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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
DA 1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 540 d.C.
( QUI riassunto dell'intero periodo ( guerra gotico-bizantina) dal 536 al 540 ) >

*** BELISARIO COSTRETTO A LASCIARE L'ITALIA
*** DECISIONI AVVENTATE DI GIUSTINIANO
*** L'ITALIA TERRA DI SPOLIAZIONE
*** CASSIODORO MAGNO AURELIO

Dopo l'assedio di Ravenna, Belisario l'aveva poi conquistata più che con le armi, con la proposta che gli fecero i goti e sembra -secondo Procopio- lo stesso Vitige, quella di assumere lui la corona. 
Il generale non solo voleva assolvere il suo incarico come fedele servitore dell'Imperatore, ma voleva dai goti una resa senza condizione, poi - e quella era stata la iniziale missione- avrebbe proseguito a conquistare l'intero territorio senza molti problemi.
Per favorire la capitolazione lui era stato al gioco, ma appena nel palazzo aveva rifiutato la proposta dei goti; non voleva approfittare della situazione con delle mire personali, che figura ci faceva con il suo imperatore, che era stato un opportunista.
Ma a complicargli le cose a Belisario ci si mise proprio il suo imperatore Giustiniano che nel frattempo -prima della capitolazione di Vitige - ricevuta la sua proposta di un compromesso, ha accettato e  ha acconsentito a lasciargli governare tutto il territorio al di là del Po. E nel farlo considerò la guerra finita, lasciando infuriato Belisario che invece voleva una vittoria totale, lo smembramento dello stato ostrogoto in Italia.
E non solo lo scorso anno aveva richiamato le truppe di Narsete, ma Giustiniano ridusse ancora di più quelle di Belisario, che invece a lui occorrevano  per mantenere l'occupazione in alcune città, che altrimenti ritornavano in mano ai goti e che magari rafforzandosi tornavano ad essere nuovamente un pericolo per il futuro. Belisario non si sbagliava!

I Goti forti del trattato giunto da Costantinopoli, che ha dunque spiazzato Belisario, e che ha reso addirittura ininfluente a Ravenna  la sua presenza nonostante la carica di governatore per il resto d'Italia,  i Goti in una riunione a Pavia decisero di affidare la corona ad un valoroso generale goto che si era distinto: URAIA, che però rifiutò. Forse perchè era un moderato, non disposto a diventare un capo "barbaro" di gruppi estremistici.

I Goti riuniti, affidano infine la corona ad un certo ILDEBALDO, che ha molto influenza su quei soggetti che vorrebbero essere - come TEODORICO- degli intransigenti governanti, senza la locale influenza bizantina; vogliono insomma essere loro i padroni dell'Italia come ai tempi del grande capo goto, ponendosi già subito come obiettivo la riconquista del territorio al di qua del Po.
E' quindi proprio Ildebaldo  a riorganizzare le file dei Goti per farli diventare determinati e nuovamente aggressivi. Anche perchè come vedremo lo stesso Belisario richiamato a Costantinopoli è costretto a lasciare l'Italia.

A COSTANTINOPOLI nel frattempo Giustiniano aveva ricevuto alcuni segnali che i Persiani guidati da COSROE, si stavano preparando ad attaccare l' impero. Forse sfruttando abilmente la guerra greco-romana, il persiano, un po' alleggerito a est dalle invasioni dei Vandali, vuole nuovamente iniziare la ormai atavica guerra con i bizantini, rompendo quella tregua che aveva concordato con Giustiniano prima delle campagne in Africa e in Italia. Ma allora anche lui era molto impegnato a respingere i Vandali.
Colse il pretesto di un incidente di frontiera in Siria per dare l'inizio all'attacco di alcune province bizantine.
Poi penetrò all'interno dell'Armenia e del Lazistan, nella stessa Siria spingendosi fino al centro della regione, conquistando e distruggendo Antiochia.

Giustiniano per prepararsi a combatterlo, convinto di aver sistemato le cose in Italia, richiama Belisario a Costantinopoli. Il generale lascia Ravenna portandosi dietro sia Vitige prigioniero, sia Matasunta con i figli. A sostituirlo come governatore non viene mandato un uomo d'armi, ma un funzionario, un tesoriere, Alessandro Forficula, con tutto il suo seguito di gabellieri aguzzini. Che ovviamente si mettono a fare molto bene il proprio lavoro, quello di accrescere ancor di più il clima di vessazioni nei confronti della popolazione, già ridotta alla fame per i motivi che abbiamo già accennati lo scorso anno: carestia, epidemie, una biblica alluvione, fuga dalle grandi città; cioè una popolazione allo sbando. E fra questa anche molti goti benestanti, costretti anche loro a salvarsi  dalle spoliazioni e ovviamente a invocare una nuova azione ostrogota. Pronti a riunirsi al minimo segnale.

