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ANNO 622 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( longobardo ) dal 591 al 652 ) >

*** MAOMETTO A MEDINA
(con un po' di storia sul mondo arabo-ebraico)

< il profeta MAOMETTO - Biografia

qui TABELLA "PIANETA ISLAM"> >


Maometto dopo la morte della moglie Kadigia e di suo zio Abu Talib, non ebbe più la protezione della potente famiglia che era alla Mecca molto influente, nè  quella dello zio che benché non avesse mai aderito alla sua dottrina, rimasto impressionato dal coraggio che dimostrava suo nipote, lo difendeva sempre dagli attacchi dei Qurayshiti che ne chiedevano perfino la morte.
Con la loro scomparsa la posizione di Maometto finì per farsi critica.
Tornò a farsi viva l'ironia, perfino dei propri familiari; aumentarono gli insulti per la strada, le minacce di morte, a considerarlo mentecatto, a non più rivolgergli la parola, a non avere più la florida azienda ereditata dalla moglie (che era di trasporti) nessun rapporto con i commercianti locali..

 Maometto dopo molte minacce non operava più all'ombra della Kaaba (questo era ormai considerato dai Qurayshiti una provocazione, una bestemmia, un insulto agli dei) per fare proseliti alla sua religione, ma si limitava a incontrare i tanti viaggiatori che venivano in città in pellegrinaggio o nelle varie festività delle dee. Predicava loro le sue dottrine. Alcune volte incontrava indifferenza e scherno. Ma non tutti si comportavano così, già nel 620 aveva incontrato alcuni pellegrini di YATHRIB (un'oasi posta a 200 miglia a nord della Mecca) e trovandoli ben disposti ad ascoltarlo, avviò una serie di rapporti provocando un cambiamento radicale nelle loro credenze, fino al punto che in questi mesi difficili, quasi caduto in disgrazia alla Mecca, sollecitato da questi nuovi seguaci, Maometto pensò costantemente una eventuale emigrazione a YATHRIB .

Yathrib non era una città, ma un raggruppamento di villaggi sparsi in una zona fertilissima a circa 350 chilometri dalla Mecca; gli abitanti erano tutti dediti alla agricoltura e non come a La Mecca che invece era quasi tutta interessata al commercio. Del resto la Mecca era un crocevia di strade carovaniere, e gli abitanti traevano profitto dal fatto che i numerosi mercanti avevano la consuetudine di far sosta proprio in questa città per vendere le loro merci e acquistarne delle altre.
Dove praticamente orbitava la vita commerciale di tutta la Mecca era intorno alla tribù dei Qurayshiti che contavano all'incirca cinquemila componenti, suddivisa in singoli gruppi familiari o clan. Quando altre tribù rivaleggiavano con i Qurayshitii, i potenti capi clan cercavano con una accorta politica di matrimoni di legare ai propri interessi i concorrenti. Operando in questo modo avevano creato una lobby, un vero e proprio monopolio delle attività commerciali, che organizzava alla Mecca anche assemblee democratiche, ma non esisteva una minoranza, la maggioranza era sempre dei Qurayshiti, quindi loro ad avere in mano tutti i poteri: politici, economici e anche religiosi
Infatti la Mecca oltre ad avere la vocazione di centro commerciale di ogni tipo di merci, aveva altre due grandissime risorse: la prima era che esisteva la fonte Zemzen che fin dai tempi antichi era considerata una fonte sacra in quanto unica provvidenziale dispensatrice di acqua in una zona tutta arida. E il controllo della distribuzione dell'acqua (a pagamento) era appannaggio dei Qurayshiti, come pure l'altra risorsa collaterale: il santuario sito nei pressi della fonte stessa e che già allora era chiamato della Santuario della Kaaba, cioè del cubo, con murata in una parete dello stesso la Pietra Nera, probabilmente un meteorite, che era considerata un simbolo delle divinità.

A parte tanti altri idoli pagani, le divinità maggiori erano le tre dee: Al-Lat, Al-Uzza, Al-Manar, simboli religiosi che davano da vivere a una nutrita legione di sacerdoti.
Quindi i Qurayshiti non operavano solo nella sfera del commercio, ma avevano sotto il diretto controllo l'intera sfera religiosa; i forestieri dovevano pagare l'acqua in contanti, inoltre se volevano implorare le divinità per la loro felicità dovevano acquistare ogni cosa dai vari punti vendita dei Qurayshiti . 
Come i ricordini e l'abbondante paccottiglia nelle bancarelle venduta ai pellegrini, e in più avevano in mano tutto l'indotto, le locande, i ristoranti, e altri negozi, che davano lavoro a migliaia di loro dipendenti.
Con questa lucrose attività i Qurayshiti avevano accumulato enormi ricchezze.

