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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
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ANNO 595 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( longobardo ) dal 591 al 652 ) >

*** PAPA GREGORIO: CHE STATISTA!
(vedi la sua biografia nell'anno 590)

*** ITALIA - Agilulfo il re dei Longobardi, dopo la sua sconvolgente esperienza a Roma sui gradini di San Pietro, tornato a Milano ebbe successivi contatti diplomatici e, con la mediazione dello stesso Papa Gregorio, concluse una tregua d'armi con il diffidente esarca di Ravenna Romano, riservandogli anche  il controllo di ampie zone. 
Successivamente il re longobardo stipulò definitivamente un accordo con  Papa Gregorio per la totale indipendenza di Roma (primo potere temporale della Chiesa su un territorio)
Due accordi che alla corte ravennate non piacevano proprio. 

L' Esarca ROMANO iniziò -spalleggiato dai nobili bizantini, sempre numerosi a Ravenna- ad essere ostile al Papa, cercando in tutti i modi di metterlo in cattiva luce; ed era già sul punto di riferire a Costantinopoli che Gregorio stava diventando con la sua magnanimità non un nemico dei "barbari" ma un loro alleato, quindi anche lui un nemico di Costantinopoli.
Romano e i maligni nobili bizantini, già congiuravano di richiedere a Costantinopoli di far intervenire un esercito in Italia, come ai tempi della guerra greco-gotica (Ostrogoti). Le stesse accuse di complotto col nemico -ricordiamo- che in quella lunga guerra, si adoperarono per far cadere in disgrazia prima Belisario poi Narsete. Con la conseguenza che l'Italia rimase alla mercé di altri invasori (gli attuali Longobardi).

Gregorio anticipa le malignità: invia una singolare lettera all'imperatore MAURIZIO; con il dovuto rispetto di suddito ma con una toccante prosa che sconcertò l'imperatore.
 
Inizia con tanto coraggio dicendogli "Quando tu non eri signore di tutti, né Cesare, né Imperatore, io ero già tuo servo (per sei anni G. era vissuto a Costantinopoli), servo fedele lo sono anche oggi, ma se tu proibisci la conversione ai pagani, ai civili, ai militari di diventare preti o monaci, io non potrò più esserti fedele agli obblighi secolari". 
Poi continuava indicandogli che a Costantinopoli nessuno sapeva delle difficoltà che c'erano in Italia, che l'imperatore ascoltava solo i traditori che gli riferivano che lui non era il vescovo dei romani ma che era diventato vescovo dei "barbari" Longobardi; "ma come, questi alle mie promesse rispondono con la spada, gli assedi, i tormenti;  io offro la grazia e mi ripagano con la sofferenza; e questa l'imperatore la intende forse un'alleanza con i barbari?" 

Concludeva - questa volta dandogli del tu e disegnandogli (nello stile del suo Moralia - vedi anno 693) a tinte fosche il futuro; suo, dell'impero e dell'Italia.

""...La fine dei tempi è vicina, quale risposta darai nel giorno del Giudizio a Dio se tu non avrai voluto fare nulla per salvarci noi preti in una tua terra lontana, da te dimenticata; o aspetti che la terra sia avvolta da un immane incendio? Il divino Giudice vedrai apparirà tra poco con i suoi angeli al seguito e saprà distinguere chi ha governato con giustizia e saggezza, gli altri li colpirà con la sua ira divina. Non si lascia Roma in agonia mentre a Costantinopoli si gioca all'ippodromo, e alla corte si fanno feste; se lo si vuol fare, si lasci allora che ci governiamo da soli, magari anche con i barbari non illuminati, e non lasciarci nell' illusione che abbiamo un protettore illuminato"" (ricordiamoci di queste terribili parole!)

Gregorio riuscì in questo modo ad anticipare e a prevenire le infamanti accuse di ROMANO. Che il papa godesse carisma, questo all'esarca ravennate provocava gelosia e invidia, che erano grande quanto la sua apatia e la sua codardia.

Forse a Costantinopoli arrivarono pure queste infamie, ma l'imperatore non solo non intervenne, ma indubbiamente un po' toccato dalla tremenda lettera di Gregorio, sollecitò l' amministrazione imperiale di inviare dei viveri a Roma; e dei denari  per ricostruire alcune chiese distrutte dai longobardi.
Da questo momento GREGORIO cambia atteggiamento; lui non vuole le elemosina, lui vuole l'autorità per guidare il paese. Perché a Ravenna ci sono degli  incapaci e a Costantinopoli degli inetti.

Gregorio, non aspettò risposte; iniziò a rimboccarsi le maniche dei suoi stracci che aveva addosso, convinto che solo lui poteva guidare il paese, ed era anche convinto che l 'imperatore non avrebbe mai potuto intervenire con grandi eserciti, avendo già grossi problemi in casa con gli Avari e gli Slavi, e fra poco anche con i Turchi. Inoltre conoscendo molto bene l'ambiente di Costantinopoli (clero, nobiltà e militari) sapeva che Maurizio poteva contare solo su degli ipocriti e inetti lacchè, pronti a congiurare contro di lui (e non sbagliava come vedremo).

 Gregorio prendendosi da solo l'autorità, si accinse a emanare delle leggi con i poteri contenuti e  accordati dalla "Prammatica Sanzione" di Giustiniano nel 554; che ricordiamo, riconosceva al clero ampie competenze amministrative e giudiziarie. Era pur sempre quella una legislazione imperiale, ma concedendo molte deleghe l'imperatore aveva accresciuto formalmente e di fatto il potere temporale dei vescovi nelle province che Giustiniano aveva diviso in prefetture..
Però era un potere che i vescovi precedenti, non guidati da un papa competente e autorevole non avevano avuto la costanza e forse neppure le necessarie capacità di esercitarlo questo potere.

