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CRONOLOGIA

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ANNO 606 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( longobardo ) dal 591 al 652 ) >

*** LO SCISMA ARIANO-CRISTIANO DI AQUILEIA


*** ITALIA - In Italia ci sono due consorterie che vogliono comandare: i Longobardi che usano un solo modo per imporsi, cioè il terrore e le rozze forme di vita; e i Bizantini che hanno sempre un loro esarca su alcuni territori con una autorità che è però solo apparente; confinato su Ravenna l'esarca è più che altro una autorità carismatica di vecchia data, legata a quel passato di egemonia imperiale iniziata con Costantino prima (312), consolidata da Zenone poi, dopo la caduta dell'impero romano (476).

 Infine c'era il potere della Chiesa. Che però in Oriente con la sacralizzazione del potere imperiale, era diventata più importante che in Occidente.
La Chiesa orientale fin dall'inizio era null'altro che un  importante strumento politico dell'Impero, con limiti fra potere imperiale e religioso difficili da evidenziare. Ricordiamoci che l'imperatore si faceva chiamare isapostolo (cioè uguale agli apostoli) e vescovo esterno  e il Patriarca di Costantinopoli, che nella teoria era Capo della Chiesa, non esprimeva altro che la volontà dell'imperatore. 
Questa volontà imperiale cesaro-papista si era imposta al Concilio di Nicea con Costantino (325) risolvendo il suo problema politico (per consolidare il potere) ma non risolse del tutto quello religioso. E così anche i suoi successori nonostante Costantinopoli fosse diventata -con l'unione dei due imperi- unica capitale politica e religiosa.
Oltre che imporsi il clero bizantino su quello romano, quella divisione che si era creata a Nicea con l'arianesimo aveva permesso a quest'ultimo di espandersi nei paesi barbari.
E fra i barbari convertiti all'arianesimo c'erano i Longobardi, che con Alboino erano poi scesi in Italia per restarci; creandosi i propri ducati, una propria Chiesa, un proprio clero, spesso espropriando le chiese dei preti cattolici; o se non vi riuscivano le distruggevano.

Far convivere clero ariano e cattolico dopo le trasformazioni e gli accordi politici che erano avvenuti in questi ultimi tempi,  non era un compito facile. Fra l'altro questi accordi fra bizantini, papato e longobardi  avvennero con tanta ambiguità.

Lo abbiamo visto in questi ultimi anni quando i bizantini pur essendo cattolici si opposero a Gregorio che stava portando all'"ovile" della Chiesa cattolica Romana i Longobardi ariani; una manovra che allarmò i bizantini; accusando Gregorio  perfino di voler usare la sua egemonia religiosa romana puntando su quella politica; atteggiandosi a Re.
Ma in mancanza di un potere centrale (che stava sconvolgendo l'Italia), e un clero corrotto che stava sconvolgendo anche Bisanzio, Gregorio proprio questa autorità in campo politico voleva assumere.
Autorità, non potere; per lui il ripristino dell'autorità sul territorio italiano era una "missione" da compiere;  anche con la rivolta;  infatti aveva scritto a Maurizio:
"" ...la rivolta, l'esecuzione é per me qualcosa che proviene 
dall' "imperscrutabile provvidenza di Dio""

"Mentre l'Europa è abbandonata ai barbari, le città in rovina, i villaggi disertati e le province senza abitanti; mentre i contadini non lavorano più la terra e gli adoratori di idoli pagani massacrano ogni giorno i fedeli, i TUOI PRETI, invece di umiliarsi cospargendosi di cenere e vestendosi con panni di sacco, vanno alla ricerca di nomi vuoti e di titoli nuovi e profani".

Abbiamo visto poi come è finita la lotta di Gregorio con Maurizio (detronizzato e ucciso da Foca). Una vittoria morale quella di Gregorio che gli conferirono autorità quando riuscì a sollevare le disperate condizioni e la miseria dei vinti  e riuscì a convertire i vincitori,  pure loro (nell'anarchia) sull'orlo della disfatta.
Per qualche anno abbiamo così visto in Gregorio Magno, l'unica forza capace di amministrare il territorio, formando perfino di fatto in alcuni territori un potere temporale.
Ma - prima di morire, due anni prima, nel 604- non tutte le questioni con la Chiesa bizantina erano state risolte. Soprattutto con il clero ariano longobardo, e con quello bizantino in Italia.

