HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICi
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 609 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( longobardo ) dal 591 al 652 ) >

*** EBREI - SPAGNA - INIZIO PERSECUZIONI

***  SPAGNA - Il Italia una netta posizione sulla religione non è stata ancora ben definita. Ma con un po' di opportunismo i due cleri, i duchi e il re, permettono comunque in questi anni di amministrare il territorio con una certa reciproca tolleranza. Convive con un po' di insofferenza reciproca nella stessa giurisdizione, il clero ariano e quello cattolico;  con il patriarca ariano Giovanni ad Aquileia, e il cattolico Candidiano a Grado.
Ma la situazione è meno felice in Spagna. Più caotica e conflittuale la disputa fra re e clero.

Re LEOVIGILDO aveva guidato fino al 586 -anno della sua morte- i suoi visigoti da sempre ariani; il figlio RECAREDO che gli succedette (e prima di lui il fratello Ermenigildo ucciso dallo stesso padre come ribelle, e per questo celebrato martire) si prodigò affinché lo stato diventasse cattolico. 
Tre anni dopo il Vescovo Leandro nel 589 aveva proclamato pubblicamente nel concilio di Toledo la conversione del regno visigoto da ariano a cattolico. Ma il clero e molti visigoti ancora ariani non erano d'accordo, tanto che la guerra di religione cominciò proprio in quel 589. 
Se ricordiamo gli ariani per opporsi a Recaredo chiamarono  in aiuto i due re di Francia che paradossalmante erano cattolici; uno rifiutò, mentre l'altro invece con la promessa che gli fecero gli ariani che se vinceva gli avrebbero dato tutto il territorio della Settimania, trovò opportuno dimenticare la sua conversione e scendere in campo contro i cristiani di Spagna a fianco degli ariani; che però persero.
Cose che succedevano a quei tempi; la religione era solo un vestito da mettersi secondo le circostanze;  pretesti per regolare i propri rancori, per conquistare nuovi territori, favorire le alleanze.

Morto Recaredo, era salito poi sul trono LIUVA II. Ucciso quest'anno dall'ariano VITERICO
, salito sul trono fin dall'inizio cercò di reprimere i cattolici conducendo una offensiva ariana. Ma il prossimo (609) anno muore assassinato.

Salito sul trono GUNDEMARO, riunisce subito un concilio a Toledo riconfermando la religione cattolica. I concili soltanto il re poteva convocarli e solo il re aveva il diritto di designare i vescovi o di privarli della loro diocesi. Quello di quest'anno a Toledo è già il quarto (se ne terranno 18). Gundemaro discute e fa applicare una severa legge: "dovere dello stato difendere la chiesa e punire i delitti contro la religione cattolica".
 
Dopo solo due anni di regno GUNDEMARO muore (612); prende il potere un altro re cristiano SISEBUTO, autore di una Vite di Santi (con miracoli a profusione), quindi cattolico fervente, che non gli impediscono  di avere grosse ambizioni espansionistiche; con due ottimi generali come RECHILA e SUINTILA, assoggetta gli Asturiani, alcuni gruppi di Baschi, e caccia quasi del tutto gli ultimi bizantini dalla Spagna.

Ma dove lasciò tremendi ricordi -questo compilatore di Vite di Santi- fu la persecuzione degli Ebrei, che fin dai tempi della diaspora si erano rifugiati  in gran numero in Spagna convivendo pacificamente con gli ariani visigoti. 
Il re emanò leggi razziste: proibiva i matrimoni misti che venivano condannati alla stessa maniera dell'adulterio; vietava agli ebrei di possedere schiavi cristiani obbligandoli a mettere in libertà quelli che avevano a servizio e di possedere terreni; quindi veniva loro impedito a svolgere qualsiasi attività agricola; unica residenza possibile la città, ma dove le stesse leggi vietavano  agli ebrei di occupare pubblici uffici.
La più severa fu quella di inasprire una legge, che già esisteva da alcuni anni
, ma che non era mai stata applicata: ed era quella di RECAREDO, il primo re cristiano di Spagna, che aveva imposto con un editto che tutti gli ebrei dovevano essere battezzati con il rito cristiano, pena l'esilio e la confisca dei beni patrimoniali; legge che scandalizzò lo stesso Vescovo di Siviglia Isidoro (560-636- grande intellettuale, monaco inviato a suo tempo da Gregorio Magno a evangelizzare i Visigoti)   morto da alcuni anni Sisebuto (621), Isidoro tentò di revocare questa legge  quando fu lui a condurre il concilio dei vescovi, ma non riusci né a far restituire i beni a chi era stato spogliato con quell'editto, né arrestò la progressiva soppressione della libertà di culto.

