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CRONOLOGIA

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ANNO 568 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( invasione longobardi ) dal 568 al 590 ) >

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INVASIONE DEI LONGOBARDI IN ITALIA
QUI L'INTERA STORIA IN BREVE -  DALLE ORIGINI 
E LA CRONOLOGIA DI TUTTI I RE LONGOBARDI


Narra il primo storico dei Longobardi Paolo Diacono: Habitaverunt autem in Pannonia annis quadraginta duobus. De qua egressi sunt mense Aprili, per indictionem primam alio die post sanctum pascha, cuius festivitas eo anno iuxta calculi rationem ipsis Kalendis Aprilibus fuit, cum iam a Domini incarnatione anni quingenti sexaginta octo essent evoluti. (...i Longobardi - "...Erano rimasti quindi in Pannonia per quarantadue anni. La lasciarono il giorno dopo la Pasqua, che in quell'anno, secondo il calcolo, era caduta il 1 aprile, nell'anno 568 dall'incarnazione del Signore, indizione prima".

Con Alboino c'era un gran numero di alleati: Svevi, Ostrogoti del Norico, Gepidi, Sarmati, Bulgari, Turingi, qualche Avaro e circa 20.000 Sassoni tributari dei Franchi di una Austrasia in crisi.
Secondo fonti più tarde, l'esercito di Alboino era composto da circa 300/400.000 uomini; dietro seguivano donne, bambini, vecchi, circa 100.000, con i carri e con tutte le masserizie e una mandria di bestiame con 30.000 capi di bovini, 10.000 maiali, 10.000 fra pecore e capre.

ALBOINO con i suoi Longobardi, nonostante la saldissima organizzazione difensiva ai confini,  varcarono il limes friulano con i suoi numerosi massicci castelli con quasi nessuna reazione dei soldati bizantini. E questo già sembrò molto strano.
Giunsero così in Italia lungo la Via Postumia, attraverso la Valle del Vipacco; la leggenda narra che ALBOINO si sia soffermato a guardare il panorama del territorio che si accingeva a conquistare dalla vetta di un monte che da allora, fino alla metà del XX secolo fu chiamato Monte del Re, o Monte Re, oggi noto come Nanos, nella accezione slovena.

Il re longobardo giunto alle pendici meridionali delle Alpi,  attraverso il Passo Predil nei pressi di Tarvisio. Affida la città militarmente più importante, Forum Julii, Cividale, al migliore dei suoi generali, Gisulfo, che diventa Duca del Friuli (la prima dinastia ducale longobarda in Italia), poi prosegue l'avanzata occupando  Aquileia che pur presidiata dalle truppe che Narsete vi aveva lasciato tre anni prima, se ne impadronirono senza difficoltà; poi passarono ai maggiori centri vicini, Codroipo, Ceneda, Treviso, trascurando le città troppo ben difese e le isole della laguna . 
Altino che era una delle più ricche città della zona fu la prima ad essere depredata.

Alcuni nobili, commercianti, popolani, contadini, abitanti di Altino o della vicina zona costiera, un'altra volta sconvolta da un'invasione (la prima era stata quella di Attila), fuggono nelle isole della laguna. Inizia ad essere popolata quella più vicina alla costa,  l'isola di Torcello, poi subito dopo altri insediamenti compariranno nelle altre isole, sette in particolare, che prendono il nome proprio dai sette rioni di Altino (i nomi delle sue sette porte). Cioè la già menzionata, Torcello, poi Burano, Murano, Giudecca, e infine Rivoalto (poi Rialto) e Olivolo. (dove poi sorgerà Venezia)
Dell'acqua i Longobardi ebbero sempre la fobia. Infatti con la loro dominazione scomparvero nella penisola quasi tutti i cantieri marittimi. (vedi la FONDAZIONE DI VENEZIA)

