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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 539 d.C.

( QUI riassunto dell'intero periodo ( guerra gotico-bizantina) dal 536 al 540 ) >

* BELISARIO COSTRETTO A UBBIDIRE
* LE DISTRUZIONI IN VAL PADANA
* LA TERRIBILE ALLUVIONE
* UNA ITALIA IN MISERIA E IN DECADENZA

Mentre Vitige attende la risposta da Costantinopoli,  Belisario continua ad operare con una intelligente strategia. Sa utilizzare bene il suo piccolo striminzito esercito di poche migliaia di uomini.

Partendo da Rimini seguendo la strada Bologna Piacenza, era riuscito ad occupare Pavia, si era portato su Bergamo, aveva raggiunto Como, sceso fino a Novara, poi era ritornato su Milano che non riuscì a conquistare del tutto. Infatti durante la sua campagna in pianura, da nord erano sopraggiunti altri barbari, gruppi di burgundi e gruppi di goti guidati da Uraia. Più che fare conquiste di territori erano solo rapide razzie; rubavano, poi si ritiravano subito al di là delle Alpi.

Non è dunque una situazione che fa cambiare i piani a Belisario. In quanto all'invasione a ovest del franco Teodoberto si è reso conto Belisario che anche lui -avendo una carestia al suo paese- scende in Italia solo per fare razzie e non per portare aiuto a Vitige.
Il Franco era sceso fino a Tortona razziando, distruggendo, massacrando, e stava dirigendosi verso l'Emilia minacciando così anche gli stessi bizantini di Belisario.

A liberare la Pianura Padana ci pensò il tempo impietoso. Già c'era stato un inverno gelido che si era protratto con altre gelate fino a marzo inoltrato distruggendo le culture in germoglio, poi fra aprile e maggio si verificarono dieci giornate torrenziali su tutto l'arco alpino. 
Le acque in breve tempo ingrossano fiumi e torrenti.  Rompono gli argini, invadono le campagne, infine il Po completa l'opera nefasta straripando già in territorio alessandrino; le acque alluvionali poi sommergono il novarese, la lomellina, il cremonese e il mantovano. Dopo Mantova fino alle foci del Po la pianura è diventata tutta un limaccioso mare di fango. Ha sommerso sotto quattro metri di acqua tutto, case, culture, allevamenti di bestiame, seminando morte e distruzioni.
Nei successivi due anni non ci fu che deserto e desolazione. Con una carestia drammatica.
 
Il primo a ritornarsene a casa è dunque il franco TEODOBERTO,  non sa che farsene di città affamate, territori impraticabili, senza più un'animale da far mettere sotto i denti dei suoi soldati che fra malattie e altro sono pure loro decimati

A questo punto anche Belisario abbandona il campo. Ma non resta inattivo, si rivolge altrove. Non demorde nella sua missione, fa scendere  nuovamente a sud le sue truppe liberando Todi e Chiusi, poi torna verso Ravenna intenzionato a fa capitolare Vitige e a chiedergli la resa.

Nel frattempo sempre da Rimini, dove si era piazzato per difenderla il bizantino Giovanni,  l'esercito  del generale Narsete risaliva la costa adriatica con l'intenzione anche lui di assediare Ravenna dove si era ritirato Vitige in attesa della risposta di Giustiniano.
Le incomprensione dei due generali bizantini, quasi sulla stessa strada, sfociano in una palese discordia che non sfugge nemmeno agli ostrogoti di Ravenna. Fino al punto che trovando Belisario più fiducia presso i barbari, e questi ricambiandola anche per il valore che stava dimostrando, proposero a lui di diventare loro re; persino Vitige era disposto ad abdicare a suo favore ritagliandosi per sé una piccola fetta di potere.