Ora se Maometto andava in giro dicendo che le dee e gli idoli erano fasulli, che i riti erano bestemmie, che i sacrifici erano grotteschi, e che le preghiere erano una offesa al vero Dio, quello che era ormai considerato uno "squilibrato provocatore", che tuttavia riscuoteva credito, mise in allarme i Qurayshiti. Ma non per una questione di fede, ma per motivi economici. Vi era il pericolo che i credenti nel rinunciare alla vecchia fede, rinunciassero all'acqua sacra, alla Kaaba, ai sacrifici, ai pellegrinaggi, e c'era anche il timore che una volta ripudiate queste cose, la stessa città perdendo la reputazione avrebbe perso anche tutti gli altri commerci.
Ecco perché furono i primi a indicarlo come un impostore, diffamatore della fede dei padri, un pazzo che insultava gli dei, quegli stessi dei che avevano dispensato bellezze e prosperità alla Mecca come in nessuna altra città.
Un uomo insomma da combattere, perché aveva sovvertito l'ordine cittadino delle classi e dei ceti, con atti sprovveduti, che avevano causato perfino la rovina della sua stessa azienda, sperperato i beni della moglie. Insomma un mentecatto da allontanare, e che perfino i suoi parenti avevano da lui preso le distanze.

Queste illazioni non è che Maometto non le comprendeva, anche lui era un commerciante, quindi li capiva; mica voleva distruggere le lucrose attività; lui stava operando su una riforma religiosa, e che nel realizzarla avrebbe semmai reso ancora più famosa la Mecca. Avrebbe fatto diventare la città un centro spirituale, e la Kaaba la "casa di Allah". Cercò dunque di far capire questi vantaggi ai Qurayshiti, avanzando alcune proposte di compromesso. Fino al punto (ricevendo dopo giorni di preghiera, un'altra "ispirazione", la "voce" dell'angelo Gabriele) di riconoscere alle tre dee  una funzione intermediaria, riabilitando così  il prestigio delle tre divinità, e colmando in qualche modo la profonda spaccatura creatasi con i Qurayshiti "affaristi" e con i sacerdoti delle tre divinità; le due categorie che si sentivano minacciate.

Si stava già celebrando il grande evento della riconciliazione con feste e banchetti, ma all'ultimo momento Maometto ritrattò il compromesso, quando si accorse che aveva commesso un gravissimo errore. Se proseguiva su questa linea della mediazione, avrebbe prima di tutto dimostrato di essere arrendevole (e alcuni già facevano girare pungenti battute "altro che visioni, per denaro si è venduto anche lui"); diventava pari ai sacerdoti di quelle divinità, compresi i ciarlatani dei tanti idoli; e tutta la base della sua religione (monoteistica) crollava.
La ritrattazione non fece che aumentare le ostilità,  le beffardi battute sul suo equilibrio psichico circolavano in quantità, le minacce di morte aumentarono, e se lui -perché ricco- in qualche modo si difendeva, i suoi seguaci  furono oggetto di attacchi violenti, non trovavano più lavoro, non riuscivano a commerciare più nulla, e gli si negò perfino l'accesso alla Kaaba.
Il Profeta fu costretto allora a trovare una via di uscita e poiché non potevano né lui né i suoi seguaci assolutamente restare in città, l'unica soluzione era quella di abbandonarla, di cercare un rifugio in un altro luogo.

Ed ecco il proponimento di Maometto di ricontattare gli abitanti di Yathrib; una città dove da qualche tempo si stava in qualche modo già affermando l'idea di un Dio unico; un concetto introdotto da alcune comunità ebraiche che si erano integrate sul territorio molti molti anni prima; che però avevano assunto uso e costumi arabi, restando però fedeli alle loro concezioni religiose, che avevano avuto un certo effetto sugli arabi di questa oasi. Ma nelle divinazioni della religione mosaica c'era anche quella che profetizzava l' "arrivo di un Salvatore che avrebbe ridato al popolo ebraico gloria, splendore e lustro e l'assicurazione che era il popolo eletto da Dio" e ripetevano spesso: "...il suo tempo è già iniziato" quando scoppiava qualche rivolta.
Gli ebrei convivendo con gli arabi, gli stessi arabi nell'ascoltarli cominciarono a credere  di essere proprio loro o comunque con loro il popolo eletto. Non restava che aspettare questo Messia. E quando i sermoni di Maometto tramite i mercanti che si recavano alla Mecca giunsero anche a Yathrib, qualcuno cominciò a crederci e a sperarci in questa profezia; nelle sue prediche ci vedevano un riscatto atteso da tempo.
 