Dopo la sua morte, quest'anno, le cose si complicano. A Grado dove c'era il patriarca, muore SEVERO. A Grado ricordiamo dopo la caduta di Aquileia si era trasferito il Patriarcato bizantino, e dopo il 381 condannando il "Concilio di Costantinopoli"  l'arianesimo, era diventata proprio Grado la sede di fede cattolica di tutta la circoscrizione che dalle tre Venezie  raggiungeva quella di Verona, Mantova fino alla provincia di Como.
La disputa per l'elezione del nuovo patriarca, con l'Italia del nord divisa fra il potere bizantino cattolico e quello longobardo ariano, procura una scissione (che rimase poi fino ad Enrico IV nel 1077 quando quest' ultimo affiderà tutto il Friuli al potere temporale di un unico Patriarca).
 Disputa che avvenne nel voler ognuno (vantando il proprio potere politico) rimpiazzare il Patriarcato con un proprio candidato.

 I Bizantini (su pressione dell'esarca di Ravenna Smaragdo) eleggono il cattolico CANDIDIANO; ma i Longobardi in forte contrasto anche perchè sono loro i "padroni" di quasi tutto il territorio (soprattutto Gisulfo, che è duca del Friuli) ne eleggono un altro, ovviamente ariano, cioè GIOVANNI; nel farlo riaprono la vecchia sede di Aquileia; e da qui il Patriarca curerà d'ora in poi gli ariani della medesima circoscrizione. Ininfluente fu la conversione al cristianesimo di alcuni duchi longobardi avvenuta alcuni anni prima con Gregorio.

E' lo scisma dell'Italia del nord. I due Patriarchi governeranno da queste due sedi le "pecorelle" di uno stesso territorio dove convivono sia quelle ariane che cattoliche. 
E chissà entrambe in che modo vivono e come deve barcamenarsi la popolazione locale, costretta a fare buon viso a entrambi: ai longobardi che hanno il potere reale e ai bizantini che questo potere non ce l'hanno ma lo rivendicano solo, in virtù di un glorioso passato; in verità sul territorio italiano non fu mai molto onorevole  (alla cosiddetta guerra gotica-greca, i "liberatori" bizantini, fecero rimpiangere agli italiani gli "invasori" ostrogoti barbari).

Schierarsi la popolazione definitivamente e in modo netto era del resto difficile; alcuni poteri (lo abbiamo visto e lo vedremo ancora) in certe regioni duravano alle volte una sola stagione, e questo ormai da più di un secolo. E non è che finì in questi anni. Perdurando questo stato di cose per 400 anni, l'ipocrisia in campo religioso come in quello politico doveva essere una regola di vita quotidiana, pena la perdita di averi, benefici, e alle volte anche la stessa vita. 
Una condizione che procurerà diffidenza, nessuna certezza, una grande confusione nelle coscienze, con le immani difficoltà a capire le due correnti del pensiero religioso (come quella dei " Tre Capitoli"). Quindi tanta  incomunicabilità in un mondo spirituale, che litiga su questioni teologiche così complesse che ancora oggi pochi  riuscirebbero a capire. 

La disputa iniziata a Nicea nel 325, non era insomma  finita! In questa condizione l'Italia in questi anni si prepara a vivere il periodo più nero della sua Storia: 400 anni di buio fitto, perché nessuno è in grado di fare chiarezza sugli individui, che sono tutti costretti a chinare la testa su una questione religiosa che si interseca con la politica, si sovrappone, si ostacola a vicenda, si cristallizza tra un potere e l'altro usando il sopruso, le angherie, le rivendicazioni. Imposizioni che oscurano le coscienze non avendo esse un punto di riferimento preciso. La conseguenza è che il sentimento religioso sarà solo una "surrogato" imposto ora da uno ora da quell'altro potente di turno, ma sempre " assorbito" senza tanta convinzione. 

