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CRONOLOGIA

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E PAESI

ANNO 535 d.C.

( QUI riassunto dell'intero periodo ( di Amalasunta ) dal 526 al 536 ) >

* L'ASSASSINIO DI AMALASUNTA
* BELISARIO SBARCA IN SICILIA
* INIZIO DELLA GUERRA GRECO-GOTICA
* TEODATO SCENDE A COMPROMESSI

AMALASUNTA la figlia di TEODORICO quando era morto il padre (nel 526) scomparso prematuramente il figlio Eutarico, l'eredità al trono era andata al nipote ATALARICO ma essendo ancora minorenne divenne lei la reggente. 
Purtroppo lo scorso anno era morto anche il nipote. E nella situazione in cui si era venuta a trovare, si era  fatta convincere dal cugino TEODATO, nipote di Teodorico, a farsi sposare e associandolo al trono. Le mire e le ambizioni dell'ostrogoto si erano rivelate subito a pochi mesi da matrimonio. Con il pretesto di una infame colpa, l'aveva fatta arrestare, poi mandata in esilio al Lago di Bolsena.
I rapporti di Amalasunta con Costantinopoli non erano proprio idilliaci ma nemmeno erano tempestosi come quelli del padre soprattutto nei suoi ultimi anni di vita. 

Amalasunta invece più moderata, era riuscita a realizzare una politica di integrazione e di accordo con i romani e i bizantini, anche se la tendenza era sempre quella di favorire i suoi ostrogoti. Giustiniano proprio per questa propensione l'aveva diffidata, soprattutto quando espresse l'intenzione di accettare la proposta di matrimonio di Teodato. Lei non volle ascoltare e cadde nel tranello. Il cugino diventato suo marito e quindi associato al trono aveva architettato molto bene il suo piano diabolico. Diventato sposo e quindi associato al trono non aspettò molto per esautorare la consorte e restare da solo a governare con l'appoggio di un ala ostrogota più dura; quella che voleva ad ogni costo ignorare e spesso respingere (come Todorico) quell'influenza esercitata dai bizantini sull'impero occidentale. Anzi questa fazione - senza nessuna accortezza politica - pretendeva di esercitare una egemonia ancora più dura di quella di Teodorico, ritenuta troppo accondiscendente.

Fatta arrestare, confinata a Bolsena, sentendosi in pericolo, Amalasunta riuscì a mandare un messaggio a Giustiniano, invitandolo a intervenire in Italia per salvare lei e sua figlia MATASUNTA.

La richiesta di aiuto non sfuggì a Teodato, che mandò a Bolsena dei sicari a farla subito strangolare.

A Costantinopoli  di risolvere la spinosa questione italiana era dai tempi di Teodorico nei pensieri dei bizantini, poi con la scomparsa del capo ostrogoto e con l'avvento dell'energico Giustiniano al trono, si iniziò seriamente non a pensare progetti ma fare fatti. Ma prima c'era da risolvere la questione africana, riprendersi il territorio in mano a Vandali, poi in un secondo tempo si poteva affrontare una volta per tutte anche la questione italiana.
La campagna di Belisario lo scorso anno si era conclusa in breve tempo e felicemente, col far ritornare le province africane a Costantinopoli; disimpegnato l'esercito in Africa l'ora dunque per sanare anche la questione in Italia si stava avvicinando. Ad accelerare l'intervento fu prima la richiesta di aiuto di Amalasunta, poi sopraggiunta anche la notizia del suo assassinio quest'anno si ruppero del tutto gli indugi. Anche perchè l'usurpatore avrebbe -se lasciato ancora in circolazione- potuto rinforzare la sua ala estremista con altri ostrogoti, e non solo questo era il timore,  ma nello stesso tempo gli si dava pure la possibilità e tempo di allontanare quella più moderata, anche se ostrogota. 

L'intervento bizantino in Italia iniziò a far sorgere anche un paradosso: quello che si correva in aiuto di un congiunto di Teodorico, l'uomo da decenni sempre osteggiato sia per le sue origini barbare, sia per la sua inclinazione a rimanere ariano; ma la politica bizantina era già "machiavellica" e l'assassinio di Amalasunta poteva essere benissimo preso come buon pretesto per l'intervento immediato in Italia.
E a questo pretesto Giustiniano si appoggiò per dare inizio a quella che viene ricordata come la "guerra greco-gotica".
Teodato da Ravenna non fa nemmeno in tempo a preparare le difese sui confini delle vicine province confinanti. Già messo sull'avviso in Illiria il governatore bizantino MUNDO con i suoi uomini e in più reclutando alcune bande di Unni, aprì subito le ostilità. Spingendosi verso la costa riuscì a raggiungere e a conquistare Solona. Ottima posizione strategica marittima per fare una testa di ponte verso le coste italiane di fronte. Ma anche base per ulteriore penetrazione in Dalmazia.

Contemporaneamente Belisario già allertato sulle coste africane, con le sue truppe composte da circa ottomila uomini, salpa puntando sulla vicina Sicilia. Sbarca a Catania, si porta su Siracusa, conquista Palermo. L'intera Sicilia in brevissimo tempo ritorna in mano ai Bizantini. Sull'isola Belisario si prepara a passare l'inverno mentre alla corte ostrogota di Ravenna la conquista di mUndo e quella di Belisario ha già destato qualche apprensione. Infatti Teodato temendo ora una risalita di Mundo in Dalmazia e di Belisario lo sbarco sulla penisola, cerca di fare dei compromessi con Giustiniano, offrendo ai bizantini la Sicilia (che però non è più sua); si dichiara disponibile a versare dei contributi; ed è pure disposto a fornire delle truppe offrendo circa tremila soldati. 

Per questa mediazione con Costantinopoli, Teodato incarica come paciere il nuovo  papa Agapito  succeduto quest'anno a Giovanni II morto il 31 maggio. Questo sembra abbastanza singolare, visto che ariani e papalini non è che convivevano in Italia in perfetta armonia. Non dobbiamo infatti dimenticare  l'ultimo editto di Teodorico del 525 prima di morire che non solo aveva messo al bando i cristiani romani difendendo la sua religione, ma aveva preso le difese degli Ariani a Costantinopoli avversati dall'editto opposto promulgato da Giustiniano a favore dei monofisiti bizantini.

Comunque come vedremo il prossimo anno, la missione del papa romano, non avrà successo soprattutto per la sua intransigenza, che fa quasi riaccendere la disputa quale deve essere la capitale dell'apostolo di Cristo e quindi di tutto il cristianesimo.

CONTINUA ANNO 536 >