L'oasi di Yathrib si basava come economia sulle coltivazioni soprattutto dei datteri, e i clan (in particolare due, gli Aus e i Khasrag, ma arrivati più tardi provenienti dallo Yemen) che possedevano le piantagioni si scontravano in sanguinose tribali dispute territoriali. Ma entrambi i due clan anche con gli ebrei dell'oasi, che vantando un insediamento anteriore alle due tribù, volevano conservare il predominio su Yathrib. Dalle piccole liti, si era poi passati a episodi di violenza, ai delitti, alle rappresaglie, a una vera e propria vita separata, senza avere nessuno la forza di porvi rimedio. Una situazione che perdurando aveva compromesso perfino i rapporti commerciali, indebolita l'economia di Yathrib, che nonostante le potenzialità di grande centro mercantile non era mai riuscita a imporsi come centro extraregionale come la Mecca. Anzi era in piena decadenza. Pur avendo una fonte d'acqua come a la Mecca e vicino le carovaniere che andavano in Siria, nella irrequieta Yathrib non si fermava più nessuno.

Fu in queste circostanze che alcuni capi tribù del clan dei Khasrag sempre sul piede di guerra, due anni prima in visita a La Mecca, fecero conoscenza con quest'uomo che stava allarmando i mercanti di questa città sul piano economico oltre che su quello religioso (altrettanto lucroso e che dava ulteriore prestigio e importanza alla città). 
 Approfondita la questione che stava inquietando i Qurayshiti de la Mecca, dopo averlo sottoposto a tante domande - narra il biografo IBN ISHAQ- si sentirono attratti da questo uomo che parlava in modo convincente di un Dio unico onnipotente, che affermava di essere il Suo profeta, non un Dio come ogni tanto in giro sosteneva qualche invasato. Affermava che la sua religione era ordine, giustizia e dignità dell'uomo che era poi quello che Dio desiderava. Che lui era solo un legislatore e che con lui  si sarebbe accresciuta la speranza di eliminare il caos morale.
Finchè uno degli ascoltatori disse "Amici questo è senza dubbio il profeta a cui si riferiscono i Giudei. Dobbiamo agire in modo che essi non si accordino con lui prima di noi",  che certamente sarebbe stato utile alla loro causa, e che proprio perché era straniero avrebbe potuto realizzare tutto ciò che a loro non era mai riuscito di fare, creare con imparzialità una coalizione di Clan, una vera unità, quindi una forza, per combattere insieme i mali che affliggevano Yathrib: la guerra civile, le leggi non più rispettate, le proprietà insicure, il degrado dei costumi, il disordine, e la decadenza dei commerci che stavano portando all'indigenza la popolazione di Yathrib e Yathrib stessa.
Dopo questo primo incontro, avvenuto nel 620, i cittadini della città gli rivolsero l'invito a trasferirsi a Yathrib . 

Maometto per quanto lusingato non volle assumersi subito il gravoso impegno in questa contrada da tempo al suo interno così lacerata. I mercanti di Yathrib si accomiatarono ripresero la via del ritorno e rimasero lontani un intero anno. Poi, proprio quando alla Mecca le ostilità per Maometto iniziarono ad essere molto preoccupanti, giunse in città una delegazione di dodici notabili per discutere seriamente con Maometto la faccenda, rinnovandogli la proposta del trasferimento; s'impegnarono ad affidargli  ogni questione di carattere legale; a non porre accanto ad Allah nessuna altra divinità; ad obbedire solo a lui.
I Khazrag si decisero così di dare vita a questo progetto per mettere fine alla piccola guerra di villaggio, mai più immaginando che in seguito questa religione avrebbe creato una guerra di due mondi.
Maometto accettò, ma nel corso dell'intero 621 non si recò personalmente mai a Yathrib, mandò solo un suo fedele rappresentante, buon conoscitore del Corano e delle prescrizioni legali in esso già consolidate. Questi fece un ottimo lavoro, nel corso dell'anno riuscì non solo a convertire l'intera popolazione del clan dei Khazrag, ma anche a destare l'interesse dell'altra tribù, gli Aus, e degli stessi ebrei, dopo aver visto entrambi che molti contrasti si erano appianati, non c'erano più liti, delitti, vessazioni, vendette. Ci si avviò a una riconciliazione, fino al punto che le due tribù e la comunità ebrea, insieme decisero di mettere per iscritto un giuramento. Basta le lotte intestine, semmai bisognava unirsi e usare tutte le bellicose energie verso un solo nemico.

Le ostilità d'ora in avanti se ci dovevano essere dovevano essere rivolte più solo alla Mecca; ed erano ormai tutti coscienti che nel fare l'intesa con Maometto questo voleva dire aprire un conflitto con i  Qurayshiti de la Mecca che stavano rendendo la vita difficile al Profeta, oltraggiato e infamato e che per sfuggire a degli attentati  ormai doveva vivere alla macchia.
Il patto fu chiaro, i pericoli connessi pure, molti sarebbero potuti morire, si parlò dunque senza mezzi termini di guerra, e tutti i presenti ne accettarono i rischi. Anche perché il conflitto prometteva a guerra vinta un proficuo bottino, la razzia della Mecca avrebbe mutato le condizioni economiche di Yathrib.

