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20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
DA
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 547 d.C.
( QUI riassunto
dell'intero periodo ( guerra gotico-bizantina) dal 540 al 567 ) >
QUI L'INTERA STORIA IN BREVE - DALLE ORIGINI
*** LONGOBARDI - MORTE DI RE VALTARI - RE AUDOINO
*** ROMA SI SVUOTA DI POPOLAZIONE
E LA CRONOLOGIA DI TUTTI I RE LONGOBARDI*** LONGOBARDI - Muore ancora minorenne il re Longobardo Valtari; il reggente Audoino ne approfitta per farsi proclamare re ignorando i diritti dei consanguinei di Valtari ancora viventi. Ma Audoino trova subito un alleato potente in Giustiniano che gli offre col titolo di "foederati" le due province della Savia e del Norico Mediterraneo.
Erano province di grande importanza dal punto di vista strategico perchè comandavono le comunicazioni fra i Balcani e l'Italia. Ma i bizantini avevano anche un altro scopo oltre a quello di far salvaguardare regioni su cui avevano scarso controllo: volevano mettere i Longobardi in attrito con i Gepidi (che controllavono l'importante fortezza di Sirmio, chiave per il controllo delle regioni balcaniche) secondo il consolidato principio romano del "divide et impera". E il conflitto esplose subito con i Longobardi che avrebbero dovuto avere secondo un accordo ben 10.000 soldati bizantini in appoggio: ma la diffidenza riguardo ai reali interessi di Giustiniano portò a una temporanea pacificazione che ebbe come conseguenza l'abbandono della causa del contendente al trono Longobardo Ildechi che dovette nuovamente fuggire fra gli Slavi.
Ma alla diplomazia bizantina si deve anche il matrimonio di Audoino con la figlia del re Turingio Ermanafrido ucciso nel 534 dai Franchi, come pure era figlia di Amalaberga, una nipote di Teodorico portata a Costantinopoli nel 540. Questo matrimonio da un lato metteva i Longobardi in urto con i Franchi dall'altro metteva in difficoltà il nuovo re Ostrogoto Totila il quale non aveva nessuna parentela con gli Amali, la stirpe regia fra i Goti.
*** ROMA SI SVUOTA - Il ristagno di questa situazione che sembra non avere uno sbocco di pace per l'intransigenza di Giustiniano a non trattare con Totila, fa preludere a brutti giorni per Roma.
Dopo tre assedi, e nonostante la magnanimità di Totila nell'ultimo, la popolazione, soprattutto quella un po' benestante che ha molto da perdere, di fronte a decisioni vaghe, o a quelle risolutive che però non arrivano da Bisanzio, e che non danno entrambe un promettente avvenire, inizia a lasciare la città, si disperde per le campagne, esce dalle mura, non vuol più vivere giorni di incubo come quelli di VENICE (l'assedio di un anno), o l'ultimo subito da Totila. E intuisce pure che in questa critica situazione malgrado il nuovo rientro di Belisario, che se TOTILA volesse attaccare con il suo esercito enormemente superiore a quello dei bizantini, e decidesse di non fare più il mite e il generoso, per Roma non ci sarebbe più nulla da fare.
La vita all'interno della città era ormai paralizzata, non più schiavi a disposizione da quando li ha liberati tutti Venice, non più servi per i lavori umili, non più contadini nelle campagne, i commerci paralizzati per mancanza di merci, numerose malattie che si portano alla tomba anche gli ultimi sani scampati, ed infine un grande numero di gente povera e vecchia che non potendo emigrare si trascina lurida e stracciata a chiedere elemosine, ad appoggiarsi alle istituzioni benefiche del clero, che però anch'esso può far poco o niente, perchè non riceve più contributi dalla corte bizantina.
Giustiniano a Costantinopoli, ormai diventato vecchio, nella sua immanente misantropia è assorbito sempre di più nelle sue astratte discussioni teologiche e sembra aver dimenticato Roma, le città d'Italia, l' intera provincia. Teodora -che morirà il prossimo anno- sembra invece che per voler imporre a tutti i costi il Credo monofisita alla chiesa romana, abbia volutamente tagliato viveri e risorse economiche al clero. Non se la passa meglio, la gente che conta, i nobili, i grandi proprietari terrieri, vedono in un vortice deflazionistico cadere di valore le loro proprietà ogni giorno, ad ogni risveglio.
Tutti abbandonano, offrono poderi, campagne, case, oggetti di valore, ma nessuno acquista, nessuno si azzarda; questo provoca ancor di più la psicosi della fuga, e la voglia di fuggire si fa strada anche nel più ottimista. Mentre quello pessimista oltre l'angoscia contingente del disastro economico, cerca nella fuga di mettere in salvo la pelle. Gli stessi pensieri devono attraversare la mente di Belisario e i pochi bizantini che sono ai suoi ordini.
Dopo che TOTILA ha abbandonato la città e si è diretto a sud, nonostante la riconquista del generale bizantino che non è che ha dovuto faticare molto, Roma è ormai una città vuota. Forse poco più di 40/50.000 abitanti e di gente valida per difenderla pochissima . Se Totila ritornasse ad assediarla, basterebbero poche ore per rioccuparla, e questa volta pochi sperano nella sua generosità.
Il generale bizantino ha lo sconforto, manda a dire a Giustiniano di richiamarlo, che lui non può fare più nulla, non ha più nè la forza, né la volontà, nè un esercito per continuare una guerra così anomala, così svuotata di eroismi, così demotivata nella fatalità incombente, così umiliante perchè è una lotta estremamente impari.
Quando entra a Roma possiamo immaginare cosa Belisario trova per le strade, mummie, vite spente, negozi vuoti, e solo degli straccioni che si aggirano per la città trascinandosi dietro solo miseria e la morte che li aspetta all'angolo..
Totila, saputo della riconquista di Belisario, lasciando momentaneamente la Calabria, con una parte dell'esercito ritorna su Roma, ma presso Tivoli deve affrontare un'aspra battaglia con Belisario, che nonostante tutto il bizantino vince, costringendo a far ritornare sui suoi passi in Calabria il Goto.
A RAVENNA VIENE INAUGURATA LA CHIESA DI SAN VITALE. - Iniziata nel 526, voluta prima da Teodorico, poi fatti continuare i lavori da Giustiniano e Teodora, la basilica viene aperta quando Ravenna è anch'essa una città senza vita, senza popolazione, senza imperatori, re, funzionari, clero. Nel grande pannello mosaicale che sovrasta la conca absidale, vi figurano Giustiniano e la sua Teodora con il suo ricco seguito; quest' ultimo sembra suonare una campana a morto, sembra già il preludio di una processione funebre per entrambi, che da lì a pochi mesi per Teodora diventerà realistica in tutta la sua tragicità.
I mosaici della basilica sono tutti di questo periodo, anche se sembrano di diverse epoche, perchè oltre a lavorarci maestranze bizantine (nel mosaico accennato sopra), quelle locali hanno lavorato nella zona presbiteriale, con una maestria artistica piuttosto rozza nell'esecuzione e con temi legati alle proprie tradizioni.