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CRONOLOGIA

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PERIODI STORICI
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PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 643 d.C.

(Vedi QUI i singoli periodi in
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")

*** EDITTO LONGOBARDO DI ROTARI
*** NASCITA DEL TIBET CINESE

***  ITALIA - Il re longobardo ROTARI, il 22 novembre promulga nel suo regno la prima legislatura organica con l'EDITTO che porta il suo nome.
Rotari è ricordato come un grande legislatore, per questo editto; una prima raccolta scritta di leggi longobarde, fondata sulle antiche consuetudini germaniche, ma influenzate però dal diritto romano, compresa la scrittura; fu infatti redatto in latino ovviamente avvalendosi di funzionari-legislatori romani.
L'editto infatti risente di molti moduli romani, ma ultimamente gli studiosi hanno dimostrato che ha strette affinità con le antiche leggi sassoni, anglosassoni e scandinave. Questa è la dimostrazione che i longobardi pur partiti dall'Elba cinque secoli prima serbarono immutate nella sostanza le loro leggi consuetudinarie tramandate oralmente, e nel compilarle scritte le inclusero.

Fino a questo 644 questo popolo quindi, come tutti i barbari, si era retto in base all'arcaico diritto consuetudinario, tramandato oralmente. Rotari in pratica lo fece mettere per iscritto, e lo pubblicò dopo aver consultato i nobili e lo fece confermare, secondo il costume longobardo, da un'assemblea di guerrieri che si tenne a Pavia nella data ricordata sopra. Lo stesso Rotari infatti dichiara di aver ordinato il testo cercando nella sua memoria e in quella degli antiqui homines  le vecchi leggi longobarde.


L'editto conta di 388 capitoli. L'estensione maggiore è data al diritto penale; base di esso non è più la vendetta o faida barbarica che si tramandava fino alla settima generazione, ma la composizione, cioè il compenso che il reo è tenuto a corrispondere al danneggiato o ai suoi parenti.
La pena di morte è limitata a reati speciali, quali il regicidio, la diserzione, il tradimento, i delitti contro la sicurezza dello stato, l'ordine pubblico e l'uccisione da parte della donna del marito.

Per gli altri delitti si applica una pena in denaro, (guidrigildo - questo già di tradizione romana). Viene stabilito il prezzo del sangue che varia secondo la qualità dell'ucciso, quindi proporzionale al valore sociale della persona. Così anche per il ferimento.
Vale la pena citare alcune di queste sanzioni:
art 48 - Se qualcuno avrà fatto perdere un occhio a un altro, costui sarà valutato come morto...secondo la qualità della persona, e quegli darà a lui una composizione uguale alla metà della valutazione medesima.
art 49 - Se qualcuno avrà tagliato il naso a un altro, dovrà come sopra, una composizione uguale alla metà del prezzo di lui.
Per consentire un raffronto, la tariffa del risarcimento e del valore sociale delle diverse classi, era per un aldio ucciso 60 soldi d'oro; un capraio, pecoraio valeva 20, un aiuto capraio, pecoraio valeva 16.
. La capacita' di acquisto di un soldo era piuttosto elevata. Sappiamo che nel 750 due cavalli furono pagati 50 soldi, un oliveto 8 soldi nel 718, un orto 9 soldi nel 726 e una porzione di fabbricato 9 soldi nel 729.  
Severissimo l'editto contro i ladri, i liberi e i servi fuggiti; il ladro sia servo o libero è tenuto a pagare il (novigildo) cioè nove volte il valore della cosa rubata, e la stessa multa è inflitta al ricettatore.
Minuziosamente contemplati sono i reati contro la proprietà campestre, la tutela della vita degli animali, la caccia e la pesca.
Nell' art 337 - Se uno al cavallo di un altro avrà fatto cadere l'orecchio o un occhio... riceva il cavallo leso e ne renda uno simile.
Caposaldo del diritto civile longobardo è il mundio o tutela, supremo mundialdo è il re; il figlio atto a portare le armi, può uscire dalla tutela paterna e costituire un'altra famiglia, chi non può invece liberarsi dal mundio è invece la donna.
Si regolano le donazioni, e le successioni, i servi non hanno personalità giuridica, ma possono migliorare la propria condizione, passando da un grado ad un altro, ed acquistando anche la cittadinanza.
Tutto ciò può sembrare rozzo se paragonato ai codici romani, ma già la presenza scritta di una legge era un passo avanti verso una concezione meno "barbarica" del diritto.
L'editto verrà ulteruiormente aggiornato dallo stesso Rotari e da Liutprando
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TIBET