In occasione del pellegrinaggio annuale alla Mecca di quest'anno 622 a Giugno, 73 cittadini di Yathrib, giunsero in città per visitare i santuari delle tre dee; cosa che fecero per avere il pretesto di accamparsi nella notte in una vicina gola del deserto; poi come dei cospiratori s'incontrarono con Maometto e i suoi seguaci per concordare le iniziativa da prendere, organizzare una forza con i fedeli di Maometto che vivevano alla Mecca ormai anche loro sottoposti alle ostilità e all'odio.

Maometto volle essere sicuro di quello che offrivano, li fece giurare che lo avrebbero difeso anche a costo della loro vita come se fosse stato un loro familiare, poi aggiunse "Io appartengo a voi e voi appartenete a me. Io combatterò colui che voi combatterete, vivrò in pace con chi verrà lasciato in pace da voi". Il patto fu concluso, le decisioni furono prese, e si concordò che i seguaci di Maometto della Mecca a piccoli gruppi senza farsi troppo notare avrebbero raggiunto Yathrib, per concentrarsi e per creare una forza disposta a lottare.
Questa "fuga" dalla Mecca prese il nome di  "HIGRA", che significa "emigrazione" -distorta dagli europei in EGIRA. Iniziata il 16 Luglio del 622, costituisce il punto di partenza dell'era musulmana:  cioè quando i fedeli di Maometto lasciarono la Mecca per raggiungere Yathrib. 
 
L'accordo stipulato, ma anche la "fuga", attraverso voci  raggiunse i Qurayshiti, che trovarono un valido motivo per sentirsi ora veramente minacciati; decisero immediatamente che Maometto doveva essere eliminato, organizzando una spedizione omicida composta da un uomo di ogni grande famiglia, in modo che non potesse ricadere la responsabilità dell'assassinio del Profeta a una sola famiglia e per evitare di dare l'avvio a una faida della famiglia dello stesso, com'era tradizione.
L'attentato organizzato nella notte, fallì per pochi minuti, Maometto si era alzato dal letto e aveva raggiunto il suo amico Abu Bakr, per andargli a dire a notte fonda "Allah mi ha concesso finalmente di andare a Yathrib". Abu Bakr rimase sconcertato, ma poi al mattino informato da alcuni voci quanto era accaduto nella notte e che era stata messa una taglia di cento cammelli sulla cattura di Maometto, attraverso un piccolo finestrino sul retro della casa fuggirono insieme in una caverna nel deserto rimanendovi nascosti tre giorni. Poi procuratisi due cammelli, evitando tutte le piste e le oasi a tutti note, percorrendo sentieri di montagna, compiendo un lungo giro, i due fuggiaschi impiegarono giorni e giorni per coprire la distanza delle duecento miglia, finché  il 24 settembre  raggiunsero finalmente la città di Yathrib . 
Gli abitanti che seguitavano a pregare per l'arrivo di Maometto, come un presentimento da giorni scrutavano l'orizzonte, finché un mattino un ebreo rivolto a loro disse "E' arrivato finalmente".
Arrivato a Yathrib!  che diventerà, Madinal al-Rasul, cioè  "la città del Profeta", poi abbreviata in MEDINA, che significa solo città.

A Medina Maometto non volle nessuna accoglienza trionfale, né volle che una casa particolare fosse messa a sua disposizione; lasciò decidere al suo cammello; quando questo stanco del lungo viaggio si fermò testardamente in un punto, lì il Profeta decise di fermarsi, e lì fece innalzare la prima moschea e accanto la sua abitazione.

La sua attività Maometto la inizia dopo alcune settimane redigendo un documento che diventa la prima legislazione di una città islamica.  Ma non rivendicò il ruolo di capo, bisognava solo giurargli obbedienza personale, e del resto gli stessi medinesi non si sottomisero alla sua autorità, si erano solo impegnati a difenderlo, perché secondo un concetto del Corano, una promessa fatta da un membro impegnava tutto il resto del clan, e la Medina convertita era ora un unico clan, un unica famiglia.
 Quindi nel testo tramandato dal famoso documento, Medina riconosceva l'ospitalità, dava protezione incondizionata a Maometto, lo nominava suo signore.
 Fu un trattato diplomatico molto ben riuscito; furono risolte tutte le discordie dei clan e si trasformò in una popolazione tutta unita a difendere il suo legislatore, più che un capo.
 Fu solo con l'estendersi della sua influenza, del suo carisma, della sua intelligenza, e non in virtù di una sua pretesa o altro accordo formale che Maometto divenne poi "un re" del luogo.
 
