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20 MILIARDI ALL' 1 A.C. |
DA
1 D.C. AL 2000 ANNO x ANNO |
PERIODI
STORICI E TEMATICI |
PERSONAGGI E PAESI |
ANNO 585 d.C.
(
QUI riassunto del periodo ( invasione longobardi ) dal 568 al 590 ) >
*** ITALIA - PRIMA INVASIONE DI CHILDEBERTO
*** SPAGNA: SCONTRO PADRE E FIGLIO (Ermenegildo)
*** UN PROFETA NELL'ORIZZONTE ARABO (MAOMETTO)
*** ITALIA - Lo stesso re dei Franchi, il giovane CHILDEBERTO, ancora in minore età (ha 15 anni) si mette alla testa di un esercito; con il rinforzo di alcuni uomini offertigli dall'Imperatore MAURIZIO scende in Italia fino a raggiungere la riva sinistra del Po; con il sistema che gli hanno insegnato i bizantini, i Franchi non ottenendo successi rilevanti, alcuni capi Longobardi li corrompono pagando o promettendo futuri appoggi a guerra conclusa. Alcuni duchi hanno cominciato ad apprezzare questi metodi molto più sbrigativi, nel rimanere o neutrali o passare dall'altra parte; quindi a farsi ancora guerra fra di loro, nonostante ci sia ora un re.
Di tradimenti ce ne sono quest'anno e ce ne saranno nella seconda invasione del 689.
Il primo ad accettare e a tradire è il Duca DROCTULFO che si schiera con i bizantini di Ravenna (a loro volta schierati con i Franchi), sconfiggendo FAROALDO di Spoleto a Classe che poi occupano. Poi puntano su Brescello scontrandosi con l'esercito di Re Autari; ma qui traditore e bizantini sono costretti a indietreggiare fino a rinchiudersi a Ravenna.
E' la prima vittoria di Autari non contro i Franchi ma contro uno dei suoi duchi. E non finisce qui.
Intanto i Franchi orientali, quelli arrivati sulla riva sinistra del Po, forse per lo squallore che vi trovano, o per gli scarsi successi, abbandonano il territorio tornandosene a casa. Mentre quelli settentrionali dell'Austrasia, dalla Bavaria con CRAMMICHIDE passando da Passo Resia scendono su Bolzano spingendosi verso Trento, dove però la barriera messa ancora da Alboino - con il duca di Trento Evino - blocca la loro invasione da nord. Nell'89 tenteranno poi da sud, ma inutilmente
Il pericolo da ovest, e questo da nord, oltre la vittoria su Droctulfo, porta a saggi consigli Autari, che stipula con gli ambigui bizantini una pace di tre anni.
I bizantini in questo periodo stanno comportandosi in modo proprio ambiguo. Fanno alleanze con i Franchi per sconfiggere i Longobardi, poi fanno alleanze con i Longobardi per fermare i Franchi.
Ma anche i Longobardi non è che si comportano meglio. Non solo i suoi duchi lo tradiscono e passano o ai bizantini o ai franchi, ma anche lo stesso Autari per farsi amici i Franchi accetta di sposare la sorella del giovane re Childeberto, Closuinda.
E queste alleanze matrimoniali fra franchi e longobardi non sono certo ben viste dai bizantini.
Ma oltre che dai bizantini questo matrimonio non è ben visto nemmeno dai Franchi; ad opporsi è Brunechilde, madre di Childeberto, che è cristiana, mentre Autari è ariano.
(una mancata promessa che invece di suggellare una pace provocò la guerra)
Da notare che Childeberto aveva già chiesto in moglie, Teodolinda, figlia del duca di Baviera Garibaldo, poi rifiutata. La stessa che vedremo poi andare in sposa al re Longobardo Autari, e che fu determinante nella conversione del marito al cristianesimo.
*** SPAGNA - Si chiude la partita nel regno visigoto fra padre e figlio. Re Leovigildo attacca il figlio ribelle Ermenegildo asserragliato a Siviglia. Viene sconfitto, poi fatto prigioniero, infine ucciso.
