| DA
20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
DA
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 456 d.C.
( QUI riassunto dell'intero periodo dal 432 al 476 ) >
*** IN GALLIA
UN NUOVO IMPERATORE - AVITO
*** LE AMBIZIONI DI RICIMERO
*** IN SCENA ANCORA PAPA LEONE MAGNO
*** POTERE VACANTE? IN NOME DI DIO.....IO..
TEODORICO II, che avevamo lasciato nel 453 nello scontro di EZIO e di ATTILA, nonostante la morte di suo padre, Teodorico I, poi l'eliminazione del fratello Torrismondo che aveva dal padre ereditato il trono, non è rimasto inoperoso, pur non salendo sul trono.
Anzi dopo aver visto sia la ritirata di Attila, poi la sua morte e nell'arco di diciotto mesi la scomparsa di tutti i maggiori protagonisti, e con il potere dei due imperi vacillanti sotto i colpi di Genserico, il Re dei Galli Salii ad Arles il 10 luglio dello scorso anno, non si fa proclamare imperatore ma fa salire al suo posto sul trono un Gallo: AVITO. Cosa strana ben accetto alla corte di Costantinopoli, dove ora regna MARCIANO, consorte della sorella del defunto Teodosio II, Pulcheria.
AVITO era un gallo-romano, nato cresciuto e residente a Roma, mandato anni addietro come prefetto in Gallia da quel MASSIMO PETRONIO (l'origine di tanti mali) catturato e messo a morte da Genserico mentre fuggiva abbandonando Roma assediata. Morto quindi dopo soli 70 giorni di regno, Avito si trovò in Gallia senza il suo protettore ma davanti a un TEODORICO II dal comportamento molto strano; aveva contestato al fratello la successione della corona paterna, ne era nato perfino uno scontro mortale, ma poi aveva rifiutato di incoronarsi imperatore. Seguitava a fare con zelo solo il generale. Prima i generali si scannavano quando erano vivi, ora che invece questo potrebbe mettersi la corona sul capo, ne troviamo uno che la rifiuta; o meglio ritiene che sia troppo pericoloso.
Per fortuna Avito essendo un letterato si è fatto ben volere da TEODORICO II. Gli ha insegnato le lettere, la letteratura e gli ha letto i classici della storia romana e gli è diventato affezionato amico. Il Capo dei Visigoti gallico sapendolo gradito a Roma, lo porta così sul trono con opportunistico tempismo e magnanimità; e proprio per questa sua liberalità, Avito viene riconosciuto imperatore delle Gallie anche da MARCIANO l'imperatore d' Oriente a Costantinopoli, e ovviamente la nomina è gradita soprattutto a Roma.
TEODORICO con acume politico vede più in là; ed infatti quasi dando l'impressione di volere aiutare l'Italia, far vedere che lui è sempre sotto la tutela imperiale, fa scendere nella penisola il suo imperatore fantoccio accompagnato da un suo generale, RICIMERO, che nell'occasione viene elevato alla carica di patrizio.
La spedizione dovrebbe contenere le mire espansionistiche di GENSERICO. Infatti il capo Vandalo, è salpato da Cartagine e sta per invadere una seconda volta l'Italia. Questa volta scegliendo un'altra rotta, inoltrandosi nel Mare Tirreno.
E' sbarcato in Sicilia, ha fatto qualche razzia sull'isola, poi con le sue navi si dirige verso la Sardegna e la Corsica, che Genserico crede entrambe ricche.
Ma proprio in Corsica viene affrontato dalla flotta di Avito e Recimero. Per cause fortunate, tempesta e qualche errore strategico e psicologico i due gallici gli distruggono quasi l'intera flotta.
Dopo aver girovagato al largo e aver toccato più volte le coste della Sardegna e della Corsica alla ricerca di bottino, trovandoci solo sassi e qualche pastore, sono stati gli stessi suoi Vandali che demoralizzati da questa impresa poco redditizia, non hanno partecipato alla lotta, nè si sono impegnati a difendersi dall'attacco dei Galli. Genserico a stento è riuscito a salvare qualche nave per far ritorno in Africa. A mani vuote, senza nessun bottino.