Anche il re Franco TEODOBERTO dopo aver fatto lo scorso anno razzie nella valle Padana, abbandonata l'Italia in sfacelo e alluvionata, aveva pure lui approfittato della caotica situazione che si era creata fra goti e bizantini; non è  insomma rimasto inattivo  con i suoi uomini. 
E' partito alla espugnazione di tutto in nord della Alpi; conquistando e accorpandosi al suo regno prima tutto il Norico, poi la Rezia e la Baviera, finchè era giunto in Pannonia. Non tralasciando di fare sempre qualche puntata al di qua delle Alpi per eventualmente approfittare di qualche rovesciamento della situazione; forse aspettava che bizantini e goti si scannassero o si riducessero al lumicino prima fra di loro, per poi intervenire a dare a uno dei due, vincitore ma indebolito, il colpo di grazia. O in alternativa, nel caso dei goti vincitori, unirsi a loro con una alleanza per poi spartirsi l'Italia.

*** LONGOBARDI - Muore dopo un lungo regno il re Longobardo Vacone; al trono succede il figlio ancora minorenne Valtari, per cui esercita le funzioni di reggente Audoino della stirpe dei Gausi. 
(vedi poi la sua morte nel 547)

CASSIODORO MAGNO AURELIO - E' passato alla storia come un appassionato quanto sfortunato apostolo della fusione di due civiltà: la romana con la gotica. Ormai 50 enne in quest'anno è forse l'unico a capire cosa sta accadendo in Italia e nella politica bizantina fatta in un modo così improvvisata, ottusa e cieca da Giustiniano. Una politica che costò all'Italia altre sventure.

Cassiodoro era un figlio dell'aristocrazia senatoria romana, egli stesso grande proprietario terriero e magistrato. Era entrato giovanissimo nell'amministrazione sotto Teodorico, era poi diventato questore nel 507 a soli 17 anni, e a 24 anni era già stato promosso alla più alta carica amministrativa, magister officiorum. 

Con questa funzione fu lui ad adoperarsi per l'avvicinamento fra i romani e i goti. Fu lui ad impegnarsi negli ultimi anni, affinché Giustiniano capisse i motivi del malcontento in Italia; un disagio che non era solo causato dagli ostrogoti, ma molto più spesso dai funzionari bizantini inviati in Italia, non per amministrare ma per saccheggiare le poche ultime risorse che erano rimaste a far sopravvivere le popolazioni, già duramente colpite da altre calamità.
Profuse tanto impegno ma non riuscì nel suo intento;  prima del fallimento di Belisario era stato ancora lui a impegnarsi nell'opera di mediazione conducendo delle trattative fra VENICE e GIUSTINIANO. Come Belisario (che mirava alla definitiva riconquista di tutto il territorio ostrogoto, e c'era quasi riuscito) anche Cassiodoro ne venne fuori molto amareggiato, vedendo crollare tutta la sua azione iniziata e condotta ancora dai tempi di TEODORICO.

Belisario fu grossolanamente esautorato e lui (forse già intuendo cosa sarebbe accaduto) si ritirò dalla vita politica, chiudendosi  in un convento a VIVARIUM (Squillace ) in Calabria. Qui  vivrà fino a 93 anni scrivendo opere importanti che ebbero poi larga risonanza nella cultura scolastica. 
Fra queste opere, una  importante cronologia storica universale, dove ancora oggi attingono molti storici. Ma di altrettanta grande importanza fu il suo monastero. Qui promosse fra i monaci, guidandoli per 43 anni, varie attività culturali, fra le quali spiccava la trascrizione delle opere classiche pagane o cristiane che fossero: egli creò così il primo esempio di monachesimo dotto e umanistico, che conciliava l'otium classico con la preghiera.
 
Ne venne fuori una enorme biblioteca, la più importante del tempo, che comprendeva testi che provenivano da ogni parte dell'impero; testi  che lui si faceva inviare da ogni contrada. In questo chiostro si realizzò la prima enciclopedia universale delle scienze, della storia della chiesa, del pensiero filosofico in generale. Peccato che fu conservata gelosamente da sguardi indiscreti per 1310 anni, fino ai primi anni dell'Ottocento.
Di lui si sono conservate anche 468 lettere che ci forniscono una importante testimonianza del tempo.

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