 SISEBUTO governò col fanatismo religioso: 12 anni di terrore, di misure repressive, e grossi introiti con i beni confiscati agli ostinati ebrei che rifiutavano di convertirsi.
Gli EBREI non erano avvolti da una religione come un vestito; la fede di un popolo non poteva mica essere cambiata con l'editto di un re; né poteva essere spazzata via all'improvviso dalle coscienze di una comunità. 
Seguirono ribellioni, tumulti, repressioni. Gli ebrei non erano come gli ariani o i cattolici che per opportunismo come in Italia e soprattutto al Nord -da come abbiamo visto- si barcamenavano e si schieravano ora nell' una ora nell' altra religione; la compattezza degli Ebrei nella loro religione era una roccia.
E' riduttivo parlare dell'ebraismo come solo di una religione, in quanto la Legge investe con la sua normativa l'intera esistenza individuale e collettiva di Israele come popolo e come terra ( due entità' inscindibili nella concezione ebraica), anche in quegli aspetti che per la mentalità occidentale sarebbero profani o irrilevanti, e che invece l'ebraismo sottopone ai "precetti", nella duplice intenzione di ricordare in essi la volontà divina e di preservare la distinzione o diversità imposta a Israele dall'Alleanza. Tale distinzione combina, come già ebbero a insegnare i profeti, universalismo e particolarismo, in quanto proprio mediante la distinzione Israele deve sottomettersi alla missione che Dio gli ha assegnato, di mediare al mondo la redenzione. L'assoluta prevalenza di una concezione filosofica che ha una accettazioni del modo greco di vivere e pensare limitando gli elementi del culto e della legge levitica, ha permesso con tali basi all'ebraismo di sentirsi soprattutto chiamato ad una sua difesa nel campo intellettuale. 


L'atteggiamento della Chiesa in Italia  usò sempre un duplice atteggiamento nei loro confronti; agli ebrei venivano attribuite le colpe di miscredenza e deicidio, anche se non c'era dubbio alcuno che gli Ebrei  erano stati prima dei cristiani il popolo eletto e che attraverso i loro profeti Dio aveva dettato l'Antico Testamento, che era poi la base del Vangelo cristiano.
Tuttavia Roma fu sempre favorevole a una loro progressiva emarginazione dalla vita civile, anche se fu contraria a sopprimere la loro libertà di culto.

Questo in Italia, mentre in Spagna il Concilio dei vescovi di Toledo, praticò una politica di conversione forzata, seguita dalle repressioni, che divennero particolarmente intense nel 694-711. Cioè fino a quando ci fu l'invasione araba-berbera, che considerò gli Ebrei "popolo del libro" (Dhimmi - "protetti" perchè seguaci di una religione monoteistica, tollerata dal Corano)

Questo perché mentre la diaspora orientale andava lentamente esaurendosi, nella Spagna di questo periodo di persecuzioni, la sua posizione di centro culturale di tutto l'ebraismo in occidente aveva sviluppato una vivace attività economica e culturale che venne con le persecuzioni arrestata; si riprese solo con l'arrivo degli arabi, e continuerà a influenzare la Spagna fino al XV secolo. 

Erano stati anni di sviluppo di una CIVILTA' EBRAICA (dei sefarditi) che diventerà poi uno dei maggiori esempi di cooperazione culturale e di integrazione nazionale proprio con gli arabi. Formalmente dai Musulmani furono tenuti separati, ma di fatto occuparono un ruolo molto elevato nell'amministrazione statale, nelle professioni, nel mondo della scienza e della filosofia

 Appartengono a questo periodo di cooperazione araba i grandi filosofi come Maimonide, Gebirol, Giuda Levita, i due Ibn Ezra, e molti uomini politici al servizio degli emiri e anche dei re cristiani; Scienziati come i compilatori delle Tavole Alfonsine (Tavole Astronomiche che rimasero in uso fino ai tempi di Keplero); artisti; costruttori; grammatici e tanti traduttori che contribuirono al lavoro di mediazione tra la filosofia greco-araba e quella latina. 
Tutto questo rimase produttivo fino a quando iniziarono di nuovo
le persecuzioni e le espulsione collettiva, seguita dal sequestro dei beni e la loro eventuale restituzione dietro pagamento, e gli eccidi.

