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CRONOLOGIA

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ANNO 623 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( longobardo ) dal 591 al 652 ) >

*** L'ATTACCO DI ERACLIO ALLA PERSIA
"una lunga guerra: 5 anni"
*** SORGE LA CECOSLOVACCHIA

*** Dopo essersi ritirato in piena solitudine nelle sue stanze, per mesi e mesi (quasi due anni) a predisporre il grande piano strategico di attacco contro i Persiani, l'imperatore Eraclio lo scorso anno aveva comunicato  a tutti che era pronto. 
Nei precedenti mesi era stata dichiarata una mobilitazione generale, e per settimane dopo aver costituiti dei reparti, gli stessi si erano addestrati in attesa del grande giorno.
E questo giorno venne il 4 aprile del 622. Eraclio si comunicò pubblicamente, convocò il patriarca Sergio, il magister Bono, il Senato, i maggiori funzionari e l'intera popolazione della capitale prima di mettersi in marcia.

Rivolgendosi a Sergio, sapendo a che cosa andava incontro ("o la vittoria o la morte", questo aveva giurato quando chiese a tutti di fare sacrifici) gli disse "ti affido la città e mio figlio" e dopo una solenne preghiera l?imperatore all'alba del giorno seguente il 5 aprile salpò con l'intera flotta. 
Nonostante una maledetta tempesta -che non era proprio un buon presagio per l'avventura che stava iniziando- il 6 aprile giunse a Nicomedia. Sbarcato a Pylae, Eraclio si diresse verso la Cappadocia e qui proseguì l'opera di concentramento delle truppe, radunando tutte le guarnigioni, unendole al suo esercito. Compresi alcuni reparti composti da Avari pagati profumatamente in oro per due motivi: primo farsi aiutare nell'impresa, seconda non averli alle spalle.
Era la strategia che aveva studiato già a tavolino, ed infatti i Persiani vedendo nel corso dell'intera estate smobilitare le guarnigioni e la direzione che i vari reparti prendevano, pensarono che Eraclio volesse attaccare puntando subito sulla capitale del regno, oppure intenzionato a tagliar loro la strada dei rifornimenti.
In settembre, quando l'imperatore si mise in marcia verso i grandi passi dell'Armenia, i Persiani
agirono con questa logica, abbandonarono i passi in Asia Minore per andare a difendere i classici passi in Armenia.
Ma caddero nella trappola che ERACLIO aveva predisposto proprio in Armenia occupando un insolito varco, dove i Persiani con il pur valido generale Sahrbaraz, convinti di poterli inseguire per poi arretrare, farsi inseguire e metterli a loro volta in una trappola, caddero invece nella controtrappola di Eraclio che sgominò l'intero esercito persiano che andò quasi interamente distrutto, mentre altri suoi reparti -com'era stato predisposto- si precipitarono a occupare i passi in Asia Minore.
Non era ancora un grande risultato, non avevano conquistato nulla, ma intanto i grandi passi erano stati liberati e ora erano presidiati. Quindi oltre il successo dell'offensiva che era riuscita perfettamente e che faceva salire il morale delle truppe per la successiva offensiva all'interno, i bizantini avevano tagliato in due le forze persiane, fra Egitto e la Persia.

Il successo aveva arriso, ma sorsero i primi contrasti con gli Avari. Non quelli che avevano partecipato alla missione, pagati lautamente ma quelli che erano rimasti nelle vicinanze di Costantinopoli. Infatti questi scendendo dalla Macedonia, a ondate ripetutamente scorazzavano da Tessalonicco ad Atene, puntando e saccheggiando persino Creta. Al ritorno giunti a Tessalonicco, puntarono su Costantinopoli, minacciandola e chiedendo contributi. Eraclio fu costretto ad abbandonare il teatro delle operazioni, precipitarsi nella capitale, aprire i forzieri, appagare le richieste, comprarsi la loro neutralità, coprirsi un'altra volta le spalle a peso d'oro.
Gli Avari abbandonarono il campo, se ne tornarono in Romania e in Bulgaria, ma Eraclio con qualche altra "regalia" agli Slavi, fece in modo di far scoppiare un conflitto (questo lo leggeremo a fondo pagina) in Dalmazia e in Pannonia, in modo da tenere impegnati sia gli uni che gli altri per non avere preoccupazioni a tergo nello sferrare la sua offensiva contro i Persiani; questa volta puntando decisamente all'interno, sulla capitale, assediare il palazzo di Cosroe. Questa era l'intenzione di Eraclio, che Cosroe sentendosi forte invece derise.

Infatti il re dei re, per sminuire la portata della disfatta subita sui passi in Asia Minore e in Armenia, inviò una lettera a Costantinopoli a Eraclio; altezzosa nei suoi confronti e sprezzante verso il suo esercito, che l'imperatore sdegnato fece collocare sull'altare maggiore in modo che tutti potessero vedere l'oltraggio fatto non solo a lui imperatore, ma agli uomini dell'esercito bizantino; volle scatenare la psicologica collera della gente verso l'autore di quella infamante lettera, che così più compatta di prima si strinse attorno al proprio imperatore manifestando una volontà di vendetta; tutti pronti a seguirlo per rinforzare l'esercito e regolare i conti con quell'insolente.
Eraclio non aspettava che questo, e prima di riprendere la strada per la Cappadocia nei primi giorni di marzo di quest'anno 623, con i nuovi rinforzi, rispose alla lettera di Cosroe con altrettanta -ma giustificata- sfrontatezza. 
Che si preparasse -gli scrisse-  perché la prossima mossa non sarebbe stata la conquista di un passo qualsiasi sulle montagne, ma un attacco e l'invasione della Persia, fino alla capitale, compreso il suo palazzo imperiale.
Pur determinato, in fondo alla lettera Eraclio non volle lasciare nulla di intentato, dimostrandogli che era pur sempre disponibile a delle sagge trattative di pace. 