Abbiamo già ricordato che Ermenegildo, opponendosi al padre ariano, voleva convertirsi al cristianesimo, e che proprio per questo motivo (ma anche per diventare re) aveva iniziato la lotta.
Pur essendoci nel regno visigoto un forte clero ariano, a Siviglia per merito del vescovo Leandro (poi divenuto santo) si era sviluppato un centro cristiano che aveva molto influito sulla ribellione di Ermenegildo al padre.
La tragica conclusione, fa iniziare la tradizione di un Ermenegildo caduto come martire della Chiesa, e che impressionato dalla sua morte anche il fratello Recaredo volle poi convertirsi al cristianesimo.
(il prossimo anno quando morto il padre gli succederà sul trono il figlio Recaredo, Leandro lo convertirà, poi due anni dopo nel 589 il vescovo di Siviglia in un concilio nella capitale a Toledo, lo stato visigoto verrà proclamato cristiano e non più ariano.
Nonostante l'opposizione del clero ariano l'assimilazione al cattolicesimo fu abbastanza rapida.
Ottenuto così l'appoggio del clero i visigoti cacciarono i bizantini dall'Andalusia e governarono poi dalla capitale Toledo in diarchia con il potere dei concili ecclesiastici; fino all'invasione araba del 711-14.*** UN GRANDE PROFETA ALL' ORIZZONTE
*** ARABIA - E la prima notizia cronologica che si ha quest'anno di un certo ragazzino che fra poco sconvolgerà (alcuni dicono scuoterà) mezzo mondo, al pari di Gesù Cristo. Susciterà una coscienza nazionale che darà vita a un vasto Stato, a un forte Impero, a una Religione. Stiamo parlando di un ragazzino di nome Maometto che troviamo in un viaggio in Siria come cammelliere. Ha quest' anno 15 anni, figlio postumo nato alla Mecca da un certo Abda-Allah, ma presto anche orfano di madre.
Maometto (Abul-Kasim ibu’Abd-Al-lah, detto Muhammad, il “glorificato, il lodato”)
era nato il 20 aprile dell’anno 570
nella città araba della Mecca, luogo sacro per i beduini, pastori nomadi, e cammellieri, perché vi è la Caaba (o Ka’ba), cioè il “Cubo”, edificio appunto a forma di cubo, che conserva la “Pietra nera”, forse un meteorite, che si crede mandato da Dio.
I genitori di Maometto, ‘Abda-Allah, commerciante, e Amina, appartenevano alla tribù dei Coraisciti, che dominava la Mecca: il padre, però muore prima che il bambino nasca e la madre scompare quando il figlio ha solo sei anni. Alle vicende reali della vita di Maometto si mescoleranno ben presto molte leggende (per esempio la madre ha una visione dei castelli della Siria e ode la voce di un angelo che le dice: ”Tu sarai la madre del profeta del mio popolo”).
Maometto dunque viene affidato dai parenti ad una balia, avendo modo così, nei primi anni della sua vita, di assimilare la cultura del deserto, custodendo le greggi insieme con il fratello di latte. In seguito viene preso in custodia da una zio, che lo avvia, ancora adolescente, verso l’attività commerciale carovanica. Nel 582 già lo troviamo con lui in un primo viaggio in Siria.
E’ proprio grazie al suo lavoro che Maometto viene a contatto con uomini di diverse religioni e con quella che sarà la sua futura moglie, la ricca vedova Khadigia. Nonostante i molti anni di differenza (Maometto 25, Khadigia 40), il matrimonio, celebrato nel 595 d.C., durerà felicemente per 25 anni. Questa ricchezza gli permise di dedicarsi alla vita contemplativa.
Dopo la morte della moglie, tuttavia, Maometto sposerà nove donne e avrà, oltre a quelli di Khadigia, molti altri figli.
