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20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
DA
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 537 d.C.
( QUI riassunto dell'intero periodo ( guerra gotico-bizantina) dal 536 al 540 ) >
* BELISARIO A ROMA PREOCCUPATO
* L'AMBIGUITA' DI GIUSTINIANO
* VITIGE INIZIA L'ASSEDIO DI ROMA
Vitige nonostante l'abbandono di Roma, dove sa che Belisario sta organizzando il prossimo attacco su Ravenna, non si è perso d'animo. Anzi dimostra nel concepire il suo piano non poco coraggio. Invece di asserragliarsi a Ravenna e attendere Belisario, e lui a muoversi incontro al nemico.
Nonostante l'inesperienza di come si guida un impero, è riuscito anche lui a organizzare un forte esercito e ha stabilito quale strategia adottare nella guerra che si prepara ad affrontare. Per non avere sorprese a est, una parte di questo esercito lo invia in Dalmazia con alla guida di due suoi generali, Ungisalo e Asinario, mentre col rimanente molto più consistente, pari a 150.000 goti, si mette lui alla guida deciso a ritornare verso Roma, assediarla, stanare il nemico, e se necessario affrontare sul campo Belisario.
Nel frattempo cosa è accaduto a Roma in questi mesi? Nonostante la (ambigua) buona accoglienza fattagli dai romani e dalla chiesa, Belisario sapeva di non essere tranquillo in quelle mura, che gli ostrogoti si sarebbero fatti nuovamente vivi. Lui del resto era lontano da Costantinopoli, poteva contare solo sugli ottomila soldati che si era portato dietro, mentre Vitige richiamando a Ravenna goti da ogni parte poteva organizzare un grande esercito per poi scendere nuovamente su Roma. Ed è -come abbiamo visto sopra- quello che sta effettivamente facendo Vitige.
Altra soluzione temporanea ma non risolutiva per vincere una guerra, per Belisario era quella di restaurare mura e fortezze per far fronte a un attacco, oltre a provvedere a fare grosse provviste di alimentari in caso di un lungo assedio.
Questo suo clima di guerra contagiò un po' tutti; erigendo barricate, rinforzando mura, costruendone altre, tutta la popolazione iniziò a vivere lo stato d'angoscia dell'attacco. E per fortuna che in questa psicosi molti iniziarono ad essere previdenti, mettendo vie provviste alimentari perfino oltre le più pessimistiche previsioni. (che si riveleranno poi vitali nel lunghissimo assedio durati 12 mesi!)
Sull'appoggio dei romani Belisario ci contava poco. Nobili e prelati gli avevano fatto festa, ma non è che si fidava molto. Dalla stessa chiesa romana che lo aveva accolto come un liberatore lui diffidava.
E a proposito di chiesa, in marzo, proprio alla vigilia della comparsa all'orizzonte di Vitige, la corte di Costantinopoli invece di inviargli un prezioso contingente di soldati come rinforzi, gli ha mandato invece a Roma un reggimento di ecclesiastici. Saputo la presa di Roma, papa VIGILIO -quello eletto da Teodora (che era poi un diacono romano che aveva seguito papa Agapito nella sua missione di pace lo scorso anno, poi aveva cambiato bandiera)- si è precipitato subito nella capitale ad occupare la cattedra di San Pietro dove è invece seduto Papa SILVERIO, quello eletto dall'ostrogoto Teodato, ma che ha dato poi il benvenuto a Belisario, cambiando anche lui bandiera. Viene così deposto l'11 marzo, il 29 il diabolico Vigilio è il nuovo papa dei due imperi.
Papa dunque Vigilio, e fu anche la "vigilia" di un disastro che inizia a vivere Roma, una calamità che sarà ricordata nei secoli dei secoli.
Se un impero stava vacillando con le sue ambiguità, non è che l'altro alla corte di Costantinopoli qualcuno aveva le idee chiare, o sufficientemente razionali. "Orgogliosamente Giustiniano senza muoversi da casa si fregiava dei titoli che Belisario gli procurava, poi gli riduceva le truppe, i fondi, e mancava soprattutto di tatto" scriverà poi Procopio. Che tanta ammirazione di Giustiniano non doveva avere, nè di sua moglie Teodora.
Belisario inizia a fare delle considerazioni; ad avere l'impressione di essere un po' abbandonato da Costantinopoli; che la sua missione sulla penisola non è quasi neppure degna di attenzioni particolari. Insomma di essere un pò dimenticato. Il suo biografo che lo segue, che è poi lo storico Procopio di Cesarea (l'autore degli otto libri Storie delle guerre) anche se poco affidabile perchè non dimentichiamo era il suo segretario, riporta queste afflizioni: "per tutta la vita Giustiniano invidiò e diffidò della fama del prode generale, permettendo e incoraggiando costantemente intrighi contro il leale generale".
Giustiniano disse ai goti Si quando doveva dire No, e disse No quando doveva dire Si.
E altrettanto fece con Belisario, ma all'incontrario! (come il caso Narsete e altro che troveremo nei prossimi anni)
Forse fu in seguito la straordinaria energia di Totila ("Dio è con Totila!") a rovinargli la reputazione, ma sappiamo pure che prima di cadere in disgrazia, ma anche dopo, nonostante sessantenne, Belisario possedeva anche lui una splendida energia, che non venne mai meno al lungo assedio di Roma fatto da Vitige. Anche dopo con l'avversario più energico e intelligente, appunto Totila, a Belisario al pari del goto, non gli mancò mai né l'energia né l'intelligenza, gli mancarono invece i fondi, gli uomini, e la gratitudine del suo imperatore, che fra l'altro non seppe riconoscere il valore e l'intelligenza di Totila (abile in politica, conciliante con le popolazioni, proverbiale nella giustizia) e ricusò ostinatamente di trattare con lui di fare pace, pur avendo il geniale goto dimostrato (a tutti, meno che a Giustiniano, solo perchè Totila era un barbaro) di possedere la lealtà, le capacità e la saggezza necessaria per farla.
Questi biechi pregiudizi (lui che era nato contadino) questa ostinazione di Giustiniano costò all'Italia (lo scrive Procopio nella sua Storia segreta) "oltre cinque milioni di vittime. Tali i benefici dati all'occidente dal glorioso regno di Giustiniano".
(Ne riparleremo poi alla fine della sua esistenza)
Torniano ora a VITIGE, che durante l'inverno a nord ha unificato tutte le sue forze e inizia a muoversi ai primi di marzo di quest'anno dirigendosi verso Roma con 150.000 uomini al seguito.
Ha un preciso piano strategico a lunga scadenza. Giunto nella periferia della città inizia a far distruggere tutti gli acquedotti impedendo l'arrivo dell'acqua potabile; fa sbarrare tutte le strade per i rifornimenti; fa chiudere a monte e a valle il Tevere a ogni barca che possa rifornire la città. Infine mette gli accampamenti nei vari punti del perimetro della città. E inizia ad aspettare.
Roma inizia a vivere uno dei più terribili assedi della sua storia.