Qui dobbiamo purtroppo avvalerci solo della versione di Procopio, che tende a valorizzare la lealtà di Belisario verso l'ingrato suo Imperatore.  Ci narra infatti che Belisario finse di accettare la proposta di Vitige e dei suoi goti, pur di farsi aprire la fortezza, ma una volta dentro ottenuta la resa, dichiarò che lui agiva solo e per conto del suo imperatore. Che ormai lui controllava il territorio al di qua e al di là del Po e quindi non aveva altra alternativa che accettare e dichiarare formalmente una resa incondizionata.

Narsete spiazzato da queste profferte e dall'agire di Belisario, forse comunicò a Giustiniano la prima intenzione  e, (con malizia) non riferì la seconda. Inoltre a Giustiniano giuntagli la richiesta di pace e di compromessi fattagli da Vitige, era disposto a dare all'ostrogoto il territori al di là del Po. E nel farlo considerando la guerra finita, contemporaneamente richiamò Narsete a Costantinopoli, lasciando così solo Belisario "imprigionato" nella  "palude" ravennate.

Belisario andò su tutte le furie opponendosi a quel compromesso. Lui pretendeva da Vitige una resa senza condizioni; lui voleva una vittoria completa, e la stava raggiungendo, l'aveva già quasi in mano, dopo aver sgretolato alle fondamenta il regno ostrogoto. Restava solo più Ravenna, che stava assediando da sei mesi e la vittoria poteva già considerarsi totale, così come aveva fatto in Africa. Là la distruzione del regno vandalo, qui in Italia la distruzione del regno ostrogoto.

Purtroppo Giustiniano (e qui sorge il dubbio che fosse veramente geloso e invidioso) ignorò il grande progetto del suo generale; si era già fatto a Costantinopoli nominare Goticus, "il vincitore della guerra contro i goti in Italia" e a Belisario neppure rispose.
E non solo aveva richiamato le truppe di Narsete, ma ridusse ancora di più il contingente di soldati che a Belisario erano invece necessari per mantenere l'occupazione in alcune città che aveva riconquistato dai goti e che gli erano molto utili  per far capitolare Vitige.
Che virtualmente capitolò ma si avvalse del trattato di Giustiniano. A questo punto Belisario amareggiato capitolò pure lui. Del resto persino i malcontenti  Eruli che si erano uniti a lui, lo avevano abbandonato tornandosene  oltr'Alpe.

Giustiniano invece di dargli soldati inviò in Italia uno stuolo di funzionari a organizzare un sistema amministrativo tale da poter tassare  gli abitanti più di prima; del resto le spese della grande reggia di Costantinopoli, con Teodora con le mani bucate, richiedevano sempre maggior denaro, e la riconquista dell'Italia gli era utile proprio per questo. Un paese che nonostante le buone intenzioni iniziali, aveva la guerra già reso in brevissimo tempo povero e spopolato, nè c'erano le premesse di una ripresa a breve scadenza. Commerci, industria, agricoltura cominciarono a scomparire davanti all'avidità dei funzionari bizantini.

Della situazione in cui gravava l'Italia, Costantinopoli non si rese nemmeno conto. Né immaginava che ulteriori vessazioni avrebbero fatto agli italiani (questa volta ostrogoti compresi, spogliati dai bizantini vincitori dei loro averi) nuovamente parteggiare (o conservarsi neutrali) per gli ostrogoti. E gli ostrogoti  approfittarono del malcontento, aggravando così la situazione. Per l'Italia  i "liberatori" bizantini, erano ormai considerati dei veri e propri "neo-barbari", una calamità peggiore di quella che esisteva in precedenza.

Ma il peggio doveva ancora venire! Si sta correndo verso una decadenza totale, che purtroppo continuerà per alcuni secoli. Mancano ormai pochi anni alle grandi invasione e colonizzazione dell'Italia dei barbari. L'Italia stremata dimenticherà non solo le grandi glorie del passato, ma la sua cultura, le sue arti, il suo artigianato, i suoi commerci fino al punto che farà a meno per trecento anni della stessa moneta; ripiomberà al baratto delle merci; un salto all'indietro di mille anni.

CONTINUA ANNO 540 >