Il Senato a Roma dopo la nuova legislazione non esisteva più; il Paese era stato diviso in province dipendenti dalla prefettura centrale di Ravenna. Gregorio proprio come alto funzionario della prefettura aveva iniziato la sua brillante carriera a 22 anni, prima di abbandonare successo e denari per farsi monaco.
L'amministrazione gli era dunque familiare, quindi  la necessaria competenza per organizzarla l'aveva. E conoscendo bene gli uomini e le loro debolezze, era anche capace di scegliere a chi affidare queste delicate cariche statali.
Iniziò con Roma creando il Praefectus urbis; poi i Delegati apostolici che sovrintendevano alle opere pubbliche; gli agenti fiscali che prima erano di nomina imperiale li sostituì con degli incorrotti Diaconi.
 I denari che non erano più in circolazione, li sostituì con il metodo "alla barbara", indicando precisi canoni in natura; creò il Magister militum di nomina papale e non più imperiale; e a tutti i cittadini (longobardi ariani, ebrei o cristiani) che erano proprietari di terreni, confermò con degli atti civili la loro proprietà,  riducendo perfino le tasse, che non sarebbero più andate a Costantinopoli, e cosa ancora più grave, più della metà nelle tasche dei disonesti esattori. 
Era questi un insieme di interventi sì autoritari, ma che davano un po' a tutti tranquillità; eliminavano le ingiustizie, i soprusi, la corruzione. E si viveva in pace.

Di quest' ultima tutti ne avevano bisogno, il popolo, i cittadini non chiedevano più come una volta panem e circenses, gli bastava ora solo pace e pane. E Gregorio ogni lunedì faceva distribuire pane, legumi e vino; perfino ai nobili  da tempo anche loro caduti in disgrazia e nella miseria. 
Ai poveri dopo aver annotato uno per uno i nomi di persona e dove abitavano, con gli addetti faceva distribuire addirittura a domicilio il pasto. 
I grandi proprietari, di campagne, di palazzi, di botteghe, che erano da tempo fuggiti, iniziarono a fare ritorno in città, rianimandola con la vita, i mestieri, i commerci. 
Molti, rientrando in possesso delle loro proprietà, per la tranquillità riacquistata, non solo spirituale ma anche materiale, fecero pre mortem atto di donazione delle stesse proprietà alla Chiesa in segno di gratitudine..

In breve GREGORIO MAGNO divenne e si trovò con il Lazio (poi anche con la Campania) proprietario di uno dei più grandi possedimenti d'Italia. La proprietà ecclesiastica era nata, e stava diventando una potenza, che poteva ora competere anche sul piano militare, visto che Gregorio non solo guidava le amministrazioni delle diocesi, la fondazione dei monasteri, lo stato civile, la magistratura, ma anche l'apparato dell'esercito era soggetto all'intervento papale. Scegliendo di persona i generali, i comandanti di reparto, le truppe, le sovrastrutture, gli strumenti.

Alla sera stanco, trovava il tempo di leggere, studiare, scrivere; e anche  il tempo di riformare la liturgia, la disciplina della Curia, a rendere il rito -che conosciamo ancora oggi- della Messa con schemi semplici e solenni. 
Ma fa ancora di più; ed ecco la musica sacra, le armonie della chiesa, create da lui stesso. Ecco la rivoluzione dentro la chiesa: IL CANTO GREGORIANO che lui compone e dirige dentro le navate di San Pietro.

In un angolo c'è una brandina;  e lui spossato dalla fatica e da una malattia di gotta che da anni lo perseguita, a sera molto tarda, su quella si addormenta, come un barbone. Attorno, vige l'austerità, la disciplina, con il personale ecclesiastico al posto di quello civile, e i turni di lavoro pari a quello di uno schiavo. Ma è lui a dare l'esempio, è lui a scegliersi gli uomini, che diventano sempre più solerti, capaci, funzionali, perfetti amministratori. 
Roma, il Lazio, la Campania iniziano a risorgere, ad avere fiducia. Tutti sono convinti che con  un capo così, prete o non prete, non si può sbagliare, nè si va incontro a delle avventure. 
 GREGORIO MAGNO è ormai una certezza.

Leggere la sua biografia, significa ammirare ogni minuto la sua esistenza, e sembra impossibile che una tale mole di lavoro -spirituale, intellettuale e moltissimo quello pratico-  potesse essere svolto da una sola mente, da un solo uomo, con le sue sole forze. E se le leggende parlano di forze divine soprannaturali, a queste ultime dobbiamo proprio credere. 

*** IN FRANCIA in questi due anni sono invece accadute molte cose. Abbiamo nel 593 la morte dell' ultimo nipote di CLODOVEO, piu' precisamente GONTRANO, re di Borgogna. Il suo territorio senza eredi viene annesso al regno di Austrasia. Quest'anno CHILDEBERTO II dopo aver tentato inutilmente di invadere la Bretagna, muore avvelenato; la madre Brunechilde che era rimasta sempre di fatto reggente viene esautorata dal figlio TEODOBERTO II a cui va l'Austrasia, e da TEODORICO II cui va la Borgogna. Il regno dopo essere stato unificato sotto un unico re, ridiventa diviso fra i due giovincelli.

*** ARABIA - Maometto sposa la ricca cugina Khadigia. Sollevato dai problemi economici, Maometto si dedicherà d'ora in avanti totalmente a una vita contemplativa

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