Del resto Maometto nel presentarsi a Medinesi, che molti di loro non conoscevano fino al suo arrivo, con una dose di capacità politica non indifferente disse che considerava tutti gli abitanti "credenti o no" membri di una sola comunità, e che la divisione fra clan era valida solo per il suo stretto significato parentale, così la cultura e la tradizione familiare dovevano rimanere circoscritte nelle proprie mura familiari, ma che era prerogativa principale -e quindi unica per tutti- quella di osservare una legge comune:  mai combattersi gli uni contro gli altri in caso di dispute, che le questioni di ogni tipo avrebbero dovute comporsi "...davanti a Dio e... a Maometto che avete voi voluto come legislatore"; inoltre tutti dovevano impegnarsi a difendere Medina, in ogni occasioni di attacchi, e che nessuno durante questi poteva concludere accordi di pace, o dichiarare guerra ad altre genti o clan stranieri. L'unità era e doveva rimanere inviolabile; e che solo così poteva nascere un "Grande Unico Popolo"
Erano come si vede discorsi che andavano al di la' delle semplici composizioni pacifiche dei clan di  un villaggio, ma contenevano già il grande messaggio non solo religioso ma fondamentalmente politico per creare prima una città civile, poi una grande nazione, e con essa un grande popolo.
  
Maometto diventa un organizzatore, un legislatore, un uomo politico, costruisce il suo edificio che diventa la base e il punto di partenza dell'Islam; termine che si può tradurre "sottomissione" e deriva dal verbo arabo aslama che significa "sottomettersi".

Non fu un inizio facile. Alcune contrarietà nacquero da qualche ex potente; ma le maggiori difficoltà scaturirono soprattutto dagli Ebrei, che prima lo avevano accolto dandogli perfino incondizionato appoggio, poi si dissociarono dalle sue idee religiose; pur essendo la religione che professava Maometto monoteistica e che si riallacciava ad Abramo; gli ebrei ritenevano quella mosaica-ebraica l'unica degna di fede biblica e questo diede origine a una prima spaccatura, inizialmente piccola, poi via via sempre più grande quando gli ebrei rifiutarono con poche eccezioni di riconoscerlo come Profeta. 
Maometto aveva cercato di mettere in risalto l'affinità fra le due religioni, che riguardavano un Dio unico, una base comune. Ma fu inutile, e la tradizione é concorde nel riferire che gli ebrei erano molto preoccupati dalla piega che stavano assumendo gli eventi dopo il suo arrivo. Quando poi iniziarono azioni di disturbo, quando prendendosi gioco di lui ci furono alcune provocazioni, Maometto si allontanò dagli ebrei, quasi pentendosi di aver dato loro credito e iniziò di rimando a predicare una rivelazione premosaica.
Quella degli  hanifi; dell'Arabia antica (ca. 2000 a.C.), rappresentanti di una religione monoteistica né ebraica né cristiana; nella quale alla credenza in una rivelazione primordiale si associava l'attesa che di tempo in tempo essa trovasse i suoi banditori in "profeti della verità". Probabilmente è a essi che Maometto dovette la sua convinzione di essere stato chiamato ad annunciare l'unica religione primordiale quale profeta degli arabi"  (A. Bertholet, Dizionario delle Religioni, Editori Riuniti).