RICIMERO e l' imperatore AVITO invece rientrano in Italia, sbarcano sulle coste ligure, fanno insieme una bel pezzo di strada verso Piacenza, ma qui AVITO muore assassinato. Forse ad opera dello stesso Ricimero.
Responsabile o no, è comunque l'occasione ghiotta per RICIMERO per volare con l'ambizione in alto. Lui ricordiamoci è solo un collega del generale TEODORICO. Ma sfrutta questa occasione per farsi incoronare dai suoi soldati imperatore. Poi sentendosi forte - invece di offrirle protezione- marcia addirittura lui su Roma con l'intenzione di ufficializzare la sua nomina anche con le armi.
Ma come abbiamo ricordato in questi tempi in Italia da alcuni anni c'era una carestia tremenda, e la peste bubbonica non era ancora scomparsa, anzi si era estesa nel centro Italia. Non imitando Attila, -che anni addietro aveva avuto ragione a non proseguire- l'esercito di Ricimero lungo il percorso, o per malattie o perchè non trova cibarie che sono costretti ad elemosinare, alcuni i reparti si sbandano, mentre i restanti malridotti quando arrivano a Roma fanno quasi pena, quando, ancora una volta ad andare incontro a loro troviamo PAPA LEONE.
Il sant'uomo consiglia a Ricimero, in quello stato pietoso in cui si ritrova, di lasciar perdere i suoi folli progetti e anche ogni velleità imperiale, e gli spiega che la costituzione romana non può permettere che un "barbaro" sieda sul trono. Insomma che se ne stia in un angolino tranquillo come semplice reggente e a godersi la vita romana. Una nomina vaga, ma in quelle critiche condizioni Ricimero deve comunque accettare il consiglio
Convinto Recimero, Leone Magno ricorrendo a una nuova prassi che vuole che "sia il Papa quando il POTERE è VACANTE a concedere con l' illuminazione di Dio il trono a persona degna", il pontefice chiede in modo informale l'appoggio del senato di Roma, e nomina lui il nuovo reggente imperatore per l'inizio del nuovo anno 457 nella persona di MAGGIORANO; un patrizio romano di lunga data che aveva ricoperto onorevolmente degli incarichi delicati nell'amministrazione sotto EZIO, quindi profondo conoscitore della stessa, tanto che lo storico Procopio ci lascia scritto che con questo suo governo Maggiorano può essere ritenuto uno dei più grandi tra gli ultimi imperatori romani.
Non si limitò infatti a un buon governo amministrativo, ma tentò di rinvigorire i decadenti municipi dell'impero modificando alcune norme costitutive; inoltre cercò di risolvere con grande risolutezza i grossi problemi in Africa, Spagna e in Gallia.
Nello svolgere questo eccellente lavoro indubbiamente ebbe il sostegno papale e ovviamente anche l'appoggio di tutte le diocesi sparse nelle province dell'impero. Era solo più la Chiesa ormai ad avere in mano ben salda la situazione. Impedendo una totale disgregazione dell'Impero. Dell'ex Impero!
RICIMERO accetta questa condizione anche perchè non poteva far altro. Ma è deluso; il regalino del Papa, nominandolo reggente, non gli ha dato nessun potere effettivo; a Roma lui è una nullità. E proprio per questo amarezza va covando tanto rancore che poi vedremo esplodere nel 461, proprio contro questo MAGGIORANO; un rancore che si porta dentro come un peso insopportabile per la figuraccia di straccione che ha fatto quest'anno arrivando a Roma per conquistarla e invece è stato quasi costretto a chiedere la carità per le condizioni pessime del suo esercito fantasma; inoltre è stato anche umiliato, perchè il papa lo ha trattato come un semplice "barbaro", e Capo -indicandoglieli- di "barbari" straccioni, che non potevano di certo entrare in quello stato penoso nella capitale gloriosa come Roma e centro del mondo della cristianità.
IN SPAGNA TEODORICO II, intanto spostandosi dalla Gallia, invade la Spagna, eliminando prima con una battaglia ad Obrego, poi con le buone, alcune tribù di Svevi che negli ultimi anni si erano insediati nei luoghi lasciati liberi dai Vandali scesi con Genserico in Africa. Teodorico senza tanto ferire fa con loro patti, alleanze, compromessi e consolida così la sua sovranità di fatto su gran parte della Spagna. E ne trae profitto anche come prestigio.