Dopo Aquileia e Altino i longobardi avanzano su Padova, Monselice, Vicenza (dotate di poderose mura) senza perdere tempo a occuparle e proseguono  verso Verona. Anche in questa ultima città che era un grande nodo stradale con il Tirolo, quindi confinanti con la Baviera e la Rezia, riescono ad occupare la importante fortezza sull' Adige, mentre un altro gruppo si spinge all'interno della lunga valle e occupa il castro Tridentum (Trento) (*); tagliando così di fatto la strada agli eventuali soccorsi che da nord potevano giungere. Con le spalle  coperte e i fianchi pure, i Longobardi vanno avanti, verso quel territorio che gli daranno anche il nome: la Lombardia.
(*) Di grande importanza questa occupazione di Trento che ben presto fu unita alla Baviera di Garibaldo che  molto anni prima dell'invasione aveva sposato la figlia del re longobardo Vacone,  che però era di una fare diversa da quella di Alboino (suo padre aveva infatti usurpato il trono ai legittimi discendenti di Vacone). Ma i matrimoni successivi di Autari  con Teodolinda, figlia di Garibaldo e di un'altra figlia anch'essa data in sposa al longobardo Evino duca di Tridentum (Trento) fecero dimenticare i vecchi attriti fra le due  fare favorendo così questa alleanza e l'unione dei due territori. - Ma quando poi in Italia duecento anni dopo cadde il regno Longobardo, l'intero Alto Adige e il Tirolo (prima al confine posto a Salorno, poi al confine posto a Ala) rimasero per 1500 anni alla Baviera, sotto i principi o i vescovi germanici. 

Qualche generale in Italia delle truppe difensive, non si allarmò più di tanto, tutti pensavano che era una delle tante scorrerie di un gruppo dei soliti barbari, che dopo aver razziato qualche città non difesa, una parte avrebbe fatto ritorno da dove era venuta e una parte disperdendosi  si sarebbe stanziata -come avevano sempre fatto i barbari- in qualche landa isolata o in qualche valle disabitata delle prealpi.  Insomma non gli si diede troppo peso, si sottovalutò la situazione, ma soprattutto perché gli uomini che aveva lasciato Narsete non avevano precise disposizioni, partito lui per andarsi a discolpare a Costantinopoli si era verificato un vuoto di potere negli alti vertici dell'esercito. E negli alti vertici c'era di tutto; bizantini, ex ostrogoti, romani, locali. Così a Ravenna, dentro l'esarcato e dentro la corte. Assumere una posizione precisa pro e contro non era facile; era meglio stare a guardare gli eventi. 

Giustiniano era morto, non prima di aver incolpato di tradimento lo stesso Narsete, accusato  di connivenza con quelli che lui considerava tutti nemici. La stessa accusa l'aveva rivolta prima a Belisario, quando il valoroso generale si diede da fare per risistemare certi equilibri sulla penisola senza dover ricorrere a stragi inutili, che avrebbero reso solo più difficile la convivenza e il ripristino dell'amministrazione bizantina.
La stessa cosa, dopo aver vinto la guerra, quando si piazzò nell'esarcato di Ravenna stava facendo Narsete. Ed è ovvio che anche lui qualche compromesso per la pacifica convivenza lo stava facendo. Ma probabilmente a Ravenna aveva nemici e delatori, che inviarono a Costantinopoli infamanti accuse. Le stesse che aveva ricevuto Belisario, di voler autonominarsi sovrano della penisola con l'appoggio degli stessi ostrogoti.
Giustiniano richiamato Narsete a Costantinopoli, lo fece processare, condannare, mandare in esilio. Pochi mesi dopo l'imperatore moriva, e Narsete pur riabilitato dal suo successore Giustino II, fece appena in tempo a trasferirsi a Roma che morì anche lui.