Dobbiamo qui premettere che fino a questo periodo, era piuttosto ancora difficile separare l'etnia degli Ebrei e degli Arabi. Erano entrambi semiti. Secondo la Bibbia, il nome Ebreo discenderebbe da Eber, a sua volta discendente da Sem figlio di Noè (il capostipite dei popoli semiti) e antenato di Abramo, il comune patriarca delle due religioni: dell'ebrea, che sarebbe discesa da Isacco figlio di Abramo e di Sara; e dell'araba, che (secondo Maometto) sarebbe discesa da Ismaele figlio dello stesso Abramo e di un'altra moglie alla quale il patriarca si era unito su consiglio di Sara stessa dal momento che, in un primo momento, essa non era riuscita a dargli un figlio.
Il testo biblico stabilisce così una parentela strettissima fra ebrei e arabi. E secondo alcuni studiosi ebrei e arabi si avvicinano ai misteriosi habiru, o agli aramei, nomadi presenti un po' in tutto il vicino Oriente fra il 2000 e 2200 a.C.
Secondo questa provenienza storica, Ebrei ed Arabi potrebbero essere chiamati più che "cugini", "fratelli". Entrambi onorano il patriarca Abramo come progenitore dei loro popoli. Quando Abramo, intorno al 1800 a.C., da Ur, in Caldea (forse per una grave carestia sui luoghi) parte con la sua discendenza ed erra verso nord e verso ovest, verso la Siria e il Mediterraneo non esiste ancora nessuna separazione fra Ebrei ed Arabi. Esiste solo la famiglia di Abramo. Gli antichi egiziani danno a questi nomadi semiti che si aggirano attorno all'Egitto il nome di "vagabondi delle sabbie" o Ara-Bar. Dunque sono tutti Ara-Bar quelli che poi si chiameranno Ebrei e Arabi.
Una vera separazione più che "divisione", avviene quando una parte della discendenza di Abramo, divenuta troppo numerosa, si reca in Egitto dove vive pacificamente. Cambiata la situazione politica sotto i faraoni Ramesete II e Meneptah, questo popolo vittima di persecuzioni, sotto la guida di Mosè decise di tornare in Palestina, dove consolidò un regno con il vincolo religioso fra le stirpi dei due rami. Infatti anche gli arabi di oggi riconoscono Mosè come profeta; e si danno anche il suo nome: Moslen. Anche i dieci comandamenti proclamati da Mosè sono fondamento comune della religione ebraica, maomettana oltre che cristiana.
Ma una vera e propria divisione avviene con i seguaci di Mosè. Infatti gli israeliti da lui guidati, conquistano la terra di Canaan, vi stabiliscono la loro residenza. Fondano il loro primo stato sotto re Saul, e cessano definitivamente di essere nomadi; non sono più i "vagabondi", non sono più Ara-Bar. Diventano agricoltori, artigiani, pescatori, allevatori. Fedeli agli ordini di Mosè "questi" ebrei si appartano, il legame che li tiene uniti è la dottrina del Dio unico, figli di Israele, figli distinti fra tutti i popoli, anzi il "popolo eletto". Quindi distinti anche dagli antichi "fratelli" che avevano lasciato, e che restano Ara-Bar, misti a cananei, moabiti, idumei, ammoniti, aramei e filistei, contro la quale lottano per la dominazione sul territorio.  
Con lotte e "guerre sante", sotto il regno di Davide (1010-970 a.C.) si consolidò lo Stato di Israele che acquisì Gerusalemme come capitale. Salomone (970-931 a.C.) portò all'apogeo la potenza ebraica, ma subito dopo la sua morte l'unità politica degli stessi ebrei venne meno, e al nord si costituì un regno di Israele, con capitale Samaria, mentre al sud Gerusalemme fu la capitale del regno di Giuda. I due regni ebraici, spesso in lotta fra loro, furono facile preda dell'espansionismo assiro: nel 722 Sargon II conquistò Israele, deportando gran parte della popolazione in Mesopotamia (prima diaspora), e nel 701 Sennacherib  sottomise anche il regno di Giuda, in seguito conquistato da Nabucodonosor, re di Babilonia (605). Diciotto anni dopo Gerusalemme fu saccheggiata, il Tempio distrutto e la maggior parte dei Giudei deportati a Babele (587). 

Terminata con Ciro la "cattività babilonese" (587-538) il re persiano permise il ritorno degli Ebrei in Palestina. Ma non esistè più un stato Ebraico, il potere fu esercitato di fatto dalla casta sacerdotale con  vari attriti tra le varie (vecchie e nuove) correnti religiose da questo 538 a.C. fino al 70 d.C. 
 Nel frattempo in tutti questi anni la Palestina passa di mano in mano; crolla l'impero persiano, c'è l'avvento di Alessandro Magno, dei Tolomei, dei Siriaci, degli Elleni, dei Seleucidi poi a partire dal 63 a.C. Roma con Pompeo Magno impose il protettorato alla Giudea, e l'anno 1 d.C. Augusto la trasforma in provincia romana, pur lasciando al Sinedrio (assemblea ebraica) alcuni poteri legislativi, amministrativi e giudiziari. - Meno felice fu la romanizzazione del sud del Sinai, nello Yemen,  dove sperava di scavalcare i beduini che monopolizzavano i commerci con l'Oriente).

Ma fra gli ebrei sono nate nuove sette politiche-religiose, con profonde divisioni religiose (sadducei, esseni, asidei, fariesei) e politiche con gli Zeloti, che animarono la resistenza contro l'occupazione romana, finchè scoppiò un gran rivolta soffocata nel sangue da Vespasiano e infine da Tito (
VEDI ANNO 70 d.C.). Le fonti antiche parlano di 600.000 morti e decine di migliaia di ebrei venduti come schiavi. Del Tempio distrutto rimase solo un muro, il "Muro del pianto". Sotto Adriano la seconda rivolta (132-135 d.C. - VEDI ANNO 135 d.C.) portò alla totale scomparsa  della Giudea, con Gerusalemme vietata ai figli di Israele, ribattezzata Aelia Capitolina. Ebbe così inizio la grande diaspora (dispersione) degli ebrei nel mondo. Comunità ebraiche comparvero un po' in tutte le città dell'Impero, in tutta l'Asia Minore e in Europa, dalla penisola del Sinai a Colonia in Germania. Tutte comunità che anche nella lotta di sopravvivenza in ambienti ostili riescono a conservare la propria identità e la propria religione mosaica agendo però non in senso missionario; infatti non costringeranno mai nessuno ad abbracciare la propria fede. Restano fedeli alla propria fede e alla propria patria. Simbolo della patria diviene Sion, il monte su cui furono costruiti Gerusalemme ed il tempio. Da allora ogni anno, alla vigilia della festa di Pasqua, gli ebrei in ogni parte del mondo, una preghiera finisce con l'invocazione "L'anno prossimo a Gerusalemme". La nostalgia di Sion diviene una parte della loro coscienza di esistere, e il più grande desiderio di ogni ebreo,  l' Alijah, il ritorno alla "terra promessa".
Ma forse ciò che unisce veramente gli ebrei di tutto il mondo è la comunanza del destino. Un destino fatto di persecuzioni millenarie motivate dapprima da questioni prettamente religiose, una specie di castigo generazionale per espiare la colpa di essere stati i carnefici di Gesù, inasprito da una recrudescenza persecutoria per non aver mai voluto convertirsi al cristianesimo (una di queste terribili persecuzioni nascono proprio in questi anni in Spagna -
vedi ANNO 609 

