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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICi
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 636 d.C.

(Vedi QUI i singoli periodi in
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")

*** ROTARI RE DEI LONGOBARDI
*** GLI ARABI A DAMASCO SCOPRONO IL LUSSO
*** CINA: UN BUDDHISTA CINESE IN INDIA

*** ITALIA - ROTARI (re fino al 652).  Come abbiamo già visto nell'anno precedente, morto re Ariovaldo (ariano)  la fazione dei duchi legata alla corrente cattolica e vicina alla vedova GUDEMBERGA (che era poi la figlia di Teodolinda) riemerse. I duchi  liberarono dal monastero dov'era finita la donna e concessero di diritto alla reclusa di regnare per dieci mesi.
Durante questo periodo la invitarono anche a scegliersi un nuovo marito. 
La sua scelta avviene quest'anno e cade su AUTARI duca di Brescia, che nonostante sposato, divorzia dalla moglie e impalma la vedova. Inizio il lungo regno di questo re che oltre che governare sedici anni è ricordato come un grande legislatore, con l'editto che porta il suo nome.
(per il contenuto, vi rimandiamo all'anno 643, anno dell'Editto)

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MONDO ARABO

*** A COSTANTINOPOLI il fratello dell'imperatore Eraclio, TEODORO dopo aver messo insieme un esercito si mette in movimento per riconquistare la città di Damasco caduta in mano agli Arabi e per arrestare la loro penetrazione sull'intera Siria, visto che gli islamici sono già oltre i confini, in Iraq.

Ma proprio per questo, non potendo gli Arabi difendere le retrovie con il loro piccolo esercito, Teodoro riesce a riconquistare temporanemente Damasco. 
Khalid era partito per la Siria con poco più di 1000 uomini, che divennero lungo il percorso  sempre più numerosi unendosi i locali che si univano a loro con l'intento di riscattarsi da tante angherie subite dai bizantini. Si unirono a Khalid oltre 20.000 bizantini-arabi. 
Quando l'imperatore Eraclio era venuto a sapere dell'occupazione di Damasco aveva fornito a suo fratello TEODORO un esercito di 50.000 uomini "per annientarli" ed infatti riconquistarono Damasco poco presidiata dagli Arabi che avevano dopo la conquista proseguito verso l'Iraq.
Ma fra i bizantini iniziarono subito le solite meschine gelosie di alcuni capi. Lo stesso Teodoro fu deposto nel suo campo base, e il tentativo di rilanciare un'offensiva fallì miseramente.
Quando poi ci fu il contrattacco degli Arabi su Damasco, oltre la metà dei bizantini di Teodoro -anche questi arabi di nascita- passarono dalla parte degli arabi rifiutandosi di combattere contro gente della stessa stirpe,  che a quanto pare si stava facendo onore. Khalid si trovò così un esercito al suo fianco di circa 50.000 uomini, che oltre che accrescere il suo per fare il contrattacco e annientare sul fiume Yarmuk i bizantini, essendoci molti veterani che con Eraclio avevano combattuto in Siria e in Persia, si offrirono loro di accompagnare i "fratelli" nelle ricche città della Siria e in quelle persiane.
Infatti  Khalid prosegue, conquista anche Antiochia, e le restanti città che quasi si arrendono senza neppure combattere. L'intera Siria in pochi mesi è conquistata.
Per la prima volta i "beduini" arabi presero contatto con un tipo di lusso inusitato, che fece loro grande impressione. Le città di Medina e della Mecca non erano che miseri insediamenti in confronto a Damasco.
Dopo la conquista, oltre dodici carovane, ciascuna delle quali era formata da più di cento cammelli da soma, trasportarono a Medina il bottino razziato in Siria, che venne poi riposto e conservato in un edificio costruito apposta e che divenne la casa dell'erario, formando il primo nucleo dell'amministrazione centrale dello Stato islamico.