L'attacco ai persiani  ERACLIO lo sferra il 25 marzo dopo aver celebrato la Pasqua a Nicomedia e dopo aver ricevuto la lettera di Cosroe in risposta al suo invito alla pace ma anche alla minaccia

 COSROE gli faceva sapere che aveva dimostrato disprezzo per quella lettera, che essa era una evidente dichiarata debolezza, e in quanto alle minacce di una invasione lui si preparava a riceverlo qualora avesse dimostrato di avere il coraggio di entrare in Persia. 
Purtroppo Cosroe lo aveva sottovalutato. Eraclio in quella lunga segregazione al palazzo aveva studiato bene la strategia degli attacchi alla Persia in funzione del territorio; sarebbe lungo qui descrivere come attuò queste strategie, piuttosto complesse, perché le varie azioni dovevano svolgersi su un territorio accidentato, su fiumi, deserti e anche sulle nevi degli alti passi del Caucaso. Se era importante il numero di soldati come forza, era altrettanto importante la logistica, i rifornimenti, e innanzitutto bisognava non aver fretta. Lui non voleva vincere una battaglia, ma la guerra.

Ripartendo dall'Armenia i bizantini puntando decisamente all'interno assaltano e distruggono Dvin, conquistano altre città persiane sulla stessa direttrice, poi puntando a sud assediano e conquistano Gandza, il più importante centro religioso persiano, la sede del tempio del fuoco di Zoroastro. 
 Eraclio con varie strategie sorprese i generali di Cosroe, riuscì a far prigionieri i loro interi eserciti:
Quello personale del re non riuscì a difendere nemmeno lo stesso Cosroe, costretto a fuggire a precipizio;  i suoi 50.000 migliori soldati furono circondati, fatti  prigionieri, poi trasferiti oltre l'Aras in Armenia, dove Eraclio, a causa dell'inverno alle porte -siamo in novembre-  interrompendo le operazioni militari ha scelto come luogo di riposo. Appena in tempo, pochi giorni dopo una grande nevicata paralizzava tutti, vinti e vincitori.
Alla ripresa delle ostilità il prossimo anno (624), le offensive di Eraclio sono diverse ma senza mai ottenere dei grandi risultati e dovrà ancora una volta svernare in Armenia; l'anno successivo (625) tenterà di entrare nuovamente in Persia passando per la Cilicia, ma anche qui senza successo. E' costretto a riportare l'esercito nel Ponto per il solito motivo, per passarci l'inverno. Nel  626 si scatenerà l'offensiva persiana, mentre Eraclio deve anche far fronte agli attacchi di Avari, Slavi, Bulgari e Gepidi. A salvargli la situazione saranno altri invasori, i Chazary con i quali stringerà delle proficue alleanze.

*** E a proposito di Avari e Slavi, quando Eraclio aveva sollecitato in Pannonia gli Slavi a tenere impegnati gli Avari a nord con qualche scaramuccia, non immaginava di aver trovato in un capo franco un vero e proprio condottiero degli Slavi, che lascerà la sua firma nella loro Storia.

Era l'energico SAMO di origine franca quindi non slavo. 
Impegnandosi a fondo e ottenendo ripetuti successi su vari scenari di guerra contro gli invasori, ottiene in breve tempo la rinuncia definitiva degli Avari ad attaccare in futuro il territorio. Con l'abilità politica, il coraggio e il carisma  riesce a costituire con quelli che ha guidato e difeso, la prima unione delle tribù Slave occidentali con un confine etnico (quelli politici sappiamo come cambiano, e spesso male) che non subirà tante altre modificazione  nella storia del Paese. Samo riunisce alcune popolazioni dei principati-tribù, morave, boeme, slovacche, creando così la "CECOSLOVACCHIA" che in seguito verrà divisa più volte, fino all'ultima guerra mondiale, ma che tutt'oggi sorge etnicamente proprio su questo antico territorio riunito da Samo. 
Inizialmente come abbiamo letto nei precedenti anni, era sotto l'influenza bizantina, compresa quella religiosa ortodossa, poi l'intero territorio slavo con la perdita di alcuni territori passati in mano ai turchi, quelli a nord diventarono veri baluardi all'influenza orientale, politica e religiosa; assumendo così fede, costumi e lingua germanici e quindi in larga parte anche i caratteri.
Le popolazioni slave che si dispersero invece verso oriente, si scontrarono con i gruppi asiatici e arrivarono all'unificazione solo nel IX secolo per opera dei Vareghi.
Mentre quelli a sud furono molto influenzati dalla dominazione turca, accettando in larga parte la religione musulmana e anche qui in larga parte i caratteri.

Slovacchia prese il nome da una tribù slava, e Ceca prese il nome da un leggendario eroe pure lui slavo, Cech,  quando si insediò con la sua tribù nella regione.
Fra le tante divisioni dopo lo sfacelo dell'impero austroungarico, tornò ad essere nel 1918 una Cecoslovacchia unita (a parte il periodo hitleriano e stalinista) ma nel 1993 tornò a dividersi in due nuove repubbliche ceca e slovacca.
  

CONTINUA ANNO 624 >