Quando poi inizia la politica religiosa degli imperatori tedeschi, che nominavano i vescovi a loro talento, portò come conseguenza la decadenza morale di tutta la Chiesa, che veniva ad annoverare tra le sue file gente che non si curava di adeguare il proprio comportamento morale alle necessità del ministero a cui era chiamata. Un periodo in cui tutto il clero, basso e alto, cadde in uno stato di scandalosa immoralità, o per la pratica del concubinato, o per la pratica della simonia, in un ambiente di opulenza che nulla aveva in comune con le prediche evangeliche. 
Fin quando vennero fuori certi movimenti nei conventi che predicavano il ritorno alla purezza dei costumi e alla povertà evangelica, come i Patarini o i Catari, e che paradossalmente furono chiamati "movimenti ereticali", con alcuni rappresentanti mandati perfino sul rogo.

Ma a parte la questione religiosa; in parallelo tutta l'evoluzione politica, così come la cultura, fu condizionata dal modo in cui (con o senza appoggi) si svolsero gli insediamenti, e le varie sovranità territoriali.
Queste ultime in questi anni (e fino all'Editto di Rotari - 643) era un ginepraio di poteri; gli ex capi clan non seguivano più l'atavica politica del clan, non seguivano una politica monarchica (quella concepita da Autari - 584), e neppure seguivano quella guerriera (le assemblee dei capi fare).
In contrasto a tutte questi tipi di sovranità territoriale c'era solo il potere personale dei duchi, il cui status variava da summus dux  a quello di duca di una cittadina conquistata (anche una semplice isoletta come quella del duca  MIMULFO insediatosi a S. Giulio sul Lago d'Orta).
Ognuno cercava di fondare non solo il proprio potere, esercitandovi la stessa autorità che spettava a un re, ma cercava pure di crearsi dei diritti ereditari al pari di un re. Più grande era il suo possedimento, più grande era il suo potere su uno "stato" che non era (nè lo sarà mai) uno Stato Longobardo. (come ad es. quello di Benevento (detta Longobardia minore)  - Che alternerà momenti di fedeltà al Regno e spinte autonomistiche; fino al punto da rinnegare le alleanze dei vari duchi longobardi per unirsi ai bizantini; ma salvandosi così dall'occupazione dei franchi).

Lo Scisma religioso di quest'anno Re Agilulfo sperava costituisse una occasione favorevole per tornare a fare una politica d'unione, invece si rivelò un'arma a doppio taglio, perchè rallentò la conversione al cristianesimo dei Longobardi proprio nel momento in cui la Chiesa con il prestigio morale lasciato in eredità da Gregorio era l'unica forza capace di amministrare l'Italia, e sbagliò pure i tempi Agilulfo, perchè il prossimo anno l'imperatore Foca, con un editto riconosce Roma capitale della cristianità e il Papa unico capo di tutte le chiese.
 
Negli ultimi anni di regno Agilulfo tentò di volgere questa nuova situazione a proprio vantaggio (negoziatrice la moglie Teodolinda) proponendosi mediatore e propugnando con il monaco Colombano (fondatore del monastero di Bobbio) la convocazione di un Concilio che ponesse fine allo scisma. Ma la sua morte nel 616, interruppe il "conciliante" tentativo.

Ci riuscì in parte nei successivi dieci anni la moglie, reggente del giovane figlio Adaloardo. Ma alla morte di questi (626) lei fu esautorata e salì sul trono Ariovaldo, esponente della corrente Ariana non più disposto a tollerare la politica filo-cattolica inaugurata da Agilulfo. Durante il suo regno di dieci anni (626-636) Ariovaldo riporterà la capitale da Monza a Pavia e ripristinerà il culto ariano appoggiato dai nobili tradizionalisti e dal clero.

Ariovaldo aveva sposato Gudemberga (Cattolica come Teodolinda, di cui era cognata) ma salito sul trono ripudiò la moglie chiudendola in un monastero. Alla sua morte (636) i duchi la liberarono  e concessero alla vedova GUDEMBERGA di scegliere il successore come nuovo re e come nuovo marito. Il prescelto fu Rotari duca di Brescia, già sposato, ma che abbandonerà la moglie per impalmare la vedova e diventare re dei Longobardi.
Abbiamo anticipato i fatti, ma li troveremo più dettagliati nei prossimi anni.

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