E qui qualche storico antico e moderno avanza questa tesi: che NARSETE dopo tutto quello che aveva fatto, per essere stato così ingiustamente incolpato, ispirò, diede appoggio e forse favorì l'invasione dei longobardi, nei dettagli bene organizzata sul piano logistico che sembrava impossibile che non ci fosse lo zampino di un grande stratega e di un grande logistico; e in quel periodo c'era in giro solo Narsete con queste qualità. Se ricordiamo, prima di partire per la campagna in Italia, Narsete curò per un intero anno, nei minimi particolari, l'equipaggiamento e i rifornimenti, prima di sbarcare in Italia; puntando proprio su una logistica che gli permise di riconquistare tutta l' Italia. 

Sappiamo inoltre che ad Aquileia e a Ravenna, Narsete aveva conosciuto questo ALBOINO, allora erede al trono dei Longobardi. Possiamo pensare che qualche suggerimento poteva averglielo dato. Chi meglio di NARSETE conosceva l'Italia? E certamente Alboino era a digiuno della topografia della penisola. Le carte del territorio dell'impero erano sempre gelosamente custodite dai grandi generali, e l' unico in Italia ad averle in quel periodo era solo NARSETE, non certamente Alboino. Queste carte cadevano nel bottino dei vincitori solo quando uccidevano i generali, ma sappiamo che NARSETE non era stato né ucciso, né fatto prigioniero. 
Eppure Alboino nelle sue conquiste ha una perfetta conoscenza del territorio italiano e si muove così rapidamente  che doveva per forza avere quelle carte, dove sappiamo c'erano distintamente segnalate le strade, i paesi, le città, in numero degli abitanti, le fortificazioni, il numero dei soldati che avevano in mano questi presidi; insomma c'era ogni indicazione per non andare al buio. Una vera e propria mappa che gli permise di mantenere collegamenti con le altre strade che si intersecano con quelle che Alboino sta quest'anno percorrendo; e mentre va avanti, conquista, occupa, disloca reparti, vi insedia i suoi carri e le masserizie, le sue donne, i suoi armenti.
Conquista la penisola a macchia di leopardo, lasciando alcune parti del territorio  in mano bizantina, ma tutti debolmente collegati fra loro. Quelli a ridosso del Mare Adriatico, facilmente difendibili da parte della flotta. 
(Venezia e Istria, Esarcato (comprendente l'Emilia a sud di Modena, con Ravenna capitale), le coste ligure, della Toscana, la Pentapoli (marittima: Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, e annonaria: Urbino, Frosinone e Iesi),  il ducato Romano (Tuscia a nord del Tevere e Campania fino a Terracina), collegato alla precedente da una linea di fortezze (Perugia, Amelia, Otricoli), il ducato di Napoli (diviso in tre tronconi: Gaeta, Napoli, Pesto e Agropoli), la Calabria (o terra d'Otranto), Bruzio (attuale Calabria).

Questa disarticolazione favorisce lo sviluppo delle autonomie locali con a capo improvvisati militari o funzionari bizantini che erano già sul posto.

Per i bizantini la situazione imperiale in Italia era già precaria, poi sopraggiunsero le questioni teologiche sull'iconoclatia; gli avvenimenti orientali quando Avari e Persiani mossero all'attacco delle zone più fiorenti dei domini di Costantinpoli; inoltre  fino al 610 sul trono di Bisanzio si avvicendarono inetti imperatori, fin quando venne incoronato ERACLIO, che riuscì o con la forza o con il denaro a liberare il regno e a raggiungere un buon grado di sicurezza.

Così Bisanzio non solo perse i numerosi territori conquistati dai Longobardi, ma perse anche quelli che i Longobardi trascurandoli non avevano insistito nell'occuparli.

E se in oriente si ritornò alla sicurezza e alla prosperità, in occidente invece si verificò un costante aggravamento della crisi economica e sociale sia per le tremende devastazioni apportate dalla guerra greco-gotica, sia per la rivalità dei duchi longobardi; che leggeremo nei prossimi anni.


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