 Alla Mecca, in Arabia, ora non parlavano più di locali controversie tribali. Davanti a questi improvvisi successi tutti ritennero opportuno unirsi ai vincitori partiti da Medina; quell'esercito con in testa Khalid
; un uomo crudele ma uno stratega brillante che stava conducendo i suoi soldati a vittoria dopo vittoria.
Purtroppo (ma non sappiamo le vere ragioni) ebbe i primi contrasti con il califfo OMAR che gli tolse il comando, preferendogli ABU OBAYDA che era un membro della aristocrazia della Mecca, come del resto lo era Omar e lo era stato Abu Bakr.
Non dimentichiamo che il potere era ora in mano a questo gruppo dominante. Alcuni suoi membri erano stati alla Mecca compagni del Profeta cioè seguaci della prima ora; altri membri erano di Medina che insieme avevano fatto la Hijra e stretto alleanza con lui; e altri ancora erano quelle famiglie di notabili della Mecca perlopiù di recente conversione. E questo significa che stanno nascendo le prime gelosie.

Le conquiste così strepitose stavano forse cambiando la mentalità di tutta quella classe oligarchica che invece prima aveva ostacolato il progetto "politico" maomettiano (legato al religioso che avevano irriso e poi anche combattuto); mentre ora cercavano non solo di sposare la sua causa, ma anche a  finanziarla e a volerla guidare. I tesori della ricca Persia tutti ne conoscevano la consistenza, e a quanto pare -visto i successi così strepitosi- di arrivare fino alla capitale non era poi tanto difficile. Come non era stato difficile impadronirsi dell'intera Siria e le sue importanti città come Damasco e Antiochia. Né sarebbe stato difficile scendere nello stesso Egitto. 

Khalid è stato accusato di aver compiuto nell' ultima città conquistata una crudele vendetta personale. Fu fatto rientrare, ma poi l'accusa si rivelò infondata; infatti sarà in seguito scagionato e gli verrà nuovamente affidato il comando, riconfermando le sue qualità di grande condottiero e cogliendo per l'Islam molte altre vittorie. Che forse, già con le prime erano state determinanti per creare all'interno della popolazione araba la "fede" di essere invincibili; di aver preso coscienza della propria forza.

Quando invasero l'Egitto, e lo conquistarono, sconsolato il governo spiegò la ragione  con tanta autocritica e amarezza: "Il nemico non è molto numeroso. Ogni musulmano, però, è pari a cento dei nostri. Loro amano il martirio che li conduce direttamente in paradiso, noi invece siamo attaccati a questo mondo e ai suoi piaceri. Noi temiamo la morte".
Fu una analisi esatta, che ben caratterizza il rapporto di forza che si istituì per decenni fra i musulmani (motivati e quindi vincenti) e i non musulmani (demoralizzati e quindi già in partenza perdenti).
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MONDO CINESE

*** CINA - L'impero della dinastia Tang sta consolidando il suo potere intervenendo in molte avveniristiche riforme che porteranno in pochi anni le città imperiali a godere di una prosperità ineguagliabile. (VEDI ANNO 618).
Sviluppo economico e culturale a parte, le riforme governative non toccarono minimamente l'aspetto religioso; in questi anni vige una assoluta tolleranza per le religioni presenti visto che nella capitale LUOYANG  contiamo 84 edifici buddisti, 36 taoisti, e 28 fra manichei, cristiani nestoriani, ebrei e mazdaici. Questa popolazione sacerdotale formava una moltitudine di circa 20.000 persone (circa 135 addetti per ogni edificio religioso).
La legge che ha sconvolto il sistema politico ed economico della Cina è il nuovo "CODICE DEI TANG" il "Tangli shuyi", un codice amministrativo che investe tutti i settori della vita pubblica, redatto in una prima forma negli anni 617-624, migliorato nel 627, riveduto quest'anno 636-37. Anni che i Tang -cacciando i Turchi- hanno esteso il loro dominio al bacino del Tarim (odierna Sinkiang) e nello stesso regno dei Turchi (costretti a dirigersi a occidente). Sono anni di grande sviluppo economico, che indubbiamente per quanto era perfetta l'organizzazione, alla base del sistema creò anche delle fasce di scontenti. E in queste fasce attecchì quella religione liberatrice (compensatrice - o meglio della rassegnazione) che va incontro alle esigenze spirituali di una certa fascia sociale, che se strumentalizzata da alcuni opportunistici soggetti mina alla base quel sistema politico dove questi soggetti sono esclusi. Nascono così dal basso prima i conflitti sociali, questi si estendono poi alla classe media, fino poi ad arrivare a quella casta che è in attesa da tempo di prendere il potere.
(Non fu molto diversa anche quella europea di questo periodo, con le prime lotte del potere spirituale e temporale) 
 