I grandi eccidi di massa si registrarono nel centro Europa, inizialmente in occasione della partenza delle Crociate. Nel 1096, con la prima Crociata, in Renania si contano 50mila ebrei uccisi. Nel 1189, con la terza Crociata, vengono massacrati gli ebrei in Austria. Nel 1144 a Norvich, in Inghilterra, si registra la prima "calunnia del sangue" (falsa accusa di omicidio rituale di bambini cristiani ad opera degli ebrei). Le calunnie del sangue si ripeteranno ossessivamente in tempi e luoghi diversi, scatenando invariabilmente la violenza popolare contro la più vicina comunità ebraica (così, per esempio, a Wurzburg in Germania, nel 1147; a Blois, in Francia, nel 1171; ancora in Francia, a Bray sur Seine, nel 1191).
Al concilio Lateranense del 1215 viene imposto agli ebrei l'obbligo di un "segno" di riconoscimento (un cerchio di stoffa gialla cucito sull'abito).

Nel 1182 Filippo Augusto re di Francia confisca tutti gli averi degli ebrei. Nel 1290 vengono espulsi gli ebrei dall’Inghilterra. Nel 1306 vengono espulsi dalla Francia una prima volta. Nel 1322, una seconda volta. Nel 1394, una terza. Nel 1492 è la volta dei reali cattolici di Spagna Ferdinando e Isabella che impongono l’aut aut: espulsione o conversione forzata. Duecentomila ebrei lasciano la Spagna, dove avevano vissuto per secoli e avevano contribuito in modo determinante al grande periodo di fioritura economica e culturale di quella terra, soprattutto nei secoli X e XI sotto dominazione araba. Pochi anni dopo, nel 1496, sono cacciati gli ebrei dal Portogallo e nel 1541 l’avvento del dominio spagnolo determinerà la fine della presenza ebraica in Italia meridionale.
Inizia il grande fenomeno persecutorio dell'INQUISIZIONE già all'opera in Spagna nel 1480.

I pretesti delle epurazioni e persecuzioni erano le più svariate. Sulla loro vita separata che appariva misteriosa, i nemici creavano ad arte  le più infamanti accuse; che facevano omicidi rituali con i bambini; che profanavano le ostie della comunione; e durante la grande peste del 1321 e ancora di più nel 1348 che erano stati gli ebrei ad avvelenare le fonti (solo a Strasburgo con questa accusa ne furono bruciati vivi duemila), anche se poi venivamo chiamati proprio gli ebrei per avvalersi delle loro capacità di medici.
Oppure ricorrevano a loro per il prestito di denari; assolutamente vietato ai cristiani ad esercitarlo, Vi ricorsero Papi come Clemente VI e imperatori come Enrico IV,  Federico II e tanti altri.
 Più volte - quando perdevano le protezioni dovute all'alternarsi dei potenti - furono organizzati grandi spettacolari massacri, come quelli di Trento nel 1475, o quelli del rogo del "Talmud" sulle pubbliche piazze nel 1533 a Roma, Ferrara e Venezia (*) VEDI SOTTO.

Contemporaneamente non fu più permesso di abitare fuori dal ghetto e furono proibite di esercitare le libere professioni, salvo il commercio di abiti usati e stracci che divenne la tipica attività ebraica in alcuni ghetti come quello di Roma, dove si accalcavano in uno spazio esiguo gli ebrei espulsi da tutte le città dello Stato della Chiesa tranne Ancona.

L’esistenza degli ebrei nell’Europa cristiana nei secoli successivi è caratterizzata da vicende alterne e assai complesse. Secondo i tempi e i luoghi, periodi di relativa tolleranza sono preceduti o seguiti da periodi di persecuzione, momenti di serenità da momenti di terrore. Mentre alla originaria motivazione religiosa si vanno affiancando e aggiungendo altre e diverse motivazioni di ostilità antiebraica, anche gli atteggiamenti e i provvedimenti si modificano. Così come si modificano le attitudini e i comportamenti degli stessi ebrei, sotto il peso delle discriminazioni. Fino al punto di innescare, talvolta, una sorta di circolo vizioso, che dall’ostilità porta al divieto vessatorio, il quale genera un comportamento e un’immagine che a loro volta alimentano il pregiudizio ostile: un circolo vizioso che ha funzionato come un potente meccanismo di perpetuazione dell’atteggiamento antisemita.

(*) Nel pieno del clima persecutorio a Venezia nasce nel 1516 l’istituzione coatta del "ghetto", detti GIUDECCHE (l'attuale isola di Venezia, che era appunto il quartiere degli ebrei qui ghettizzati).