E contemporaneamente una linea di distinzione etnica molto forte fra Ebrei ed Arabi inizia in questo stesso periodo nella penisola araba, quando -non conosciamo i motivi- gruppi  meridionali dello Yemen si trasferiscono in Siria (come gli accennati  Khazrag  e gli Aus, a Medina). 
Anche negli arabi nel corso dei circa 1400 anni si erano creati due gruppi distinti, attraverso varie ondate migratorie. A nord seguitando a dedicarsi ai commerci carovanieri (restando Ara-Bar, nomadi)  mentre a sud il ceppo originario dello Yemen-Oman, era rimasta a vocazione sedentaria. A parte la leggenda egizia della Regina di Saba e dei suoi immensi  tesori (a cui credeva ancora Plinio e Augusto) in un'iscrizione Sumera del 853 a.C. questo territorio ci viene descritto sede di una civiltà progredita, opulenta, con opere idrauliche straordinarie, palazzi meravigliosi, con la popolazione dedita a una ricca agricoltura e ricca di commerci via mare con la vicina India.

Ancora più forte questa distinzione con l'invasione (e quindi miscuglio) degli Avari  con la caduta dell'impero persiano nel prossimo 636; poi dal X sec. con la caduta di quello bizantino; infine con le invasioni turco-mongole e indo-europee che si riversarono in Mesopotamia, Asia Minore, in Palestina, in Africa; popolazioni poi tutte arabizzate nella lingua, nei gusti e... nell'islamismo. Lo stesso Saladino, il grande eroe dell'unità araba, non era un semita ma in realtà era un curdo: cioè un indoeuropeo di stirpe iranica. 
Gli stessi arabi -in precedenza, durante lo splendido periodo- con le risorte lotte tribali e nelle rivalità fra califfati si erano (una delle cause del crollo della potenza araba) nuovamente divisi negli antichi grandi gruppi: in Sciti (Iran, Irak) e Sunniti. A loro volta suddivisi per sette: Wahabiti, Alauiti, Drusi, Zaidi, Senussi, Mahaditi, Ismaeliti, Khariti.

 Ritornando a questo periodo, Maometto oltre che la spaccatura con i Qurayshiti alla Mecca, la spaccatura l'ebbe quindi anche con gli ebrei a Medina. La base ideologica divenne un vero e proprio conflitto, ed una coesistenza fra le due religioni era ormai da escludere;  il risentimento nei loro riguardi lo indusse a cambiare la direzione del suo centro religioso, trasformando la Kaaba nel santuario dell'Islam; perfino la direzione verso la quale si doveva pregare non era più quella di Gerusalemme ma bisognava rivolgersi in direzione della Mecca, considerato il sacrario creato da Abramo stesso (Nel suo Corano, infatti Maometto non nominerà mai Gerusalemme, ma sempre la Mecca)

Fra i tanti contrasti, di carattere religioso e politico, Maometto si rese conto che bisognava garantire una sicurezza pubblica, fornendo i principi di un codice giuridico e una serie di prescrizioni. Tutti i suoi insegnamenti erano precedentemente rimasti racchiusi nella sfera della fede (fin dal 610)  ma quando questa dovette darsi delle regole civili e sociali, non appena la sua religione a Medina divenne anche una entità politica che vedeva crescere nelle sue mani giorno dopo giorno -e dov'era stato nominato arbitro assoluto della città- sentì la necessita di creare non solo una dottrina, ma una religione di stampo giuridico, evitando di includere dogmi, sacramenti, clero, ma una legge canonica ("shaira") che doveva compenetrare e regolare la vita e i rapporti dei musulmani
Dunque una dottrina molto più vasta, a carattere statale, verso il mondo esterno, che promuoverà una forte politica espansiva che portò nel giro di pochi decenni - con i primi quattro califfi che raccolsero l'eredità del Profeta- alla costituzione di un vero e proprio impero.
E' la nascita del "CORANO, libro sacro dell'Islam (per il momento a memoria, solo dopo la sua morte fu trascritto su pergamena). Una raccolta delle rivelazioni trasmesse da Allah a Maometto, nel periodo compreso tra il 610 e questo 622.
 Ma solo dopo l'arrivo a Medina e fino al 632 anno della sua morte, Maometto inizia a includervi una serie di prescrizioni di carattere politico, di organizzazione sociale, e non in un modo proprio sistematico; vi provvide quando le necessità si presentavano, senza preoccuparsi alle volte della coerenza teorica bensì modificando le disposizioni precedenti in base alle nuove situazioni che si venivano a creare (Alla redazione definitiva della raccolta si giunse per tappe nelle generazioni successive, fatte dai molti teologi musulmani  che "revocarono" o dichiararono "revocabili" alcune prescrizioni. Non senza polemiche fra le varie correnti che si vennero a creare, con un individualismo esasperato, che fu in seguito causa di tanti guai, una miscela esplosiva incontrollabile, dopo essere stata la culla di una nuova complessa civiltà nata dall'incontro della cultura dell'Islam delle origini con le più raffinate civiltà d'occidente e oriente.