Quella che andrà a minare alla base l'impero dei Tang, inizia proprio quest'anno, quando il monaco buddhista cinese (un buddhismo spurio, misto di confucianesimo e taoismo)  HSUANG TSANG parte per il suo lungo soggiorno in india (fino al 644) per cercare di approfondire il buddhismo indiano. Poi al suo ritorno in Cina porta con se numerosi importanti testi buddhisti (circa 650).
 Rielaborandoli (qui è il guaio) fa fiorire la scuola originale cinese dei CH'AN, termine che deriva dal sanscrito dhyana, che significa meditazione. Prenderà poi il nome sia cinese che giapponese ZEN (introdotto dalla Cina dal bonzo Eisai, nel 1192)
Meditazione, meditazione, meditazione, e il pragmatismo dei Tang, dopo poco più di un secolo andò a farsi benedire!!  Lo sviluppo dell'economia (diciamo dell'intraprendenza umana) trovò un ostacolo insuperabile nell'espansione del buddhismo.
Il buddhismo iniziò a creare grandi monasteri, poi grandi possedimenti. Solo a Loyang di questi monasteri  con i beni annessi ne contavano 1.367, più di 30.000 nell'interno del paese. Ben presto questi monasteri, con un numero di bonzi superiori a 2 milioni, predicando la trasmigrazione delle anime e della ricompensa finale nell'aldilà, accumularono a titolo di donazione dei fedeli, o usurpandole con i raggiri ("non abbiate paura di soffrire in terra, verrete ricompensati in cielo"), una gran quantità di terre, sfruttando i poveri che le abitavano con le servitù, fino a ricostituire una forte categoria feudale che accumulò ingenti ricchezze, tali da poter influenzare sempre di più la politica e la casta militare dell'impero. Ai torbidi seguirono gli antagonismi, le rivalità fra i gruppi di alti funzionari, i conflitti, le lotte intestine. Si costituirono forze regionali autonome, costituirono eserciti privati, si impossessarono delle imposte destinate allo stato, proclamarono ereditarie le loro funzioni.
Nel 755, queste armate feudatarie ribelli attaccò il governo imperiale, ma per quanto represse dalle forze imperiali, i "torbidi di An Shih" segnano l' inizio della decadenza dell'impero, con gli eunuchi che si assicurarono il controllo del potere, controllando l'esercito, nominando o destituendo i funzionari, e perfino a elevare al trono o deporre imperatori a proprio piacimento (dall'806 all'820 otto furono posti sul trono dagli eunuchi).
Nel frattempo i nobili, gli antichi proprietari fondiari, conniventi con i monasteri buddisti, accaparrando senza scrupoli le terre, avevano già scacciato dalle loro proprietà o ridotto alla miseria grandi masse di contadini, per giunta già soffocati da imposte, da centinaia di tributi e tasse straordinarie e dalle angherie dei funzionari locali.
Le vie d'uscita i contadini le tentarono con delle grandi insurrezioni: nell'860, nell'869, nell'874, nell'878, nell'880. Ci fu la repressione, ma ci fu anche la fine dell'Impero.
Nel 907 fu rovesciata la dinastia T-ang. Iniziò quel periodo chiamato dagli storici delle "Cinque Dinastie" e ai confini iniziarono dieci poteri feudali, chiamati dagli Annali i "Dieci Stati".
Quindici poteri che per riarmarsi, non solo aggravarono la miseria, ma smembrarono, ancora una volta, il paese. 
(VEDI L'ANNO CHE ABBIAMO GIA' INDICATO - IL 618)

Bibliografia:
Storia dei popoli Arabi, da Maometto ai nostri giorni
di Albert Hourani, Mondadori 1992
Maometto di Gerhard Konzelmann, Bompiani, 1983
Storia della letteratura araba, Francesco Gabrieli, Nuova Accademia Editrice, 1956

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