| DA
20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
DA
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 543 d.C.
(
QUI riassunto dell'intero periodo ( guerra gotico-bizantina) dal 540 al 567
) >
*** TOTILA IL "SIGNORE" DELLA GUERRA
Totila che abbiamo lasciato lo scorso anno all'inizio della sua campagna sulla penisola, dopo aver conquistato quasi l'intera Italia centrale, esclusa Roma lasciata alle spalle ma che si è ripromesso di conquistarla successivamente, si era era diretto verso il meridione, puntando su Napoli piuttosto ben difesa da una inespugnabile fortezza.
CONONE un generale bizantino che si è asserragliato dentro le mura per resistere ai goti, dopo un estenuante assedio messo in atto da TOTILA è costretto ad arrendersi per mancanza di viveri.
Totila entrato poi in città con le sue truppe, invece di saccheggiarla come tutti si aspettavano, e come tutti erano soliti fare, per prima cosa impartisce ordini ai suoi uomini di soccorrere le popolazioni provate dalla fame e dai disagi; fa procurare nei dintorni e portare dentro in città grandi quantità di viveri di prima necessità; ripristina i servizi essenziali, e trova il tempo di ricevere con signorilità i funzionari locali, e con tanta liberalità anche una delegazione di romani giunti dalla città eterna; costoro impressionati da questo giovane cavaliere dalle buone maniere che ha solo sfiorato la loro città, lo vogliono conoscere sapere quali sono le sue intenzioni ed eventualmente trattare. E' chiaro che Totila appena si sarà disimpegnato nel sud punterà anche su Roma.
Totila oltre che essere un guerriero coraggioso e intelligente, non è uno sprovveduto neppure in politica, inoltre ha una sua dignità. Si muove insomma con abili mosse politiche.
Alla delegazione romana fece all'incirca questo discorso. "Come vedete io non faccio il "barbaro" quando entro nelle città non distruggo nulla nè faccio razzie. Quindi quando verrò a Roma, se il senato romano mi accoglie come signore e non come "barbaro" io mi comporto da signore, ma se i pregiudizi mi sono contro, allora Roma me la prendo a mio modo, e purtroppo per voi sarò costretto ad assediarla provocando disagi e sofferenze alla vostra città".
Dello stesso tenore dovrebbe essere il contenuto di una missiva o di una missione inviata a Costantinopoli a Giustiniano. Ma l'imperatore ricusò ostinatamente di trattare con un barbaro, con un usurpatore dei suoi territori. Probabilmente Giustiniano non aveva dalla penisola delle esatte informazioni, nè gli avevano riferito che Totila si stava comportando bene, che conquistava i territori ma non provocava danni nè a cose nè a persone.
Giustiano o i suoi collaboratori si convincono invece che per eliminarlo occorre attaccarlo inviando un grande esercito e un buon generale. La scelta ricadde nuovamente su Belisario, che nonostante "tanta invidia per la sua popolarità," (Procopio) considera ancora l'unico generale capace di contrastare questo formidabile nemico apparso all'orizzonte.
Bisognava anche fare in fretta, perchè dopo la conquista di Napoli, Totila stava marciando verso le Puglie, verso Otranto. Che non era una città qualunque, ma il porto dove facevano la spola e si rifornivano la navi imperiali.
Le intenzioni di preparare una flotta e un grande esercito c'erano, purtroppo quando poi Belisario si preparò a partire, del grande esercito promesso c'era ben poco. E neppure i fondi. La nuova "avventura" (e la nuova "disperazione") in Italia di Belisario cominciava ad essere già fallimentare fin dalla partenza.
Le ragioni erano che, nello stesso periodo si stavano verificando alcuni scontri in Africa, in Persia e nella zona Danubiana, e che occorrevano a Bisanzio fondi e truppe per questi territori in pericolo.
Ma allora - si chiede Procopio- sarebbe stato più utile con una volontà politica più pacifista trattare con Totila. Purtroppo non ci fu questa volontà, e l'Italia per altri dieci anni vedrà distruggere le sue città, vedrà paesi e contrade affamate, vedrà campagne spopolate di uomini.
Resero poi libera la penisola dalla dominazione barbarica, ma con le nuove sventure provocate dalla presenza degli arroganti soldati e gli imperiali con la loro avidità, a Roma, a Napoli, a Milano, i bizantini con le loro spoliazioni fecero rimpiangere i "barbari" di Totila.
Il danno non fu solo questo. Con la guerra portata tutta al centro e al sud dell'Italia, nel nord ormai tutto indifeso si infiltravano masnade di ogni genere che spadroneggiavano in valli e in pianure, dal Friuli fino al Piemonte, razziando e distruggendo quel poco che era rimasto.
E per fortuna che in questo periodo dopo la breve invasione dei Franchi nella valle Padana - colpita alle alluvioni e le carestie due anni prima, e che li avevano fatti desistere - si erano dedicati alla Spagna Visigota. Infatti CHILDEBERTO e CLOTARIO, invece di ritornare a far conquiste oltre le Alpi verso l'Italia, si volsero a occidente, cercando di valicare i Pirenei dopo aver occupato e saccheggiato la provincia terraconese.
Non fu una spedizione anche questa fortunata per i Franchi, il re visigoto TEUTE proprio al passaggio dei Pirenei riservò ad entrambi una pesante sconfitta.