Verso i quarant’anni comincia a sentire il bisogno di dedicarsi alla meditazione più profonda, per cui prende l’abitudine di ritirarsi, per alcuni giorni all’anno, nel deserto, ai piedi del monte Hirà: è interessato e tormentato, particolarmente, dalle questioni riguardanti il giudizio divino e le “mancanze umane”.
Nell’anno 610 d.C. Maometto, durante una delle sue notti trascorse a meditare in una grotta, si addormenta ed ecco che gli appare in sogno l’arcangelo Gabriele, il quale gli comanda di leggere (ricordiamo che Maometto non sa né leggere né scrivere) ciò che è scritto nel rotolo di una pergamena: si tratta di una prima rivelazione di Allah, cui faranno seguito diverse altre.
Il profeta è in grado di recitare, al suo risveglio, i versetti mostratigli dall’angelo: ha così inizio il suo ministero profetico, al quale credono, per primi, la moglie Khadigia, il cugino Alì, il servo Zaid ed un notabile della Mecca Abu-Bakr.
Negli anni seguenti, Maometto riceve le altre rivelazioni, che lo inducono a considerarsi l’ultimo ed il più grande - “suggello” - dei centoventiquattromila profeti di Allah (da Adamo fino a Gesù, secondo, come importanza, solo a Maometto), messaggero di gioia per i credenti. Egli dunque compie la sua missione alla Mecca, annunciando la fine dei tempi ed esortando alla penitenza ed alle opere buone; ribadisce fermamente l’unicità di Allah, al quale i credenti devono sottomettersi ed abbandonarsi completamente e fiduciosamente (Islam).
Nell’ambiente della città i poveri e gli schiavi iniziano a seguirlo, mentre i grandi mercanti, ricchi e potenti, gli sono ostili, in quanto vedono minacciata la fede tradizionale ma soprattutto i loro interessi, perchè per loro la Mecca era un grande business.
Nell’anno 622 Maometto per le sue teorie dovette fuggire dalla Mecca alla città che si chiamò Medina ("città del profeta"); da questa “fuga” detta “Egira”, inizia l'era musulmana e da tale data i Musulmani contano gli anni.
La civilta' religiosa preislamica era prima caratterizzata da una coscienza tribale sia nei costumi che nei culti. Nel chiedere a un arabo la differenza fra preislamismo e islamismo costui risponderebbe "Noi prima adoravamo alberi e pietre, poi venne Maometto". Ed era infatti così; la stessa Mecca dove era nato Maometto era un centro religioso di grande importanza per tutti gli arabi, era la sede della più famosa pietra, la "Caaba", da ka e ba: casa di una pietra "nera" e di una bianca, con una fontana miracolosa e altri sacrari nelle vicinanze. Questa famosa pietra nera (notizie di Tolomeo) era venerata già da diversi secoli. Divenuto il santuario per eccellenza di tutto il pre-islam, se ne attribuiva la erezione al patriarca Abramo e a suo figlio Ismaele (gli stessi della Bibbia Ebrea e Cristiana). E proprio per questa grande affluenza di pellegrini La Mecca era un grande centro dei più potenti mercanti i quali traevano ricchi guadagni dai pellegrinaggi fatti dagli arabi che vi giungevano da quel grande vasto tavolato deserto a contatto con la Persia, con la Palestina e con l'Egitto. Singolari abitanti amanti della libertà individuale e riuniti in tribù (non sempre con rapporti amichevoli) a capo delle quali venivano eletti gli sceicchi.
Al centro della grande piazza sorgeva (tuttora) l'edificio cubico di 15 metri circa di lato, con la facciata a nordest con la porta di accesso che porta all'interno dove nel lato orientale è incastrata la Pietra Nera, che in realtà sono tre grandi frammenti tenuti insieme da un cerchio d'argento. L'origine di queste tre pietre sono considerate proveniente da un meteorite, quindi provenienti da cielo.