*** TIBET - Dopo la breve guerra condotta dai cinesi della dinastia T-ANG sul territorio Tibetano, la lotta si era conclusa a favore dei cinesi nel 641 con un trattato di pace, coronato anche dall'unione matrimoniale del re tibetano SRON a una principessa cinese, che favorì così la sottomissione di questo territorio all'influenza della Cina. Era nato così - stando alle prime scritture storiche- il primo regno tibetano-cinese 

Ma in questo periodo si registrano in Tibet  le prime penetrazioni della religione Buddhista che avrà grande ripercussione sul territorio (successivamente anche in quello cinese dominato dai T-ang, anzi sarà la calamità di questa dinastia) che diventa con Lhasa  una vera e propria capitale della nuova religione. A introdurla é proprio il re che ha sposato la principessa cinese, al fine di combattere l'irrequieta aristocrazia tibetana esistente che deteneva oltre che il potere politico anche il potere sacerdotale con una religione tutta sua, chiamata Bon. 
Dopo la morte di questo monarca, si avranno dei rovesci e comanderanno dei ministri, ma la svolta soprattutto in quella religiosa la si avrà solo nel 792-794 quando nel concilio di Lhasa che sanzionò ufficialmente la vittoria del buddhismo-indiano (anche questo tutto particolare), sulla corrente- buddhista cinese che nel frattempo nel corso di 150 anni si era formata. 
Quando arrivarono anche qui gli Arabi ci fu una certa decadenza religiosa, e con le leggi islamiche che lasciavano liberi ognuno di professare interiormente la propria fede, si ripresero e risorsero le vecchie religioni, ma fu di breve durata. Ritornò il Buddhismo-tibetano su tutto il territorio con re GUGE e il riformatore indiano ATISA che iniziò a creare una "Società Teocratica" dei Lama; facendo emergere una popolazione di monaci sempre più numerosa e che diventò potentissima nel XIII secolo, che poi con alterne vicende, Mongole, Cinesi, Inglesi si mantenne così strutturata fino al 1950, quando nell'ottobre di quell'anno la Cina invase il Tibet, e con il trattato del 23 maggio 1951 ne assunse la difesa militare e la politica estera. Nel 1959 scoppiò una rivolta capitanata dai religiosi seguaci del Lama (ormai diventato per interessi filo-britannico). I cinesi vincendo la partita tolsero al Lama la sua superiorità politica religiosa, esiliandolo e mettendo al suo posto un capo temporale, il "pancher-lama".

Da notare che il grande gigantesco monastero di Lhasa, il JO-KHANG, fu fondato proprio da quel principe che aveva sposato la principessa cinese, nel 641, e fu quindi il capostipite del regno Tibetano-cinese. 
Quello vicino, il SAMYE fu invece fondato nel 779. Quello che invece oggi domina la capitale, cioè il POTALA, fu costruito molto più tardi, nel 1623, quando la civiltà teocratica tibetana raggiunse il suo apogeo.
L'evoluzione (o involuzione secondo altri punti di vista) che ne seguì fu quella di far scomparire un sistema sociale che era basato sul primato assoluto del monastero, sul servaggio quasi schiavistico della popolazione, e su una economia di carattere essenzialmente pastorale, dove la famiglia non aveva più nessuna rilevanza con la diffusione del la poliandria, cosa sconosciuta negli stati vicini.
 La sistemazione della vita sociale e politica fu regolata totalmente dalla gerarchia religiosa con riti che erano un misto della vecchia arcaica religione Bon, religione Buddhista particolare, con dentro molte componenti magico-esoteriche, come quella del ciclo delle rinascite che ha dato luogo a complessi meccanismi e rituali tendenti a identificare in un bambino appena l'animo di un'illustre trapassato, un singolare processo di identificazione del successore ogni volta che moriva il DALAI LAMA. Rituale che ha condizionato di conseguenza tutta la vita civile, escludendo dal potere del governo tutta la società civile laica, con una unica potenziale opportunità cioè quella di veder il proprio figlio o nipote assurgere all'alta carica sacerdotale, e quindi a non interessarsi minimamente di tutte quelle altre condizioni a carattere socio-economiche che formano una collettività e quindi una nazione.
In sostanza un buon espediente per rendere tutti gli uomini monaci, al servizio del clero che deteneva il potere assoluto e tutte le misere strutture economiche del paese. La conseguenza fu un degrado totale del l' economia di mercato, l'isolamento dal resto del mondo, un proseguimento della vita arcaica.
Ma una una profonda rivoluzione è stata poi portata dai cinesi.

Bibliografia:
Storia dei popoli Arabi, da Maometto ai nostri giorni
di Albert Hourani, Mondadori 1992
Maometto di Gerhard Konzelmann, Bompiani, 1983
Storia della letteratura araba, Francesco Gabrieli, Nuova Accademia Editrice, 1956

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