostrogoto, un Mongolo, per mille anni, lasciando così intatto l'intero impero Bizantino. 
ATTILA con il suo comportamento e la sua magnanimità lasciò - anche se non scritto-  un monito per tutti quelli che verranno dopo di lui, che la Grecia non si tocca. 
Non l'avevano rispettata i Macedoni, i Persiani, i Romani, l'aveva rispettata un "Barbaro" ignorante, rozzo e analfabeta di nome ATTILA.
Alarico come abbiamo già letto con Roma si comportò allo stesso modo.

Dalle pagine di Prisco, leggiamo che Attila si fermò poi a Termopili, facendo sosta nella Valle di Templi, e lì sul ponte che scavalca il Peneo, scese in quella stradina che porta alla "fonte di Dafni" la fonte degli dei (nella leggenda, Dafni si innamorò di Naiade, e ricevette il flauto di Pan ) con davanti all'ingresso cosi com'era nell'antichità, ancora oggi ci sono due gigantesche piante.
Le piante sono ancora lì, e alla base della loro ombra ci sono i sedili in pietra dove Attila si fermo a riposarsi e a dissetarsi. Quelle 2 piante hanno oggi 2000 anni (12 metri di circonferenza) e quando si sedette Attila ne avevano già 440 di anni. Credetemi fa un certo effetto sedersi su quella pietra e leggere le pagine di Prisco come se fosse la cronaca del "Corriere" del giorno prima. Una sensazione incredibile, sia tenendo gli occhi aperti che chiusi.

*** Intanto la diplomazia di Ezio ( o Aezio - generale dell'Impero) a Ravenna lavorava per trovare uno sbocco non militare alla situazione che si era venuta a creare con Genserico già in Calabria.
A questo punto, Ezio, appurato che fra le due compagini barbariche quella vandala gli appariva (e in effetti era) la piu' pericolosa, concentro' su di essa tutti gli sforzi diplomatici, a suggello dei quali prospetto' le nozze del principe ereditario vandalo (ossia Unerico) con la figlia maggiore dell'imperatore ValentinianoIII (Eudocia), malgrado questa fosse ancora in tenera eta'. Il fidanzamento fu concordato fra il 442 e il 445, ma le nozze non ebbero luogo prima del 456. 

Ezio ha così concepito un nuovo trattato per il capo Vandalo, per almeno rientrare in possesso della Mauritania e della Numidia (che facevano parte dell'antica provincia romana d'Africa). Viene concessa l'indipendenza al regno vandalo di Genserico. Quindi non più vassallo o alleato dell'impero.
Per Genserico la soluzione è unilaterale. Non capisce perchè dovrebbe rinunciare a territori da lui conquistati; nè capisce perchè mai sono gli altri a dover decidere qual'è il suo regno.
Insomma l'indipendenza gli piace, ma intende esercitarla dove lui ha già messo le sue basi, e dove di fatto regna incontrastato

CONTINUA CON L'ANNO 443 >