In moltissime civiltà e religioni arcaiche, in qualsiasi luogo del mondo troviamo culti delle piante e delle pietre, quindi nessuna stranezza in quello della Mecca. Questo non significa che la religione era monoteistica, anzi tutt'altro, gli idoli, dee e dei erano numerosi e proprio in un libro antico di al-Kalbi il cui titolo è proprio "il libro degli Idoli" se ne citano moltissimi; ma quello della bellezza=Uzza (la nostra mitologica Venere); quello del sole= Allat; quella del destino= Manat, erano le tre principali, considerate trinitarie, come le tre pietre, dea e figli dello stesso Allah, che diventerà il dio supremo degli Arabi, per cui Maometto ebbe un antecedente al quale riallacciarsi quando fonderà la sua religione mussulmana. Che era la sintesi di proposizioni giudaiche e cristiane mutuate dal Vecchio e Nuovo Testamento, oltre le antiche tradizioni religiose arabe.
Prima di Maometto c'era come nell'antica Roma, un paganesimo diffuso, uno sterminato miscuglio di idoli; e come a Roma anche qui le colonizzazioni prima ebraiche poi le prime missioni cristiane andarono ad affermare alcune influenze di carattere monoteistico. Un solo Dio, un solo profeta figlio di Dio. A tale riguardo il Corano quando accenna ai credenti in generale dice " I credenti sono tutti fratelli, Dio ha prescritto a voi quel culto che aveva già raccomandato a Noè, ad Abramo e a Mosè e a Gesù¨ dicendo: osservate la unica religione e non suddividetevi in sette.
"E ai Cristiani "....essi si sono presi i loro dottori, i loro monaci, e il Cristo figlio di Maria, e i santi e ne hanno fatto Signori al posto di Dio, mentre era stato loro ordinato di credere in un Dio solo, all'infuori del quale non c' è altro Dio, che va glorificato ed esaltato molto di più di quanto non spetti a chi gli associano.""
Qui è impossibile riassumere in forma adeguata gli argomenti religiosi così complessi, dati i limiti imposti da queste pagine. In seguito vedremo gli interventi di Maometto come condottiero e le tappe della fondazione di questa religione mussulmana che per secoli fu dall'occidente demonizzata. I testi bizantini descriveranno con più obiettività la religione di Maometto, mentre quelli occidentale la citava in quasi tutti i testi letterari (del resto questi erano scritti nel Medioevo solo dagli ambienti monastici) come una impostura, che erano pagine quelle del Corano piene di ogni sorta di vizi e di oscenità, e che Maometto incoraggiava addirittura la sodomia e tante e tante assurdità che ognuno può leggere consultando i testi antichi in una buona biblioteca. Non parliamo poi del periodo delle crociate; la terra araba -narravano le cronache fatte circolare ad arte- era un luogo dove abitavano i diavoli, gli assatanati, gli infedeli senza Dio, e poi giù pagine di orrori perpetrati con una immaginazione sconfinata: arabi che cucinano sulla graticola i pargoletti per cibarsene, e che bevono il sangue dei cristiani sgozzati ancora caldo con dentro (il cronista va oltre l'immaginazione) le spezie per gustarlo meglio.
Non bastò nemmeno la prima traduzione latina scientifica del Corano avvenuta in occidente dal Marracci nel 1698, che riuscì solo a dissipare alcune credenze sul contenuto del Corano, che ancora nel 1741 non fece schiarire le idee allo stesso Voltaire quando scrisse il libello "Mahomet": vi troviamo una sua interpretazione del fanatismo maomettano ancora infarcita di credenze non conformi al contenuto reale del famoso testo Maomettano. Ma ancora nel 1858 nella sua celebre biografia e traduzione del Corano, W. Muir attribuisce le sue rivelazioni a una ispirazione diabolica.