Comunque il Corano nel mondo islamico è ritenuto modello insuperabile di perfezione stilistica e linguistica e costituisce il fondamento della ritualità, della teologia e del diritto pubblico e privato.
Si compone di 114 capitoli ("sure"), per un totale di 6236 versetti ("ayat") di lunghezza variabile.

Al pari dell'ebraismo, l'Islam non ha sacerdoti nella "Umma" (comunità dei credenti), ma solo esperti nelle Scritture (gli "ulama"), guide alle preghiere (gli "imam"), e uomini pii ai quali ci si rivolge per consigli (i "muftì").

Abbiamo anticipato qui tanti eventi, ma nel corso dei successivi anni, ritroveremo i singoli fatti, che d'ora in avanti -dopo questo 622- interesseranno non solo la piccola città di Yathrib (Medina), ma subito dopo l'intera regione, poi il continente, i continenti, le civiltà.
Quest'anno i seguaci di Maometto a Yathrib erano 73,  ora (anno 2000) sono diventati un miliardo e duecento milioni. Quindi la storia è lunga. E sembra che non sia proprio finita.

Ma dobbiamo fare delle considerazioni di carattere storico. Molti sono portati a ritenere che certi pregiudizi degli arabi di oggi, nei confronti dell'Occidente siano atavici, per via delle crociate che  invece gli arabi hanno ben presto dimenticato. L'occidente gli arabi lo avevano amato moltissimo prima delle crociate (dal greco e dal latino tradussero ogni cosa) e nonostante tutto lo hanno amato anche dopo, fino al 1920. Poi alcuni "saggi" governanti occidentali, si misero a fare dei giochetti sporchi, con leggerezza e con la spregiudicata politica colonialista; e se sono poi tornate certe demonizzazioni, e specularmente si sono sviluppati certi (detti oggi) integralismi e fondamentalismi, l'Occidente non è del tutto innocente.
Il fondamentalismo, che ormai andava spegnendosi ha ritrovato nuova forza e vigore proprio con queste demonizzazioni.

Nè dobbiamo appoggiarci alle idee di certi ipocriti e ignoranti politici, quando affermano che le guerre sante sono fatti dovuti all'arretratezza e ai fanatismi scaturiti da una civiltà inferiore.
Perchè confesseremmo che nel 1100-1300 l'Europa era allora nelle stesse condizioni. Il che non ci farebbe onore, visto che avevamo già alle spalle, una "signora" civiltà,  greca, romana, latina che dal 476 e fino al 1100 era finita letteralmente nella pattumiera.

Inoltre non dobbiamo chiamare in causa i segmenti minoratari fondamentalisti musulmani e neppure il radicalismo ebraico. Spesso li si chiama in causa entrambi, dimenticando che il brevetto depositato appartiene all'Occidente, ai cristiani. Sono loro che hanno iniziato: crociate, inquisizione, guerre di religione, e antigiudaismo fino a ieri.

Fra l'altro di certi fondamentalismi non ne è immune nemmeno l'Europa di oggi (vedi Irlanda), e nemmeno l'America. Dopo la strage di New York, tra le voci più potenti del fondamentalismo protestante contemporaneo, abbiamo sentito Jerry Falwell e Pat Robertson, fare dei commenti da far pietà, simili ai millenaristi dell'Apocalisse o a quelli della "santa inquisizione". Che "...l'America ha avuto ciò che si meritava, che Dio ha steso la sua terribile mano sull'America per colpa di gay, femministe, abortiste, sodomisti, gomorristi, ecc. ecc.". Cosa da Medio Evo insomma, nonostante grattacieli e le tecnologie spaziali e...la civiltà detta "superiore".

Francomputer
Bibliografia:
Storia dei Popoli Arabi, di A. Hourani, Mondadori, 1991
Maometto, di G. Konselmann, Bompiani, 1983
Maometto e l'Islam, di A.A. Bevan, 2° vol. Cambridge University, Garzanti, 1983
Gli Arabi in Spagna, di H. Schreiber, Garzanti, 1982
Cronologia Universale, Utet, 1979
  

il profeta MAOMETTO - Biografia e tradizione da Abramo in poi

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