IMPRIGIONATI NEI GHETTI - La concentrazione degli ebrei in un quartiere non è più "spontanea", bensì imposta: tutti gli ebrei devono risiedervi e il quartiere viene circondato da mura (a Venezia dall'acqua), le porte d’accesso vengono chiuse di notte e sorvegliate. I ghetti si moltiplicano ovunque, soprattutto in Italia, e la vita al loro interno diventa ben presto penosa, in condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene. Il ghetto mantiene concentrati gli ebrei in un luogo ben definito e riconoscibile, alla mercé di ogni scoppio di ira popolare. Ma, paradossalmente, offre anche una sorta di protezione: nella brutale separazione dal mondo circostante che lo caratterizza, esso garantisce in qualche misura la possibilità di mantenere vive, all’interno, tradizioni e modalità di vita legate alla propria religione. Il ghetto finirà così col diventare molto più di un luogo fisico: diventerà il simbolo stesso della condizione ebraica in Europa e, persino, un tratto della mentalità di cui gli ebrei "emancipati" del secolo XVIII e quelli "sionisti" del XX, cercheranno faticosamente di liberarsi.

Concentrati nelle giudecche o chiusi nei ghetti, che attività potevano svolgere gli ebrei del Medioevo? Era loro proibito dedicarsi alle professioni (salvo quella di medico), non potevano intraprendere la carriera militare, raramente era loro permesso possedere beni immobili. Restavano poche possibilità. Restavano, in sostanza, quelle attività commerciali e finanziarie che la mentalità medievale considerava con disprezzo: dalla compravendita di stracci e abiti usati (il misero mestiere che occuperà per generazioni tanti ebrei dei ghetti, dall’Italia alla Polonia), fino al prestito di denaro ad interesse. Per la Chiesa il denaro è materia vile e sterile, il prestito a interesse (inizialmente chiamato "usura" qualunque fosse il tasso esercitato) è peccaminoso... 
e viene delegato volentieri a chi è già comunque escluso dalla "salvezza". 
D’altra parte per gli ebrei, sempre esposti alla minaccia di improvvisi saccheggi ed espulsioni, la tanto vituperata ricchezza "mobile" era l’unica che si potesse sperare di salvaguardare in qualche modo in caso di pericolo.

L'antisemitismo ha un andamento a ondate e ogni ondata potrebbe essere quella che va fuori controllo. Quando si diffonde, lo fa rapidamente e un po’ a tutte le latitudini, come se non contassero differenze politiche e sociali. Si autoalimenta in un crescendo parossistico, apparentemente slegato da ogni possibile motivo o pretesto. Stiamo parlando dell’antisemitismo, una delle più antiche malattie della società, cento volte dato per sconfitto e cento volte risorto, nel corso della storia.
 Mai un fenomeno omogeneoì, ma ogni forma di antisemitismo prepara il terreno e alimenta la fiammata successiva. Ogni gruppo che pratica l’odio antiebraico utilizza e ripropone le calunnie e i pregiudizi diffusi da chi ha già coltivato quell’odio, in altri tempi e in altri luoghi. 

Quando il 31 marzo 1492, il re di Spagna Ferdinando il Cattolico decretò l’espulsione entro quattro mesi di tutti gli ebrei dai propri territori pena la morte, non furono poche le famiglie ebraiche che accettarono obtorto collo la conversione al cristianesimo. Nessuno si fece molte illusioni sulla sincerità di queste conversioni, tanto più che effettivamente molti di questi convertiti a forza continuavano a praticare in segreto i costumi e i riti della propria religione. Chiamati con disprezzo "marrani" e perseguitati senza pietà dalla Santa Inquisizione, questi cristiani di recente conversione divennero una vera ossessione per gli spagnoli "cristiani da sempre". I quali, per allontanare da sé qualunque sospetto di "ebraicità", presero l’abitudine di vantare ed esibire non solo il proprio personale attaccamento ai precetti di Santa Romana Chiesa, ma anche quello dei propri padri e dei propri nonni. Fino a coniare un nuovo concetto: quello della limpieza de sangre, la "purezza del sangue", intendendo con questo il fatto di non annoverare nessun ebreo (o ex ebreo) tra i propri avi, da generazioni.

Quando, nel 1933, Adolf Hitler viene nominato cancelliere in Germania e da avvio al folle progetto di purificare l’umanità dalla presenza stessa delle razze inferiori, prima fra tutte quella ebraica, il mondo in cui si muoveva non mancava certo di precedenti cui ispirarsi. 
Pratica e ideologia antisemita vi hanno avuto libero corso per secoli.


(vedi ALTRO IN TABELLA ISRAELE)

CONTINUA ANNO 610 >