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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
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ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
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E PAESI

ANNO 556 d.C.
( QUI riassunto dell'intero periodo ( guerra gotico-bizantina) dal 540 al 567 ) >

*** IL POTERE IN ITALIA AI VESCOVI


*** Ultime battaglie di NARSETE in una Italia desolata. Con il suo esercito si prepara ad affrontare le due ultime sacche di ribelli:  gli Eruli guidati da SINDUALDO e i Goti di GUDINO, che si sono entrambi barricati uno a Verona l'altro a Consa.


*** IL POTERE TEMPORALE DEI VESCOVI viene applicata in Italia con "La Prammatica Sanzione". Una legislazione imperiale voluta da GIUSTINIANO. Viene accresciuto il potere temporale dei vescovi; si riconoscono agli stessi ampie competenze amministrative e giudiziarie, ma una delle piu' importanti  è una vecchia legge romana voluta ancora da Diocleziano, ed era quella della registrazione delle nascite o dello "stato civile" (e vedremo poi con quali grandi conseguenze nel 564 quando queste competenze saranno rigorosamente applicate). Tutto il paese viene diviso in province all'inizio sempre dipendenti dalla prefettura bizantina che ha sede a Ravenna, ma che via via perderà sempre più il suo potere centralizzato.
 
NARSETE (emulando anche lui Belisario -che ricordiamo nel 539 gli era stato offerto la corona proprio dai Goti)  si comporta in Italia come un Vicerè (e del resto anche lui a questo aspira)  fa applicare scrupolosamente queste disposizioni. Fa dichiarare nulli tutti i contratti fatti sotto i barbari; le donazioni fatte da gente delle precedenti corti; ai militari annulla tutte le misure economiche approvate prima; e fa restituire ai romani -quelli dimostratisi fedeli a Bisanzio-  tutte quelle terre che erano state confiscate dai barbari con i vari decreti a partire da Teodorico, da Vitice, e negli ultimi 11 anni con il dominio di Totila. 

Per far arrivare sempre più soldi a Costantinopoli, si cominciò a riscuotere tutte quelle imposte che non erano mai state versate a Giustiniano ma ai barbari; si applicarono le more dei pagamenti; e con gran severità a quelli a cui era rimasto ancora qualcosa gli fu tolto perché non avevano la possibilità di pagare. Con altrettanta severità furono confiscati beni, case e terreni per poi darli ai 35.000 soldati bizantini che avevano accompagnato Narsete in Italia, che era poi un modo per alleggerire le finanze bizantine, cioè evitando di dare ai militari una vera e propria paga.
Alcune di queste terre espropriate furono date anche ai goti che giuravano fedeltà e venivano trasformati anche loro in soldati-contadini, restaurando così quella politica suicida del tempo di Diocleziano (diventarono infatti né buoni soldati, nè buoni contadini).

 Ai responsabili della difesa del paese veniva nuovamente reintrodotto quello sbagliato modello romano che forse non era stato rivisitato nella sua giusta luce, né il fallimento che ne era seguito. E la dimostrazione era proprio la situazione critica creatasi in questi ultimi decenni.
 Non solo, ma sempre su questo modello sbagliato romano (che di "romano" non aveva più nulla) si ricostituì nuovamente il comando indipendente dei generali, non più un unico capo di stato maggiore (magister militum), ma tanti di questi "piccoli capi" in ogni provincia, molte volte più di uno, come in Italia dove comandavano in 4, in Africa in 5; vennero rispolverati dall'antico impero romano anche i titoli di duces, messi poi in Sardegna, in Sicilia, a Venezia (su quest'ultima Duxe in latino, Dose in veneto, italianizzato poi in Doge, che ebbe in seguito più fortuna ). Il duces era un funzionario bizantino posto non solo a capo dell'amministrazione del suo territorio, sotto il controllo dell'esarca di Ravenna, ma era anche il comandante militare.

Tutti i reclutati dentro l'esercito ricevevano oltre una modesta paga, concessioni di terre, che in tempo di pace avevano l'obbligo di coltivare, ma in caso di guerra dovevano  prendere le armi e difendere o il proprio territorio o mettersi a disposizione del duces, cioè del locale "magister militum" per interventi locali e in lontane province se a Costantinopoli questo veniva deciso.

L'Italia dopo vent'anni di guerre fra barbari e "romani-bizantini" anche se faceva di nuovo parte dell'impero romano (anche se era ormai non più di Roma) era diventato ormai un territorio con un popolo di straccioni e dei morti di fame. Le vessazioni, sui terreni, sulle imposte, sugli obblighi da osservare,  leggi e leggi che ogni giorno diventavano sempre più numerose e paralizzanti, diedero il colpo di grazia a tutto la penisola ritornata tutta sotto il controllo bizantino. Molti si chiesero se non erano meglio i vandali, gli ostrogoti e gli stessi barbari di Totila.

Il Mediterraneo era ancora un lago romano ma non c' erano piu né i pesci, né le reti, né gli abitanti, era diventato solo un acquitrino dove galleggiava solo l'ambizione di un Giustiniano che era riuscito a realizzare il suo sogno, dalle Colonne d'Ercole a Costantinopoli un solo Imperatore. 
Voleva ereditare la tradizione dei grandi antichi imperatori romani, senza però tener conto degli obblighi che essi comportavano. Disse e scrisse per gli storici che aveva voluto "ricostituire la pace completa", che aveva voluto "riparare i disastri", ma il suo ottimismo e il suo trionfalismo non avevano fatto i calcoli del prezzo pagato dagli abitanti, che ne avrebbero fatto benissimo a meno di entrare nuovamente a far parte di "questo" nuovo restaurato "impero romano". Un impero che contava poco piu' di 20 milioni di abitanti, in Italia circa 4 milioni e con una Roma spettrale che ne contava a malapena solo più 40.000, quando solo pochi decenni prima gli abitanti erano un milione.

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