Oggi gli studiosi moderni sono unanimi ad accettare la sincerità di Maometto. La statura etica e culturale di Maometto, la sua quasi costante tolleranza, soprattutto verso gli aderenti ad "altre religioni monoteiste" ("gente del libro" come le chiama lui ), la sua vita austera e patriarcale, l'affetto per i figli, la sua sincerità (nel Corano egli si fa rimproverare da Dio per certi suoi errori di condotta -non dimentichiamo qui Sant'Agostino) e il suo coraggio, che sono tutti aspetti di una personalità umanamente suggestiva e religiosamente carismatica.
Dissipare alcune impostazioni fornite dalla nostra cultura diventa difficile quando ci appoggiamo solo al sentito dire, oppure su testi con dei pregiudizi o gli autori degli stessi attingendo a fonti che per tradizione di parte avevano riportato certe idiozie. Oggi esistono per fortuna testi originali, e chi legge oggi la Bibbia e il Corano le comparazioni oggettive diventano così evidenti da fargli cambiare tutte quelle soggettive, inconsapevolmente assimilate con il plagio.
Ma ne riparleremo nel corso degli eventi quando vedremo l'attuazione del progetto sia politico che religioso di Maometto, che non sarà poi molto diverso da quello di Costantino o Giustiniano; anzi Maometto contrariamente a questi due personaggi che cambiarono tutta la precedente politica e la religione in occidente, lui mantenne fin dal primo momento un'unica dirittura, senza correnti, credi, dogmi, scismi, concili, riforme e controriforme, una coerente impostazione religiosa dove sono banditi i miracoli (nel Corano non sono previsti), un'unica forma religiosa teocratica. Questa investe tutti gli aspetti della vita, anche quelli che a un non mussulmano possono sembrare "laici". Di qui la mancanza di una distinzione fra sacro e profano (tutto è sacro per l'Islam), fra ecclesiastico e politico, non esistendo, -ma molti occidentali lo ignorano ancora, né sacerdozio, né chiesa, né sacramenti, né immagini sacre per evitare una ricaduta nel feticismo.
Fra le prescrizioni del Corano c'era ( e c'è ancora) il proselitismo, in forza del quale chi si convertiva all'Islamismo diventava fratello dell'Arabo. Questa soluzione offrirà ai vinti la possibilità di avere condizioni migliori che sotto i bizantini, e fu essa che permise una così rapida espansione dell'Islamismo, incentivando i traffici marittimi, i commerci terrestri, dando rigoglio alle città che all'inizio distrussero, ma poi vivendo in alcune città, furono soggiogati dalla civiltà ellenistica, e quando iniziarono a organizzare i loro domini, approfondendo i contatti, fecero in modo di non urtare la suscettibilità dei vinti, ai quali "offrivano" di partecipare alla vittoria.
Questo principio di uguaglianza, secondo il Corano, impedisce di creare una distinzione fra la comunità religiosa e la società politica. Nell'Islam esse sono la stessa cosa, e Dio è contemporaneamente a capo di esse.
Una importante opera che è poi una delle più acute apologie moderne dell'Islam, è quella del grande filosofo IQBAL MUHAMMAD. Rivendica nell'Islam il carattere attivistico, anti-mistico, antineoplatonico dell' Islam originario. L'opera assimila numerose suggestioni culturali e filosofiche dell'oriente e dell'occidente, tra cui motivi di Goethe di Bergson e di Nietzsche, rielaborandoli entro la propria concezione etica-religiosa e patriottica dell'Islam, in opposizione all'imperante razionalismo degli altri modernisti. Ed è un vero peccato che politici che guidano le grandi potenze ignorino questi fondamentali testi filosofici per capire la vera natura di un popolo che ha fatto di quella concezione una guida quasi innata dentro le sue aspirazioni esistenziali. Un fondamentalismo che è come la famosa "Pietra Nera", una roccia!
Prima tra le tribù non sussistevano rapporti amichevoli. Sotto la guida di Maometto le tribù si strinsero in un popolo solo, che è rimasto singolare per la compattezza che dimostrò e per lo spirito religioso che lo animò.